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mercoledì 10 settembre 2014

Rivoluzione Francese: lo spietato Saint-Just

Una delle anime più nere della Rivoluzione Francese, fu il giovane Saint-Just, che nel suo breve ma intenso percorso politico non mancò di distinguersi per ferocia e mancanza di compassione, prima di finire lui stesso triturato da quel perverso meccanismo di violenza che aveva contribuito a creare e ad alimentare.
Louis Antoine Léon de Richebourg de Saint-Just, più noto come Louis Antoine de Saint-Just (Decize, 25 agosto 1767 – Parigi, 28 luglio 1794), è stato un rivoluzionario e politico francese.
Fu tra i principali artefici del Terrore durante la Rivoluzione Francese 

Non lasciatevi ingannare dai lineamenti delicati del volto che vedete nel ritratto riportato in foto: Louis Antoine Léon de Richebourg de Saint-Just, nato nel 1767, è passato alla Storia come una delle anime più violente e ciniche della Rivoluzione Francese, tratti caratteriali che gli valsero il poco edificante appellativo di Angelo della Morte, in riferimento alla facilità, e potremmo dire alla spietatezza, con cui mandava al patibolo gli oppositori politici o chi osava intralciarne il sanguinoso cammino.
Giacobino convinto, amico fidato e strenuo difensore di Robespierre, rappresentò il volto più estremista del partito, in parte per convinzione ideologica, in parte per l’indole fin troppo irruenta e per la giovane età (era ventenne allo scoppio della Rivoluzione), caratteristiche che fecero presa sui deputati e soprattutto sul popolino, spesso ansioso di godere di spettacoli cruenti, sul quale esercitò un indubbio carisma.
Distintosi durante il processo all’ex re Luigi XVI per la foga con cui ne aveva chiesto la condanna, riuscì in seguito a mettersi in luce fino ad essere eletto Presidente della Convenzione, dove non deluse le aspettative dei più facinorosi, ordinando una lotta spietata contro le opposizioni. Saint-Just fu uno degli ideatori e poi massimi difensori del Terrore, il momento in cui giudizi sommari e soprusi rivoluzionari toccarono l’apice, ma anche un punto di non ritorno che finì per ritorcersi contro i suoi stessi artefici; nell’arco di tempo di pochi mesi, a Parigi furono messi a morte migliaia di cittadini innocenti, e un clima di continua paura si impadronì della città.
Una situazione del genere non poteva andare avanti a lungo, e finalmente le opposizioni osarono ribellarsi all’ odioso strapotere di Robespierre e seguaci e agli orrori perpetrati dal Comitato di Salute Pubblica: durante una seduta alla Convenzione, all’Avvocato di Arras fu prima tolta la parola e poi ne venne ordinato l’arresto insieme a Saint-Just e allo sparuto gruppo di fedelissimi.
Liberati da una piccola folla di popolani, i robespierristi riuscirono a chiudersi in Municipio, dove però furono stanati nottetempo dalle milizie della Convenzione; da quel momento, sfuggire al proprio destino divenne impossibile.
Il 24 Luglio del 1794, Saint-Just, appena ventisettenne, condivise la sorte dell’amico e collega Robespierre, insieme al quale fu costretto a salire i gradini di quella stessa ghigliottina che con estrema leggerezza e inaudita crudeltà entrambi avevano in passato riservato a tanti avversari politici e comuni cittadini
(Articolo tratto da: notizie.it) (Foto da: antoine-saint-just.fr e ellaine.deviantart.com).

sabato 26 aprile 2014

Lucrezia Borgia Una donna tormentata



Lucrezia Borgia, nata a Subiaco il 18 aprile 1480 e morta a Ferrara il 24 giugno 1519, figlia di papa Alessandro VI, originario del paese valenciano di Xàtiva, e di Vannozza Cattanei, fu duchessa di Ferrara dal 1505 al 1519 grazie al matrimonio con il duca Alfonso I d'Este.

Strumento della politica matrimoniale del padre e del fratello Cesare Borgia, fu moglie di Giovanni Sforza, signore di Pesaro, matrimonio poi annullato, e poi di Alfonso d'Aragona, figlio illegittimo di Alfonso II di Napoli, ucciso durante un misterioso agguato.
Signora di Nepi in compagnia del figlio avuto da Alfonso, Lucrezia venne data in sposa ad Alfonso d'Este, figlio di Ercole duca di Ferrara e dunque erede al trono del ducato, appartenente a una delle famiglie più antiche d'Italia e saldamente stabili sul proprio potentato.
Alla corte degli Estensi, dopo un breve periodo di diffidenza, specialmente da parte del suocero e della cognata Isabella, duchessa di Mantova, considerata la Signora del Rinascimento, Lucrezia, educata fin dalla più tenera età dai più grandi intellettuali della Roma papale, ebbe modo di brillare e distinguersi per cultura, comportamento e abilità diplomatica.
Dote, quest'ultima, che le valse la reggenza del ducato nei momenti di maggiore tensione internazionale, quando il marito, a causa delle guerre e delle battaglie, dovette assentarsi dal Ferrara.
Vera e propria prima donna di lettere, musica e belle arti, fu mecenate e amica di Ludovico Ariosto, Gian Giorgio Trissino e Ercole Strozzi. Amata, con trasporto ricambiato, dal grande intellettuale Pietro Bembo, intrattenne con lui uno scambio di lettere improntato al rispetto e all'uso nobile della lingua.
Lettere che Byron descrisse come le più belle lettere d'amore di tutti i tempi.
Con la morte del padre, Pontefice romano,  il ducato cadde in disgrazia presso i pontefici successivi. 
A causa di questi nefasti eventi e a causa di numerosi aborti spontanei che spossarono il suo fisico, coltivò uno speciale percorso religioso e interiore che la portò a indossare il cilicio e ad entrare nel Terz'ordine francescano.
Supportò inoltre gli ordini religiosi devoti di San Bernardino da Siena e di Santa Caterina e fondò il Monte di Pietà di Ferrara con l'intento di soccorrere la popolazione.
A causa di un parto particolarmente travagliato, morì a soli trentanove anni, pianta da tutta la famiglia di adozione e dal popolo. Durante i secoli, grazie a una diffusa azione diffamatrice nei confronti del padre e del fratello, Lucrezia è stata vittima di dicerie, leggende nere e informazioni manipolate sul proprio conto.
Dalla leggenda che la vuole amante del padre e del fratello creata da Giovanni Sforza (che, indispettito, vide annullato il suo matrimonio con lei a causa di una presunta impotenza), dalle dicerie sui suoi numerosi amanti (in realtà fu solo uno, un certo Perrotto, servo del quale osò innamorarsi e che la portò alla reclusione in un monastero dopo il parto), passando per i sospetti pseudo storici che la vogliono sfrenata mantide del sesso, capace di avvelenare i propri amanti dopo fugaci rapporti amorosi.
La figura di Lucrezia ha assunto nei secoli sfumature romanzesche che, alla luce degli studi più seri e accurati, perdono gran parte del loro accento negativo. 

martedì 3 dicembre 2013

I contributi delle donne alla scienza: ieri e oggi

La storia delle donne nella cultura e nella vita civile è stata una storia di emarginazione fino alla fine dell'Ottocento e in gran parte ancora fino alla metà del Novecento, almeno nei paesi industrializzati.
Oggi, i progressi della scienza e della medicina, e le conseguenti applicazioni tecnologiche hanno annullato la condanna biblica Malgrado le difficoltà incontrate, non sono poche le scienziate che hanno portato importanti contributi allo sviluppo della scienza.
La storia ci tramanda i nomi di alcune famose scienziate. Ce ne furono una ventina nell'antichità, fra cui emerge il nome della matematica Ipazia; solo una decina nel medioevo, soprattutto nei conventi, quasi nessuna tra il 1400 e il 1500, 16 nel 1600, 24 nel 1700, 108 nel 1800.
Oggi solo nel campo dell'astronomia sono più di 2000, ed in ogni campo dei sapere le ricercatrici universitarie superano il 50%, con punte del'80% nelle facoltà umanistiche, del 60% in quelle di scienze biologiche, dal 30 al 40% nelle scienze biologiche, più dei 50% nelle matematiche, mentre sono ancora al di sotto dei 20% in facoltà come ingegneria e agraria.


