venerdì 28 marzo 2014

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L'herpes labiale: rimedi e consigli


L’herpes labiale è causato da un virus che, solitamente, colpisce le labbra, ma non disdegna di altre mucose quali naso, interno dell’occhio e parti intime. 
Il virus dell’herpes simplex, una volta contratto, si stanzia buono buono e in silenzio tra i gangli nervosi spinali e resta lì, in attesa del momento opportuno per manifestarsi.
  Le cause scatenanti sono tante, le principali sono imputabili a momenti di particolare stress in cui le difese immunitarie si abbassano. 
Se abbiamo in programma una serata speciale, almeno qualche giorno prima, cerchiamo di condurre uno stile di vita easy, rilassiamoci più possibile e riposiamo.
 Anche l’esposizione ai raggi solari può causare la comparsa dell’herpes labiale, così come uno stato febbrile o, addirittura, un trauma alle labbra. 

Naturalmente l’herpes labiale è contagioso, per cui potrebbe essere anche colpa di chi, di recente, ha accostato le sue labbra affette dal disturbo alle nostre. 
Niente panico, nel giro di circa 5 o 6 giorni l’herpes sarà scomparso senza lasciare cicatrici, purtroppo però ci vuole un po’ di pazienza. 

L’herpes labiale si manifesta con un prurito e una sensazione di gonfiore nella zona dove, al massimo il giorno dopo, faranno la loro comparsa delle vescicole.
 In principio sembreranno innocue brugoline, ma nel giro di poche ore si riempiranno di siero. Non scoppiamole! Il liquido potrebbe spargersi e infettare altre zone e, soprattutto, non tocchiamo le lesioni e subito dopo gli occhi. 
Stiamo calmi e fermi e non facciamo nulla di sconsiderato. Dopo circa due giorni le vescicole saranno ben ben gonfie e daranno un discreto fastidio oltre al prurito che non ci abbandonerà fino alla totale scomparsa dell’herpes labiale.
 In concomitanza alla comparsa delle lesioni potremo avvertire una forte secchezza delle zone non colpite delle labbra.
 Il terzo-quarto giorno le vescicole si romperanno da sole e lasceranno il posto a delle crosticine che non vanno rimosse. Possono cadere da sole accidentalmente e, talvolta, questo comporta una modesta sanguinazione. 
La pelle dove prima vi erano le crosticine apparirà di un rosa deciso e piuttosto sensibile. 
Verso il quinto o sesto giorno sarà tutto finito e le cicatrici delle lesioni scompariranno subito dopo.

 L’herpes labiale è un disturbo fastidioso, ma di modesta entità che può guarire anche spontaneamente. Se però vogliamo accelerarne il processo di remissione possiamo ricorrere a dei trattamenti farmacologici o a dei rimedi naturali.
 Il farmaco più utilizzato è una pomata a uso topico a base di aciclovir.
 Esistono anche delle compresse per somministrazione orale, che però vengono prescritte al medico solo nelle fasi acute o recidive di herpes labiale o, più spesso, per l’herpes zoster o meglio conosciuto come fuoco di Sant’Antonio.
 Un rimedio molto efficace è il patch. 
Da qualche anno, infatti, si trovano tra i prodotti da banco dei piccoli dischetti adesivi che vanno posti direttamente sulla lesione. Non solo questi patch hanno una funzione curativa, ma preservano la zona da eventuali ulteriori infezioni e, udite udite, ci si può anche passare sopra il rossetto, mascherando egregiamente l’inestetismo.


Se però vogliamo ricorrere a rimedi naturali, possiamo provare con un impacco di succo di limone che, grazie all’acido citrico agevolerà la comparsa delle crosticine e quindi il processo di guarigione.
 Unico inconveniente, il limone sulle lesioni brucia parecchio, quindi animo, volere è potere.


Meno traumatico l’utilizzo di una pomata a base di echinacea che facilita la guarigione dell’herpes labiale grazie alle sue proprietà immunostimolanti.
 Anche l’olio essenziale di eucalipto può sortire l’effetto desiderato. Un rimedio facile e pratico che invece servirà a calmare la fastidiosa sensazione di prurito quando stanno spuntando le vescicole è quello di applicare un cubetto di ghiaccio sulla parte lesa. 
 A ogni modo non cerchiamo mai di rompere le bollicine e se dovesse accadere in modo naturale puliamo velocemente la zona con dell’acqua ossigenata. Con un po’ di pazienza avremo di nuovo labbra a prova di bacio in pochi giorni...

