mercoledì 20 febbraio 2013

La resa della barriera emato-encefalica

La barriera emato-encefalica di un capillare, formata dalle cellule endoteliali e dai prolungamenti degli astrociti (Immagine: Wikimedia Commons)


La barriera emato-encefalica isola il nostro cervello da sostanze dannose e pericolosi patogeni, ma anche da farmaci utili contro malattie neurologiche.
Un nuovo studio ha trovato il modo di raggirarla.
C’è una barriera difensiva che protegge il nostro cervello.
Come un implacabile buttafuori, impedisce a sostanze estranee e agenti patogeni presenti nel sangue di entrare nei tessuti cerebrali, e di fare danni.
È la barriera emato-encefalica (dal greco aímatos, sangue e en kefalé, nella testa), costituita dalle particolari cellule endoteliali che formano i vasi sanguigni più minuti del cervello, i capillari.
In altre parti del corpo, fra queste cellule esistono piccoli spazi che consentono a molte sostanze di muoversi facilmente attraverso la parete dei capillari.
Nel cervello, invece, le cellule endoteliali sono strettamente addossate le une alle altre, perciò le molecole troppo grosse, o troppo cariche, o poco solubili nei lipidi, non possono attraversare la parete capillare.
La barriera è rafforzata dalle proiezioni degli astrociti, chiamate peduncoli astrocitari, che circondano le cellule endoteliali.
Soltanto le molecole essenziali come amminoacidi, ossigeno e acqua ottengono un "pass" per accedere al cervello, e il glucosio può entrare unicamente scortato, grazie a un trasporto attivo mediato da proteine.
Un assedio durato oltre un secolo.
Questo servizio di sicurezza è così efficace che diventa problematico fornire farmaci al cervello per trattare patologie neurologiche come le malattie di Parkinson e di Alzheimer, la sclerosi multipla e il cancro.
Da tantissimi anni, le compagnie farmaceutiche escogitano sistemi per superare le difese e curare i pazienti, ma con scarsi risultati.
Alcuni farmaci, per esempio, sono stati modificati per legarsi a particolari recettori ed essere trasportati a cavalcioni di molecole che possono superare la barriera emato-encefalica, ma questa operazione ne riduce l’efficacia.
Un risultato più promettente è stato ottenuto nel 2011, quando si è scoperto che l’adenosina (un costituente del DNA usato anche come farmaco) è in grado di legarsi a recettori delle cellule endoteliali e di aprire un cancello per far entrare grosse molecole come destrani (polimeri di glucosio) e soprattutto anticorpi.

accelerazione e decelerazione del moto terrestre

La velocità di un oggetto ad ogni istante corrisponde a un vettore tangente alla traiettoria.
(In questo caso, tangente all'ellisse introdotto dalla prima legge di Kepler.)
Il disegno mostra un arco dell'orbita terrestre e, su di esso, il nostro pianeta in due posizioni diverse, una precedente e una successivo al perielio.
La velocità nelle due posizioni è rappresentata con vettori in colore nero. L'accelerazione, rappresentata con vettori in colore rosso, è diretta verso il centro di forza gravitazionale che tiene legata la Terra, cioè verso il Sole.
Se l'orbita fosse circolare, i due vettori sarebbero perpendicolari: in tal caso la proiezione del vettore accelerazione sul vettore velocità sarebbe pari a zero, e la velocità resterebbe costante in modulo. In altri termini, la lunghezza del vettore velocità resterebbe invariata.
Ma l'orbita non è circolare.
Come si vede nel disegno, questo implica che il vettore accelerazione abbia una proiezione non nulla sulla retta su cui giace il vettore velocità.
Prima del perielio la proiezione ha lo stesso verso del vettore velocità e, di conseguenza, si somma al vettore velocità: in altri termini, la velocità sta aumentando.
Dopo il perielio la proiezione ha verso opposto e si sottrae al vettore velocità. In questa fase, quindi, la velocità sta diminuendo.
Pensate a un sasso gettato verso l'alto. Mentre sale perde velocità... quindi per un istante, al culmine della traiettoria, si muove appena impercettibilmente... e infine ricade giù, guadagnando di nuovo velocità.
In un certo qual modo, anche un pianeta intorno al Sole, oppure un satellite artificiale intorno alla Terra, si muovono allo stesso modo, benché le equazioni del moto siano differenti.
Questo è soprattutto evidente se l'orbita è allungata, cioè se l'eccentricità è grande.
Quando il pianeta o il satellite "sale" nella sua orbita (cioè si allontana dal corpo attorno a cui ruota), esso rallenta, e poi, quando ritorna, riprende di nuovo velocità.
Si muove quindi più velocemente quando si trova nel punto più vicino, nel punto dell'orbita chiamato perielio per un pianeta ("Helios" in greco è il Sole)

