venerdì 29 maggio 2015

Il soldato semplice Wojtek


Il cane Stubby, negli anni del primo conflitto mondiale, è stato il simbolo per gli Stati Uniti della fedeltà degli animali, precipitati a loro insaputa e loro malgrado in assalti alla baionetta tra i reticolati e i bombardamenti. 
Eric Baratay, storico francese, ha stimato in quasi undici milioni di cavalli, muli e asini, 200.000 piccioni e volatili e 100.000 cani gli animali “arruolati” tra gli eserciti alleati e degli Imperi Centrali durante la Grande Guerra: più della metà di loro vennero uccisi negli anni dal 1914 al 1918.

 Anche nel secondo conflitto mondiale cani, muli, cavalli, piccioni viaggiatori furono utilizzati come portaordini, addetti al traino di pezzi di artiglieria e munizioni, vettovagliamento e viveri, ma anche di carretti e slitte carichi di soldati morti e feriti. 
Ma, durante la campagna d’Italia nelle fasi salienti dell’offensiva verso Montecassino, un quadrupede divenne il simbolo della 22ª Compagnia Rifornimento del 2° Corpo polacco del Generale Wladislaw Anders: Wojtek, un orso bruno siriano. 

Nato presumibilmente a cavallo tra gli anni 1941 e 1942, appena cucciolo venne trovato da un ragazzo a Hamadan, in Iran, che lo scambiò con qualche scatoletta di carne con i soldati polacchi presenti nell’area, impegnati a fianco dell’esercito inglese in Medio Oriente prima di essere schierati in Italia.


A fianco dei soldati di Varsavia, attraversò l’Iraq, la Siria, la Palestina e l’Egitto: da qui, aggregato il 2° Corpo del Generale Anders all’8ª Armata britannica, venne ufficialmente arruolato con il grado di “soldato semplice” nell’esercito polacco ed elencato tra gli organici della 22ª Compagnia Rifornimento: per evitare che durante le battaglie e le offensive fosse ferito o ucciso, due soldati, Henryk Zacharewicz e Dymitr Szawlugo, furono incaricati di fargli da “guardie del corpo”.
 E fu proprio nelle fasi più concitate della battaglia di Montecassino, che l’orso Wojtek servì fedelmente, e possiamo dire con assoluta abnegazione e sprezzo del pericolo, quale addetto ai rifornimenti delle batterie di artiglieria, trasportando numerose casse di proiettili.

 Vista la sua popolarità tra i soldati, il Generale Anders autorizzò, quale emblema ufficiale della 22ª Compagnia un orso che trasportava un grosso proiettile di cannone.


Al termine della Seconda Guerra Mondiale, trasportato il 2° Corpo in Inghiletera, la 22ª Compagnia venne trasferita in Scozia, in attesa della smobilitazione, Wojtek divenne intanto popolare anche tra la popolazione locale e quando, il 15 novembre 1947, il reparto polacco venne smobilitato, l’orso-soldato venne portato allo zoo di Edimburgo. 
Qui, però, nonostante fosse l’attrazione principale per grandi e piccini, non riuscì ad abituarsi alla vita in cattività. 
In più occasioni, quando gli ex appartenenti alla 22ª Compagnia si recavano allo zoo a fargli una visita, Wojtek era solito elevarsi sulle zampe posteriori e salutare militarmente i suoi vecchi commilitoni. Morì nel dicembre 1963, all’età di ventidue anni.






Fonte: segretidellastoria.wordpress.com

A Londra arrivano le corsie preferenziali per le anatre


Anche le anatre hanno le loro corsie preferenziali.
 Lungo le trafficate e storiche stradine che costeggiano gli argini di canali e fiumi di Galles e Inghilterra, ciclisti, pedoni e anatre da tempo si contendono lo spazio.
 Per questo la Canal and River Trust sta cercando di incoraggiare tutti a essere più rispettosi della fauna selvatica.
 Ecco perché sono nate le corsie per le anatre: per evidenziare la presenza degli animali lungo le vie di Londra, Birmingham o Manchester. 
Costruite ai tempi della rivoluzione industriale, le alzaie sono ora più famose che mai, frequentate da escursionisti, ciclisti, diportisti, pescatori e corridori. 
Solo lo scorso anno ci sono state oltre 400 milioni di visite. Questo successo porta con sé anche dei problemi legati all'affollamento. 
Da qui è nata la campagna dell'organizzazione, che invita i visitatori ad aiutare a proteggere l'atmosfera speciale che ha reso questi spazi così popolari.
 Tra le misure intraprese, ci sono miglioramenti delle stradine, della segnaletica e delle regole di comportamento per i visitatori. E ora anche le corsie 'preferenziali' per le anatre.