Fra le matematiche va ricordata la già citata Ipazia (370-415 d.C.), figlia del matematico e filosofo Teone.
Diventò capo di una scuola platonica di Alessandria d'Egitto frequentata da molti giovani.
Fu uccisa barbaramente da monaci.
Forse anche perché tanta genialità matematica in una donna poteva sembrare indice di empietà.

Teano (in greco antico Θεανώ; VI secolo a.C. – ...) sarebbe stata, secondo alcune fonti, figlia o moglie di Pitagora, discepola della sua scuola dove apprendevano la dottrina del maestro altre 28 allieve Secondo altre fonti ella sarebbe stata invece la figlia di Brontinus (in greco antico: Βροντῖνος) successore di Pitagora.
Dal matrimonio con il maestro sarebbero nati due figli: un maschio, Arimnesto, e una femmina, Damo.
Dopo la morte del marito sposò Aristeo.
Ci sono pervenute sette lettere di questa donna, tre delle quali considerate autentiche.
Inoltre, diverse fonti riportano anche alcuni suoi apoftegmi a carattere morale, rivolti alle donne di Crotone, che si collegano alle sentenze pitagoriche dei Versi Aurei.
Ci parlano di lei come filosofa le biografie di Pitagora scritte da Diogene Laerzio, Porfirio, Giamblico e dall'Anonimo Foziano.


Enkheduanna, o Enheduanna , figlia di Sargon di Akkad, fu gran sacerdotessa della Dea Inanna ad Ur, vissuta tra il 2285 a.C. ed il 2250 a.C..
A lei sono attribuiti numerosi inni, tra cui il famoso "Inno ad Inanna".
Gli inni sono in lingua sumerica, nonostante l'accadico fosse la lingua della famiglia e dell'impero del padre.
Il suo nome è il più antico tramandato come autore di opere poetiche nella letteratura mondiale, anche se la validità dell'attribuzione tradizionale è almeno dubbia, anche per motivi linguistici.
In ogni caso l'attribuzione a Enkheduanna di inni scritti in lingua sumerica mostra il rispetto della dinastia sargonica verso le tradizioni religiose sumeriche.(2300 a.C.), principessa babilonese, era sacerdotessa della dea della Luna e dirigeva gli osservatori babilonesi, che avevano grande importanza sociale e civile. 



Sonduk, regina coreana, che incuriosita sin da piccola dallo spettacolo del cielo, fece erigere (630 a.C.) una torre astronomica (Cheomseongdae o la Torre della Luna e del Sole) che si può ammirare ancora oggi.Eretto nel 647a C.
Si tratta del più antico complesso di questo genere esistente in Asia, visitabile a Kyongju, a circa 100 km a nord di Pusan, nella Corea del Sud.
Sede dell’antica capitale della sua dinastia.
 

Merit Ptah (ca. 2700 a.C. ) è stata un medico egiziano. È nota per essere la prima donna conosciuta per nome nel campo della medicina, e probabilmente la prima donna conosciuta in campo scientifico. La sua immagine può esser vista in una tomba nella necropoli vicino alla piramide a gradoni di Saqqara. 
Suo figlio, che fu un Sommo Sacerdote,.

Maria la Giudea (anche conosciuta come Maria Prophetissima, Maria Prophetissa, Miriam la Profetessa, Maria d'Alessandria,) è una antica filosofa ed alchimista, che si ritiene sia vissuta nei territori dell’Impero Romano orientale, probabilmente ad Alessandria d'Egitto, tra il primo ed il terzo secolo d.C.
A lei viene attribuita l’invenzione di diversi apparati chimici ed alchemici e viene considerata la prima alchimista nella storia dell’Occidente a non essere una figura inventata Zosimo descrive molti degli esperimenti compiuti da Maria e degli strumenti inventati da lei, inoltre nei suoi scritti essa viene sempre menzionata come una dei “saggi” vissuti nel passato
Tra tutte le invenzioni che sono state attribuite a questo personaggio, la più celebre e comune è la cottura nel bagno di acqua bollente, che da lei prende nome, il bagnomaria, molto utile e spesso usato in tanti processi chimici dove è necessario un riscaldamento od una cottura di tipo dolce

Themistoclea Matematica Themistoclea ( fl.600 aC ) è stato uno sacerdotessa , filosofo e matematica in Delphi .
Secondo alcune fonti , era un insegnante divenne la prima donna nella storia a cui è stato applicato il termine "filosofo". Themistoclea menzionato negli scritti di Diogene Aristoxenesy.

