venerdì 26 febbraio 2016

Il Codice Barbaricino


Per capire cosa rappresenta il codice barbaricino occorre fare una riflessione storica e cercare di trovare e conoscere il contesto nel quale esso ha avuto origine. 
Sappiamo che il popolo Sardo tornando indietro nel tempo ha patito da millenni invasioni di popoli venuti dal mare, sovrapponendo i loro usi e cultura. 
 Il popolo Sardo fu costretto nei secoli a passare dalla sua consolidata cultura nuragica a quelle degli invasori delle coste come i Fenici, Punici e in seguito alle successive invasioni che sono penetrate fino alle zone interne come i Romani, Bizantini e Spagnoli durate fino alla fine del regno di Sardegna per poi finire a diventare una regione dell'Italia.
 Nonostante  questo arco di storia  lungo millenni, i popoli invasori non sono mai riusciti a MUTARE completamente l'antica cultura nuragica salvaguardata e tramandata da genitori a figli nelle zone interne dell'isola e nei paesi della odierna barbagia.

 E' indubbio che sin dai tempi remoti l'antico popolo Sardo era strutturato da tantissimi nuclei familiari e comunità con territorio e regole ben definite. 

Gli indigeni consentivano di imparentarsi anche con etnie venute dal mare consolidando patti di AMISTADE (amicizia) , lo si capisce e lo dimostrano le rovine e i resti delle migliaia di villaggi che ancora oggi esistono e resistono a intemperie e saccheggi. 


Ma l'intero popolo Sardo era di numero cosi esiguo da non riuscire in tutta l'isola a contrastare gli attacchi dei popoli invasori, consentendo nelle coste l'insediamento di colonie e instaurando pacifica convivenza e scambi commerciali. 
La forza più distruttiva si è avuta con l'invasione dei Romani venuti come dominanti invasori. Riusciti a penetrare anche nelle zone dell'interno, saccheggiarono i villaggi e le comunità appropriandosi di beni e tesori, portando via gli uomini più forti e le donne per essere venduti come schiavi. 
Al popolo Sardo non rimase altro da fare : da tutte le parti dell'isola quelli che non si vollero piegare si ritirarono nelle zone più impervie dell'interno come la valle di Lanaitto,Tiscali, Gorroppu, nel Supramonte, le uniche zone mai violate da popoli invasori. 
Non potendo comunicare liberamente e per non correre il rischio di tradimenti, rimasero isolati e custodi delle zone e della valle salvaguardando in questo modo l'identità del popolo Sardo.
 Per sopravvivere compivano saccheggi e portavano via le donne degli invasori per garantirsi il perpetuarsi della loro genia.
 Preparavano imboscate a chi tentava di entrare dentro la valle che gli consentiva una solida difesa e chiunque riusciva a entrare non usciva vivo. 

Tutto questo durò secoli tanto da consolidare delle regole che tutti avevano l'obbligo di rispettare un patto di alleanza fatto di parole tra i nuclei familiari che sugellavano i capi famiglia dando la parola come Garante per il rispetto di AMISTADE (amicizia) per l'impegno preso.

 La parola diventò un patto rispettato senza essere mai scritto dando vita alle regole e valori rispettando un Codice mai scritto ma da tutti rigorosamente rispettato.
 Chiunque trasgredisse a queste regole veniva ripudiato e punito a secondo dell'offesa come (omine de paku gabbale) uomo di poco valore. 
Diventò un vero patto di alleanza fatto di regole, di diritti e doveri insegnato e tramandato a memoria da genitori a figli fino ai nostri giorni. 
 Nacque cosi il codice barbaricino che si sviluppò nella cultura Agro Pastorale unica fonte di sostegno delle zone impervie dell'interno maturato come tutela identitaria della cultura del popolo Sardo che non volle mai piegarsi nei confronti delle altre culture arrivate dal mare mantenendo in questo modo le sue origini storiche di diffidenza verso i (CONTINENTALES ISTRANZOS) continentali e stranieri.
 Del codice Barbaricino fanno parte vere e proprie regole e valori di cui un uomo d'onore(su BALENTE) non può sottrarsi per mantenere la sua dignità e garante di parola. Un Balente non può subire un'offesa perché chi la subisce ha l'obbligo di rispondere con lo stesso peso. ossia il Balente può e deve riscattare le offese subite per difendere il suo onore e quello della propria famiglia. 
Quindi il Codice Barbaricino è basato sulla figura del Balente e ciò riflette l'immagine di una società ordinata e forte dove la fierezza rappresenta il pilastro su cui questa antica e millenaria cultura si regge. 
Le regole non scritte del Codice Barbaricino stabiliscono i limiti ben precisi della vendetta che non può essere lasciata al giudizio del singolo perché la vendetta deve essere proporzionata, prudente e fatta in maniera progressiva e se sei BALENTE non si può esimere e sottacere.
 Queste regole sono andate avanti nei secoli fino al dominio degli Spagnoli e probabilmente hanno ispirato Mariano IV D'Arborea a dare vita alla stesura della Carta de Logu tra i primi schemi di ordinamento giuridico.
 Un'opera interamente scritta in LIMBA SARDA, ampliata e portata a termine da Eleonora d'Arborea una vera e propria COSTITUZIONE per il popolo Sardo che restò in vigore fino al 1827 sostituito poi dal codice feliciano.