 Gli animali, in stile davvero 'british', sembrano averlo capito e rispettano lo spazio a loro assegnato, almeno a giudicare dalle foto.


Richard Parry, a capo della Canal and River Trus, spiega: 
"Per molte persone le nostre alzaie sono gli spazi verdi più preziosi, antidoti al frenetico ritmo e allo stress del mondo moderno, luoghi dove rilassarsi e distendersi. Sono luoghi 'slow', che offrono pace e tranquillità nei centri delle città più trafficate". 
E con le corsie preferenziali per le anatre la pace sarà per tutti, anche per gli animali che lungo questi canali ci vivono. 
Non resta che sperare di vederle prima o poi anche da noi.
 Per ora sembra fantascienza, visto che lungo i fiumi delle nostre città spesso non funzionano neanche le ciclabili, quando ci sono. 

 Roberta Ragni

Il lato oscuro della bioluminescenza


Le acque del fiume Derwent in Tasmania (Australia) hanno avuto negli ultimi giorni una notevole popolarità social. 
Il motivo lo vedete qui sopra: le loro acque hanno ospitato una inusuale fioritura di Noctiluca scintillans, un dinoflagellato (ossia un organismo unicellulare munito di flagello) bioluminescente anche noto come "fuoco di mare".
 Di giorno questa forma gelatinosa di fitoplancton tinge le acque di fiumi e mari di un colore rosso acceso; di notte, se disturbato dalla scia di una barca o da un banco di pesci, "accende" di bagliori azzurri il suo habitat, grazie a un sistema di proteine presente nel suo citoplasma che produce una reazione luminosa. 
Il fenomeno è stato osservato su alcuni tratti di spiaggia vicino all'estuario del fiume, ad Hobart.




Centinaia di persone sono accorse alle acque di questo fiume per celebrare la fioritura della Noctiluca in una sorta di naturale "festival della luce". 
Ma la sua presenza, avvertono gli esperti, non è un fatto del tutto positivo. 
Per Anthony Richardson del CSIRO (l'Agenzia federale per la ricerca scientifica in Australia), il fenomeno è un "effetto dei cambiamenti climatici".
 Fino al 1994 non era mai stata attestata la presenza di Noctiluca in Tasmania, ma il global warming ha rafforzato la corrente orientale australiana, che spinge grandi masse d'acqua calda a sud, verso lo stato insulare. E le calde acque oceaniche offrono alla Noctiluca l'habitat ideale per sopravvivere.




Ma c'è di più. 
Questo organismo a metà tra il regno vegetale e quello animale è un vorace divoratore di diatomee, il principale cibo del krill, i piccoli crostacei che compongono lo zooplancton di cui si nutrono grandi animali oceanici come mante e balene. 
Grandi fioriture di Noctiluca possono quindi finire per affamare altri anelli della catena alimentare. 
 Quando muore, poi, la Noctiluca rilascia in acqua tossiche nuvole di ammoniaca che finiscono per avvelenare gli stock ittici locali. 

Insomma uno spettacolo affascinante, ma a caro prezzo.

 Fonte: http://www.focus.it

giovedì 28 maggio 2015

L'inquietante aeroporto di Denver


Si tratta di uno degli aeroporti mondiali più grandi e più importanti del mondo, eppure qualcosa di sinistro inquieta coloro che sono costretti a fare scalo tra un volo e l’altro.
 A lasciare perplessi i passeggeri sono gli oscuri murales che decorano l’aeroporto e gli evidenti simboli massonici sparsi per tutto l’edificio. 
Inoltre, il blogger Simon Owens parla di corridoi che non portano da nessuna parte, segnali che si indicano a vicenda e controlli di sicurezza che sembrano svanire nel nulla quando ci si avvicina.

