lunedì 9 ottobre 2017

In Nuova Zelanda un fiume sotterraneo crea piscine termali in spiaggia


Chi va al mare sulla penisola di Coromandel, in Nuova Zelanda, il bagno non lo fa nell'oceano, bensì direttamente in spiaggia.

 Sotto l'Hot Water Beach scorre un fiume sotterraneo che, due ore prima e due dopo la bassa marea, riscalda la spiaggia con un flusso d'acqua calda. E tutti ne approfittano per «scavarsi» una piscina termale privata, dove rilassarsi sino alla successiva alta marea. 

Inutile dire che Hot Water Beach sia una spiaggia unica al mondo, in cui il bagno si può fare proprio in ogni stagione. 
Siamo a 12 chilometri da Whitianga e a 175 da Auckland ma c'è chi ne percorre molti di più pur di testare i suoi benefici termali: ogni anno arrivano qui da tutto il mondo 700 mila persone.


Il nome di questa spiaggia neozelandese deriva proprio dalle sorgenti sorgenti presenti nel suo sottosuolo, da cui sgorga acqua calda e purissima, filtrata proprio dalla sabbia al quarzo. 
La temperatura dell'acqua raggiunge in superficie i 64 gradi centigradi e, soprattutto nelle giornate più fredde, non è raro vedere l'intera spiaggia circondata dalla «nebbia».


La spiaggia non è attrezzata con sdraio e ombrelloni, ma in un negozietto di surf che si trova proprio al suo ingresso si possono affittare le pale, con cui scavarsi in autonomia la propria vasca, di ogni forma e dimensione. 
Un piccolo dazio, per delle terme offerte gratis dalla natura.



Fonte: .lastampa.it

Octopolis e Octlantis: le città sommerse dei polpi


Nell'immaginario comune il polpo non figura certo tra le creature marine più socievoli e giocherellone.
 L'intelligente cefalopode conduce un'esistenza solitaria, con sporadici incontri a due finalizzati soltanto a riprodursi. Per il resto, salvo qualche lotta territoriale, ciascuno per la propria strada.
 Non così in fretta, però: ricercatori statunitensi hanno scoperto nella Baia di Jervis, al largo della costa orientale australiana, una città sommersa abitata da 15 esemplari del polpo Octopus tetricus. Una novella Atlantide sottomarina in cui le creature convivono, comunicano indirettamente, si accoppiano e - soprattutto - litigano, ma senza apparentemente cacciarsi via.


Octlantis, così è stato chiamato il sito a 10-15 metri di profondità, è il secondo insediamento marino di polpi osservato in natura. 

Il primo, denominato Octopolis, era stato individuato nel 2009 nella stessa baia, qualche centinaio di metri più in là, come raccontano i biologi dell'Università dell'Illinois sulla rivista Marine and Freshwater Behaviour and Physiology.
 Octopolis ospitava 16 esemplari, raccolti in oggetti abbandonati dall'uomo: l'ipotesi, allora, era stata che i polpi avessero bisogno di strutture artificiali per formare congregazioni stabili.

 La scoperta della nuova città porta a rivedere questa teoria. L'assembramento che si sviluppa su 18 metri di lunghezza, comprende infatti ripari nella roccia, tane ricavate nella sabbia e grattacieli formati da cumuli di conchiglie e altri gusci di prede consumate.






I suoi abitanti sono stati visti spesso interagire a distanza di tentacolo, anche se "a modo loro": i contatti più frequenti sono stati accoppiamenti, lotte territoriali, manifestazioni di aggressività con cambi di colore, tentativi di appropriarsi della tana altrui. 
Un atteggiamento antagonistico che i biologi non sono ancora riusciti totalmente a spiegare, ma che potrebbe dipendere dalla densità abitativa dello spazio.

 Le analisi delle 10 ore di filmati di Octlantis catturati dalle GoPro (ancora al vaglio degli scienziati) forniranno alcune delle risposte. 

 Fonte: focus.it
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