giovedì 25 febbraio 2016

I maiali nuotatori delle Bahamas


Big Major Cay, un’isola disabitata del disytretto di Exuma delle Bahamas è la patria dei maiali nuotatori che attraggono i turisti che vanno a “Pig Beach” proprio per fotografarli, nutrrli ed a volte nuotare insieme ai suini bagnanti che si sono appropriati di un vero e proprio angolo di paradiso.
 Alla fine il branco di maiali “adorable” è diventato incredibilmente popolare tra i ricchi turisti che frequentano le costose Bahamas.
 In effetti i maiali di Big Major Cay fanno una vita invidiabile: scorrazzano lungo spiagge sabbiose da sogno, si crogiolano al sole per ore e quando il caldo si fa opprimente fanno un bel tuffo rinfrescante nelle acque cristalline.
 Anche se sono selvatici, i maiali nuotatori sono molto cordiali con i visitatori umani e corrono loro incontro dalle palme sotto le quali riposano al fresco, per salutarli e rimediare qualche buon bocconcino.
 Insomma un vero e proprio spettacolo per grandi e piccini.


Ma i maiali non sono una specie autoctona e nessuno sa come siano arrivati a Big Major Cay, anche se le ipotesi non mancano. Qualcuno dice che i suini fossero stati lasciati sull’isola da un gruppo di marinai come riserva alimentare oppure che sia naufragata nelle vicinanze una nave carica di maiali che poi hanno nuotato fino a Big Major Cay per mettersi in salvo.
 Ma c’è anche chi ipotizza che i maiali facessero parte di un programma di attività per attrarre i turisti verso alle Bahamas, ipotesi abbastanza stramba, visto che il successo turistico delle Bahamas è dovuto a ben altro, ma che si è rivelata davvero di successo. 
 Comunque sia andata, il clan di maiali, una ventina di individui tra adulti e piccoli, sopravvive comodamente anche grazie alle sorgenti di acqua dolce dell’isola e alla generosità dei Bahamians e dei turisti.
 Come spiega Tex Dworkin su Care2 una dei primi a far conoscere i maiali nuotatori di Big Major Cay al resto del mondo è stato la fotografa subacquea tedesca Nadine Umbscheiden che ha pubblicato la serie di fotografie “Bay of Pigs” che le è valso il soprannome di “la donna che sussurrava ai maiali”.

 Per un po’ si è cercato di mantenere il segreto sull’esatta ubicazione del paradiso dei maiali nuotatori, ma ormai è noto a tutti e Pig Beach è diventata una popolare destinazione turistica, cosa alla quale l’amministrazione locale di Exuma non avrebbe mai pensato.
 Alla fine della cosa se ne è interessato anche il governo delle Bahamas e la direttrice del ministero del turismo, Joy Jibrilu, ha dichiarato ufficialmente: «Come destinazione nota in tutto il mondo per accogliere i visitatori e fornire loro le spiagge più belle, alberghi e resort sontuosi e ottimi ristoranti e per essere una meta da sogno , le isole Bahamas sono molto orgogliose di essere la sede ufficiale dei maiali nuotatori».








Purtroppo i maiali di Big Major Cay hanno anche a che fare con gli imbecilli e su YouTube non mancano video di persone che li spaventano o che catturano i piccoli.
 Inoltre restano animali rinselvatichiti e alcuni turisti si sono lamentati perché i maiali nuotatori diventano aggressivi quando si tratta di spartirsi il cibo.
 Evidentemente qualcuno pensa di essere in un film della Disney e non in un ambiente naturale colonizzato da animali intelligenti, adattabili e anche irascibilii.
 Naturalmente si tratta sempre di animali introdotti e che vanno tenuti d’occhio per il loro possibile impatto sulla fauna e la flora locali, ma non sembra che questa colonia di maiali nuotatori stia causando danni in un’isola deserta e forse c’è più da preoccuparsi per quelli che rischiano di fare i turisti nei loro safari fotografici a Pig Beach” e che ha fatto il cemento del turismo di lusso nelle Bahamas.

. Fonte: greenreport.it

I Maya hanno inventato i fumetti?