 In verità, sin dalla sua costruzione, l’aeroporto è stato al centro di numerose teorie cospirative circa il suo vero scopo, tanto che l’ex governatore del Minnesota, Jesse Ventura, pensa che sia stato costruito sopra una gigantesca rete di gallerie che formano una base segreta per i funzionari del governo in caso di ‘evento apocalittico’. Altri, invece, sostengono che l’enorme rete di galleria sia una sorta di campo di rieducazione e di annientamento degli indesiderabili che servirà per il consolidamento finale del Nuovo Ordine Mondiale.
 Ad ogni modo, come afferma Owens, chi passa per l’aeroporto di Denver avverte che c’è qualcosa di sbagliato in questa megastruttura: qualcuno l’ha definita la ‘Cattedrale degli Illuminati’, piena si simboli occulti e riferimenti alle società segrete. 
Ciò che colpisce in maniera più diretta è la struttura in sé, la ‘Pietra Angolare Massonica’, il ‘Cavallo dell’Apocalisse’ e gli inquietanti murales dipinti da Leo Tanguma. 
Vediamole nel dettaglio.


Il Denver International Airport (DIA) è l’aeroporto più grande degli Stati Uniti costato la bellezza di 4,8 miliardi di dollari. 
Tutto ciò che riguarda questa strana struttura aeroportuale è stato meticolosamente pianificato e tutto è lì per un motivo. 
Le opere d’arte che dovrebbero abbellire la struttura non sono un’accozzaglia di strani disegni realizzata da persone con cattivo gusto, ma una collezione coerente di immagini simboliche che riflettono la filosofia, le credenze e gli obiettivi dell’èlite illuminata globale.
 La stessa struttura ha sollevato numerosi interrogativi sul vero scopo della sua costruzione. 
 L’aeroporto è stato costruito nel 1995 su un’area di 140 chilometri quadrati!
 Nonostante Denver già avesse un aeroporto perfettamente efficiente (Stapleton), si decise di costruire lo stesso la grande struttura e di chiudere quella esistente, così da evitare qualsiasi tipo di concorrenza. 
 Il fatto strano è che il nuovo aeroporto ha un numero minore di varchi e di piste rispetto a quante ne aveva Stapleton, eppure la superficie del nuovo aeroporto è decisamente più grande; tant’è vero che buona parte dell’area risulta inutilizzata. 
La motivazione ufficiale è che lo spazio in eccesso può essere utilizzato nel caso di un’espansione futura. 
Il costo iniziale della bestia era di 1,7 miliardi di dollari, ma alla fine, il costo complessivo dell’opera è lievitato fino a 4,8 miliardi di dollari, una cifra oscenamente fuori budget.
 Secondo i media statunitensi, quello di Denver è “uno degli aeroporti più scomodi d’America” ed è impossibile incontrare un cittadino americano che sia contento, o almeno non furioso, di quanto costruito. 
Pare che l’aeroporto sia stato realizzato in una zona fortemente ventosa, tanto da venir spesso chiuso al traffico aereo o a da ritardare spesso i voli. 
Eppure, l’aeroporto doveva essere costruito proprio lì.


Alcuni maligni dicono che la ragione per cui è stato costruito senza nessuna interruzione, nessun risparmio e con tempi tanto lunghi, è perché l’aeroporto, in realtà, è la parte visibile di una gigantesca base sotterranea segreta. 
Gli stessi maligni segnalano una serie di stranezze che autorizzerebbero a pensare al peggio: anche se la zona di costruzione è sostanzialmente piatta, dal sito sono stati asportati più di 110 milioni di metri cubi di terra (circa un terzo della quantità che fu rimossa per la creazione del Canale di Panama), molto più di quanto era necessario: da qui nasce il sospetto delle costruzioni sotterranee; l’aeroporto dispone di una rete in fibra ottica per le comunicazioni lunga 8500 chilometri di cavi (per fare alcuni confronti: il Nilo è lungo 6671 chilometri; la distanza tra la costa orientale e quella occidentale degli Stati Uniti è pari a 4800 chilometri); il sistema di rifornimento è in grado di pompare 3800 litri di carburante al minuto, attraverso una rete di pompe lunga 28 chilometri; l’aeroporto custodisce 6 serbatoi di carburante con una capacità ciascuno di circa 10 milioni di litri, tanto da far esclamare a qualcuno: ‘chi mai potrà avere bisogno di tanto carburante?’; il progetto originale ha previsto la costruzione di numerosi tunnel sotterranei nei quali possono viaggiare agevolmente dei camion e anche la possibilità di costruire un sistema interno metropolitano; la maggior parte dei tunnel al momento non è utilizzata. 