Il Paguro Bernardo



Il paguro è ancora uno dei crostacei maggiormente diffusi e la sua simbiosi con l’attinia lo rende uno dei personaggi del mare forse più noti, insieme al cavalluccio, il delfino e la stella marina (gli animali del mare che conosciamo per primi sui libri di scuola).
Sott’acqua, il paguro è una specie molto interessante da osservare e, per capire qualcosa su di lui, è necessario immergersi di notte.
Di giorno infatti ama riparasi entro cavità e anfratti al riparo dalla luce ed è poco disponibile all’approccio.
Centinaia sono le specie di paguri esistenti, ma Bernardo rimane il paguro per eccellenza, il degno rappresentante di una grande famiglia.
A differenza dei cugini gamberi e dei granchi, presenta un addome molle e deve ricorrere all’uso di una conchiglia abbandonata sul fondo in seguito alla morte di un mollusco per proteggere la parte posteriore del suo corpo da eventuali malintenzionati.
Con la crescita quindi, il paguro deve mettere in conto sia la muta, che deve fare come tutti i crostacei, sia il cambio progressivo di conchiglia, che deve essere sempre più grande e proporzionata alle dimensioni dell’animale.
L’addome presenta appendici rudimentali adattate all’aggancio alla conchiglia nella quale il paguro vive.
La scelta della conchiglia, per il paguro, è molto importante.
Ho inserito più volte dei paguri in acquario, offrendo loro alcune conchiglie vuote, per osservare il criterio di scelta adottato.
La leggerezza della conchiglia è sempre un parametro che considerano con cautela, visto che le conchiglie più sottili sono più facili da trasportare, nonostante siano anche più facili da frantumare da parte di un eventuale predatore.
Sono frequenti i casi in cui i paguri ricoprono la propria "casa" con strutture mimetiche o difensive, come spugne o celenterati, e l’esempio più frequente è proprio la simbiosi, molto nota, con l’attiniaCalliactis parasitica
La convivenza tra queste due specie diverse, il paguro e l’attinia, è un particolare tipo di scambio (protocooperazione) che assicura vantaggi e benefici ad entrambi: le cellule urticanti dell’attinia offrono protezione al paguro da eventuali nemici mentre l’attinia ottiene avanzi di cibo, dispersi in acqua dal crostaceo durante il pasto, ed ha la garanzia di spostamenti frequenti da un luogo all’altro grazie alla locomozione attiva del paguro stesso. 
La Calliactis parasitiaca ha la pareti del corpo bruno scuro o verdastro, con fasce verticali più chiare e corona di tentacoli generalmente grigio chiaro o bianco, ma anche giallastra, arancione o rosa.
L’attinia, se disturbata, emette le aconzie (quei caratteristici filamenti bianchi) urticanti. Come fiori decorativi, le attinie dividono lo spazio disponibile sulla conchiglia pagurata conferendo un aspetto insolito e molto belloall’animale visto nel suo insieme. 
 
