giovedì 21 marzo 2019

La Damnatio Memoriae


Letteralmente condanna della memoria, la “Damnatio Memoriae” nel diritto latino consisteva nella cancellazione della memoria di una persona e nella distruzione totale di qualsiasi traccia potesse tramandarla ai posteri. 
Era una pena particolarmente dura, riservata a coloro che venivano considerati ostili o nemici agli interessi di Roma.

 La Damnatio Memoriae, cancellava ogni traccia dell’esistenza di queste persone, salvaguardando in tal modo l’onore della città, la pena risultava ancora più aspra se si pensa quanto valore attribuiva la società dell’epoca all’orgoglio di essere cittadino romano. 
La scarsità di fonti storiche, specialmente in epoca più antica, favoriva in molte occasioni l’efficacia di questa punizione.


 A Roma questa pena veniva generalmente decisa e applicata dal Senato, e faceva parte di quelle sanzioni che potevano essere attribuite a personalità di spicco dell’Urbe.
 In primo luogo la Damnatio Memoriae prevedeva la “abolitio nominis”, ovvero la cancellazione del “praenomen” da tutte le iscrizioni, la distruzione di tutte le sue raffigurazioni, come pitture o statue, e il divieto di tramandare il suo “praenomen” in seno alla propria famiglia di appartenenza.


In alcune circostanze, dopo che il Senato approvava la sanzione, veniva eseguita la “rescissio actorum”, la rescissione degli atti, che consisteva nella completa distruzione di tutte le opere realizzate dal condannato nell’esercizio della propria carica, in quanto ritenuto un pessimo cittadino. 
Se tale sanzione veniva applicata qualora il condannato fosse ancora in vita, essa rappresentava una vera e propria morte civile. 

In età imperiale, tale punizione subì una degenerazione lenta ma inesorabile, che andò a colpire anche dopo la loro morte persino la memoria degli imperatori spodestati o uccisi.

 In questo caso la cancellazione delle effigi indesiderate poteva avvenire anche sulle monete già coniate e già in circolazione.

Vediamo ora alcuni tra i più illustri personaggi che nella storia di Roma subirono la “Damnatio Memoriae”. 
Tra gli imperatori, rigorosamente non in ordine cronologico, vale la pena ricordare Caligola, Nerone, Domiziano, Commodo, Eliogabalo, Massenzio, Treboniano Gallo, Didio Giuliano, vi furono poi altri uomini e donne di spicco che subirono tale pena, come il braccio destro dell’imperatore Tiberio, Seiano, oppure la madre di Nerone, Agrippina, o ancora Geta, fratello di Caracalla che non esitò a farlo assassinare e a far si che se ne perdesse ogni traccia.


La pena si protrasse anche in epoca medievale, particolare è il caso di Papa Formoso (816 circa – Roma, 4 aprile 896). 

Egli di fatto subì un processo post mortem, conosciuto come il Sinodo del Cadavere, con l’accusa di sacrilegio e abuso di potere, il suo cadavere fu riesumato, vestito con abiti pontifici e posizionato sul trono della sala del concilio, dove il suo successore (anche se il vero successore di Papa Formoso fu Papa Bonifacio che guidò la chiesa per soli 15 giorni), Papa Stefano VI l’avrebbe processato.

 A rispondere alle domande poste venne nominato un diacono. 
Al termine di questa farsa, il defunto Papa venne riconosciuto colpevole, e dopo il taglio delle tre dita usate per impartire le benedizioni venne trascinato e gettato nelle acque del Tevere.



Fonte: romaeredidiunimpero

Africa, la misteriosa isola coperta di quarzo che gli scienziati non riescono a spiegarsi


L'isola di Anjouan si trova tra il Madagascar e la costa africana. Essa è composta di roccia ignea e vulcanica che proviene dalla crosta oceanica. 
Proprio per questa ragione gli esperti non riescono a spiegarsi il motivo per cui essa sia colma di quarzo, minerale che invece è tipico della crosta continentale.

 In parole povere, quel particolare genere di roccia non dovrebbe trovarsi lì.
 L'isola ne è letteralmente ricoperta, e c'è persino una montagna dell'atollo composta per metà di questo minerale.

 Ora una ricerca finanziata dalla National Geographic Society sta cercando di venire a capo del mistero.


Cornelia Class, un geochimico del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University e membro del team, ha commentato:
 "Non sembra che il quarzo possa essersi formato da solo in un'isola come quella".


L'isola di Anjouan è una delle isole Comore.
 Ospita oltre 300.000 persone e si è formata dai resti di un vulcano a scudo. 
Questo, vomitando lava sul fondo dell'oceano, pian piano ha fatto affiorare l'isola. 
Per questo la presenza di quarzo, di origine continentale, è difficile da spiegare. 

 Già nel 1900 alcuni geologi riferirono di aver trovato alcune rocce non vulcaniche su Anjouan.
 Negli anni '80, poi, una squadra francese documentò alcuni affioramenti sparsi di quarzite. 
Nel 1991 la stessa dottoressa Class ha visto alcuni pezzi del minerale mentre lavorava alla sua ricerca di dottorato.

 Ancor più sorprendente è il fatto che, quando Class, con i colleghi Steven Goldstein del Lamont-Doherty Earth Observatory e Christophe Hemond dell'Université de Bretagne Occidentale in Francia, andarono su Anjouan nel viaggio finanziato dal National Geographic (nel settembre dello scorso anno), trovarono molta più quarzite di quanto si aspettassero. 

 Class e il suo team stanno ora riunendo i loro dati per mappare tutta la quarzite e comprenderne le dimensioni reali.

 In questo momento, l'esistenza della roccia in quest'isola rimane però inspiegabile.
 Gli esperti suppongono che, in qualche modo, la quarzite continentale finì nel bacino oceanico e fu sollevata insieme alle rocce vulcaniche da circa 4.000 metri sul fondo del mare.

 Fonte: blastingnews.com
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