 L’insieme di questi dati fa pensare a qualcuno che questa gigantesca struttura può essere molto di più di un normale aeroporto commerciale.
 Si tratta di una ‘cittadella’ capace di gestire un grandissimo numero di persone e veicoli, portando alcuni osservatori a pensare che possa essere utilizzata come rifugio in caso di cataclisma di proporzioni globali.
 In questo senso, anche la posizione geografica sembra essere perfetta in caso di mareggiata distruttiva: ad ovest è protetto dalle mastodontiche ‘Montagne Rocciose’, una catena montuosa lunga 4800 chilometri, con la vetta più alta rappresentata dal Monte Elbert, guarda caso proprio in Colorado, che tocca i 440o metri sul livello del mare; mentre ad est la costa è abbastanza distante da non destare preoccupazione.


Secondo altri, l’aeroporto potrebbe essere utilizzato come ‘Campo di Rieducazione’ in vista del Nuovo Ordine Mondiale. 
Certo, è impossibile dimostrare queste affermazioni, ma il ricco simbolismo presente nell’aeroporto non fa che alimentare il sospetto. 

 Innanzitutto bisogna segnalare la presenza di quella che può essere definita la ‘Pietra Angolare’ dell’Aeroporto, cioè la prima pietra simbolica su cui si è costruita tutta la struttura. 
Essa si trova in quella che viene definita la ‘Grande Sala’ dell’aeroporto (termine che, guarda caso, viene utilizzato anche in ambito massonico per riferirsi alla loro sala riunioni).


Il simbolo della Massoneria fa bella mostra di sé sulla pietra, nel rispetto della tradizione massonica che vuole tale simbolo inciso sulla pietra angolare dei nuovi e grandi progetti, come la costruzione della capitale degli Stati Uniti e la Casa Bianca.
 Dalla pietra parte un braccio di acciaio sul quale è montata una targa che sembra scritta in braille.
 Sulla pietra è citata una fantomatica “New World Airport Commission” e poi è spiegato che la pietra è a sigillo di una ‘capsula del tempo’ che contiene messaggi per i cittadini del Colorado e che non potrà essere aperta prima del 2094.


Inoltre, l’aspetto forse più inquietante di tutti, è la strana targa posata sul pavimento dell’atrio dell’Aeroporto con uno strano simbolo contenente la sigla Au-Ag.
 Le due sillabe possono avere un doppio significato: indicare i simboli chimici dell’oro (Au) e dell’argento (Ag), oppure essere la sigla dell’antigene di superficie dell’epatite B, anche conosciuto come antigene Australia (HbsAg).
 Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che il Nuovo Ordine Mondiale possa prendere inizio proprio a seguito di una disastrosa pandemia che decimerà la popolazione mondiale. 
Sarà una manipolazione genetica di questo antigene a scatenare la pandemia?


Ad accogliere i viaggiatori che si accingono a varcare i cancelli dell’aeroporto di Denver troneggia un enorme statua di un cavallo blu con gli occhi infuocati alta quasi 10 metri.


Impressionano le evidenti venature che emergono dal suo corpo e gli occhi demoniaci che mandano bagliori rossi, altamente inquietanti soprattutto di notte.
 I teorici della cospirazione non hanno dubbi nel collegare il Cavallo Blu a quello descritto nel libro dell’Apocalisse nella Bibbia:
 E vidi: ecco, un cavallo verde.
 Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli inferi lo seguivano. Fu dato loro potere sopra un quarto della terra, per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra. (Apocalisse 6,8) 

 In altre parole, il cavallo rappresenta la morte che raggiungerà circa un quarto della popolazione terrestre, con le guerre, le carestie e le malattie.
 Sembra un simbolismo piuttosto forte per chi si accinge a prendere un aereo, soprattutto per le famiglie.
 Comunque, chi ha visto il cavallo da vicino lo definisce ‘terrificante’!


Sono quattro i murales dipinti da Leo Tanguma che dovrebbero abbellire l’aeroporto di Denver e rappresentare, secondo l’intenzione dell’autore o di chi ha commissionato le opere, pace, armonia e natura. 
Eppure, chiunque osserva i dipinti si rende conto di trovarsi innanzi a delle immagini che mettono inquietudine per gli eventi che rappresentano, facendo pensare di trovarsi di fronte a descrizioni di eventi terribili che potrebbero succedere sul nostro pianeta, quasi come se fossero delle profezie. 
 Ci sono riferimenti sociali e politici specifici e altri dettagli occulti che sembrano prospettare l’avvento del famigerato Nuovo Ordine Mondiale. 
Ma vediamo i murales nel dettaglio:

 1) “In Pace e Armonia con la Natura”