Quando il paguro cambia conchiglia vi trasferisce piano piano le sue attinie, una alla volta, con cura e dedizione: un vero lavoraccio! Se osserviamo un paguro di discrete dimensioni nel suo ambiente, di notte, mentre si muove intento nella caccia, lo vedremo in tutto il suo splendore trasportare con disinvoltura la sua pesante abitazione, sormontata dalle attinie. Queste ultime, in numero variabile da una a quattro o cinque (in casi rari anche di più, si presentano eleganti, come pennacchi fioriti, e quando sono anche di diversi colori il risultato finale è  una combinazione fantastica. 

Il mausoleo di Alicarnasso

Il mausoleo di Alicarnasso è la monumentale tomba che Artemisia fece costruire per il marito, nonché fratello Mausolo, satrapo della Caria, ad Alicarnasso (l'attuale Bodrum, in Turchia) nel 351 a.C.. Era una delle sette meraviglie del mondo antico e vi lavorarono artisti come Prassitele, Briasside, Leochares, Timoteo e Skopas

 Fu distrutto da un terremoto.
Oggi sono visibili solo alcune rovine. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, ci ha lasciato una descrizione delle dimensioni dell'edificio: « … i lati sud e nord hanno una lunghezza di 63 piedi (ca. 18.67 metri); sulle fronti è più corto. Il perimetro è di 440 piedi (ca. 130.41 metri); in altezza arriva a 25 cubiti (ca. 11.10 metri)circondato da 36 colonne  

Skopas scolpì il lato est, Bryaxis il lato nord, Timotheos (Timoteo) il lato sud e Leochares quello ovest ma, prima che completassero l'opera, la regina morì. Essi non lasciarono il lavoro comunque, finché non fu completato, decisero che sarebbe stato un monumento sia per la loro gloria sia per quella della loro arte ed anche oggi essi competono gli uni con gli altri.
Vi lavorò anche un quinto artista.
Sul pteron si innalza una piramide alta quanto la parte bassa dell'edificio che ha 24 scalini e si assottiglia progressivamente fino alla punta: in cima c'è una quadriga di marmo scolpita da Piti.
Se si comprende anche questo l'insieme raggiunge l'altezza di 140 piedi (ca. 41.50 metri) Tale era la magnificenza e l'imponenza della tomba di Mausolo, che il termine mausoleo venne poi usato per indicare tutte le grandi tombe monumentali.
Alcuni resti del Mausoleo, soprattutto i resti dei cavalli e della quadriga che vi era alla sua sommità, sono conservati e visibili al British Museum di Londra, dove vi è anche un'impressionante spiegazione della proporzioni dell'opera, partendo dalle dimensioni (già di per sé notevoli) dei resti dei cavalli lì esposti.

La vera distanza



Non esiste nessuna distanza talmente grande da impedire l’incontro di due anime. Se due persone lontane tra loro non si incontreranno mai, significa che in fondo, non si sono mai cercate davvero. La vera distanza tra due persone, si misura dal modo in cui ci si guarda. 
 Imma Brigante

Ucciso un orso trentino in Svizzera. Il Wwf: inammissibile


Roma, 20 feb. (TMNews) - E' stato ucciso in Svizzera nel Cantone dei Grigioni l'orso bruno trentino M13, "responsabile" nelle ultime settimane di essersi avvicinato un po' troppo ai centri abitati, forse in cerca di cibo dopo il letargo, e di aver terrorizzato qualche passante. Per il Wwf "è inammissibile l'abbattimento dell'orso M13 compiuta dalle autorità svizzere, cinque anni dopo l'abbattimento di JJ3 sempre nei Grigioni, che consideravano il plantigrado una minaccia per l'uomo. Dal 2006 già otto orsi hanno fatto la loro apparizione in Svizzera, provenendo dall'Italia e non è ammissibile che simili episodi accadano ancora".

