giovedì 20 novembre 2014

Il balletto del polpo Dumbo


Il polpo Dumbo (Grimpoteuthis bathynectes), vive in acque molto profonde ed è dotato di due grandi pinne ai lati della testa che ricordano le orecchie dell’elefantino di Walt Disney.

 L’esemplare protagonista di questo suggestivo video è stato ripreso a 200 miglia al largo delle coste dell’Oregon, a più di 2000 metri di profondità, con una sofisticata telecamera in alta definizione.
 Di questo animale si sa ancora molto poco: vive in zone dove la luce del Sole non arriva e si ciba principalmente di crostacei, vermi e molluschi bivalvi.

 Il tratto di mare dove sono state girate queste immagini, nonostante la grande profondità, brulica di vita: siamo nei pressi della catena dei vulcani sottomarini della faglia di Juan de Fuca, nel Pacifico Nordoccidentale.
 Le sorgenti di acque calde che fuoriescono dalla crosta terrestre a temperature che possono superare i 460°C favoriscono la proliferazione di batteri chemiosintetici, semplici organismi unicellulari che traggono dal calore l’energia necessaria a trasformare minerali inorganici in composti organici sui quali si fonda l’intero habitat biologico di quei fondali remoti. 

FRANCO SEVERO

 

Alla scoperta dei plastiglomerati, le rocce di plastica


Forse adesso stiamo davvero esagerando: inquiniamo così tanto che le tracce delle nostre attività sono arrivate addirittura… nei sassi. Lo sostiene la geologa canadese Patricia Corcoran che ha recentemente concluso un viaggio nel Pacifico a bordo della nave oceanografica Alguita.
 La scienziata, in forze all’Università dell’Ontario Occidentale, ha trovato sulla spiaggia hawaiana di Kamilo Beach delle formazioni di sabbia, roccia e conchiglie tenute insieme da frammenti di plastica semifusa. 

Questi reperti, prontamente ribattezzati “plastiglomerati”, sono diventati in breve tempo un caso scientifico.
 Secondo la Corcoran la loro origine è probabilmente molto poco esotica: un falò acceso sulla spiaggia da qualche turista potrebbe aver sciolto la plastica che, raffreddandosi, si sarebbe legata agli altri materiali.
 Ma per la ricercatrice l’argomento merita di essere approfondito: quanto sono diffusi i plastiglomerati?
 Qual è il loro ciclo di vita? 
Quanto tempo sono in grado di resistere agli agenti atmosferici?
 E che impatto possono avere sull’ecosistema? 
Tutte domande alle quali, ad oggi, non esistono risposte ma che meritano sicuramente attenzione.




Anche perché i plastiglomerati sono solo l’ultima contaminazione sintetica, in ordine temporale, del nostro ecosistema. 
 Gli scienziati hanno infatti già da diversi anni identificato la plastisfera, cioè lo strato di piccoli frammenti di plastica che galleggia sulla superficie delle acque, e la Grande Isola di Plastica, un grande ammasso di rifiuti galleggianti ammassati dalle correnti del Pacifico.

 Fonte: focus.it

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