Come riporta il sito ufficiale dell’aeroporto, il nome del dipinto è ‘In Peace and Harmony with Nature‘.
 Davvero? 
Eppure il dipinto rappresenta una scena terribile: al centro ci sono dei bambini tristi per l’estinzione delle specie animali e vegetali (a sinistra ci sono balene e tartarughe morenti, al centro un leopardo e a destra la testa di un bufalo come trofeo). 
Alcuni degli animali sono conservati in teche di vetro, quasi come se in futuro sarà possibile osservarli solo in un museo di storia passata. 
 Sullo sfondo si nota una foresta in fiamme e ancora più indietro si vede una città avvolta da una mortifera foschia verde, simbolo dell’inquinamento.
 Uno dei bambini tiene in mano una tavoletta Maya raffigurante la fine della civiltà. 
 Il dipinto poi mostra tre persone defunte di diverse etnie: una donna africana, una nativa americana e una europea.
 Si prospetta la scomparsa di queste etnie? 
La ragazza sulla destra tiene in mano una Bibbia e ha su di sé la stella di Davide a sei punte, il simbolo usato dai nazisti per identificare gli ebrei. 
Sembra voler simboleggiare la scomparsa della religione giudeo-cristiana. 
Uno degli obiettivi della massoneria, da sempre, è quella di eliminare le religioni, in particolare quella giudeo-cristiana. 

 2) Invocazione della Pace 

Tutti i bambini del mondo desiderano la pace e in nome della futura pace mondiale l’elite è disposta a tutto.
 Infatti, nel murales i bambini portano le armi avvolte nelle bandiere delle proprie nazioni al centro del quadro, dove giace una figura inquietante di un militare addormentato.


La ‘potenza militare’ assopita dopo la Seconda Guerra Mondiale, sta ora per svegliarsi in nome della pace mondiale e dell’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale: saranno i popoli stessi ad invocare l’uso delle armi per risolvere i problemi della Terra. 
Importante notare l’arcobaleno che comincia in questo murales e termina in quello successivo.

 3) Maschere antigas


Il mostro si è svegliato: il terzo Murales è più inquietante di quello precedente.
 Un’imponente sagoma militare sovrasta il centro del dipinto. Sembra un militare nazista con una maschera antigas. 
Nelle mani ha un fucile e una scimitarra (simbolo usato molto spesso nella simbologia massonica) con la quale sembra colpire la colomba, simbolo della pace per eccellenza. 
Sulla sinistra del quadro c’è una lunga fila di genitori che piangono per la morte dei loro figlioletti.
 E’ veramente atroce questo dipinto e non si comprende dove sia il messaggio salvifico o di speranza. 
 Si trova innanzi all’ingresso principale del più grande aeroporto d’America: la figura militare è grande e invincibile, situata al centro dell’azione.
 Ha riacquistato i poteri che aveva perduto dopo la Seconda Guerra Mondiale: è di nuovo in piena forza e si sta aprendo la strada per la prossima tappa del Nuovo Ordine Mondiale.
 I bambini morti sui mattoni non mostrano segni di violenza: sono semplicemente senza vita, scivolati nel sonno eterno attraverso una qualche arma chimica a gas (per questo il militare è protetto).
 In basso a destra è visibile una lettera con le parole scritte da Hama Herchenberg, un ragazzino di 14 anni morto il 18 dicembre 1943 nel campo di concentramento di Auschiwiz (come scritto nella parte inferiore della lettera). E’ decisamente inquietante tutto ciò…

 4) Nuova pace e armonia con la natura


Il murales descrive il tempo nuovo dopo il ‘massacro’: ecco la nuova umanità che celebra felice il Nuovo Ordine Mondiale: tutti si rivolgono in venerazione verso la ‘pianta incandescente’ al centro del dipinto, simbolo della unica cultura dominante, dell’unica religione disponibile e dell’unica forma di alimentazione geneticamente modificata: qui siamo a cavallo tra la genetica e la magia!

 Per fare un riassunto di quello che vogliono rappresentare i murales: 
 1) la situazione attuale richiede l’attuazione di provvedimenti seri per sconfiggere inquinamento, estinzione e morte; 
 2) le popolazioni chiedono l’intervento dei governi ‘illuminati’ per rendere il mondo più vivibile; 
 3) l’elite prende in mano la situazione per risolvere i problemi che essa stessa ha creato (ma questo nessuno lo deve sapere): un quarto della popolazione sarà cancellata e verrà instaurato il Nuovo Ordine Mondiale; 
 4) i piani sono riusciti: l’armonia dell’elite e instaurata e in nome dell’uniformismo di massa, si celebra l’avvento dell’Era degli Illuminati. 