"M13 - spiega Massimiliano Rocco responsabile Specie, traffic e foreste del Wwf Italia - non era un orso problematico, nei mesi scorsi ha solamente mostrato un atteggiamento confidente che non giustifica minimamente l'applicazione della norma, prevista dal Piano di azione svizzero, dietro cui si nascondono le autorità elvetiche. Così si rischia di spazzare via in pochi anni gli sforzi di conservazione messi in piedi dall'Unione europea e dagli enti italiani per mantenere nelle nostre Alpi un gioiello prezioso come l'orso".

Il Wwf a questo punto "chiede al governo italiano, che al momento ha la presidenza della Convenzione delle Alpi, di inviare una protesta formale al governo Svizzero e di adoperarsi affinchè si esca dalle logiche dei singoli Stati e ci si impegni a gestire la popolazione alpina di orso come una popolazione che appartiene a tutti i Paesi che condividono il territorio alpino. Simili decisioni non possono più essere assunte unilateralmente".

Intanto la protesta è montata anche su Facebook, dove il profilo "Emme Tredici" dedicato proprio all'orso trentino conta oltre mille membri: "E poi chiamano bestie gli animali su questa Terra l'unica bestia è l'essere umano!! Che vergognaaaaa!!! Ma dico io si faceva troppa fatica ad addormentarlo e spostarlo in una zona migliore?", scrive qualcuno, "per fortuna c'è chi ha voluto molto bene a questo orso. un abbraccio a tutti quelli che l'hanno sempre difeso, nella speranza che ora sia felice e libero veramente , nel paradiso degli animali...".

Storie di ordinaria amministrazione per chi ha un gatto e un cane

Tranquilli tra un po faremo parte del terzo mondo e finalmente i beni umanitari arriveranno anche qui

Domandine facili facili 
Quanto arriverà sul posto di cibo sano? (poichè molto spesso parte già scaduto) 
Quanti si arricchiranno nel tragitto(incominciando dalla fonte) fino all'arrivo,  con il mercato nero?


20 febbraio 2013
Su istruzioni del ministro degli Esteri, Giulio Terzi, la Cooperazione Italiana ha inviato un nuovo carico di beni umanitari al confine tra Siria e Turchia, destinati ai rifugiati siriani.
Lo riferisce una nota della Farnesina.
“L’emergenza umanitaria causata dal conflitto – sottolinea il capo della diplomazia italiana – continua ad essere gravissima e le condizioni della popolazione siriana, che paga prezzi inaccettabili, sono al centro del nostro impegno, con un’attenzione costante e concreta”.
L’ l’Italia, prosegue la nota, e’ il secondo maggior donatore europeo per il 2013, con uno stanziamento di 22 milioni di Euro, che si aggiungono ai 7,5
precedentemente stanziati
  
 MERANO.
Quando la fame diventa così forte da far protestare lo stomaco, c’è chi si spinge anche a cercare cibo nei bidoni delle immondizie, in particolare in quelli che si trovano nei cortili dei supermercati.
Basta anche una mela o un altro frutto, magari anche ammaccato o avariato solo in parte, un peperone o un sedano che sta per marcire, per placare il brontolio dello stomaco, la voce della fame.
E non siamo nelle favelas del Sudamerica o nelle zone più povere dell’Africa, bensì nell’opulento Alto Adige.
Sempre più spesso accade che al mattino i primi dipendenti che arrivano al lavoro nei supermercati trovino i bidoni dei rifiuti rovistati se non addirittura rovesciati da chi, spinto dalla disperazione, cerca cibo a costo zero.
Le ultime segnalazioni riguardano il supermercato Ld di via Piave.
Un paio di sere fa un bidone dell’umido è stato trovato completamente rovesciato nel cortile interno.
All’interno tutta la verdura avanzata sugli scaffali a un passo dal marcire. 
Idem succede nei mercati all'aperto,dove sempre più persone rovistano nelle cassette gettate dai commercianti per prendere gli avanzi 
altoadige.gelocal.it

