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lunedì 16 luglio 2018
Geco: curiosità, simbologia e perché porta fortuna
Il geco è il cugino lontano della lucertola ed è famoso per i suoi bellissimi colori e perché è in grado di mimetizzarsi con l’ambiente che lo circonda.
Al contrario dei falsi miti che lo circondando, non è velenoso e non fa male alle donne incinte, anzi: è un ottimo predatore di zanzare!
I Gekkonidae sono una famiglia di rettili di modeste dimensioni, noi li conosciamo come gechi dai colori che vanno dal maculato fino al grigio e al giallo.
Sono animali che vivono in ambienti temperati e in tutto il mondo, vediamo assieme qualche curiosità, simbologia, perché si dice che il geco porti fortuna (e perché non cacciarlo se lo troviamo in casa).
Il geco è un animale che ha sempre affascinato tutti, difficilmente qualcuno prova paura nel vederne uno, perché il suo aspetto è curioso.
Forse non tutti sanno che riescono ad attaccarsi e staccarsi in qualsiasi superficie senza la necessità di usare secrezioni adesive. Per questo riusciamo a vederli sulle pareti, nel soffitto, su una minuscola foglia e via dicendo.
Dove sta il segreto?
Nella forza di Van der Waals, dal nome dello scienziato tedesco che l’ha identificata per primo.
In pratica è un’attrazione che si verifica tra le molecole, il geco ha dei minuscoli peli nelle zampe.
Una singola zampa può sostenere un peso pari a 20 volte quello del geco.
I peli sono in tutto 2milioni, immaginate quindi perché possono zampettare facilmente da un soffitto all’altro.
Questi rettili possono resistere a una forza di trazione pari al peso di circa 2 kg il che consente loro di aggrapparsi a una foglia dopo una caduta toccandola con una sola zampa.
Un’altra curiosità è che sono gli unici rettili a emettere un verso che non è il comune sibilo.
Infine alcune specie si generano per partenogenesi, ovvero le femmine sono capaci di riprodursi senza accoppiarsi con il maschio.
Ancora, grazie ad un processo di autotomia, mediante la contrazione di muscoli appositi, il geco è in grado di amputarsi volontariamente la coda.
Questo processo gli ritorna utile per distrarre i predatori e quindi liberarsi di loro senza correre il rischio di essere mangiato.
La coda successivamente ricresce velocemente e della stessa lunghezza.
Secondo la tradizione degli indigeni australiani e neozelandesi il geco rappresenta il valore dell’adattabilità, perché è un animale che sopravvive alle difficoltà, come si suol dire si adatta ad ogni situazione.
E’ un rettile tenace e tranquillo a cui gli aborigeni polinesiani attribuiscono poteri soprannaturali e lo guardano con un senso di timore e reverenza.
Esattamente come le tartarughe, i gechi sono considerati animali che fanno da tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, silenziose sentinelle del passato.
Nelle Filippine e in Thailandia, dove vive il geco Tokai si narra che se alla nascita di un bambino viene udito il canto del Tokai il nascituro avrà una vita lunga e felice.
La simbologia del geco è sempre una simbologia dalla carica positiva, qualsiasi sia il tipo di cultura presa in considerazione, anche se una antica credenza popolare vuole che se si vede un geco ridere allora è un presagio di malattia o di sfortuna.
Avere un geco in casa è considerato di buon auspicio in molti paesi. La nomea di portafortuna probabilmente affonda le sue radici nel fatto che questi animaletti discreti e silenziosi provvedono a ripulire la casa da tutti quegli insetti fastidiosi come le zanzare e le mosche spesso difficili da scacciare.
Un esemplare adulto è in grado di mangiare fino a 2mila zanzare in una notte, quindi è sbagliato cercare di eliminare questi splendidi ed utili animali.
Il geco è purtroppo vittima di tanti falsi miti da sfatare.
Eccone alcuni: si narra che nel caso in cui un geco cammini sulla pancia di una donna incinta ne causi l'aborto o se cammini su di una parte scoperta del corpo, come una mano, ne causi la necrosi quasi immediata.
Pare anche che in alcune zone questi piccoli rettili siano considerati velenosi, cosa assolutamente non vera.
In molte zone di Italia c'è anche la credenza che i gechi siano portatori di sfortuna e che vadano quindi uccisi o almeno allontanati dalla propria casa.