 5) L’ultimo obbrobrio


In ultimo, in aeroporto è presente questo dipinto che è davvero difficile da interpretare. 
Ha in sé qualcosa di … alieno!
 Cosa sono quelle piccole facce che si trovano in alto? 
Gli alieni ci guardano dallo spazio?
 L’èlite al potere è in combutta con una specie aliena che tiene sotto scacco la specie umana? 
Difficile a dirsi, dato che non si riesce a reperire nessuna informazione sull’opera. 

 Cosa pensare dell’aeroporto di Denver?
 Le immagini che abbiamo mostrato non sono semplicemente da archiviare nell’ambito della teoria del complotto, ma sono la celebrazione di un modo di intendere la società, la vita e le persone di un gruppo elitario che governa occultamente i destini del mondo. La loro filosofia è espressa un questo ‘tempio massonico degli illuminati’ che attualmente funge da aeroporto. 

Così spiegava Alex Christopher, uno degli autori più prolifici e meglio informati sul Nuovo Ordine Mondiale: 
 “Tutto il simbolismo dell’Aeroporto Internazionale di Denver esprime chiaramente che si tratta di un centro fondamentale per il futuro controllo del mondo.
 E’ pieno zeppo di simboli massonici ed è tutto molto spaventoso. Un signore di nome Al Bielek, coinvolto in alcuni progetti governativi molto insoliti, mi ha rivelato che la zona di Denver sarà il centro di controllo occidentale del Nuovo Ordine Mondiale”.

 Fonte : ilnavigatorecurioso.it

mercoledì 27 maggio 2015

La roccia rospo


Alta circa 9 metri è composta di calcare scuro, si trova nella regione indiana del Rajaputana sul monte Abu ed anticamente, incuteva terrore e timore reverenziale. 
Ma perché?
 Perché la sua forma ricorda quella di un gigantesco rospo.

 I geologi hanno accertato che si tratta di un masso erratico, trasportato e depositato, in epoche remotissime, nella sua posizione attuale da un ghiacciaio.

 Ovviamente la forma della roccia rospo ha fatto nascere molte leggende.
 La più nota racconta di un terribile mostro che terrorizzava l'intera regione pretendendo dagli abitanti sacrifici umani per saziare la sua immensa fame.
 Un giorno, però, Visnu, impietosito alla vista delle due povere fanciulle che erano state designate come le prossime vittime del mostro, pietrificò all'istante l'abominevole rospo. 
Da allora la formazione è nota con il nome di Roccia Rospo ed è venerata dagli abitanti del posto come segno tangibile della presenza divina. 

 Da: iviagginellastoria.it

Ejima, ecco il ponte più ripido al mondo


Costruito nel 2004, il ponte Ejima unisce le due città giapponesi: Matsue e Sakaiminato sulle sponde opposte del lago Nakaumi. Nonostante non sia estremamente lungo, nel punto più alto il ponte Ejima raggiunge i 44 metri di altezza e la sua inclinazione varia dal 5,1% al 6,1%. 
 Vista quindi la sua lunghezza e inclinazione viene considerato il ponte più pericoloso al mondo.




Il compito degli ingegneri giapponesi è stato quello di permettere a tutte le navi, che durante il giorno passano sotto il ponte, di navigare senza creare loro alcun ostacolo.
 Il ponte Ejima ha stabilito un record: la sua lunghezza 1,4 chilometri, l’ha reso il più lungo nella sua nazione tra quelli a struttura rigida e il terzo a livello mondiale.


Fonte: nanoda.com

Stagione di temporali e di fulmini: che cosa sono gli sprite


Molto in alto, al limitare del confine tra lo Spazio e ciò che possiamo ancora chiamare Terra, si formano strani fulmini che si accendono per pochi millesimi di secondo: i ricercatori li chiamano sprite, spettri rossi. 
 Generalmente appaiono infatti rossi e tendono a formarsi a grappoli. 

Anche se vengono osservati da più di un secolo, gli sprite non erano considerati reali fino al 1989, quando vennero fotografati nel corso di una missione dello Space Shuttle. 
Da quel momento si è aperta la caccia a questo tipo di fulmini e gli esperti sono oggi in grado di "catturare l'istante" grazie a nuovi sistemi automatici di scatto. 
Poiché sono fulmini - si ritiene - la loro comparsa coincide con la stagione dei temporali, che per il nostro emisfero è il periodo che va dalla primavera a tarda estate.