XI SHI Un’eroina nazionale dal viso di giada



La storia di Xi Shi è legata alle vicende degli stati di Wu e di Yue, all’epoca dei Tre Regni (221-263 d.C.). Quantunque avesse un viso bello come un fiore e bianco come la giada, Xi Shi dimostrò di avere la capacità, con uno sguardo, di conquistare una città e, con un altro, di impadronirsi d’uno stato. Fu un’eroina: vergognosa dell’onta portata al suo paese distrutto, non esitò, per vendicarsi, a usare il proprio corpo. Voleva che lo stato di Yue (Zhejiang), ove era nata e che era diventato vassallo dello stato di Wu, riconquistasse la sua indipendenza.
La storia dice che il re Ke Jian dello stato vassallo di Yue riunisse un giorno i suoi funzionari e domandasse loro quale mezzo avrebbero scelto per vendicarsi della vergogna subita con la conquista da parte di Wu. "Vi sono sette mezzi per distruggerlo" rispose Wen Jiong. "Il primo è quello di dargli oggetti e monete perché il re e i suoi ministri siano contenti. Il secondo è quello di comprare i loro cereali, in maniera che non ne abbiano di riserva. Il terzo è di inviare colà leggiadre fanciulle perché possano stregare il re e farsi amare da lui". E continuò l’elenco.
Quindi Ke Jian prima inviò in dono a Fu Ji’ai, re di Wu, il migliore legname per costruire un belvedere, poi inviò il suo fedele funzionario Fan Li in tutto il regno per trovare le fanciulle più leggiadre e trasmetterne un elenco a corte. Dopo sei mesi aveva trovato fanciulle graziose, ma non di fascino tale che un loro sguardo conquistasse uno stato. Alla fine, sulla Collina del Glicine, vide una ragazza intenta a lavare una stoffa di canapa.
La storia dice che la fanciulla emanasse odor di orchidea e che ancor più che bella si dimostrasse leale e intelligente, chiedendo senza paura a Fan Li perché, nonostante la vergogna dello stato di Yue non fosse ancora stata lavata, un ministro andasse a passeggio in luoghi sperduti dell’impero ad ammirare le bellezze del paesaggio. Così Fan Li svelò il segreto della missione e Xi Shi, accompagnata da un’amica altrettanto bella e coraggiosa, andò a corte. Per tre anni le giovanette vennero addestrate al canto e alla danza, impararono ad atteggiare il viso e a camminare con grazia, quindi furono inviate allo stato di Wu, dove infatti Xi Shi divenne la favori- ta, così amata dal re che, per evitarle i calori estivi, ordinò un giorno di costruire una reggia sulla baia di Dongding in soli dieci giorni. Tutta la gente giovane dello stato di Wu dovette andare a lavorare alla costruzione della baia, per trovare materiale a sufficienza si demolirono templi, poi le case dei benestanti, infine quelle del popolo. I lavori agricoli furono ritardati e così quelli della tessitura, il popolo di Wu era ormai esasperato ma la reggia fu costruita.
Allora Ke Jian ordinò a Wen Jiong di andare nello stato di Wu e chiedere in prestito riso dai granai del regno, simulando una cattiva annata. Poiché lo stato di Wu in apparenza si era sempre dimostrato in pace, inviando a Wu il più pregiato legname e le più leggiadre fanciulle, il prestito fu concesso e l’anno dopo regolarmente restituito, ma con riso sottoposto a una corrente di vapore, di grana grossa all’apparenza ma non trapiantabile. Tale riso fu distribuito alla popolazione perché lo seminasse. Ma non germogliò nulla, causando, l’anno dopo, una grave carestia.
Intanto Fu Ji’ai fece guerra allo stato di Ci e la vinse; poi partì con l’intenzione di togliere allo stato di Jin la preminenza tra i regni alleati. Per Yue era il momento di attaccare, approfittando dell’assenza di Fu Ji’ai dal suo regno: lo fece ed ebbe la meglio e quando Fu Ji’ai fece ritorno nel suo stato per misurarsi contro i soldati di Ke Jian, ormai le sue truppe erano stremate.
La vendetta di Yue contro Wu era compiuta e Xi Shi poteva ritornare in patria, ma non aveva previsto di essere amata così devotamente da Fu Ji’ai e di sentirsi ora in dovere di ripagarne in qualche modo i benefici ricevuti. Non aveva tralasciato di vendicare il suo paese ma ora ricambiava col suicidio i favori di quel sovrano nemico che l’aveva amata.
Questa storia di coraggio, di lealtà e amor patrio, che si trasforma infine in una storia d’amore, è una delle più toccanti tra quelle legate a personaggi femminili, e Xi Shi ne emerge come una delle più belle eroine della tradizione, donna d’orgoglio e di cuore.