 Corinne Castagnotto

La storia di Tavolara, una favola moderna


Era la fine del 1700 quando la famiglia Bertoleoni giunse da Genova all’arcipelago de La Maddalena in cerca di una nuova dimora. 
Fu Giuseppe Bertoleoni a spingersi oltre nell’esplorazione delle isole a Nord della Sardegna e ad approdare per primo a Tavolara, allora completamente disabitata e selvaggia.


L’isola sembrò da subito offrirgli tutto ciò di cui aveva bisogno. 
Vi si stabilì e qui si dedicò all’allevamento delle “capre dai denti d’oro”, così chiamate per la caratteristica colorazione dorata delle arcate dentarie.
 Capre preziose e particolari, la cui descrizione, interessava i racconti oltremare.

 Nel 1836, in occasione di una battuta di caccia, il Re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia giunse nell’isola. 
Qui fu accolto dal maggiore dei figli di Giuseppe, Paolo Bertoleoni. A Carlo Alberto, il giovane Paolo si presentò come “Re di Tavolara” offrendo all’ospite, un letto e una tavola per alcuni giorni, presso la sua modesta Corte. 
 Al suo rientro a Torino, memore dei racconti del giovane Paolo, il Re di Sardegna ordinò al fedele Generale La Marmora, di fare ritorno a Tavolara per prelevare alcuni esemplari di capre dai denti d’oro.
 Il Generale ne catturò ben quattro, portando con sé anche la fine della pace per gli abitanti dell’isola.
 Il demanio diede infatti ordine di esproprio, dopo pochissimo tempo, poiché, di fatto, non esisteva nessun documento ufficiale che attestasse la sovranità dei Bertoleoni sull’isola. Ma Paolo non si perse d’animo e raggiunse Carlo Alberto a Torino, in cerca di rassicurazioni.

 Tranquillizzato dallo stesso Re, ottenne dai Savoia il riconoscimento ufficiale al Regno di Tavolara e, tornato vincitore, stabilì sull’isola una vera e propria istituzione regnante.
 Passarono degli anni prima che arrivasse la richiesta di una coppia di capre dai denti d’oro per la tenuta napoletana di Vittorio Emanuele II.
 Fu Paolo in prima persona a catturare le capre e a portarle personalmente a Napoli. Rifiutando il compenso per questa sua azione,  ricordò al Re Vittorio Emanuele la promessa fatta dal padre e pretese un documento scritto che comprovasse il riconoscimento del Regno.


Il desiderio venne esaudito e dopo un mese, giunse nell’isola il documento Regio che attestava l’esistenza del regno di Tavolara. 

L’interesse per il nuovo, piccolo Reame, dilagò tra tutti i Regnanti e la Regina Vittoria d’Inghilterra,impartì ordine al suo alto ufficiale di marina, di raggiungere l’isola per fotografare la sconosciuta famiglia regnante Bertoleoni.
 Un documento storico e significativo, la fotografia che ancora oggi dimora al museo di Buckingham Palace, a Londra, adagiata tra la collezione di fotografie di tutte le famiglie reali del mondo. Nell’immagine impera Carlo I, Re di Tavolara, circondato dalla sua corte. L’immagine riporta una didascalia che recita “La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il più piccolo regno del mondo”.

 La pergamena che riconosceva l’esistenza del Regno cadde, insieme con altri documenti storici, nelle mani di un uomo che sappiamo aver frequentato l’isola intorno alla metà del 1800, ma del quale si persero presto le tracce.
 Nel 1861, il regno di Tavolara venne annesso a quello d’Italia. Nel 1886, alla morte del re, gli abitanti di Tavolara proclamarono la Repubblica e stabilirono il suffragio universale, prima che la monarchia fosse nuovamente restaurata nel 1895.




In questa data, salì al trono l’ultimo esponente della storica famiglia, Carlo I di Tavolara,che regnò fino al 6 novembre 1927. Il suo ultimo discendente diretto, morì a Olbia nel 1993, segnando la fine di un Regno e di una favola moderna, quella che ci piace ricordare come la “storia del regno delle capre dai denti dorati”.




















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