Che cosa siano esattamente gli sprite è ancora da capire.
 Spiega Oscar van de Velde, dell’Università Tecnica di Catalogna (Spagna): «Si possono considerare fenomeni di meteorologia spaziale in quanto si formano a circa 80 km d’altezza».




Quando si verifica un fulmine tra una nuvola e il suolo può succedere che la nuvola - che per generare il fulmine deve essere a carica positiva - diventi a carica negativa e questo può creare un importante campo elettrico con la ionosfera, ossia la parte più alta dell’atmosfera terrestre. 
 A questo punto vi è un movimento di elettroni verso la ionosfera che eccitano le molecole dell’alta atmosfera (ossia fanno "saltare" gli elettroni degli atomi a livelli di energia più elevati).
 Quando le molecole tornano al loro stato iniziale si ha la scarica elettrica: questo è l'effetto diretto e osservabile del moto energetico degli elettroni, del loro passaggio da un livello energetico a uno più basso.




Il tutto avviene in un arco di tempo compreso tra i 10 e i 20 millesimi di secondo. 
Di solito solo un centesimo dei fulmini "normali" porta anche alla formazione di uno sprite, ma, quando avviene, lo spettro rosso si può allungare anche per 90 km e dunque può arrivare ai confini dell’atmosfera terrestre (che si pone per convenzione a 100 km di quota). 
 Il colore è spesso rosso-blu, e questo è dovuto alla forte presenza di azoto, le cui molecole eccitate diventano visibili in quello spettro di colori. 

 Fonte: focus.it

Mitla, il luogo del riposo


Uno dei siti più conosciuti nella Mesoamerica è quello di Mitla, nella valle di Oaxaca, in Messico.
 Si tratta di un sito molto ben conservato, con imponenti edifici in pietra e ricche tombe sotterranee.
 Mitla si trova ad un'altitudine di 1.480 metri e dista 38 chilometri dalla città di Oaxaca.
 La città, che un tempo era un centro religioso di estrema importanza, venne fondata, secondo gli archeologi, tra il V e il II secolo a.C. e raggiunse i 10.000 abitanti agli inizi del periodo postclassico (IX-XII secolo d.C.).
 Di questo periodo sono visibili, oggi, quattro edifici monumentali: il Grupo de la Iglesia, il Grupo del Arroyo, il Grupo del Adobe e il Grupo de las columnas. 

Quest'ultimo è uno degli esempi più straordinari dell'arte precolombiana in Mesoamerica.
 Il nome di Mitla, in lingua zapoteca, era Lyobaa, che vuol dire "luogo di riposo" e la sua conservazione è dovuta anche al clima secco del luogo.
 La valle era abbastanza isolata, ma gli Zapotechi avevano frequenti contatti con altre popolazioni mesoamericane.


Il Grupo de las columnas è un palazzo che si sviluppa intorno ad un cortile centrale, accessibili per mezzo di una scalinata monumentale che conserva ancora l'originale colorazione in ocra rossa. 
Una grande anticamere, che dà accesso al cortile più interno, è attraversata da sei colonne in basalto che, molto probabilmente, un tempo sorreggevano una copertura in pietra. 
Un corridoio coperto da qui conduce al cortile centrale, sul quale affacciano quattro camere decorate a mosaico e, un tempo, ad affresco. 
I mosaici di Mitla sono pannelli contenenti centinaia di listelli in pietra che formano motivi geometrici. 
Le poche tracce di colorazione rimandano echi del rosso e raffigurazioni di quelli che, forse, erano dei guerrieri.

 I palazzi di Mitla erano le residenze dei sovrani e dei sacerdoti della città e celavano vasti complessi ipogei che fungevano da necropoli reali. 
Nella lingua azteca Mictlan, da cui è derivato il nome della città, era il regno dell'oltretomba. 
Gli archeologi hanno ritrovato molte tombe, al di sotto dei palazzi della città.
 Oggi una chiesa, edificata nel XVI secolo, sorge su un palazzo mixteco del quale è possibile apprezzare ancora tratti di mura coperti di pannelli a mosaico.


L'attuale chiesa dedicata a S. Francesco (1574) sorge su quella che, un tempo, era una piramide mixteca, poco scavata e molto deteriorata. 