La più celebre tra le scienziate medievali fu Ildegarda di Bingen (1098 – 1179),  che si dedicò anche alla musica e alla pittura e venne poi anche santificata e dichiarata dottore della Chiesa
Nel 1700 Maria Gaetana Agnesi (1718-1799) fu la prima donna ad essere chiamata a ricoprire una cattedra universitaria, all'Università di Bologna.
Sophie Germain (1 776-183 1) fu una riconosciuta esperta di teoria dei numeri e di fisica.
Nel XIX secolo ci sono numerose grandi matematiche, fra le quali emergono soprattutto:
Sofia Kovaleskaja (1850-1891), professore all'Università di Stoccolma.
Emmy Noether (1882-1935), fondatrice dell'Algebra moderna.
Fra le matematiche italiane di questo secolo ricordo:
Pia Nalli (1866-1964) professore ordinario di analisi matematica all'università di Cagliari e poi di Catania;
Maria Pastori (1895-1975) ordinario di Meccanica Razionale all'università di Messina.
Maria Cibrario Cinquini (1905-1992), ordinario di Analisi matematica a Cagliari e professore emerito dell'università di Pavia, Maria Biggiogero Masotti ordinario di geometria presso il Politecnico di Milano.
Fra le fisiche e le astrofisiche vanno ricordate, naturalmente Marie Sklodwska Curie (1867-1934), premio Nobel per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911, e prima donna professore alla Sorbona e la figlia Irene Curie (1897-1956) premio Nobel per la chimica nel 1935;
Lise Meitner (1878-1856) premio Nobel per la chimica nel 1935 la quale scopre il fenomeno della fissione nucleare ed è la prima donna ad avere una cattedra universitaria di fisica in Germania; Marie Goeppert Mayer (1906-1972) premio Nobel per la fisica nel 1963 per la sua teoria sui "numeri magici" che determinano la stabilità degli atomi;
Wu Chieng-Shiung (1913-1997), professore di fisica alla Columbia University, scopritrice della non conservazione della parità nelle interazioni deboli.
Fra le astronome e astrofisiche va ricordata Caroline Herschel (1750-1848) che insieme al fratello William iniziò lo studio fisico del cielo, occupandosi di quello sfondo di stelle fino allora considerato poco più di uno scenario su cui si muovevano i pianeti. A loro si deve lo studio delle nubi interstellari, la scoperta di regioni apparentemente prive di stelle, che oggi sappiamo essere regioni ricche di polveri che ci nascondono le stelle retrostanti, e lo studio della distribuzione delle stelle sulla volta celeste.
Maria Mitchell (1818-1889) è stata la prima famosa astronoma americana, docente di astronomia al Vassar College e direttrice di quell'osservatorio, che ha preso il suo nome. Un terzetto di astronome americane che hanno legato il loro nome a scoperte e ricerche fondamentali per la moderna astrofisica sono
Henrietta Swan Leavitt (1868-1921),
Anne Cannon (1863-1941),
Antonia Maury (1866-1952). La prima scoprì la relazione che lega il periodo di variazione di luce di una classe di stelle variabili dette "Cefeidi" al loro splendore assoluto, facendo di questa classe di stelle uno dei migliori mezzi per la determinazione delle distanze delle galassie.
Alla seconda si deve la classificazione degli spettri di più di 225.000 stelle; il risultato del suo lavoro è raccolto nel poderoso catalogo "Henry Draper" (dal nome dei finanziatone dell'opera) che è ancora oggi largamente consultato. La terza scoprì alcune caratteristiche degli spettri stellari, che permettevano di stabilire lo splendore assoluto di una stella, e quindi - misurato lo splendore apparente - risalire alla distanza. Essa ha anticipato di almeno due decenni il metodo di determinazione delle distanze dal semplice studio dello spettro.
Una grande astrofisica, iniziatrice dei metodi di studio delle atmosfere stellari e della determinazione della loro composizione chimica è stata Cecilia Payne Gaposchkin (1890-1979).
Iniziatrice dello studio dell'evoluzione chimica della Galassia è stata una giovane astrofisica, Beatrice Tinsley, scomparsa prematuramente una ventina di anni fa.
Oggi sono numerosissime le astrofisiche di fama internazionale che guidano gruppi di ricerca nei più svariati campi, dalla fisica stellare alla cosmologia, e delle più svariate nazionalità.
Si può stimare che in tutto il mondo rappresentino dal 25 al 30% di tutti gli astronomi e astrofisici.
Altrettanto numerose sono le scienziate nel campo della biologia e delle scienze mediche, molte insignite di premio Nobel.
Per tutte ricordiamo Rita Levi- Montalcini (1909) premio Nobel per la medicina nel 1986.
 

Margherita Hack (Firenze12 giugno 1922 – Trieste29 giugno 2013) è stata un'astrofisica e divulgatrice scientifica italiana.

È stata professore ordinario di astronomia all'Università di Trieste dal 1964 al 1º novembre 1992, anno nel quale fu collocata "fuori ruolo" per anzianità È stata la prima donna italiana a dirigere l'Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale[12].
Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche[13], Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell'Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997.
È stata un membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei (socio nazionale nella classe di scienze fisiche matematiche e naturali; categoria seconda: astronomia, geodesia, geofisica e applicazioni; sezione A: Astronomia e applicazioni)
Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell'ESA e della NASA.
In Italia, con un'intensa opera di promozione ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell'utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale].
Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario.
Nel 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica. Nel 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.
Margherita Hack nel 1978 fondò la rivista bimensile L'Astronomia il cui primo numero vide la luce nel novembre del 1979; successivamente, insieme con Corrado Lamberti, diresse la rivista di divulgazione scientifica e di cultura astronomica Le Stelle


Sebbene oggi i contributi delle donne alla scienza vengano riconosciuti, resta il fatto che le scienziate per emergere devono generalmente lavorare di più dei loro colleghi e devono ancora superare numerosi pregiudizi, che, contrariamente a quanto si crede, sono maggiori nei paesi anglosassoni che non in quelli latini. Spesso mi viene chiesto se ho incontrato molte difficoltà nel corso della mia vita scientifica.
Ritengo che molti degli ostacoli di cui si lamentano parecchie ricercatrici dipende anche dall'educazione ricevuta che, almeno fino a qualche decennio fa, tendeva a fare delle bambine persone arrendevoli e servizievoli, poco combattive e desiderose di protezione.
Oggi mi sembra che le cose vadano cambiando, la vita e l'educazione comune a bambini e bambine li lascia più liberi di sviluppare le proprie attitudini naturali, senza imporre loro condizionamenti dovuti al sesso.
lo ho avuto la fortuna di avere una famiglia in cui babbo e mamma erano perfettamente eguali, si dividevano i compiti in piena parità, e che non mi hanno mai imposto comportamenti o giocattoli legati a stereotipi sessuali.
Anche lo sport che ho praticato per parecchi anni mi ha aiutato a sviluppare quella competitività che e necessaria per riuscire nell'atletica come nella scienza, per vincere sportivamente, allenandosi e studiando e avendo la costanza di perseguire lo scopo di battere un record o di ottenere un risultato scientifico, senza scoraggiarsi davanti agli insuccessi, perseverando con costanza. Credo perciò che l'ambiente familiare in cui ho avuto la fortuna di nascere sia stato estremamente importante per darmi fiducia nelle mie possibilità, e per non provare complessi di inferiorità che ho spesso notato in colleghe della mia generazione e anche più giovani. Malgrado i grandi progressi fatti dalle donne, ci sono ancora notevoli disparità nel mondo del lavoro, della politica e della ricerca.
Nelle università per esempio le ricercatrici sono ormai più della metà di tutti i ricercatori, ma appena si passa al livello superiore, quello dei professori associati, le donne sono meno del 30% e al più alto livello dei professori ordinari sono appena il 10%.
In politica è a tutti nota la scarsa rappresentanza femminile alla camera dei deputati e al senato.
Al governo dei comuni sono ancora una minoranza le donne sindaco, mentre sono frequenti gli assessorati alla cultura assegnati a donne, il che mi fa malignamente pensare quanta poca importanza i politici tendono ancora a dare alla cultura, ritenuta un trascurabile centro di potere locale.
Quasi sempre si attribuisce questa scarsa presenza femminile nei livelli più alti all'impegno familiare, alle cure dei marito e dei figli, e si chiede un maggiore impegno dello stato nel fornire asili nido, scuole materne, scuole a tempo pieno.
Giustissimo! Però rarissimamente si afferma il diritto delle donne e il dovere degli uomini di dividersi al 50% le cure familiari, dalle più umili alle più importanti, anche se la legislazione familiare dà alle donne la possibilità di rivendicare questa reale parità.
Sta alle giovani donne educare i propri compagni e ai giovani uomini di incitare le loro compagne ad affermarsi nella vita. Comunque ritengo che il crescente numero di donne affermate nella scienza, nella politica, nello sport e in tutti i campi dell'attività umana fornisca quei modelli che finora mancavano alle bambine, e che possono dar loro fiducia e stimoli ad eguagliarle.