Come dicevamo tutti falsi miti che non trovano alcun fondamento. Il geco in casa è un prezioso alleato perché predatore di zanzare, mosche, falene e moscerini e quindi non andrebbe mai cacciato a maggior ragione perché si dice che porti fortuna.
Dominella Trunfio
venerdì 10 febbraio 2017
La matrioska: le origini, la storia, il significato simbolico
La matrioska, o matriosca, è il souvenir russo per eccellenza. Molti di voi avranno visto almeno una volta questa famosa bambola russa in legno che racchiude in un unico contenitore numerosi personaggi.
Possiamo definire la matrioska come un’insieme di bambole che si compone di pezzi di diverse dimensioni.
Ogni pezzo della matrioska è inseribile in quello di formato direttamente più grande.
Le matriosche tradizionali sono in legno dipinto. Quando le matriosche sono dipinte a mano, non ne esiste una uguale all’altra. In una matrioska la bambola più grande si chiama madre mentre il pezzo più piccolo si chiama ‘seme’.
Ogni pezzo della matrioska – tranne il seme che è un pezzo unico – è suddiviso in due parti apribili e richiudibili.
Le origini
La matrioska è il simbolo dell’arte popolare russa più conosciuto nel mondo.
Le origini della prima matrioska vengono fatte risalire alla fine del Diciannovesimo secolo.
Proprio a questo periodo apparterrebbe la prima matrioska realizzata in legno come la conosciamo oggi.
L’inventore della matrioska fu Savva Mamontov (1841–1918), fondatore del circolo artistico di Abramcevo.
Il riconoscimento della matrioska come simbolo della Russia approvato da tutto il mondo avvenne in occasione dell’Esposizione mondiale di Parigi nell’anno 1900, quando la matrioska e la sua popolarità furono premiate a livello internazionale.
Le origini della matrioska come la conosciamo oggi potrebbero essere legate alla tradizione artigianale giapponese, ma può comunque essere che le due culture si siano influenzate a vicenda. La matrioska più grande del mondo è stata costruita nel 2003 negli Stati Uniti ed è composta da 51 pezzi.
La storia
La prima matrioska nacque nella seconda metà dell’Ottocento nel laboratorio artistico di Savva Mamontov che voleva far rifiorire l’arte popolare dei contadini e degli artigiani russi.
Allestì nel proprio laboratorio artistico delle bambole per bambini di diverse fogge, ognuna delle quali indossava un abito tradizionale legato ad un Paese del mondo.
L’idea per creare la prima matrioska nacque dall’osservazione di un oggetto in legno che Mamontov aveva fatto arrivare dal Giappone.
Si trattava della raffigurazione un saggio del buddhismo che racchiudeva al proprio interno altre quattro figurine.
Secondo i giapponesi il primo personaggio di quel genere fu creato però proprio da un monaco russo.
Ricordate le scatole cinesi che si inseriscono una dentro l’altra? Proprio dalle famose scatole cinesi potrebbero essere nate le idee sia per la matrioska russa che per la creazione della rappresentazione del personaggio giapponese.
Potrebbe esservi una parentela lontana tra la matrioska e la kokeshi giapponese - con riferimento alla Cina per entrambe - anche se queste due bambole oggi sono molto diverse tra loro.
La costruzione della prima matrioska da otto pezzi come la conosciamo oggi viene attribuita a Vasilij Petrovič Zvëzdočkin.
Per molto tempo il procedimento per realizzare la matrioska è stato mantenuto segreto per evitare i plagi.
La creazione della matrioska richiede una lavorazione del legno molto attenta e precisa. Il legno che viene scelto e che può rimanere accatastato a lungo deve essere ben controllato perché non deve marcire.
La prima parte della matrioska ad essere realizzata è la più piccola, cioè l’ultima bambolina più interna che non si può più dividere. Una volta creato il pezzo più piccolo si realizza il successivo, leggermente più grande in modo che possa contenere il precedente e così via.
Una matrioska è composta da un minimo di 3 bambole fino ad un massimo di 60.
Il significato simbolico
La parola matrioska ha un collegamento con la parola latina mater. Matrioska è una parola russa utilizzata come diminutivo del nome Matrena, letteralmente 'matrona', come capofamiglia femminile in una società matriarcale.
La matrioska rappresenta simbolicamente la figura materna e la generosità ad essa correlata con un collegamento alla fertilità della terra e della donna.
