mercoledì 10 aprile 2019

Forse scoperto come è possibile si siano conservate per 2.000 anni le armi in bronzo dell’esercito di terracotta


Fin dalla loro scoperta negli anni ’70, la preservazione perfetta delle armi sepolte accanto ai duemila soldati dell’esercito di terracotta di Xi’an ha messo in crisi gli scienziati. 
Nonostante il loro posizionamento protetto all’interno del mausoleo dell’imperatore cinese Qin Shihuang per più di duemila anni, né i guerrieri né le componenti in bronzo delle loro armi, si sono deteriorate molto.

 Per decenni, gli scienziati hanno creduto che i produttori di armi Qin avessero sviluppato un’avanzata tecnologia antiruggine, nota oggi come rivestimento per la conversione del cromato, basata sulla rilevazione di tracce di cromo sulla superficie delle armi di bronzo sepolte con i soldati, una tecnologia brevettata solo nel inizio del XX secolo e ancora oggi in uso. 

Pubblicando i loro risultati su Scientific Reports, un team di ricercatori suggerisce ora che questa teoria dovrebbe “essere abbandonata”. 
Invece, l’incredibile conservazione del metallo potrebbe derivare probabilmente dal terreno di Xi’an. 
Il team ha analizzato 464 parti di armi e ha scoperto che meno del 10% aveva tracce di cromo; una scoperta che, dicono, conferma che la presenza della sostanza chimica non è universale e non era una tecnica di conservazione intenzionale, ma piuttosto avesse una funzione decorativa.


Quindi sarebbe stato creato un nuovo trattamento antiruggine? 
I ricercatori dicono che è stato semplicemente il risultato della contaminazione da materiale organico in decomposizione. “Abbiamo trovato un notevole contenuto di cromo nel rivestimento laccato, ma solo una traccia di cromo nei pigmenti e nel terreno vicini, forse contaminazione”, ha detto l’autore principale Marcos Martinón-Torres in un dichiarazione, aggiungendo che le più alte tracce di cromo trovate sui bronzi erano sempre su parti di armi direttamente associate a materiali organici, come quelle fatti di legno e bambù, che da allora sono decadute.

 Per queste armi, il trattamento al cromo avrebbe fornito un rivestimento decorativo laccato piuttosto che un “antico trattamento antiruggine”.


Il team ha rilevato che il terreno a pH moderatamente alcalino trovato nel sito, probabilmente ha contribuito alla conservazione così particolare. 

Per confermare, hanno simulato una replica dei bronzi in una camera modificata a livello ambientale. 

Quelli sepolti nel terreno dal sito di Xi’an sono rimasti in condizioni quasi perfette anche dopo quattro mesi di temperatura e umidità estreme, rispetto alla grave corrosione osservata nei bronzi sepolti nel suolo britannico. 

Sebbene promettente, la coautrice dello studio Xiuzhen Li, osserva che esiste ancora una possibilità che questa antica società abbia sviluppato una sorta di nuova tecnologia. 
“L’alta presenza di stagno nella tecnica del bronzo, la tempra e la particolare natura del suolo locale, vanno in qualche modo a spiegare la loro notevole conservazione, ma è ancora possibile che la Dinastia Qin abbia sviluppato un misterioso processo tecnologico e questo merita ulteriori indagini”


Più di 40.000 guerrieri di terracotta sono stati ritrovati dopo la loro scoperta avvenuta più di 40 anni fa e si stima che ce ne siano ancora diverse migliaia. 
Erano tutti forniti di armi completamente funzionali in bronzo, tra cui lance, alabarde, spade, archi, oltre a ben 40.000 punte di freccia (100 erano presenti nella faretra di un guerriero). 

 Tratto da www.iflscience.com
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