(di Margherita Hack - 2000) 

giovedì 7 novembre 2013

La teoria dell'evoluzione? Tutto merito di Emma, la "signora Darwin

Emma Wedgwood Darwin fu una donna eccezionale e la perfetta compagna di vita di Charles, lo scienziato che cambiò radicalmente il modo in cui l’uomo guarda a sé stesso e alla natura.



Nata Wedgwood (2 maggio 1808 – 7 ottobre 1896), fu la moglie di Charles Darwin, il naturalista e scienziato inglese autore di L'origine delle specie.
Si sposarono il 29 gennaio 1839 e hanno avuto 10 figli, 3 dei quali sono morti nell'infanzia.
La biografia, indagando la vita di Emma fin dalla sua infanzia, sa rendere ragione di come e perché il loro sodalizio fu tanto stretto e fruttuoso e quanto determinante fu per l'esistenza e gli studi di Darwin.
In un periodo storico cruciale, al termine delle guerre napoleoniche e poi lungo l'era vittoriana, Emma visse in un famiglia fuori dall'ordinario, che comprendeva imprenditori, filantropi, intellettuali e politici, in cui le donne erano istruite come gli uomini e viaggiavano in tutta Europa.
Anche per questo, oltre che per l'indole determinata e curiosa, Emma fu molto più che una semplice testimone del suo tempo.
La sua educazione, il suo stile di vita, le sue idee, la sua passione per musica e letteratura la rendono vera interprete di un'epoca in evoluzione, delle sue complessità e contraddizioni, ma anche delle sue conquiste e modernità.



Per scegliere se sposarsi o meno, Charles Darwin (1809-1882), utilizzò un metodo -  non a caso - scientifico: piegò un foglio per lungo, da una parte scrisse "Marry" (sposarsi), dall'altra "Not Marry" (non sposarsi). Al centro, "this is the question" (questo è il problema): un dilemma tale da scomodare Amleto.
Da scapolo avrebbe viaggiato di più e avrebbe avuto più soldi e tempo. Il matrimonio gli avrebbe dato un'amica da amare, con cui divertirsi e invecchiare. Tutto considerato, quindi, Darwin fece la sua scelta. A 29 anni, sinceramente innamorato, chiese la mano alla cugina Emma Wedgwood, che, a 30 anni, aveva già rifiutato numerosi pretendenti.
Emma, infatti, non era come le altre.
Cresciuta in una famiglia in cui le donne contavano quanto gli uomini, era abituata a viaggiare, studiare e si occupava di filantropia. Sapeva divertirsi (ballava fino all'alba nei salotti ginevrini), ma allo shopping a Londra preferiva le passeggiate nello Staffordshire. Il vecchio Josiah Wedgwood, suo nonno, oltre a un gran patrimonio frutto delle sue pregiate ceramiche amate anche dalla Zarina, gli aveva lasciato in eredità due doti: la curiosità e la tolleranza.
Sarà per questo che Emma, affascinata dai racconti del viaggio a bordo del Beagle, fatto da Charles tra il 1831 e il 1836, acconsentì a sposarlo.

Lo stesso anno in cui usciva "Viaggio di un naturalista intorno al mondo", Emma Wedgwood diventò la signora Darwin. La scelta fu giusta per Emma e Charles, che rimasero uniti anche quando morirono prematuramente 3 dei loro 10 figli, l'ultimo dei quali nacque quando Emma aveva 48 anni.
E fu un matrimonio fortunato per il progresso scientifico: non fosse stato per Emma,
Darwin difficilmente avrebbe trovato il coraggio di pubblicare le sue teorie sull'evoluzione, così sconvolgenti che lui stesso, in una lettera del 1844 all'amico e botanico Joseph Hooker, scrisse che farne parola era come "confessare un delitto".
Emma era una fervente unitariana (l'Unitarianesimo è un movimento religioso cristiano che rifiuta l'idea di Trinità in favore dell'unicità di Dio come persona): credendo nella vita oltre la morte sperava di riunirsi alla sorella Fanny, morta a 26 anni per una malattia.
Ma allo stesso tempo capì la portata delle idee del marito e lo aiutò a fare ordine tra le migliaia di pagine di appunti, ma soprattutto tra i dubbi che lo laceravano così tanto da farlo soffrire di ansia e malesseri continui.

giovedì 26 settembre 2013

Joaquín Sorolla Bastida - impressionista spagnolo

Joaquín Sorolla (Valencia, 27 febbraio 1863 – Cercedilla, 10 agosto 1923) è stato un pittore spagnolo, è annoverato fra i rinnovatori della pittura spagnola in chiave impressionista e anche uno dei più prolifici avendo un catalogo di più di 2.200 opere.

Partecipò a diverse esposizioni dove passò inosservato nel clima accademico che dominava allora finché nel 1884 ottenne il primo riconoscimento alla Esposizione Nazionale con il quadro Defensa del Parque de Artillería de Monteleón, un quadro melodrammatico e tetro che dipinse espressamente per l'esposizione confidando a un amico: «qui per farsi conoscere e vincere una medaglia occorre dipingere morti»
Nel 1888 sposò Clotilde García del Castillo, sorella di Juan Antonio García del Castillo, che aveva conosciuto quando frequentava l'Accademia di San Carlo. La coppia visse per un anno in Italia, ad Assisi.

Sole di sera , olio su tela, 1903. Tornato in Spagna nel 1889 si stabilì a Madrid dove nell'arco di cinque anni riuscì ad affermarsi. Strinse una forte amicizia con Aureliano de Beruete con cui condivideva le esperienze artistiche degli impressionisti spagnoli,

Estate 1904 olio su tela

Nel 1894 fece un altro soggiorno a Parigi dove approfondì lo studio del "luminismo" tanto da diventare da allora in poi una costante della sua pittura dove il colore si identifica con la luce.
Fu letteralmente abbagliato dalla luce del Mediterraneo che trasferì sulle sue tele con colori vibranti applicati con pennellate sciolte e sicure.
Da allora Valencia, sua città natale, lo consacrò suo cittadino illustre dedicandogli una strada.
Viaggiò molto in Inghilterra, Francia e in altri paesi europei facendo conoscere le sue opere.

Tre vele 1903 olio su tela

In un'esposizione a Parigi presentò più di cinquecento quadri che gli fruttarono un riconoscimento senza eguali non solo in Europa ma anche in America dove nel 1909 ottenne un altro strepitoso successo
Nel 1911 espose al City Art Museum di St. Louis e nell'Art Institute di Chicago.
Nel 1914 fu nominato accademico e dopo aver terminato la monumentale opera insegnò tecnica del colore e della composizione nella Scuola di Belle Arti di Madrid, diffondendo il suo stile luminista nella società dell'epoca.

Paseo a Orillas del Mar, 1909 olio su tela 

La sua attività fu interrotta inaspettatamente nel 1920 a seguito di un infarto mentre stava dipingendo un ritratto.
La morte lo colse in un luminoso giorno d'agosto, il 10, del 1923 nella sua casa di Cercedilla.
A Madrid gli è stato dedicato il Museo Sorolla

martedì 18 giugno 2013

i Charles M. Schulz, creatore della striscia Peanuts.

