venerdì 12 aprile 2013

Dolci sogni a domani

Il segreto del violino Stradivari



Un segreto doveva pur averlo il violino Stradivari (600 esemplari nel mondo, un valore che si aggira intorno a 10milioni di euro l'uno), quel dolce suono emanato dalle corde non poteva certo rimanere un segreto indecifrabile. Certo, la maestria degli antichi liutai è a tutti nota, ma si sospettava che alla base ci fosse un'altra ragione, fino ad oggi in parte ignota.
La rivista scientifica Nature ha pubblicato un articolo che svela i segreti dello Stradivari: il biochimico Joseph Nagyvary della Texas A&M University ha analizzato attraverso la risonanza magnetica nucleare e la spettroscopia a infrarossi la composizione dei materiali degli Stradivari.
Prendendo come campione cinque strumenti risalenti al Settecento, tra cui due Stradivari e un Guarnieri, ha scoperto effetti di ossidazione e di idrolisi nel legno. Si suppone che il legno fosse stato precedentemente bollito in una soluzione contenente rame e diversi sali minerali.
Ecco quindi il segreto: una miscela di rame, ferro e cromo
Liutai, mettetevi all'opera.

Perché la Cina sta costruendo città fantasma in Africa?



I palazzinari cinesi si stanno dando molto da fare in Africa. Nova Cidade de Kalimba è una moderna città africana costruita da investitori cinesi in Angola e composta da circa 750 edifici di otto piani.
Nei progetti degli investitori, la città doveva raccogliere circa 500 mila abitanti, ma un inquietante filmato mostra come la selvaggia urbanizzazione cinese rischia di creare la prima “città fantasma” dell'Africa.
Il costo dell'operazione si aggira sui 2,5 miliardi di euro, ma si tratta solo di una frazione del fiume di denaro che la Cina sta investendo in Africa. A questo punto, la domanda è semplice: perchè i cinesi sono così interessati al territorio africano?


Costruita alla periferia di Luanda, la capitale angolana, Nova Cidade de Kalimba, oltre ai 750 blocchi di appartamenti, conta una dozzina di scuole e più di 100 locali commerciali, ma non ci sono abitanti! Come mai? Pare che il prezzo di un appartamento si aggiri sui 90 mila euro, una cifra esorbitante rispetto al magro reddito medio della popolazione locale che ancora vive nelle baraccopoli.
Nonostante l'enorme quantità di appartamento invenduti, Nova Cidade de Kalimba è solo una delle tante città “fantasma” che la Cina sta costruendo in tutto l'Angola e in tutto il continente africano. Negli ultimi dieci anni, la Cina ha pompato miliardi di euro, e il trend non mostra il minimo segno di rallentamento.
Come riporta il Daily Mail, numerose “Chinatown” stanno nascendo in tutta l'Africa, dalla Nigeria alla Guinea equatoriale, nel Ciad, nel Sudan, ma anche in Zambia, Zimbawe e Mozambico. 

Insomma, la Cina considera il continente nero un investimento cruciale per il futuro, stringendo una vera e propria morsa sul continente dal sapore “neocoloniale” che in futuro potrebbe fare dell'Africa un continente satellite. 

“I cinesi sono dappertutto”, dice Trevor Ncube, un importante uomo d'affari africano con interessi editoriali di tutto il continente. “Se in passato gli inglesi sono stati i nostri maestri, oggi i cinesi hanno preso il loro posto”.
A questo punto, è lecito chiedersi se le misteriose città fantasma siano destinate realmente agli africani. Secondo gli analisti internazionali, ormai non è più mistero che i governanti cinesi considerino l'Africa come l'unica soluzione ai problemi di sovrappopolazione e alla imminente scarsità di risorse di risorse naturali.
I cinesi rappresentano un quinto della popolazione terrestre e hanno fame di cibo, terra e energia. Negli ultimi dieci anni, il consumo di petrolio è aumentato di 35 volte e le importazioni di acciaio, rame e alluminio divorano circa l'80% delle forniture mondiali.
La popolazione cinese si è praticamente triplicata negli ultimi cinquant'anni, passando da 500 milioni di individui a 1,3 miliardi. E' per questo motivo che il governo di Pechino ha lanciato il programma politico “Una sola Cina in Africa”, una sorta di lotteria nazionale per lasciare il paese e stabilirsi in un nuovo continente.
Nella disattenzione totale di tutto il mondo, l'incredibile cifra di 750 mila cinesi si è già trasferita in Africa negli ultimi dieci anni.
 La strategia è stata accuratamente messa a punto dai funzionari cinesi, i quali hanno stimato che la Cina ha la necessità di inviare in Africa 300 milioni di persone per risolvere i problemi di sovrappopolazione e inquinamento.