Quando gli Spagnoli arrivarono nella valle, poco dopo il 1520, i Mixtechi (che avevano sostituito gli Zapotechi intorno al 1000 d.C.) conoscevano un sistema di scrittura ed utilizzavano due sistemi di calendari ereditati dai predecessori Zapotechi.
 Mitla, all'arrivo degli Spagnoli, si estendeva su 1-2 chilometri quadrati e gli abitanti avevano posto a coltura intensiva un'area di circa 20 chilometri quadrati. 

Uno dei primi a scrivere di Mitla fu il frate Toribio de Benavente Motolina (metà del XVI secolo).
 La distruzione della città avvenne per ordine dell'arcivescovo Albuquerque nel 1553.
 I resti di pietra furono utilizzati per edificare chiese come quella di San Pablo, sulla cima di alcune rovine.










Fonte: oltre-la-notte.blogspot.it

martedì 26 maggio 2015

Clootie wells: la tradizione celtica dei panni offerti ad alberi e pozzi.


Ci sono dei posti nel Regno Unito davvero unici. 
Qui, dove le tradizioni celtiche sono ancora molto sentite, ci sono posti, mete di pellegrini tutt'oggi, a sostegno di una credenza popolare che ha centinaia di anni, quella di fare offerte agli "alberi dei desideri", a pozzi oppure a fontane.


Se andate in Scozia, in Irlanda o in Inghilterra, segnate sulla vostra guida anche una tappa ad almeno uno dei "Clootie wells", letteralmente "fontane di stoffa".
 Un "Clootie" è infatti un pozzo o una fontana, quasi sempre con un albero accanto, dove strisce di stoffa o stracci vengono legati ai rami, nella speranza di guarire da una malattia. 
Per fare un'offerta, pezzi di stoffa o "cloot" sono generalmente immersi nell'acqua del pozzo sacro e poi legati a un ramo, mentre una preghiera invoca "lo spirito del bene". 
In alcuni pozzi, la parte del corpo interessata viene lavata con lo straccio bagnato prima di legarla all'albero.
 Secondo la tradizione, man mano che lo straccio si disintegra nel tempo, la malattia dovrebbe svanire. 
Nel corso dei secoli strisce di vestiti hanno dato spazio anche a calzini, abiti, t-shirt e pantaloni, anche con pezzi di tessuti marci, e oggi la visione di uno di questi luoghi inquieta e affascina allo stesso tempo, lasciandoci scettici, magari, sulla "fede" che ha spinto a un gesto all'apparenza così grottesco.


La tradizione risale probabilmente all'epoca pre-cristiana, quando si credeva che un pozzo fosse abitato da una dea o semplicemente che la natura locale che lì imperava fosse sinonimo del bene più profondo, con tanto di "poteri speciali" di guarigione. 
Con l'avvento del Cristianesimo, le chiese locali cominciarono ad associarsi a questa credenza dei pozzi sacri e i sacerdoti del luogo cominciarono a supervisionare le cerimonie. 
Fino al 1581, quando la Riforma Protestante rese illegale il pellegrinaggio ai pozzi sacri.
 Ma la pratica è tuttavia sopravvissuta...


DOVE TROVARE I CLOOTIE WELLS 

 In Scozia trovate quello più famoso e si trova nel paese di Munlochy, Black Isle. 
Qui il clootie well è dedicato a San Bonifacio (o St Curidan) ed è proprio a ridosso della strada A832 (Fortrose e Cromarty i paesi principali di riferimento). 
Un tempo si pensava che questo pozzo curasse i bambini malati che rimanevano lì tutta la notte. 
Vicino, potete comunque passeggiare tra i magnifici boschi della zona. 

In Inghilterra, in Cornovaglia, appena a nord del villaggio di Madron, si trova Madron Well, a lungo venerato per i suoi poteri magici e curativi, nonché per la fornitura di acqua alla comunità locale. 
Ancora oggi le strisce di stoffa, o clouties, sono legati ai rami circostanti. 
Sempre in Cornovaglia, potreste visitare anche Alsia Well, Sancreed Well e Christ's Well. 

In Irlanda, a Loughcrew, vicino a Oldcastle, ci sono le cosiddette "Colline della strega", un gruppo di catacombe neolitiche risalenti al 3000 a.C. Ma anche qui i visitatori che vanno verso le tombe legano nastri al ramo di un albero di biancospino.

 Fonte: greenme.it
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