Il Charles M. Schulz Museum and Research Center è un museo dedicato alle opere di Charles M. Schulz, creatore della striscia Peanuts. Il museo è stato inaugurato il 17 agosto 2002 e si trova a Santa Rosa, in California.

Il museo ospita molte delle strisce originali dei Peanuts, insieme ad altre opere di Schulz.



La Great Hall è dominata da due opere dell'artista giapponese Yoshiteru Otani: una scultura lignea da 3,5 tonnellate raffigurante l'evoluzione di Snoopy e un murale di ceramica alto 6,7 m realizzato con 3588 strisce di Peanuts che formano l'immagine di Lucy van Pelt che tiene il pallone da football americano a Charlie Brown perché lo calci[2]. Tra le esposizioni permanenti del museo ci sono un'opera di Christo raffigurante la cuccia di Snoopy imballata, lo studio personale di Schulz e vari tributi a Schulz da altri artisti Charles Monroe Schulz (26 novembre 1922 - 12 febbraio 2000) è stato un fumettista americano del 20 ° secolo, meglio conosciuto in tutto il mondo per la sua Peanuts fumetto. Ha scritto e disegnato ogni striscia Peanuts dal suo inizio alla sua fine. Charles M. Schulz è nato a Minneapolis, Minnesota, ed è cresciuto a San Paolo. Egli era l'unico figlio di Carl Schulz, che era tedesco, e Dena, che era di estrazione norvegese. Nel febbraio 1943, si arruolò nell'esercito degli Stati Uniti e mandato a Camp Campbell in Kentucky. Spedito in Europa due anni dopo per combattere nella seconda guerra mondiale come un leader della squadra di fanteria con il 20 ° Divisione corazzata statunitense. Dopo aver lasciato l'esercito nel 1945, tornò a Minneapolis, dove lavorò come insegnante d'arte. Schulz, prima di avere i suoi fumetti pubblicati, ha iniziato a fare il lavoro lettering per una rivista cattolica comico intitolato Timeless Topix . Disegni di Schulz sono stati pubblicati da Robert Ripley nella sua Ripley Believe It or Not! . Le sue prime vignette regolari, Li'l Folks , sono stati pubblicati 1947-1949. dalla S. Paul Pioneer Press ,per la prima volta appare il nome di Charlie Brown La serie ha avuto anche un cane che sembrava molto simile a Snoopy . L'anno successivo, Schulz si avvicinò al Feature Syndicate Stati con i suoi migliori strisce di Li'l Folks e Peanuts ha fatto la sua prima apparizione il 2 ottobre 1950. La striscia è diventato uno dei più popolari fumetti di tutti i tempi.








Il personaggio principale di Peanuts , prende il nome da un collega di lavoro presso le Scuole di istruzione d'arte molta della sua ispirazione, viene dalla sua stessa vita. Come Charlie Brown, il padre di Schulz era barbiere e sua madre una casalinga. Schulz aveva un cane quando era un ragazzo. A differenza di Snoopy , è stato un puntatore. Alla fine, è stato rivelato che Snoopy aveva un fratello deserto-dimora di nome Spike .Schulz era anche timido e introverso. "Di Schulz Piccola ragazza dai capelli rossi "era Donna Johnson, un Art Instruction Schools contabile con il quale aveva una relazione. Ha respinto la sua proposta di matrimonio, ma è rimasto un amico per il resto della sua vita. " Nelle interviste personali Schulz ha detto che Linus ha rappresentato il suo lato spirituale. Schulz, allevati nella fede luterana, era stato attivo nella Chiesa di Dio come un giovane adulto e poi in seguito come insegnante Tuttavia, è rimasto un membro della Chiesa di Dio, fino alla sua morte. In un'intervista alla fine del 1999, però, Schulz ha dichiarato che le sue opinioni filosofiche erano evoluti nel corso degli anni: "Il termine che meglio mi descrive ora è 'laico umanista'".


L'ultimo Peanuts fumetto apparso sui giornali il 13 febbraio 2000, il giorno dopo la morte di Schulz. Peanuts corse per quasi 50 anni senza interruzioni ed è apparso in più di 2.600 giornali in settantacinque paesi. Nel novembre 1999 Schulz ha subito un ictus, e più tardi si è scoperto che aveva il cancro al colon che aveva metastatizzato al suo stomaco. Come conseguenza della chemioterapia e il fatto che non sapeva leggere o vedere chiaramente, ha annunciato il suo ritiro il 14 dicembre 1999. Schulz morì a Santa Rosa di un attacco di cuore alle 9:45 pm il 12 febbraio del 2000, all'età di 78 anni. Fu sepolto nel cimitero di Pleasant Hills a Sebastopol.

domenica 5 maggio 2013

Federico II di Svevia Stupor Mundi

Federico II nacque il 26 dicembre 1194 a Jesi; figlio di Enrico di Hohenstaufen e di Costanza d'Altavilla, ultima discendente della dinastia normanna, già orfano a soli quattro anni di entrambi i genitori, ereditò sia l'Impero che il Regno di Sicilia.




Il meridione d’Italia dai Normanni-Svevi agli Angioini Sullo sfondo della lotta di Federico II di Svevia con il Papato

Gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, determinanti nella formazione della sua complessa e straordinaria personalità, Federico li trascorse a Palermo, capitale del regno normanno, già sede di un emirato arabo, in cui si erano intrecciate e avevano convissuto razze, religioni e culture diversissime.
Divenuto maggiorenne nel 1209, finalmente libero dalla tutela di papa Innocenzo III, sposò Costanza d'Aragona che gli portò in dote trecento cavalieri, grazie ai quali Federico II riuscì a riaffermare i sui diritti in Germania, sconfiggendo l'usurpatore Ottone IV di Brunswick e ripristinando pace ed ordine attraverso provvedimenti di risanamento e riorganizzazione dello stato.
Rientrato nell'amato Regno di Sicilia, nel marzo 1221 il re visitò per la prima volta la Puglia, terra ricca di boschi, fiumi e testimonianze artistiche; molto amata anche dai suoi discendenti.
Nei successivi trent'anni Federico istutuì con Decreto Imperiale del 5 ottobre 1239 emanato a Milano,la Castra exempta un elenco dei castelli demaniali del Regno di Sicilia che ritenne di gestire direttamente.
Fu avviato un censimento dei castelli e con il decreto Statutum de reparatione castrorum (1231-1240) venne imposta la loro ristrutturazione e manutenzione a carico dei cittadini.
Quasi contemporaneamente, col decreto del 1239, Federico individuava tra gli oltre 250 castelli, una ottantina particolarmente importanti per il controllo del territorio che, pertanto, determinò che dovessero essere definiti demaniali (exempta), ovvero dipendere direttamente dall'imperatore;
Che tuttora imprimono un carattere inconfondibile al paesaggio agrario ed all'assetto urbanistico, costituendo una parte significativa del patrimonio artistico della regione.
Morta Costanza, da cui aveva avuto il figlio Enrico, destinato ad ereditare la corona imperiale,
Federico sposò Jolanda di Brienne, figlia del re di Gerusalemme, che gli diede Corrado, destinato a regnare in Sicilia.
Anche la terza moglie, Isabella d'Inghilterra, morì giovanissima e come Jolanda fu sepolta nella cripta della cattedrale di Andria. Tuttavia la sola donna che probabilmente Federico amò fu Bianca Lancia, che gli diede altri figli, fra cui Manfredi, quello che più somigliava al padre, e che, alla sua morte, cercò disperatamente di ostacolare gli Angiò nella loro mira di conquista del Regno di Sicilia, forti della protezione del pontefice.
Alla corte di Federico venivano coltivate molte discipline ed attività, sia artistiche che scientifiche; fra queste la musica e la poesia e la caccia col falcone, svago preferito da Federico, ma anche occasione di studio della natura, come attesta il trattato da lui redattoDe arte venandi cum avibus, corredato da pregevoli miniature.
Grande spazio veniva dato anche alla cura corporis
 in cui l'igiene quotidiana si univa ai precetti della medicina della scuola salernitana.