L'avanzata cinese sembra inarrestabile: ambasciate e nuove rotte commerciali si stanno aprendo tra i due paesi, mentre la nuova elìte cinese stanziatasi in Africa comincia a farsi notare in tutto il mondo, acquistando oggetti preziosi nelle boutique, guidando le loro esclusive BMW e Mercedes e mandando i loro figli in esclusive scuole private.
Le pessime strade africane sono sempre più ingombre di automezzi cinesi che riempiono i mercati africani di prodotti a basso costo. Gli indumenti venduti nei mercati del continente ormai riportano quasi sempre la scritta “Made in China”.
Migliaia di chilometri di ferrovie sono state costruite dai cinesi per il trasporto di miliardi di tonnellate di legname tagliato illegalmente: foreste incontaminate sono state distrutte per coprire il fabbisogno di legname della Cina che equivale al 70% di tutta la produzione Africana. Inoltre, il territori è stato sventrato per l'estrazione di diamanti e oro.

Le gigantesche miniere cinesi sono piene di “schiavi” africani che estraggono i preziosi minerali a meno di 1 dollaro al giorno. In Angola, il governo ha deciso che il 70 per cento dei lavori pubblici deve andare alle imprese cinesi, la maggior parte delle quali non impiega personale angolano.
Ma la colonizzazione non è solo economica, ma anche culturale: numerosi centri culturali finanziati dallo Stato Cinese, denominati “Istituto Confucio”, stanno sorgendo in tutta l'Africa, con lo scopo di insegnare alla popolazione locale come fare affari in lingua e stile mandarino e cantonese.
Inoltre, esclusivi ristoranti che servono solo cibo cinese, e dove non sono ammessi i neri, stanno sorgendo in ogni angolo del continente.

Un prezzo salatissimo per l'Africa

Vi è un aspetto sinistro di questa invasione cinese, un prezzo troppo alto da pagare per la popolazione africana. La Cina ha interesse, tra l'altro, a fomentare le guerre civili tra le popolazioni africane, vendendo così milioni di dollari di armi prodotte dalle aziende cinesi.
Naturalmente, tutto questo avviene in collaborazione con i corrotti leader africani, i quali, dopo aver ottenuto l'indipendenza dalle potenze coloniali dei bianchi, Gran Bretagna, Francia, Belgio e Germania, sono felici di fare affari con la Cina per un semplice scopo: i soldi!
Se i governi democratici dell'occidente sembrano molto più insistenti nel chiedere all'Africa le riforme democratiche e la necessità di più “trasparenza” nell'uso del denaro (termini diplomatici per evitare che i dittatori intaschino i milioni destinati alla popolazione), i cinesi sono molto più rilassati rispetto alla questione, decidendo di chiedere un occhio, a volte anche tutti e due, rispetto al reale utilizzo dei soldi da parte dei governi africani.