Le otto piccole bambole che componevano la prima matrioska rappresentavano, in ordine di grandezza, una madre, una ragazza, un ragazzo, una bambina, un bambino fino all'ultima figura, quella di un neonato in fasce.
La matrioska nasce come la raffigurazione di una variopinta contadina russa, dipinta con colori sgargianti e agghindata con abiti tradizionali, con la testa coperta da un fazzoletto a fiori.
Nella matrioska tradizionale erano contenute cinque contadinelle, un ragazzo, un bambino e un neonato, con evidente riferimento alla maternità e alla fecondità generatrice.
Nel corso del tempo i personaggi rappresentati dalle matrioske sono rimasti identici nel caso della matrioska classica ma sono cambiati se prendiamo in considerazione le numerose varianti sul tema.
Ad esempio alcune matrioske sono state realizzate per rappresentare personaggi delle favole o protagonisti dei grandi romanzi russi.
Le matrioske sono state utilizzate anche come rappresentazione di personaggi politici sia in contesti dal tema storico sia in senso ironico, con matrioske che ad esempio hanno le fattezze di politici come Stalin, Lenin e Putin.
Un’interpretazione interessante del significato simbolico della matrioska la troviamo nella commedia Trois et Une di Demys Aniel, dove si dice che in ogni donna sono contenute tante donne diverse, ognuna con la propria personalità, una dentro l’altra proprio come nelle famose bambole russe.
Il simbolo della matrioska è stato inoltre associato alle caratteristiche variegate dell’Unione Sovietica che si dispiegava tra paesaggi rurali e tecnologia, tra vita in campagna e viaggi nello spazio.
Alla figura della matrioska sono stati associati anche dei riferimenti all’uso del linguaggio e alla letteratura, con esempi come le tecniche del ‘racconto nel racconto’ per la costruzione di un testo e della ‘figura nella figura’ per quanto riguarda le opere d’arte.
Si parla di matrioska anche per fare riferimento ad un testo composto da più livelli che interagiscono tra loro, come ha spiegato Dino Buzzati in “Una bambola russa”.
Ricorre spesso nella letteratura italiana e non la figura della matrioska ancora una volta per indicare una donna dalle mille personalità.
Nella cultura russa la matrioska viene utilizzata anche per rappresentare le dinamiche delle famiglie molto numerose, tra nonne, bisnonne, zii, nipoti e pronipoti.
In particolare la matrioska è il simbolo della matrona russa come donna forte che è in grado di tenere le fila di tutta la famiglia. Questa matrona all’interno della famiglia di riferimento può essere una nonna, detta ‘babushka”.
Possiamo inoltre vedere la matrioska come una donna che ha dato alla luce molti figli. La sua forma tondeggiante ricorda quella di un uovo, tipico simbolo della fertilità nella cultura popolare e anche della riproduzione, sin dai tempi più antichi.
Tra i vari significati ad essa attribuiti, la matrioska inoltre è un modo per dominare lo spazio, perché contraddice il fatto che uno stesso luogo non possa essere occupato da più di un oggetto.
In generale le matrioske tendono a commemorare la famiglia russa numerosa come base della società tradizionale o la storia politica del passato del Paese.
In Russia chi desidera una matrioska personalizzata può far raffigurare sulla popolare bambola se stesso e la propria famiglia.
Marta Albè
lunedì 16 gennaio 2017
L'albero della vita
L’albero della vita è un simbolo e un archetipo che fa parte del mondo della mitologia, è legato soprattutto alla tradizione celtica e alla Cabala.
L’immagine dell’albero della vita accompagna molte religioni e credenze, con il significato principale di un albero che serve a rappresentare il mondo e l’universo, oppure una particolare genealogia, assumendo il significato di albero genealogico.
A volte l’albero della vita assume il significato di albero della conoscenza che connette il mondo in cui viviamo con l’oltretomba o con il paradiso.
Nel mondo della scienza Charles Darwin ha utilizzato l’immagine dell’albero della vita per spiegare la teoria dell’evoluzione.
L’albero della vita viene definito come un albero mistico e magico e costituisce un simbolo proprio di numerose culture fin da tempi molto antichi.
In generale questo albero simboleggia la fonte della vita con alcune sfumature differenti nelle varie culture.