Augustale d'oro.
Questa moneta, la più nota e studiata, fatta coniare da Federico II, reca l'aquila monocefala circondata dalla scritta: +FRIDERICUS, Aperto ad una ampia gamma di interessi culturali, dalla matematica all'astronomia, dalle scienze naturali alla filosofia, il sovrano nel 1224 istituì a Napoli una scuola di diritto e riorganizzò la Scuola medica salernitana.
Insieme al figlio Enzo raccolse intorno alla Magna Curia di Palermo i poeti della cosiddetta "scuola siciliana", dando origine alla letteratura italiana in volgare, come venne riconosciuto sia da Dante che da Petrarca.
Nei pressi di Andria è presente la costruzione più affascinante voluta dall'imperatore, CASTEL DEL MONTE , dichiarato Patrimonio dell'umanità dall' UNESCO .
Dal punto di vista architettonico il castello è una sintesi tra le tendenze europee e quelle arabo-musulmane con soluzioni innovative,
quali torri sporgenti, feritoie ed elementi anticipatori del gotico La spada fa parte del parato utilizzato nel 1220 per l'incoronazione di Federico II a Roma, e da lui stesso commissionato agli opifici palermitani.
Nel Kunsthistorisches Museum di Vienna sono conservati anche i guanti appartenenti allo stesso corredo.

Alla fine degli anni '40 Federico non solo aveva subito pesanti sconfitte ma cominciava ad avere problemi di salute. Incurante dei disturbi fisici, a novembre del 1250 volle comunque partecipare ad una battuta di caccia nella zona fra Foggia e Lucera; colto da malore, probabilmente un'infezione intestinale dovuta a malattie trascurate, durante un soggiorno in Puglia; secondo Guido Bonatti , invece, fu avvelenato.
Egli, difatti, qualche tempo prima aveva scoperto un complotto, in cui fu coinvolto lo stesso medico di corte.
Il 1° dicembre 1250 fu trasportato a Castel Fiorentino, presso Torremaggiore, dove il 13 dicembre si compì la profezia che gli era stata rivelata anni addietro e che lo aveva indotto ad evitare sempre Firenze: "Tu morrai presso la porta di ferro, in un luogo che porta il nome fiore".




Papa Innocenzo IV, parlando di Federico II, aveva dichiarato: "Guai a lasciare a quest'uomo e alla sua stirpe viperina lo scettro col quale dominava il popolo di Cristo".
Le redini del regno meridionale furono assunte dal figlio Manfredi ma l'appoggio offerto dal pontefice agli Angiò fu determinante nella lotta per il potere e il giovane svevo nel 1266 morì combattendo presso Benevento e Clemente IV incoronò Re di Sicilia Carlo d'Angiò, fratello di Luigi re di Francia.
Due anni dopo un altro discendente appena sedicenne di Federico II di Svevia, Corradino, figlio di Corrado, tentò un'ultima disperata difesa del regno meridionale contro gli angioini ma, sconfitto a Tagliacozzo, fu consegnato a Carlo d'Angiò che, dopo un sommario processo, lo fece giustiziare a Napoli il 29 ottobre 1268 nella Piazza del Mercato, mettendo fine al sogno di un duraturo governo svevo nelle amate terre del meridione d'Italia accarezzato già da Federico I Barbarossa, nonno di Federico II.

