giovedì 5 febbraio 2015

Kabáh : l'insolita città maya che letteralmente significa “Signore dalla mano forte e poderosa”


Le rovine del sito Maya di Kabáh si trovano lungo quella che viene chiamato “Itinerario Puuc”, ovvero il circuito che comprende tutti i siti tipici della cultura maya Puuc intorno a Uxmal.
 Infatti, è nella regione montuosa dell’entroterra della penisola dello Yucatan che è possibile trovare l’espressione artistica più alta dei Puuc, una popolazione che dominò, nel periodo classico della civiltà maya, la regione a sud della odierna città di Mérida.

 Kabáh si trova a sud di Uxmal e ad essa è collegata tramite un grande sacbè lungo 18 km e ampio 5 m, una tradizionale “strada bianca” dei maya, alle cui due estremità si trova un arco monumentale.
 Il sito si estende su circa 1,2 km² e le rovine si trovano su entrambi i lati strada. Tuttavia, buona parte delle strutture è ancora coperta dalla giungla. 
Si pensa che i colli attorno alla città sono costruzioni non ancora scavate.
 Gli archeologi ipotizzano anche la presenza di una grande piramide non ancora trovata.

 Il nome “Kabáh” è di solito considerato un termine della lingua maya arcaica, tradotto come “signore dalla mano forte e poderosa”. Il nome della città è menzionato nel Chilam Balam de Chumayel. Si pensa che questo nome sia associato con la rappresentazione che c’è sull’entrata, dove una scultura rappresenta un uomo che sostiene con la sua mano un serpente. 

 La zona è stata abitata fin dal 3° secolo a.C. Tuttavia, la maggior parte degli edifici principali di Kabáh sono stati eretti tra il 7° e il 9° d.C. 
In uno degli architravi sopra la porta di un edificio si trova incisa la data 879, probabilmente tra gli anni d’oro della città.
 Un’altra data inscritta, 987, è una delle ultime in stile classico maya.
 In realtà, si sa molto poco sulla storia di Kabáh, ma sembra che fosse fortemente dipendente dalla grande città di Uxmal. 

Il sito è stato abbandonato intorno al 1200, per ragioni ignote, forse dovute al tracollo di Uxmal. 
 Nonostante sia stata portata alla luce solo una parte degli edifici che compongono il complesso di Kabáh, il sito presenta strutture molto interessanti e sculture davvero insolite. 

 Uno degli edifici più importanti è certamente il Tempio delle Maschere, noto anche come Codz Poop (letteralmente stuoia arrotolata).
 La struttura poggia su una piattaforma alta 5 m ed la facciata ovest è completamente ricoperta con 250 riproduzioni del volto del dio della pioggia Chaac, cui si interpongono motivi geometrici.


Si tratta di uno dei più imponenti edifici dell’architettura Maya e l’ossessiva ripetizione di un unico elemento architettonico è decisamente insolito per l’arte maya: l’effetto è davvero unico nel suo genere.

 Nella facciata occidentale del Codz Poop si trova una non comune rappresentazione tridimensionale di una figura maschile, un uomo muscoloso, con le braccia protese in avanti, con un ricco copricapo arabescato, probabilmente un sovrano.


L’enfasi posta sulla devozione a Chaac, sia qui che in altri luoghi Puuc limitrofi, si ritiene dipenda dalla scarsità di acqua nella regione.
 Il sito non presenta cenote nelle vicinanze, né la città era dotata di un qualche sistema idrico, in modo che gli abitanti dipendevano esclusivamente dalla pioggia. 

 El Palacio è l’edificio più massiccio del sito, straordinario esempio di architettura Puuc. 
La struttura sorge su una piattaforma sopraelevata collegata allo spiazzo sottostante da una scalinata centrale, e comprende numerose stanze distribuite su due piani. 
 La facciata del secondo livello presenta numerosi ingressi di differente ampiezza, alcuni dei quali divisi da colonne. 


A fianco del Palacio è presente un edificio con due scalinate, una rivolta a nord e l’altra a ovest, che unisce El Palacio al Tempio delle Maschere.
 In prossimità del centro urbano sorge un arco monumentale che segna l’ingresso al sacbé, la grande strada bianca che collega Kabáh con Uxmal. 
L’arco fu intorno agli anni ’50 del Novecento dall’archeologo messicano Ponciano Salazar.


Completamente disadorno, presenta solo due targhe nel centro. La parte inferiore dello stesso era dipinta di rosso: è ancora possibile vedere resti di pittura nella parte ovest. 

 Una grande piramide a Kabáh è ancora in attesa di essere trovata. Alcuni indizi sono rappresentati dai resti una scalinata sul lato sud di un piccolo altipiano artificiale.
 Al momento, non ci sono piani per ulteriori scavi, ma gli archeologi sono convinti che preziosissimi tesori archeologici sono nascosti sotto gli alberi della giungla e che non ascpettano altro di essere portati in superficie.

 Fonte: .ilnavigatorecurioso.it/

Lo spreco alimentare è il terzo emettitore di Co2 al mondo, dopo Cina e Usa



L'impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato, e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2, una cifra complessiva che inserisce questo sconcertante dato di emissioni di prodotti che non vengono neanche utilizzati, al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori di Co2 a livello mondiale dopo Cina e Stati Uniti.

 I dati, resi noti nel rapporto Food wastage footprint. Impacts on natural resources realizzato dal Dipartimento di gestione ambientale e delle risorse naturali della Fao nel 2013, parlano di un circolo vizioso perché, sottolinea il Wwf, secondo studi recenti il cambiamento climatico potrebbe ridurre la produttività agricola, diminuendo le disponibilità alimentari globali e danneggiando le popolazioni più povere e le famiglie che basano il proprio reddito sulle colture, l'allevamento del bestiame e la pesca. 

 In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare , la cui seconda edizione si celebra oggi, il Wwf sottolinea che «Lo spreco alimentare non è solo un problema di alimenti ma anche di impatti sulla biodiversità e sul clima.
 Un allarme che il Wwf rilancia nell’anno che vedrà il Vertice mondiale di Parigi come momento clou per gli impegni di riduzione delle emissioni di Co2 al livello globale».E secondo il Wwf la responsabilità è divisa a metà tra consumatori e sistema produttivo.
 Se è vero infatti che «i consumatori spendono in media 316 euro l’anno in cibo che per disattenzione o negligenza viene buttato senza essere consumato», c'è anche «un sistema produttivo che troppo spesso perde cibo e risorse lungo la filiera, fino al 50% delle perdite totali, prima ancora che arrivino in tavola». 

 L’alleanza stretta dal Wwf con aziende della grande distribuzione e food service per campagne dedicate, consentirà di veicolare consigli e buone pratiche contro lo spreco alimentare verso un grandissimo numero di cittadini. 
 Prosegue, infatti, la campagna di sensibilizzazione sulla riduzione dello spreco alimentare domestico con iniziative in punto vendita e sul web promossa da Auchan e Simply, già impegnate nella vendita dei prodotti sfusi e nel recupero di prodotti prossimi alla scadenza; in tutti i punti vendita Ikea vengono distribuite le eco-vaschette anti-spreco realizzate in collaborazione con Wwf. 

 Fonte: www.focus.it
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