Una piccola sintesi della vita sulla terra

Il Grande Evento Ossidativo (GOE, Great Oxidation Event) è stata una delle grandi catastrofi che hanno imposto nuovi percorsi all’evoluzione. Circa 2,8 miliardi di anni fa compaiono i primi organismi fotosintetici, 500 milioni di anni dopo l’ossigeno molecolare entra nell’atmosfera causando un’ecatombe fra gli organismi anaerobi. Uno studio dell’Università di Zurigo afferma che questo massiccio rilascio di ossigeno è legato a un’innovazione morfologica che, fino ad ora, era stata collocata in un momento più recente della storia della Terra: la multicellularità. Nell’ultima ricerca presentata su PNAS i ricercatori propongono che la multicellularità nel phylum delle alghe azzurre sia comparsa molto precocemente e che vi sia stato uno spiccato differenziamento nei gruppi multicellulari in concomitanza con il GOE. Gli autori infatti fanno notare come la multicellularità, con la sua divisione del lavoro, offra vantaggi metabolici impossibili per i procarioti isolati: un complesso multicellulare è molto più della somma della parti che lo compongono. è Plausibile ritenere che i vantaggi di un metabolismo più efficiente, a parità di risorse, abbia accelerato la diffusione nell’atmosfera dell’ossigeno molecolare prodotto dalla fotosintesi. Qualunque siano stati i dettagli, l’emergere dei primi organismi fotosintetici che ha portato allo sterminio di tanti gruppi anaerobi è stata, nelle parole del grande scrittore e divulgatore Isaac Asimov, una «vittoria silenziosa» che ruota intorno a un solo elemento, l’ossigeno. Le conseguenze di questa vittoria avrebbero condizionato le forme di vita a venire; basti un solo esempio: una parte di tutto quell'ossigeno molecolare (O2) nell’alta atmosfera avrebbe cominciato a formare l’ozono (O3), lo »schermo» che ci protegge dalle radiazioni ultraviolette.

La tabella non è chiara ma emerge un fatto importante che a un certo punto dell'evoluzione c'è un netto scisma 
anfibi e mammiferi da un lato e uccelli e rettili dall'altro.
Trecento milioni di anni fa i primi pesci ossei si svincolano dall'ambiente acquatico trasformandosi in anfibi da cui poi derivano i rettili e gli uccelli e in seguito i mammiferi
Un ulteriore suddivisione si ebbe circa 220 milioni di anni fa c'è una nuova suddivisione rettili uccelli
Per i mammiferi bisogna attendere fino a circa 160 milioni di anni per una nuova suddivisione genetica
Si conoscono forme di primati fin dall'eocene  da 56 a 34 milioni di anni fa  che mostrano gradualità di passaggi -primitive, proscimmie, antropomorfi, uomo.
Il corso dell'evoluzione è marcato sopratutto dallo sviluppo progressivo degli emisferi cerebrali.



Sarà un po drastico ma fondamentalmente vero


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