lunedì 1 aprile 2013

Elvis Presley

Elvis Aaron Presley (Tupelo, 8 gennaio 1935 – Memphis, 16 agosto 1977) è stato un cantante, chitarrista e attore statunitense. Uno dei più celebri cantanti di tutti i tempi, perenne fonte di ispirazione per molti musicisti e cantanti di rock and roll e rockabilly, tanto da meritarsi il soprannome de Il Re del Rock and Roll o semplicemente The King (Il Re in lingua italiana). La sua particolare presenza scenica ha prodotto un impatto senza precedenti sulla cultura americana e mondiale, e i suoi caratteristici movimenti di bacino, nei quali si produceva durante le sue scatenate esibizioni, gli procurarono l'altro particolare soprannome: "Elvis The Pelvis". Elvis nacque l' 8 gennaio del 1935, un martedì, a Tupelo, Mississippi, e sopravvisse al gemello, Jesse, che morì appena nato.
Il padre di Elvis, Vernon, di origini scozzesi,non aveva un lavoro fisso, e la madre aggiustava come poteva i conti domestici, svolgendo lavori precari e saltuari: la famiglia Presley abitava in una modestissima dimora, sostanzialmente null' altro che un bilocale con il bagno situato all' esterno,appena fuori Tupelo, nelle immediate vicinanze del quartiere abitato da gente di colore: tale abitazione è ovviamente diventata in seguito meta di pellegrinaggio per i suoi fan, come del resto la ben più celebre e famosa "Graceland".
L'infanzia di Elvis fu comunque poverissima, e di tale periodo della sua vita Elvis serbò sempre un ricordo molto particolare: nelle rare interviste ne fece spesso menzione, ponendo l'accento sul rapporto molto intenso che lo legava ai suoi genitori, ed in modo particolare alla madre.
In concomitanza con il suo ottavo compleanno, Elvis ricevette in regalo dai genitori una modesta chitarra, tramite la quale imparò i primi rudimenti musicali, osservando uno zio della madre mentre suonava durante le frequenti riunioni di famiglia.
Dal momento che il padre non riusciva a trovare un lavoro a Tupelo, i Presley decisero di partire alla volta di Memphis, nel Tennessee, Elvis era ormai un adolescente, ma nella nuova città non riusciva a farsi troppe amicizie, principalmente a causa del suo carattere schivo, introverso e timido, ed era terribilmente attaccato ai genitori, soprattutto alla madre.
Il suo look, oltretutto, non lo rendeva affatto popolare tra i compagni di scuola: mentre gli altri ragazzi sfoggiavano solitamente un taglio di capelli corto, e pettinature in stile militare, Elvis portava invece i capelli piuttosto lunghi, raccolti in un ciuffo imponente, cementato da dosi abbondanti di brillantina, e abbinato a lunghe e vistose basette.
Probabilmente al momento non poteva certo immaginare che da lì a qualche anno, tale acconciatura, divenuta leggendaria, sarebbe stata adottata da migliaia di suoi fan sparsi in giro per il mondo, e addirittura il simbolo di un' epoca, i "favolosi anni cinquanta".
Elvis inoltre si vestiva con abiti pacchiani e appariscenti, contraddistinti da tagli particolari e colori sgargianti, e a buon mercato.
Elvis, contrariamente alla maggioranza della popolazione del sud degli Stati Uniti d'America non faceva distinzioni di razza e, indifferentemente, frequentava ambienti sia della comunità bianca, sia della comunità di colore: da qui il suo approccio disinvolto anche con la musica, che fu in seguito una delle ragioni che gli consentirono di raggiungere la fama e la celebrità.
Con lo scopo di migliorare le sue condizioni economiche e quelle della sua famiglia.
Elvis iniziò a cercare un'occupazione stabile:
dopo qualche tempo trovò lavoro presso la Crown Electric di Memphis, presso la quale venne assunto come camionista: un giorno, transitando casualmente per la Union Street notò che alla Sun Records di Sam Phillips chiunque, sborsando una somma irrisoria, poteva registrare un disco dimostrativo,
che successivamente poteva portarsi a casa. Elettrizzato da quell' opportunità, Elvis decise allora di fare un regalo alla madre, per il suo compleanno: decise di registrarle un disco, per l'esattezza una vecchia ballata che aveva ascoltato per radio sin dai tempi di Tupelo, My Happiness; Sam Phillips, ascoltato del tutto casualmente il ragazzo, ne intuì le indubbie potenzialità artistiche, e convocò immediatamente due session men,il contrabbassista Bill Black e il chitarrista Scotty Moore.
Durante una notte di Luglio del 1954, dopo aver provato con loro per ore ed ore senza essere riuscito a prodursi in qualcosa che reputasse soddisfacente, buono o originale, Elvis vinse la sua proverbiale timidezza e disse agli altri due:
«La conoscete questa?», ed iniziò quindi a suonare un vecchio pezzo country di Arthur Crudup, intitolato That's All Right Mama vivacizzandolo con un ritmo molto particolare e frenetico;
Sam Phillips, folgorato dalle peculiarità del suo arrangiamento uscì dalla sala di regia e li fermò dicendo ad Elvis:
«No, non la conosco ma io di questo ne faccio un disco!!!». La nascita del mito Elvis fu quindi scritturato da Sam Phillips, e da quel momento in poi iniziò a collaborare stabilmente e a incidere brani per la Sun Records: i primi singoli che Elvis incise per la Sun entrarono rapidamente nella storia del rock: Elvis incise brani quali That's All Right (Mama), Blue Moon of Kentucky, Good Rockin' Tonight, Baby Let's Play House, titoli che catapultarono istantaneamente il nome del giovane Elvis tra quelli delle stelle della musica del Sud degli Stati Uniti. Nel 1958 Elvis fu chiamato allo svolgimento del servizio militare: Il colonnello Parker riuscì a mantenere vivo e inalterato l'interesse del pubblico per il suo pupillo, e la popolarità di Elvis non solo rimase intatta, ma anzi, si consolidò ulteriormente. Dopo il ritorno dal servizio militare, nel 1960, Elvis era cambiato profondamente. sempre più guardingo e diffidente nei rapporti con la gente: la conseguenza fu inevitabilmente il formarsi attorno alla sua persona di una impenetrabile barriera di parenti, amici, guardie del corpo, e "yes men" (persone che non avevano altro scopo se non accondiscendere a qualsivoglia desiderio del capo, per entrare nelle sue grazie, e ottenere in seguito indubbi vantaggi...) denominata Memphis Mafia, che lo proteggeva, ma gli impediva, tuttavia, di avere contatti normali con il mondo esterno. Il Matrimonio Dopo quasi dieci anni di fidanzamento, il primo maggio del 1967 Elvis e Priscilla si sposarono: alla cerimonia privata, parteciparono un ristretto gruppo di persone, formato dalla famiglia e dagli amici della coppia, presso l'Aladdin Hotel di Las Vegas: circa nove mesi dopo, il primo febbraio 1968 Elvis diventò papà, nacque Lisa Marie Presley, sua figlia, per la quale egli nutrì sempre una vera e propria forma di venerazione
 Elvis finalmente.
Era riuscito a realizzare uno dei suoi sogni più ambiti:una famiglia tutta sua. All' inizio degli anni settanta, Elvis cominciò a soffrire di una grave forma di glaucoma secondario, una pericolosa malattia degli occhi, e di tale problema soffrì sino alla fine dei suoi giorni:
inoltre i lunghi periodi di lontananza dalla moglie Priscilla, che non seguiva Elvis durante lo svolgimento dei suoi interminabili tour, i suoi sempre più frequenti rapporti con altre donne, e la sua precaria salute.
(Elvis aveva aumentato considerevolmente l'uso di psico-farmaci finì per riflettersi sul suo carattere...), spinsero poi la moglie Priscilla a chiedere la separazione da lui, nel febbraio del 1972. Il 9 ottobre del 1973 venne sancito il divorzio ma l'amicizia tra Elvis Presley e la ex-moglie Priscilla è durata per tutta la vita del cantante.
Purtroppo per Elvis barbiturici, tranquillanti e anfetamine diventarono suoi compagni abituali di tutte le ore del giorno e della notte.
Il letale mix di farmaci che era solito assumere sempre con maggior frequenza e in quantità sempre più rilevanti, finì per incidere in modo pesantemente negativo sulla sua salute, e la cosa ovviamente non fu senza conseguenze:
i ricoveri in ospedale diventarono allora ripetuti e frequenti, e inoltre a quella che sembrava la continua crescita di uno stato ipocondriaco, si aggiungevano poi le nefaste conseguenze di una alimentazione eccessiva e molto disordinata.
che portarono Elvis a ingrassare vistosamente e a sottoporsi poi, nel tentativo di recuperare la forma fisica, a diete dimagranti a base di medicinali.

Il 17 di Agosto 1977.
Verso le sette del mattino si ritirò in camera per riposare prima della partenza.
Purtroppo furono queste le sue ultime ore di vita.
In tarda mattinata, Elvis venne rinvenuto agonizzante nella sua stanza da bagno dalla compagna Ginger Alden nella sua dimora a Graceland, a Memphis. Fu trasportato celermente al Baptist Memorial Hospital, ma tutti gli innumerevoli tentativi fatti allo scopo di rianimarlo furono vani.
Ne fu quindi dichiarata la morte alle ore 15:30, a causa di un attacco cardiaco. Aveva solamente 42 anni.

