lunedì 4 marzo 2019

La Piramide di Bomarzo: un luogo incantevole e misterioso della Tuscia


Non occorre andare in Egitto per ammirare le piramidi. 
Anche negli angoli più suggestivi della nostra Italia è possibile farlo. 

Di recente infatti è stata scoperta una misteriosa piramide di origine etrusca nei boschi della Tuscia, nel cuore del suggestivo Parco dei mostri di Bomarzo. 
 Un luogo già di per se affascinante ma che oggi si carica di un'ulteriore valenza artistica e storica.

 Bomarzo è nota soprattutto per il celebre parco caratterizzato dalle gigantesche statue e dai volti mostruose, ma anche la misteriosa piramide etrusca gioca un ruolo di primo piano. Nascosta tra i boschi, e avvolta dalla vegetazione della Tuscia, essa venne scoperta oltre 100 anni fa, nel 1911, ma non fu mai studiata in modo approfondito dall’archeologia ufficiale. 

 Per anni, questo luogo carico di mistero rimase abbandonato ma nel 2008 lo studioso Salvatore Fosci decise di prendersene cura, occupandosi sia della vegetazione che della manutenzione dei sentieri per raggiungerlo.




La forma del suo tronco ricorda quella degli altari religiosi ma quella di Bomarzo è una vera e propria piramide, dalla datazione ancora incerta. 

Tradizionalmente chiamata “sasso del predicatore” o “altare piramidale”, sorge in una zona ricchissima di reperti archeologici risalenti sia al periodo etrusco che a quello preistorico.


Essa si può ammirare entrando dall’ingresso principale de La tagliata delle Rocchette. Una volta percorso tutto, occorre addentrarsi nel bosco seguendo il sentiero più grande per circa 400 metri, fino a raggiungere il doppio segnale in salita tra gli alberi. A quel punto la piramide apparirà facilmente agli occhi del visitatore attraverso le due rampe di scale. Una volta in cima, si raggiunge l’ara maggiore in cui probabilmente i sacerdoti etruschi officiavano i riti agli dei degli Inferi.



Francesca Mancuso

Trovata in Egitto una sfinge a testa di ariete scolpita nell’arenaria più di 3000 anni fa


Scavando nell’antica cava di Gebel el-Silsila vicino ad Assuan, in Egitto, archeologi e operai hanno portato alla luce, da un profondo pozzo di detriti di cava scaricati lì durante l’epoca romana, una sfinge di 3,5 metri di altezza.

 La sfinge era situata in un antico laboratorio di intaglio, dove la squadra di archeologi ha trovato anche centinaia di frammenti di pietra contenenti geroglifici e una scultura raffigurante un cobra arrotolato che una volta incoronava la sfinge. 

La presenza della statua nella cava è qualcosa di misterioso, ma potrebbe essere stato l’ordine annullato di qualche grande commessa, ha detto Maria Nilsson, un’archeologa all’Università di Lund in Svezia e direttrice dello scavo di Gebel el-Silsila.
 Le prove suggeriscono che la sfinge è stata scolpita intorno alla fine del regno del faraone Amenhotep III (il nonno di King Tut). Quando il faraone è morto, le sculture che aveva commissionato potrebbero essere state abbandonate. 

 Il sito di Gebel el-Silsila si trova lungo le rive del Nilo. Il sito in questione era una volta una cava, ma recenti scavi hanno rivelato che era anche sede delle abitazioni dei lavoratori delle cave e le loro famiglie. 
Nilsson e il vice direttore del progetto John Ward hanno trovato una necropoli per uomini, donne e bambini in loco .
 Hanno anche trovato statue scolpite di funzionari benestanti e una tomba senza tombini piena di una zuppa acquosa di resti umani .


La sfinge appena dissotterrata è cosiddetta “criosphinx” o sfinge a testa di ariete. (Il termine completo per le più famose sfingi a testa umana trovate in Egitto è “androsphinx”.) 

La cima rotta della testa della sfinge è rimasta attaccata alle macerie che la ricoprivano sin dall’antichità, ha detto Ward. All’inizio dell’anno scorso, i lavoratori dello scavo hanno estratto tonnellate di macerie per portare alla luce l’intera statua fino alla base o al basamento della stessa. 

Alla base della statua, la squadra di archeologi, ha trovato il cobra scolpito e rotto, noto come ureo, che era un simbolo della regalità. Hanno anche trovato una “sfinge baby”, praticamente una piccola sfinge che un apprendista potrebbe aver scolpito per fare pratica. Intorno alle statue, c’erano piccoli frammenti di ferro da scalpelli e schegge di arenaria molto fini, lasciati da artigiani intagliatori 3.370 anni fa. 

 Vicino alla sfinge, la squadra ha trovato centinaia di frammenti da un “naos” o “santuario” crollato di Amenhotep III. 
Questo faraone, figlio di Thutmose IV, governò l’Egitto dal 1390 aC circa fino ad approssimativamente il 1350 aC, durante l’era del Nuovo Regno. 
Un grande frammento di pietra con un testo scritto in ocra rossa che risale all’apertura della cava, è stato trovato tra i resti della struttura; gli epigrafi stanno lavorando per tradurlo, ha detto Ward. 

La sfinge massiccia sarebbe stata scolpita da un blocco di arenaria del peso di 10 tonnellate, ha detto Ward. 
Assomiglia ad una versione incompleta delle sfingi rinvenute nel tempio Khonsu a Karnak, un sito di rovine non lontano da Luxor. 

Non c’è alcuna ragione ovvia per cui la sfinge sia stata abbandonata alla cava, ha detto Nilsson.
 Ha una fessura sottile sul davanti, ma è improbabile che il danno sia abbastanza grave da rovinare una statua così grande, ha detto. È possibile che quando Amenhotep III morì e suo figlio salì sul trono, i vecchi progetti di lavoro del faraone furono fermati. 
“Uno degli aspetti che stiamo considerando è se sia stata interrotta la sua costruzione o meno, a causa del cambio di governo”, ha detto Nilsson. 

Una grande quantità di lavoro rimane da fare per scavare le macerie della cava attorno alla nuova sfinge, ha detto Ward. 
Le macerie sono spesse circa 3,5 m sopra lo strato che risale alla creazione della statua. 
“Abbiamo un compito immenso davanti a noi per ripulire tutto questa quantità pesantissima di residui di cava al fine di portare alla luce la totalità dello strato risalente del Nuovo Regno”, ha detto Ward. 

Tratto da www.livescience.com
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