domenica 15 dicembre 2013

Alcune spesucce

E’ fame nera, la gente ruba nei supermercati che ogni giorno buttano via cibo sufficiente a sfamare 630.000 persone.



La gente ruba nei supermercati per fame.
Ormai è un’emergenza nazionale come i suicidi dei senza lavoro, ma si calcola che ogni giorno in Italia potrebbero essere sfamate 630.000 persone, semplicemente recuperando per tempo il cibo che i supermercati non riescono a vendere prima della scadenza.
E la filiera alimentare riserva tante altre altre tipologie di sprechi ancor più colossali
Solo in piccola parte le derrate prossime alla scadenza sono avviate al recupero da Onlus come il Banco Alimentare.
Il resto viene buttato, alla faccia della crisi e degli affamati, perché (salvo rare e luminose eccezioni) i sindaci a tutto pensano tranne che ad organizzare la logistica del recupero: e non si può mica demandare al volontariato la soluzione di un’emergenza nazionale. Una notizia emblematica, una di quelle notizie che fanno venire la pelle d’oca, viene da Rovigo.
Due donne hanno passato guai seri perché sorprese di notte, nel cortile di un supermercato, a cercare cibo fra ciò che gli autocarri della spazzatura avrebbero ritirato l’indomani: alimenti appena scaduti, o magari ancora ottimi ma ormai invendibili perché “da consumare entro” quella stessa giornata.
Per quanto se ne sa, è rimasto inascoltato l’appello (sacrosanto) rivolto al sindaco sull’onda di questo episodio: aderire a Last Minute Market, uno spin off dell’Università di Bologna.
Si tratta di una sorta di centrale di smistamento: mette in contatto quanti possiedono cibo ottimo ma invendibile (di solito perché prossimo alla scadenza) con organizzazioni in grado di distribuirlo ai bisognosi.
Ma aderire a Last Minute Market è solo il primo passo: poi è necessario mandare persone con l’auto (o con furgoncini refrigerati) nel posto giusto, al momento giusto e con pochissimo preavviso. Infine bisogna che qualcuno, molto rapidamente, distribuisca il cibo a chi non può procurarsene altrimenti.
Un Comune è in grado di farlo? In questi termini no (infatti lo fanno i volontari, una goccia nel mare).
Però un Comune, se vuole, può allestire una macchina organizzativa in grado di prosciugare questo osceno mare di sprechi. Basta che, in municipio, si crei una opportuna cabina di regia: per recuperare e distribuire il cibo ci sono legioni di disoccupati che però, in fondo, avrebbero diritto a ricevere due lire di rimborso non solo per l’auto e la benzina, ma anche in cambio della prestazione. Infatti a turno dovrebbero tenersi perennemente a disposizione, pronti a partire non appena arriva la telefonata.
Pensate se il sistema venisse esteso a tutti i contenitori ancora sigillati di cibo che – ogni santo giorno e in ogni luogo – vengono quotidianamente avanzati dalle mense di scuole, aziende, ospedali. Agli ortaggi e alla frutta che al supermercato e al mercato non arrivano neppure: e non perché marci o ammaccati ma solo perché piccoli, stortignaccoli, bruttini.
E gli avanzi dei ristoranti, poi, andrebbero bene per i cani dei canili, il cui mantenimento è a carico delle casse comunali.
Il risultato sarebbe perfetto.
Azzeramento degli sprechi, dispensa rifornita a chi patisce la fame, cura dimagrante alle discariche e al servizio raccolta rifiuti, piccolo introito a chi non ha redditi.
Solo che per far funzionare una macchina organizzativa del genere ci vuole un investimento. Un piccolo investimento di pubblico denaro.
Ma i mercati ci chiedono l’austerity, non la spesa.
Così, mentre i politici scialano a palate e si tengono abbarbicati ai loro emolumenti come un’ostrica allo scoglio, la gente ruba per fame nei supermercati che ogni giorno, da soli, buttano via cibo sufficiente a sfamare 630.000 persone.

Di Maria Ferdinanda Piva fonte foto e articolo: http://www.informarexresistere.fr/2012/04/14/e-fame-nera/
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