sabato 1 dicembre 2012

L'imperatrice Sissi

Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach (Monaco di Baviera, 24 dicembre 1837 – Ginevra, 10 settembre 1898) nata duchessa in Baviera, fu imperatrice d'Austria, regina apostolica d'Ungheria e regina di Boemia e di Croazia come consorte di Francesco Giuseppe d'Austria.
Elisabetta Amalia Eugenia nacque il 24 dicembre 1837 a Monaco di Baviera, quarta dei dieci figli del duca Massimiliano Giuseppe in Baviera e di Ludovica di Baviera, figlia del Grande Elettore Massimiliano di Wittelsbach, divenuto poi re come Massimiliano I di Baviera.
Entrambi i genitori appartenevano alla famiglia Wittelsbach, il padre, però, discendeva da un ramo collaterale dei duchi "in Baviera", mentre la madre apparteneva al ramo della famiglia reale. Quello dei genitori non fu un matrimonio felice.
Il duca Massimiliano, infatti, non particolarmente interessato alla vita familiare, trascurò la moglie ed ebbe numerose amanti e figli illegittimi.
Elisabetta, trascorse la sua infanzia serenamente a Monaco nel palazzo di famiglia, i mesi estivi nel castello di Possenhofen, una residenza a cui la giovane duchessa, amante della natura, era molto legata.
Di animo sensibile, cresciuta con molta semplicità sin da piccola fu abituata a trascurare i formalismi e a occuparsi dei poveri e degli infermi.
A quattordici anni Elisabetta si innamorò per la prima volta di un certo conte Richard S., scudiero del duca Massimiliano, ma il ragazzo non era un buon partito e venne allontanato dal palazzo e inviato altrove con un altro incarico.
Quando tornò a Monaco, non molto tempo dopo, era malato e in breve tempo morì.
Elisabetta ne fu sconvolta e si chiuse in sé stessa, consolandosi scrivendo poesie per il suo tragico amore. Nell'inverno 1853 erano in corso alcune trattative fra la duchessa Ludovica e sua sorella, l'arciduchessa Sofia, per far sposare la figlia Elena, all'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria.
Ludovica e Sofia decisero di far incontrare i figli a Ischl, residenza estiva dell'imperatore, durante la festa di compleanno di quest'ultimo e annunciare pubblicamente il loro fidanzamento.
Ludovica decise di portare con sé anche Elisabetta, nella speranza di strapparla alla malinconia nella quale era sprofondata e con l'intenzione di vagliare un suo possibile fidanzamento con Carlo Ludovico, fratello minore di Francesco Giuseppe.
Fin da quel primo e formale incontro, fu evidente ai presenti che Francesco Giuseppe si era infatuato non di Elena, ma della più giovane e acerba sorella Elisabetta.
Il giorno dopo Francesco Giuseppe disse alla madre che la sua scelta era caduta su Elisabetta.
Nel ricevimento dato quella sera, l'imperatore ballò il cotillon con Elisabetta. Da quel momento fino al 31 agosto, la coppia di fidanzati trascorse molto tempo insieme e si mostrò pubblicamente.
Francesco Giuseppe ed Elisabetta (1854). Intanto iniziarono le trattative con la Santa Sede per ottenere la necessaria dispensa papale, poiché gli sposi erano primi cugini. Questa stretta parentela, come di consueto per quel tempo, non fu tenuta di conto, nonostante diversi membri della famiglia Wittelsbach avessero già mostrato le tare ereditarie della loro dinastia.
Nel marzo 1854 fu ufficialmente firmato il contratto nuziale e la dote fu fissata in 50.000 fiorini pagati dal duca Massimiliano e 100.000 fiorini pagati dall'imperatore
Non molto tempo dopo le nozze Elisabetta rimase incinta e il 5 marzo 1855 partorì la sua prima figlia, chiamata Sofia come la nonna.
L'arciduchessa Sofia si occupò personalmente della bimba, alla quale fu legatissima.
Già poco più di un anno dopo, il 12 luglio 1856, Elisabetta partorì un'altra bambina, Gisella, parimenti allevata dalla nonna.
In futuro Elisabetta espresse il proprio rammarico per non essersi potuta occupare dei figli. Nel settembre di quell'anno Elisabetta iniziò a far valere i suoi diritti di madre e durante un viaggio in Stiria e nella Carinzia si riavvicinò molto al marito, solitamente compiacente con l'arciduchessa Sofia.
L'imperatrice capì che i viaggi di Stato erano un'occasione preziosa per stare da sola col marito e far valere la sua posizione di sposa e madre.
Elisabetta riuscì a ottenere che la figlia Sofia accompagnasse lei e il marito durante il loro viaggio in Italia nell'inverno tra il 1856 e il 1857.
Per la prima volta, l'imperatrice, sempre acclamata da folle festanti, si rese conto che l'impero non aveva il consenso di tutte le sue popolazioni.
Il regime militaristico austriaco aveva portato come conseguenza il disprezzo e l'odio degli italiani nei confronti degli austriaci.
A Venezia Elisabetta, Francesco Giuseppe e la piccola Sofia attraversarono Piazza San Marco acclamati soltanto dai soldati austriaci, mentre la folla di italiani rimase in silenzio.
Poche settimane dopo dal rientro dall'Italia, si prospettava un altro viaggio di Stato in un'altra inquieta provincia, l'Ungheria.
Tra i magiari era già risaputo che la giovane imperatrice nutriva un profondo interesse per la loro cultura, grazie alle lezioni dategli dal conte Mailáth, e speravano che influenzasse positivamente il marito. 
Come nel Lombardo-Veneto, anche in Ungheria la coppia imperiale fu accolta con freddezza, sebbene la bellezza dell'imperatrice ebbe il suo solito successo.
Durante il viaggio nelle province ungheresi, la piccola Sofia si ammalò.
La diciannovenne imperatrice vegliò per undici ore sulla figlia, che spirò il 19 maggio 1857.
Quando tornarono a Vienna, Elisabetta si chiuse in sé stessa e nella propria solitudine, rifiutando di mangiare e di apparire in pubblico.
L'imperatrice, che aveva insistito per ottenere la presenza delle bambine durante il viaggio, rinunciò al suo ruolo di madre, ritenendosi colpevole della morte della figlia, e affidò Gisella all'educazione della nonna.
Nel dicembre del 1857 Elisabetta manifestò i sintomi di una nuova gravidanza. Il 21 agosto 1858 nacque l'arciduca Rodolfo, principe ereditario dell'Impero d'Austria. L'ultima figlia, Maria Valeria, la prediletta da Elisabetta, nacque nel 1868. Fu volutamente fatta nascere a Budapest, un omaggio della regina d'Ungheria ai suoi sudditi favoriti.Inoltre, Elisabetta si occupò personalmente della sua educazione, cosa che non aveva fatto con gli altri tre figli.
A Mayerling, nel 1889, il figlio Rodolfo, l'erede al trono (Kronprinz), morì suicida insieme all'amante, la baronessa Maria Vetsera.
Elisabetta non si riprese mai interamente da quest'ultimo colpo, portando fino all'ultimo giorno della sua vita un lutto strettissimo e, sempre in preda a esaurimenti nervosi, continuò a viaggiare per l'Europa.
Nel 1898, mentre passeggiava sul lungolago di Ginevra per imbarcarsi su un battello, venne uccisa da una stilettata dell'anarchico italiano Luigi Lucheni, che aveva ripiegato sull'Imperatrice d'Austria dopo che il progettato attentato al duca d'Orléans era fallito.
Tanto erano strette le vesti dell'Imperatrice che, dopo l'urto subìto, lei riprese a camminare, non sentendo inizialmente alcun dolore.
La morte avvenne venti minuti dopo la stilettata al ventricolo sinistro, per emorragia interna, poiché il sangue non riusciva a uscire.
La sua tomba si trova a Vienna, nella Kapuzinergruft (Cripta dei Cappuccini), accanto a quella del marito e del figlio.
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