mercoledì 24 settembre 2014

Le escort nelle storia


Pare che la mamma di tutte le 'lucciole' sia una leggenda: Acca Larentia, madre adottiva di Romolo e Remo.
 Si racconta che i gemelli abbandonati in una cesta sul fiume, furono allattati da una lupa e trovati dal pastore Faustolo, che li portò alla moglie Acca Larentia. Ma il termine lupa era anche la parola che i romani usavano per indicare una prostituta.
 Il legame tra Acca Larentia e la prostituzione viene anche da un'altra leggenda; si dice che una bella prostituta del VII sec. a.C ebbe rapporti con Ercole, una divinità che la fece sposare con un uomo ricchissimo.
 Diventata successivamente vedova e ricca lasciò i suoi beni al popolo romano: in suo onore si istituì una festa chiamata Larentalia.


L'ambasciatore francese Monsignor de la Morett definì 'Merze (merce) senza eguali nel mondo' le cortigiane veneziane che avevano deliziato i suoi soggiorni nella Serenissima: ma attenzione,quelle merci erano nel caso di cortigiane oneste, prostitute d'alto bordo, donne che erano state educate alla musica, al canto, alla poesia, alle conversazioni brillanti, insomma erano donne colte.
 Una di queste, una poetessa veneziana Veronica Franco nata nel 1546 e morta nel 1591, era riuscita a pubblicare i suoi versi in un libro, il Terze Rime arrivando a duellare poeticamente con un nobile che l'aveva offesa, tale Maffio Venier... 

La Franco concesse i suoi favori a personaggi illustri, che divennero i suoi amanti-protettori come Enrico di Valois, futuro re di Francia con il nome di Enrico III; la Serenissima arrivò a festeggiare Veronica con 11 giorni di bagordi per cementare il rapporto tra la Repubblica e la corte di Francia e anche per strappare qualche segreto al Re. La visita doveva essere privata ma la corte ne parlò per mesi e mesi. Fu ritratta anche dal Tintoretto.
 E pensare che la 'tariffa' di Veronica, come declamava il libro 'Catalogo di tutte le principali e più honorate cortigiane di Venetia' a metà tra la satira e la guida turistica, ne indicata una cifra molto bassa, due scudi...come guadagnava sua madre.
 Come Veronica Franco molte altre cortigiane sono rimaste celebri ispirando scrittori, pittori e compositori e influenzando i potenti, e nonostante fossero considerate prostitute hanno raggiunto posizioni di estremo prestigio.


Una donna con la peggior fama della storia delle cortigiane, fu Valeria Messalina che a 14 anni andò in sposa a Claudio che ne aveva ben 48 ed era claudicante e balbuziente! 
Due anni dopo il matrimonio l'imperatore Caligola che l'aveva data in sposa, fu ammazzato e Claudio divenne imperatore: automaticamente Messalina divenne la 'first lady'. 
Plinio il vecchio scrisse che riuscì' ad arrivare a 25 rapporti consecutivi in una notte, e non si faceva scrupolo di frequentare i bordelli più malfamati.
 Ad una festa 'sposò' uno dei suoi amanti: lo fece più per lo scandalo, visto che era talmente annoiata dei suoi facili adulteri che cercava nuovi piaceri. Ma l'imperatore a quel punto ne ordinò la morte.
 Per una romana l'adulterio era considerato un reato gravissimo. Per aggirare questo problema le meretrici si iscrivevano ad un albo, quello degli edili, a cui dovevano registrarsi le prostitute, perché loro non potevano sposarsi e dunque il crimine di adulterio non esisteva per chi era iscritto all'albo.


Un potere prezioso lo conquistò una cortigiana rinascimentale, la romana Tullia d'Aragona (1510-1556) amante di Bernardo Tasso, padre di Torquato: questa donna animava i salotti letterari con la sua vivida intelligenza e le sue doti poetiche e per questo era denominata 'cortegiana de li accademici'.
 La d'Aragona apparteneva a quella cerchia di meretrices honestae come la definì Johann Burchard, un maestro di cerimonie alla corte pontificia, inserendola nella lista di 50 cortigiane che avevano partecipato ad una festa con Papa Alessandro VI, sua figlia Lucrezia e il figlio Cesare Borgia, con altri convitati.
 Il termine 'oneste' stava ad indicare il grado di cultura di queste donne e il loro status superiore a quello delle comuni prostitute (ed erano talmente tante che nel '500, Pio IV istituì il quartiere romano di Borgo Pio con tanto di tasse per le meretrici).
 A Roma le cortigiane vivevano nel lusso della corte papale, e spesso potevano, a differenza delle donne 'normali', sviluppare ulteriormente le loro arti nella musica, nella poesia e scrivendo anche diari di 'memorie'. 

 Andando più indietro nel tempo troviamo anche molto colte le ètere greche, che avevano la possibilità di partecipare alla vita pubblica presenziando anche ai simposi maschili, dove invece le altre donne greche vi erano escluse. Di queste donne nell'antica Grecia si sa poco e nulla, e nonostante la condizione disprezzata e precaria di alcune, altre però riuscirono a diventare ricercatissime e ricche e influenti, come Taide, che viene ricordata perchè convinse Alessandro Magno a incendiare il palazzo reale di Persepoli.

