giovedì 25 febbraio 2016

I Maya hanno inventato i fumetti?


L'arte di raccontare storie con simboli e rappresentazioni grafiche risale ai primi dipinti rupestri preistorici: ma un conto è un graffito che narra una scena di caccia, un conto è un fumetto con un codice linguistico condiviso, come quelli che leggiamo oggi.
 Per Soeren Wichmann, ricercatore dell'Università di Leiden (Olanda) specializzato in lingue ed epigrafia mesoamericane, le basi delle moderne graphic novel, inclusi i modi di rappresentare linguaggio, movimento, cattivi odori o scherzi tra personaggi, risalirebbero niente meno che alla civiltà Maya.
 È la tesi che Wichmann espone in un capitolo di un libro appena uscito, The Visual Narrative Reader.

 A differenza delle moderne graphic novel, le "strisce" Maya riprendevano soltanto poche scene di storie già note, come se i lettori conoscessero bene la sequenza di eventi cui ci si riferiva. Lungi dall'essere considerati un passatempo leggero e di poco conto, i fumetti erano trattati come rappresentazioni di grande valore, incise su bicchieri e recipienti in modo tale che la storia si svelasse poco a poco, mentre si sollevava la tazza.
 Si pensa che questi oggetti fossero considerati talmente preziosi, che venivano usati come merce di scambio nelle negoziazioni politiche.


Un maestro corregge i suoi alunni, e le sue parole sono collegate alla bocca da una sottile linea, che ricorda le moderne "nuvolette" impiegate per contenere i discorsi.
 Questa convenzione grafica, che risale alle più antiche civiltà Maya del 650 a.C., è arrivata fino a noi.| JUSTIN KERR


Le lingue di fuoco attorno a questi fumetti suggeriscono che i personaggi dai tratti felini qui rappresentati stiano avendo un confronto acceso, dai toni nervosi.
 L'usanza di cambiare i fumetti in base alle necessità (per esempio, a forma di nuvola per i pensieri privati, o con tratti spezzati per le litigate) è arrivata fino alle graphic novel moderne.| JUSTIN KERR


Il classico "gioco della palla" in voga presso i Maya. Si notino le linee curve vicino ai corpi, per rappresentare velocità e movimento.| JUSTIN KERR


Nell'oltretomba Maya, una figura scheletrica (il secondo personaggio da destra) emette gas e flatulenze dalla pancia, visibili come una lingua di fumo. Una resa grafica che indica cattivo odore e decomposizione, rintracciabile anche nei moderni fumetti.| JUSTIN KERR


Sulla sinistra, un coniglio ha rubato i vestiti di un vecchio uomo: l'animale rivolge al rivale una frase beffarda che suona più o meno come, «annusa il tuo sudore, mago del pene!» (non molto diverso da «Ciucciati il calzino!»). Sulla destra, il coniglio, di dimensioni più piccole, sembra schermarsi dall'ira di una divinità. Anche i Maya esageravano le proporzioni dei personaggi per rappresentare prevaricazione o sottomissione.| JUSTIN KERR 


 Benché ogni tipo di fumetto risponda alla propria cultura d'origine e a un preciso codice interno - basti vedere la differenza tra le comics americane e i manga giapponesi - le somiglianze tra le strisce Maya del 600-900 d.C. e i loro "discendenti" moderni sono impressionanti. 
 Molto simili sono le metafore visive.
 La rabbia è indicata con il fuoco, le "puzzette" con nuvole di fumo che escono dal ventre dei personaggi; le parole pronunciate sono collegate alla bocca da una linea sottile, che ricorda la nuvoletta usata per contenere pensieri o discorsi nei fumetti odierni.
 Piccole linee ricurve trasmettono il movimento, e non mancano gli scherzi crudeli e i personaggi divertenti: in una delle rappresentazioni analizzate  si nota un coniglio guanciuto non molto diverso da Bugs Bunny, che dice all'uomo a cui ha rubato i vestiti: «Annusa il tuo sudore, mago del pene!» (una frase che ricorda l'espressione: «Ciucciati il calzino!» pronunciata da Bart Simpson). 
 Questi originali reperti archeologici dovrebbero ricordarci - conclude Wichmann - che quella del fumetto è un'arte antica, oggi a tratti riscoperta ma anche, talvolta, ingiustamente denigrata come passatempo di serie B.

 Fonte: focus.it
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