Oggi non vi è alcun dubbio sul fatto che il Codice Barbaricino rappresenta un ordinamento giuridico contrapposto a quello statale. Però ancora oggi difficilmente una controversia del mondo agro pastorale e non solo ,viene risolta in una sede del tribunale proprio per mancanza di fiducia nelle istituzioni imposte da un popolo straniero. 
IL Codice Barbaricino nei paesi dell'interno della Sardegna continua a rimanere intatto nelle sue regole senza essere mai scritto ma da tutti imparato e rispettato. 

Tratto da: mario-wwwmarioflorecom

La parola “petaloso” in un libro del 1693: ecco perchè non è un neologismo


Il piccolo Matteo ha coniato un termine che oltre ad essere apprezzato dall’Accademia della Crusca, è diventato il tormentone del web, dei media e persino della politica, in pochissime ore. “Petaloso“, ormai, è un aggettivo che ci ritroviamo davanti agli occhi ogni qual volta accediamo a Facebook o accendiamo la televisione.
 C’è chi ne parla bene e chi ne parla male, ma questa è prerogativa di ogni novità che si rispetti: le opinioni in merito sono sempre controverse.
 Peccato solo che non si tratti affatto di una novità. E già, perché quello che il piccolo Matteo non poteva sapere, data la sua tenera età, e nemmeno noi adulti potevamo sapere, data la nostra tenera età, è che “petaloso” è già stato utilizzato oltre tre secoli fa. 

La segnalazione in merito, neanche a dirlo, è arrivata da un altro social, Twitter, da parte di Victor Rafael Veronesi, un 30enne appassionato di arte e storia.
 Ad utilizzare per primo il termine, tra l’altro per errore, nel lontano 1693, pare sia stato tale James Petiver, botanico e farmacista.
 Lo inserì in un libro in cui definì “petaloso” il fiore del peperoncino, ovvero la pimenta. 
Il testo, il Centuriae Decem Rariora Naturae, è un trattato di specie animali, vegetali e fossili, nel quale sono stati utilizzati termini sia latini che italiani.
 La parola “petaloso” fu scritta per sbaglio, dato che il suo autore era erroneamente convinto che fosse un termine latino, per la precisione un ablativo.
 E già ai tempi era stato accusato, dai suoi colleghi, di non conoscere la lingua in questione.


Anche Matteo, che ha solo 8 anni, era convinto che in italiano la parola “petaloso” esistesse, ma nel suo caso non si può parlare di errore. 
L’aggettivo è il risultato dell’interpretazione che il bambino ha dato ad un insieme di sensazioni, altrimenti non descrivibili con un unico termine.
 Un plauso dunque al piccolo di Ferrara, che ci ricorda, nell’epoca dei tag, degli hashtag, dei like, dei “bannare”, dei link e di tutti quei termini che di italiano hanno ben poco, quanto sia in realtà meravigliosa la nostra lingua. 
Una tra le più difficili, ma allo stesso tempo affascinanti, al mondo.

 Fonte: meteoweb.eu

Le incredibili Piramidi di terra del Trentino Alto Adige


In Trentino Alto Adige, distribuite in tutta la regione, si trovano alcune formazioni naturali che sembrano essere quasi un fenomeno alieno da tanto sono strane.
 Le Piramidi di Terra sono un particolarissimo e raro fenomeno idrogeologico che si verifica grazie ad una condizione climatica e territoriale praticamente unica, e quelle dell’Alto Adige sono le più famose e conosciute al mondo. 
La possibilità che si formi una piramide di terra è subordinata ad un’alternanza fra periodi di piogge torrenziali con periodi di estrema siccità, e viene favorita dall’occorrere di frane e altri eventi catastrofici, oltre che dalla necessaria assenza di vento nella zona.




Quando il terreno sottostante è friabile si verificano quindi le condizioni perché si formino queste guglie naturali, che possono raggiungere altezze davvero impressionanti, sino a 30 metri dalla base. 
Il masso visibile sulla sommità della piramide non è un ornamento posizionato da chissà quale bontempone, ma si tratta del motivo stesso per cui la piramide riesce ad esistere.
 La pietra protegge infatti il terreno sottostante, consentendogli di rimanere all’asciutto sotto ad un “ombrello” di roccia.
 Nel caso in cui la pietra cada o venga rimossa, la piramide di terra si scioglie in breve tempo e nel giro di qualche anno diventa soltanto un cumulo di argilla.

 Fonte: vanillamagazine.it
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