 In quello stesso periodo altre due ètere ateniesi, Pizionice e Glicera, fecero perdere la testa ad Arpalo, il tesoriere di Alessandro Magno:alla prima fu dedicato un mausoleo in Grecia e un santuario in Babilonia e alla seconda una statua di bronzo. 
Purtroppo questi onori costarono la faccia al loro protettore! 

 La bellissima Frine, un'ètera greca, divenne l'amante del retore Iperide, del pittore Apelle e dello scultore Prassitele di cui fu modella: divenne ricchissima. 
Divenne celebre per il suo processo, perchè il tribunale di Atene l'accusò di empietà per aver posato nuda nei panni della dea Afrodite, in alcuni riti. 
Fu assolta grazie al suo amante, Iperide che, denudandola davanti ai giudici, chiese come si poteva offendere una dea con una simile bellezza.


La ex schiava ed attrice Licoride, a Roma, divenne la 'concorrente' addirittura di Cleopatra: fu amata da Marco Antonio. Influì sull'arte, in modo indiretto però, perchè abbandonò Gaio Cornelio Gallo, il prefetto d'Egitto che per lei compose poesie struggenti e fu considerato l'iniziatore dell'elegia latina, una forma poetica che a Roma prese la forma di un canto di amore e passione. 

 Ninon de Lenclos iniziò il suo 'lavoro' inizialmente venduta dalla madre a 18 anni, e continuò facendosi mantenere da numerosi amanti-protettori: divenne l'animatrice dei salotti letterari e filosofici della Parigi del '600. Era una donna molto scaltra; divideva i suoi amanti tra 'favoriti' e 'martiri' di cui i secondi erano destinati a mantenerla facendole regali costosi, ma non avevano il diritto di toccarla. 
La de Lenclos fu consigliera di Molière e anche del re Luigi XIV, il Re Sole, che la interpellava chiedendole consigli.

 Ironica e spiritosa come lei era anche Nell Gwyn (1650-1687) attrice e amante di Carlo d'Inghilterra II. 
Famoso l'aneddoto in cui mentre andava in carrozza, una folla di cattolici ne bloccò il mezzo perchè la volevano linciare: lei senza scomporsi si sporse dal finestrino ed esclamò: “Vi prego, brava gente, siate civili, io sono la puttana protestante”, riferendosi alla sua rivale, la duchessa di Portsmouth, che era cattolica. 
La folla, scoppiando a ridere, la fece passare. 
Anche lei iniziò la sua 'attività' da piccola, mescendo bevande nel bordello gestito dalla madre. La sua carriera si evolse quando iniziò a prostituirsi nei teatri, diventando poi attrice e conoscendo successivamente il re, che amava girare in incognito nei teatri.
 Era una donna che non dimenticò mai le sue umili origini, fu generosa con i poveri e la gente la ricordò sempre con affetto. 

Nell'Ottocento le cortigiane divennero più audaci. Le “grandes horizontales” grandi orizzontali, dettarono legge in fatto di moda, provocarono drammi e dilapidarono fortune ingenti, ma lasciarono tracce in tutte le arti: il poeta Baudelaire, suo amante, elesse a sua musa la cortigiana Apollonie Sabatier, nei suoi versi 'I fiori del male'. La figura della cortigiana fu identificata soprattutto sulle fattezze di Marie Duplessis, una ragazza dai capelli nerissimi, circondata da ammiratori, che condusse una vita brillante e costosa, finita a 22 anni per colpa della tisi che la portò alla morte...
 Era nota la sua passione per le camelie di cui si circondava sempre: lo scrittore Alexandre Dumas figlio fu uno dei tanti amanti ed a lei si ispirò quando scrisse 'La signora delle camelie' mentre Giuseppe Verdi la rese immortale con l'opera 'La Traviata'.


Honorè de Balzac denominò invece Olympe Pélissier come la 'più bella cortigiana di Parigi': questa affascinante donna sposò il compositore Gioacchino Rossini rimanendogli sempre accanto, fedelissima.
 Altre donne furono però considerate fatali ai loro amanti guadagnandosi la fama di 'mangiatrici di uomini', come la Bella Otero, Carolina Augustina Otero Carasson, una spagnola, diva della Belle Epoque mantenuta da teste coronate e miliardari. 
Fu famosa per il suo ingente patrimonio , ma anche per aver condotto al suicidio sette uomini.


Altra femme fatale, Lola Montez; il suo vero nome era Elizabeth Rosanna Gilbert di origine irlandese che si faceva passare per ballerina spagnola.
 Riuscì a far perdere la testa al re Ludwig I di Baviera, che la fece contessa e le donò un palazzo intero, permettendole anche di influire sugli affari del regno facendola diventare sua consigliera. La Montez cercò anche di promuovere qualche riforma, e si attirò in questo modo l'ira dei sudditi e all'ostilità della corte che istituirono moti contro di lei cercando anche di assediarla più volte. Costretta all'esilio, Lola non si arrese, e continuò a viaggiare cercando altri ammiratori che le dessero ricchezze e potere.