Il comportamento della Cina non fa altro che alimentare il cancro della corruzione. Pazienza se si alimenta la povertà in un continente che conta ben 800 milioni di persone che vivono in condizioni estreme di miseria.
Ma i cinesi sono sprezzanti di tali critiche. Per essi, secondo il loro spirito pragmatico da locuste, l'Africa è solo una risorsa da sfruttare finchè dura, e non un luogo dove garantire i diritti umani. Non a caso, questo atteggiamento è accolto con grande favore da parte dei dittatori africani.
Ma quello di cui hanno bisogno gli abitanti di questo meraviglioso continente, dove emersero i primi ominidi dalla Great Rift Valley, è un disperato bisogno di progresso e i cinesi non sono qui per questo. Sono qui per rapinare un paese ricco di spazio e di risorse naturali.
Quando finirà la predazione? Finché Pechino ne troverà vantaggio: i cinesi non si fermeranno fino a quando in Africa non ci saranno più minerali o petrolio da estrarre. 
Dopo secoli di dolore, guerra e fame, l'Africa meriterebbe decisamente di meglio.

http://ilnavigatorecurioso.myblog.it





ANIMALI. POSSIBILE USO DI CARNE DI CANE E DI GATTO PER ALIMENTI UMANI.



L'ENPA CHIEDE CONTROLLI A TAPPETTO, ANCHE SUL PET FOOD
«Siamo preoccupatissimi per l'allarme lanciato in questi giorni in Olanda sul possibile uso di carne di cane e di gatto per confezionare alimenti destinati al consumo umano.
Se già non fosse bastata questa preoccupante deriva delle filiere del cibo industriale che hanno recentemente frodato i cittadini inserendo carne di ogni specie animale - tra cui anche il cavallo -, ora si aggiungerebbe un ulteriore e grave reato: quello dell'utilizzo di specie di animali d'affezione.
Evidentemente il problema non è specista e se sia etico o meno il consumo di una mucca piuttosto che di un cavallo,ma di una evidente e gravissima violazione delle normative vigenti nel settore alimentare.
Abbiamo il fondato sospetto che gli stessi “ingredienti” siano utilizzati presumibilmente anche per la produzione del pet food, come già scoperto in passato negli Stati Uniti per prodotti importati anche in Europa».
Lo dichiara l'Ente Nazionale Protezione Animali che ha chiesto al Ministero della Salute e ai Carabinieri del Nas di procedere con controlli al tappeto per verificare che i cibi destinati all'uomo e agli animali vengano prodotti a norma di legge.
«Il dilagare degli “scandali alimentari” - aggiunge il direttore scientifico dell'Enpa, Ilaria Ferri – dimostra che questo tipo di frodi è solo uno degli aspetti di una problematica più generale: l'uccisione di animali per soddisfare il nostro presunto fabbisogno alimentare. Dire di no alla carne è l'unico modo per salvare la vita a milioni di esseri viventi e risparmiare loro terribili sofferenze
 Dire di no alla carne, inoltre, è lo strumento più efficace non solo per prevenire le cause della contraffazione ma, come dimostra la letteratura scientifica, per garantire a tutti noi un'alimentazione più salutare, più sostenibile dal punto di vista della gestione delle risorse, meno inquinante e accessibile a tutti gli abitanti del Pianeta».

Case strane

Natural building Vancover Cob House

SPIAGGIA DI COX'S BAZAR , BANGLADESH



Situata in Bangladesh lungo la costa del Golfo del Bengala, la spiaggia di Cox's Bazar è una delle spiagge tra le più lunghe del mondo: si estende per una lunghezza di oltre 120 km e costituisce la principale attrazione turistica del paese.
 L'intero tratto di costa comincia nei pressi della foce del fiume Bakkhali per arrivare fino a Teknaf.
 Nelle sue vicinanze si trovano diverse aree verdi, visibili dalla costa. Le spiagge di Cox's Bazar sono molto frequentate dagli abitanti del luogo, ma la tendenza è quella di una presenza sempre maggiore di turisti stranieri. La spiaggia principale ha di fronte la città di Cox's Bazar e si chiama Laboni. Per fare il bagno in queste spiagge è però necessario che le donne si adeguino alle abitudini del posto, infatti in Bangladesh le donne usano fare il bagno vestite. Le spiagge sono raggiungibili da Chittagong in macchina, in treno o in aereo.
 La località di Cox's Bazar, anche se molto frequentata, rimane comunque un luogo tranquillo per poter trascorrere le vacanze. Nelle vicinanze della spiaggia di Cox's Bazar si trovano numerosi monumenti di valore storico e diversi edifici sacri fra i quali templi buddisti e indù.

