mercoledì 15 marzo 2017

Pantelleria, la terrazza siciliana sull’Africa


L'Italia non è solo Roma, Firenze e Venezia, o pizza, pasta e rovine. Lo stivale offre innumerevoli destinazioni per sfuggire alle tradizionali rotte turistiche.
 Non è facile percorrere l’Italia ignorando del tutto le immagini stereotipate create dal cinema. Da Coppola a Fellini, sono molteplici le rappresentazioni offerte. 

Pantelleria è uno di quegli angoli che fanno la differenza. 
Un luogo che vive a cavallo tra l’influenza araba e quella europea, con un tocco greco e un’atmosfera normanna. 
Un’isola nel mezzo del Mediterraneo, a metà strada tra la Sicilia e l’Africa. I fenici la chiamarono Yrnm, ai greci era conosciuta come Kosyras mentre per i romani fu Cossyra.
 Gli arabi la denominarono Bent-el-Rhia (figlia del vento), espressione che si arrivata fino ai giorni nostri, anche se attualmente è conosciuta come Pantelleria. 
Questo ultimo nome ha origini incerte.
 La sua posizione geografica, a 85 chilometri dalle coste italiane e a soli 70 dalla Tunisia, spiega l’influenza musulmana. Così come l’origine vulcanica spiega il soprannome che si è conquistata: la perla nera del Mediterraneo. 
A formare il paesaggio di Pantelleria sono catene montuose, coste erose, archi di pietra, colate di lava e spazi termali.
 Il parco naturale della Montagna Grande è considerato il cuore verde dell’isola. Ci sono circa 600 tipi di piante distinte. 

Per apprezzare l’isola in tutto il suo splendore, si consiglia di salire a piedi fino alla vetta della montagna, a 863 metri sul livello del mare. 
Qui la vista trova da un lato il Canale di Sicilia e dall’altro la costa africana, che al tramonto è veramente impressionante.

 Il lago chiamato “Specchio di Venere” è l’eredità lasciata dall’origine vulcanica di Pantelleria.


Alimentato da acque termali, è ottimo per fare un bagno e sfruttare le proprietà del fango e delle alghe. 
In aggiunta, sono sparse per l’isola sorgenti termali e saune natural, che arrivano a una temperatura di 50 gradi.
 Oltre alle proprietà terapeutiche, le acque di Pantelleria nascondono, nei fondali, importanti resti archeologici. 
Ciò la fa diventare una dele destinazioni preferite degli amanti delle immersioni. 
Qui si possono apprezzare una ricca fauna e specie uniche, come il corallo nero.
 Le grotte scavate nella pietra sono diventate un richiamo da quando sono state trasformate in alloggi rurali.
 Le cosiddette “dammusi” sono strutture cubiche, con pareti di pietra vulcanica e una cupola bianca. Fresche in estate e calde d’inverno.
 Molte sono circondate da giardini e hanno una piscina con vista sul mare.




Pantelleria è quasi sconosciuta al turismo di massa, ma non a quelli che cercano paesaggi diversi. 
Gabriel García Márquez è tra i personaggi che hanno saputo apprezzare la sua particolare bellezza. 
Per il premio Nobel colombiano, Pantelleria era il luogo dove poter “pensare alla luna”. La descrisse in questo modo: 

“Le pianure interminabili di roccia vulcanica, il mare immobile, le case dipinte di calce… da cui si vedono, nelle notti senza vento, i fasci luminosi dei fari dell’Africa… fondali marini addormentati… il bagno in una gora fumante le cui acque erano così dense che si poteva quasi camminarvi sopra…”



Fonte: passenger6a.it

Scoperta la prima rana fluorescente, vive in Sud America


Scoperta la prima rana al mondo fluorescente per natura: vive nel bacino dell’Amazzonia e ha una pelle giallastra puntinata di rosso che sotto la luce a ultravioletti della luna si trasforma colorandosi di verde e blu elettrico. 
Questo fenomeno, rarissimo negli animali terrestri e mai osservato prima d’ora negli anfibi, in realtà potrebbe essere più diffuso di quanto si pensi, probabilmente sfruttato dagli animali per comunicare con i simili della stessa specie.

 A indicarlo è uno studio dell’Università di Buenos Aires pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze (Pnas).


La fluorescenza consiste nell’assorbire la luce a lunghezze d’onda minori per riemetterla a lunghezze d’onda maggiori: finora questo fenomeno era stato osservato soprattutto in organismi marini come coralli, squali e una specie di tartaruga, mentre sulla terraferma era nota soltanto nei pappagalli e in alcuni scorpioni.

 Esaminando la piccola rana degli alberi Hypsiboas punctatus, diffusa in Sud America, i ricercatori argentini avevano ipotizzato che potesse dare fluorescenza nel rosso perché la sua pelle contiene un pigmento verde, chiamato biliverdina, che in certi insetti si combina a proteine che danno un rosso fluo.
 Al contrario delle attese, però, l’animale posto sotto le lampade a raggi Uva ha assunto una colorazione verde fluo con puntini blu elettrico.
 La fluorescenza verde, in particolare, sarebbe dovuta alla formazione di una molecola finora sconosciuta, chiamata iloina-L1: contenuta nella pelle, nei tessuti linfatici e nelle secrezioni ghiandolari, aumenterebbe la visibilità della rana del 20-30% sotto i raggi della luna.

 Il prossimo obiettivo dei ricercatori è quello di esaminare le altre 250 specie di rane degli alberi dotate di una simile pelle traslucente per verificare se ce ne siano altre fluorescenti.

 Fonte: lastampa.it
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