Un'altra donna famosa fu Margaretha Geertruida Zelle Mata Hari,, ballerina di successo ma spia meno fortunata: fu condannata in Francia come spia tedesca durante la prima guerra mondiale: durante il conflitto riuscì a sedurre 11 ufficiali di 4 nazioni portandoseli a letto. 
Donna molto orgogliosa si dice che urlò ai giudici: “Puttana? Si. Ma traditrice mai!”.

Il mistero della neve nera della Groenlandia


Sono spaventose le foto scattate questa estate in Groenlandia. Ma le loro implicazioni lo sono ancora di più. Le ha fatte Jason Box, del Geological Survey of Denmark and Greenland, che fornisce una possibile spiegazione dell'inquietante fenomeno documentato. 
 "Ero sbalordito, davvero", ha dichiarato l'esperto a Slate.com, che si è trovato davanti a questa grande aerea ricoperta di neve nera mentre documentava lo stato dei ghiacciai in Groenlandia.
 Un fenomeno così intenso che non aveva mai visto prima. 
La colpa sarebbe della fuliggine e dell'inquinamento
.

Ci sono diverse possibili spiegazioni per quello che sta succedendo. La più probabile è che una qualche combinazione di tempeste di neve sempre più frequenti d'estate, abbia trasportato polvere, detriti e fuliggine dagli incendi boschivi, che hanno reso il ghiaccio eccezionalmente scuro quest'anno. 
Non a caso il 2014 sarà anche l'anno con il maggior numero di incendi boschivi mai misurato in Artico.


Una possibilità più inquietante è che quello che stiamo vedendo è l'inizio di un ciclo legato al riscaldamento globale. 
Box, che ha definito la sua indagine scientifica "neve scura", parla anche dei misteriosi buchi siberiani e delle bolle di metano in mare aperto come prova di come l'Artico stia cambiando rapidamente e in modi imprevedibili. 
Ha intenzione di presentare questi e altri risultati recenti a una rivista scientifica formale entro la fine dell'anno. 

 Roberta Ragni 
Foto di Jason Box

 

La straordinaria lavorazione microscopica dei manufatti d’oro scoperti a Stonehenge

Nel 1808, William Cunnington, uno dei primi archeologi professionisti della Gran Bretagna, scoprì quelli che divennero noti come i gioielli della corone del Re di Stonehenge.
 I manufatti si trovavano all’interno di un grande tumulo dell’Età del Bronzo, a poca distanza dal famoso cerchio di Stonehenge, conosciuto come Bush Barrow.
 La scoperta di Cunnington riguardava alcuni gioielli decorati, una placca d’oro che veniva applicata ad un mantello e un pugnale finemente decorato. La lavorazione estremamente raffinata dei manufatti in oro ha interrogato i ricercatori per lunghissimo tempo. Basti pensare che la decorazione del manico del pugnale fu realizzata con il posizionamento di decine di migliaia di minuscoli singoli componenti, ciascuno lungo appena un millimetro e dal diametro di un quinto di millimetro, praticamente come la punta di un ago. 

Secondo quanto riporta The Indipendent, il processo stupefacente ha richiesto il posizionamento di circa 140 mila piccole borchie dorate dalle dimensioni descritte.
 La prima fase della lavorazione ha comportato la produzione di un filo d’oro finissimo, spesso quanto un capello umano. L’estremità del filo veniva appiattita per creare un perno per il fissaggio, poi veniva tagliato con una selce affilata o un rasoio di ossidiana, ad appena un millimetro dalla base.
 Questa delicata procedura è stata poi ripetuta letteralmente decine di migliaia di volte.


“Con un minuscolo punteruolo di bronzo venivano creati i fori per alloggiare le fibre d’oro”, scrive The Indipendent. “Poi veniva applicato un sottile strato di resina sulla superficie come adesivo per il fissaggio delle fibre.
 Ogni singolo elemento è stato accuratamente inserito nel suo buco, forse utilizzando una pinzetta in legno o in osso, dato che le fibre sono troppo piccole per essere inserite direttamente dalla mano dell’artigiano”.

 “Stimiamo che l’intera operazione, dalla fabbricazione del filo d’oro fino al fissaggio, abbia richiesto almeno 2500 ore di lavorazione”, ha detto David Dawson, direttore del Museo del Wiltshire.
 Ronald Rabbets, un esperto di ottica dell’occhio umano, esaminando il minuzioso lavoro sul manico del pugnale, ha spiegato che solo dei bambini o degli adolescenti potrebbero aver eseguito tale operazione.
 Secondo quanto scrive Discovery News, se tale attività fosse stato eseguita da un adulto, le lunghe ore di lavoro ravvicinato e le continue messe a fuoco avrebbero certamente danneggiato gravemente la sua vista.

 Fonte: www.ilnavigatorecurioso.it
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