Cose d'altri tempi

Vi ricordate questo Grande Fratello?



L'unico che ho guardato volentieri
Mauro Marin l'unico secondo me concorrente vero

I rimedi della nonna


L’odore di uovo è sicuramente uno dei più difficili da eliminare dalle stoviglie.
Qualunque oggetto utilizzato in cucina che sia venuto a contatto con tale diffusissimo ingrediente, risulta letteralmente impregnato di tale odore, anche dopo il lavaggio.
Per cercare di evitare tale inconveniente esistono diversi trucchi, accorgimenti o rimedi.
Il primo di questi è quello di cercare di lavare separatamente le stoviglie sporche di uovo e il resto delle cose (per evitare una sorta di “contaminazione”). Per quanto riguarda la vera e propria fase del lavaggio, due elementi naturali sono molto indicati in tale ambito: l’aceto bianco e il limone.
Per “neutralizzare” l’odore di uovo si può aggiungere dell’aceto (anche mezzo bicchiere) o del succo di limone nell’acqua all’interno della quale sono immerse le stoviglie (oltre ovviamente al comune sapone).
Discorso analogo anche per quanto riguarda le spugne utilizzate per il lavaggio a mano.
Versare aceto o limone (sempre in aggiunta al comune sapone) su di esse può risultare efficace sia per eliminare l’odore dalle stoviglie, che dalle spugne stesse.

Parisienne Walkways - Gary Moore

Questo reparto è il più fornito delle biblioteche hahahahah

riciclare con fantasia



Hai una vecchia borsa che non ti piace più?
non buttarla servono delle cerniere si possono comprare anche a metraggio di vari colori (attenzione però quando la tagliate
Bisogna fermare sopra e sotto i tagli con della colla a caldo o qualche punto se no si apre)
Colla a caldo e la borsa torna nuova

Sono studiati apposta così

La grande barriera corallina


Situata al largo della costa del Queensland, nell'Australia nord-orientale, la Grande Barriera Corallina, è il sistema di coralli più grande al mondo: estesa per 2.600 Km, occupa una superficie di circa 344.400 km² e si compone di circa 3.000 barriere singole e da 900 isole.
Si tratta di un'unica struttura di organismi, che per la sua grandezza è visibile anche dallo spazio.

Per la sua eccezionale biodiversità, la Grande Barriera Corallina è stata riconosciuta dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità nel 1981. Un altro importante riconoscimento riguarda il suo inserimento tra le sette meraviglie naturali del mondo da parte della CNN.

Nella barriera vivono miliardi di piccolissimi organismi, conosciuti anche come polipi del corallo. Numerose e diverse sono le specie presenti in tutto il sistema, tra cui se ne possono distinguere almeno 400, caratterizzate da una ricca varietà di colori, forme e dimensioni. I vari tipi di corallo occupano posizioni differenti a seconda della loro conformazione: i più robusti si trovano nella parte più esterna, mentre i più delicati rimangono più all'interno, al riparo dall'azione delle onde.
In questo complesso sistema di barriere trovano ospitalità anche molti altri individui della flora e della fauna marina, quest'ultima rappresentata da almeno 1.400 specie di pesci, insieme a calamari, polipi e svariati esemplari di molluschi.

Per questi motivi, la Grande Barriera Corallina è considerata come uno degli ecosistemi di massima importanza per l'intero pianeta. Per preservare il suo delicato equilibrio, è stata creata l'area protetta del Parco Marino della Grande Barriera Corallina, in cui rientra gran parte della barriera, così da limitare il più possibile rischi e i danni derivanti dall'impatto umano.
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