Nell’albero della vita troviamo alcune parti principali: le radici, il tronco, le foglie e diversi tipi di frutti che maturano sullo stesso albero.
Le radici sono profonde e rendono stabile l’albero della vita verso la terra mentre i rami si protendono verso il cielo.
Alle foglie dell’albero della vita sono associate proprietà curative mentre i frutti sono un simbolo di nutrimento non solo concreto ma anche spirituale.
Non dimentichiamo che in tutte le culture l’albero è un simbolo universale della vita.
Dona l’ossigeno che permette la nostra sopravvivenza e ci consente di avanzare nella nostra esistenza.
Gli alberi sono anche fonti di energia positiva e di vibrazioni naturali che ci donano maggiore energia ed è per questo motivo che ci sentiamo molto meglio dopo una passeggiata in un parco o in un bosco, muovendoci tra gli alberi.
Nella Cabala e nel misticismo ebraico l’albero della vita diventa un simbolo fondamentale ed è formato da dieci nodi interconnessi tra loro.
L’albero della vita qui rappresenta l’obiettivo di riportare armonia in tutta la Creazione.
Il simbolo dell’albero della vita proprio dell’antica Cabala è stato in seguito adottato da diverse tradizioni religiose e teologie esoteriche oltre che da pratiche magiche anche con diversi significati.
Dal rinascimento in poi infatti la Cabala ebraica è entrata a fare parte della cultura occidentale anche tra i non ebrei e ha raggiunto anche il cristianesimo, l’occultismo e l’esoterismo.
L’albero della vita nella Cabala è legato alla formula complessa dell’esistenza e della creazione, con il flusso della creazione dal Divino alla Terra e con il ritorno al Divino.
Nella Cabala l’albero della vita è composto da dieci sefira, con ventidue sentieri comunicanti.
La parola sefira viene ricollegata al termine sfera ma in realtà ha altri significati: libro o racconto, luce o pietra preziosa, numero. La colonna di sinistra rappresenta l'aspetto femminile della creazione e contiene tre sefira: Intelligenza, Forza, Splendore.
La colonna di destra rappresenta gli aspetti maschili della creazione e contiene tre sefira: Saggezza, Amore, Eternità.
Il pilastro centrale rappresenta l’equilibrio tra i pilastri maschili e femminili. Contiene quattro sefira: Corona, Bellezza, Fondamento, Regno.
Si aggiunge anche un quinto punto che indica la Conoscenza. L’albero della vita della Cabala è associato all’albero del giardino dell’Eden, custodito da un serpente e accanto a cui scorre un fiume la cui acqua è fonte di vita e nutrimento.
Il popolo celtico era molto legato agli alberi. La tradizione ha fatto arrivare fino a noi l’oroscopo celtico a cui ad ogni periodo dell’anno è associato a un albero che dà un significato particolare alla propria data di nascita.
Nell’albero della vita celtico abbiamo rami che si intrecciano e si uniscono formando una trama complessa.
Nella simbologia celtica il tronco dell’albero della vita rappresenta il mondo in cui viviamo. Le radici sono il collegamento con i mondi inferiori mentre i rami dell’albero ci portano verso i mondi superiori.
In gaelico l’albero della vita è chiamato Crann Bethadh.
I rami rappresentano la complessa trama della vita e con i loro nodi stanno ad indicare i diversi eventi che compongono l’esistenza e gli ostacoli da affrontare.

Quando parliamo di albero della vita per i Celti parliamo anche di evoluzione spirituale perché questo albero rappresenta l’evoluzione dello spirito dai mondi inferiori verso i mondi superiori.
L’idea è dunque di un miglioramento della persona attraverso gli ostacoli da affrontare nella vita.
I rami chiusi e i nodi possono rappresentare i sentieri ‘sbagliati’ e le strade senza uscita che ci capita di incontrare nella vita. Nell’esistenza delle popolazioni celtiche – e non solo – l’albero rappresentava un rifugio per le persone e per gli animali ma anche una fonte di cibo grazie ai suoi frutti e di cura e medicine grazie alle sue foglie o alle sue bacche.
Tagliare un albero per i Celti equivaleva ad un grave crimine.
Ora comprendiamo meglio il significato dell’importanza degli alberi e della natura per queste antiche popolazioni e speriamo di imparare proprio dai loro simboli e tradizioni un maggior rispetto per l’ambiente.
Marta Albè
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