L'arte di raccontare storie con simboli e rappresentazioni grafiche risale ai primi dipinti rupestri preistorici: ma un conto è un graffito che narra una scena di caccia, un conto è un fumetto con un codice linguistico condiviso, come quelli che leggiamo oggi.
 Per Soeren Wichmann, ricercatore dell'Università di Leiden (Olanda) specializzato in lingue ed epigrafia mesoamericane, le basi delle moderne graphic novel, inclusi i modi di rappresentare linguaggio, movimento, cattivi odori o scherzi tra personaggi, risalirebbero niente meno che alla civiltà Maya.
 È la tesi che Wichmann espone in un capitolo di un libro appena uscito, The Visual Narrative Reader.

 A differenza delle moderne graphic novel, le "strisce" Maya riprendevano soltanto poche scene di storie già note, come se i lettori conoscessero bene la sequenza di eventi cui ci si riferiva. Lungi dall'essere considerati un passatempo leggero e di poco conto, i fumetti erano trattati come rappresentazioni di grande valore, incise su bicchieri e recipienti in modo tale che la storia si svelasse poco a poco, mentre si sollevava la tazza.
 Si pensa che questi oggetti fossero considerati talmente preziosi, che venivano usati come merce di scambio nelle negoziazioni politiche.


Un maestro corregge i suoi alunni, e le sue parole sono collegate alla bocca da una sottile linea, che ricorda le moderne "nuvolette" impiegate per contenere i discorsi.
 Questa convenzione grafica, che risale alle più antiche civiltà Maya del 650 a.C., è arrivata fino a noi.| JUSTIN KERR


Le lingue di fuoco attorno a questi fumetti suggeriscono che i personaggi dai tratti felini qui rappresentati stiano avendo un confronto acceso, dai toni nervosi.
 L'usanza di cambiare i fumetti in base alle necessità (per esempio, a forma di nuvola per i pensieri privati, o con tratti spezzati per le litigate) è arrivata fino alle graphic novel moderne.| JUSTIN KERR


Il classico "gioco della palla" in voga presso i Maya. Si notino le linee curve vicino ai corpi, per rappresentare velocità e movimento.| JUSTIN KERR


Nell'oltretomba Maya, una figura scheletrica (il secondo personaggio da destra) emette gas e flatulenze dalla pancia, visibili come una lingua di fumo. Una resa grafica che indica cattivo odore e decomposizione, rintracciabile anche nei moderni fumetti.| JUSTIN KERR


Sulla sinistra, un coniglio ha rubato i vestiti di un vecchio uomo: l'animale rivolge al rivale una frase beffarda che suona più o meno come, «annusa il tuo sudore, mago del pene!» (non molto diverso da «Ciucciati il calzino!»). Sulla destra, il coniglio, di dimensioni più piccole, sembra schermarsi dall'ira di una divinità. Anche i Maya esageravano le proporzioni dei personaggi per rappresentare prevaricazione o sottomissione.| JUSTIN KERR 


 Benché ogni tipo di fumetto risponda alla propria cultura d'origine e a un preciso codice interno - basti vedere la differenza tra le comics americane e i manga giapponesi - le somiglianze tra le strisce Maya del 600-900 d.C. e i loro "discendenti" moderni sono impressionanti. 
 Molto simili sono le metafore visive.
 La rabbia è indicata con il fuoco, le "puzzette" con nuvole di fumo che escono dal ventre dei personaggi; le parole pronunciate sono collegate alla bocca da una linea sottile, che ricorda la nuvoletta usata per contenere pensieri o discorsi nei fumetti odierni.
 Piccole linee ricurve trasmettono il movimento, e non mancano gli scherzi crudeli e i personaggi divertenti: in una delle rappresentazioni analizzate  si nota un coniglio guanciuto non molto diverso da Bugs Bunny, che dice all'uomo a cui ha rubato i vestiti: «Annusa il tuo sudore, mago del pene!» (una frase che ricorda l'espressione: «Ciucciati il calzino!» pronunciata da Bart Simpson). 
 Questi originali reperti archeologici dovrebbero ricordarci - conclude Wichmann - che quella del fumetto è un'arte antica, oggi a tratti riscoperta ma anche, talvolta, ingiustamente denigrata come passatempo di serie B.

 Fonte: focus.it
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