martedì 11 febbraio 2014

Gli influssi del sole sulla nostra terra



Esplosioni massicce di energia e campi magnetici del sole giocano un ruolo fondamentale nel plasmare il clima qui sulla Terra. 
Lo scudo magnetico Earth Watch proteggere il pianeta da una scrosciante dal vento solare . Vedere come l'energia solare aziona un motore planetario straordinario , il clima
Il video animato mostra potente energia magnetica del nostro sole e forti campi magnetici della Terra che guidano i venti e le correnti oceaniche che formano il clima del nostro pianeta.
Il film narrato, "Dynamic Earth," ha preso complessi modelli computazionali state-of-the-art da istituti di ricerca attraverso gli Stati Uniti per creare una visualizzazione ad alta risoluzione del nostro universo per il grande schermo.
Il video è stato un vincitore del primo posto nella annuale internazionale Science and Engineering
Visualization Challenge sponsorizzato dalla rivista Science e la US National Science Foundation ,originariamente creato da Scientific Visualization Studio della NASA come parte di un film planetario full-length intitolato " Dynamic Earth , " Mentre il film completo mette in luce molti aspetti della complessità della Terra , il contributo del SVS raffigura la vasta scala di influenza del sole sulla Terra , dalle particelle fluide del vento solare e la furia di espulsioni di massa coronale ai venti e le correnti guidate dal riscaldamento solare dell'atmosfera e dell'oceano.
per mostrare "flussi " - correnti oceaniche, i venti , il movimento dei ghiacciai . Utilizzando i dati provenienti da modelli sofisticati NASA , visualizzatori dello studio hanno capito come per illustrare le velocità di questi fenomeni naturali . Narrato da Liam Neeson , Dynamic Earth , prodotto e scritto da Thomas Lucas , è stato mostrato in tutto il mondo per un audience stimata di 500.000

Saggezza antica ....elaborata da Indro Montanelli



La Scuola di Atene - affresco di Raffaello Sanzio
E' un affresco che, oltre alla mirabile prospettiva, rende omaggio alla sapienza antica, con Platone ed Aristotele al centro della scena. Oltre a Euclide e Pitagora vi figurano Socrate, Archimede, Epicuro, Anassimandro, Averroe', Alessandro Magno, Senofonte, Ipazia, Parmenide, Diogene, Plotino, Zoroastro, Apelle e lo stesso Raffaello, rappresentato come Apollo.

Questa è una traduzione di Indro Montanelli, il famoso giornalista, del maggio 1992. Da «La stecca nel coro», Rizzoli.
Quindi è possibile che si tratti di un’elaborazione del testo originale, al fine di avere un testo più conciso e semplice.
Per quanto so di Montanelli, era un giornalista affidabile, e leggendo ci si accorge che sia il libro originale di Platone che la “libera traduzione” di Montanelli hanno il medesimo significato. 

Platone – La Repubblica Cap. VIII, Atene 370 A.C.
Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria;
quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango;
quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio;
quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità;
quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato;
quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?
In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde;
in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze;
in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte;
in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori;
in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici;
in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli;
in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo? Ecco, secondo me, come nascono le dittature.
Esse hanno due madri.
Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia.
L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.
Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.
Così la democrazia muore: per abuso di se stessa.
E prima che nel sangue, nel ridicolo .

Un altro insigne filosofo della Classicità lancia un monito sui rischi di un’immigrazione non ben regolata. In ben due passi, “La politica” di Aristotele mette in guardia dall’uso strumentale degli immigrati: «Anche la differenza di razze è elemento di ribellione finché non si sia raggiunta una piena concordia di spiriti, per questa ragione:
come non si forma uno Stato da una massa qualunque di uomini, così nemmeno uno Stato può formarsi in un qualunque periodo di tempo.
Per questo motivo quanti hanno accolto uomini d’altra razza, sia come compagni di colonizzazione, sia parificandoli ai cittadini, in seguito sono caduti in preda alle fazioni» (V, 1, 1303 a);
«È anche proprio della tirannide avere come compagni di tavola e d’ogni occasione i forestieri al posto dei propri concittadini, poiché questi ultimi sono avversi al tiranno, mentre quelli non hanno motivo di contesa con lui.
Questi e simili mezzi sono caratteristici della tirannide e ne proteggono il potere; nessuna ribalderia è ai cittadini risparmiata» (V, 11, 1314 a).
Questo secondo passo è terribile, perché mostra con quanta facilità una politica che si ammanta di carità cristiana può essere funzionale a finalità di segno opposto.

Dalla UE via libera agli oli "deodorati" Ecco i consigli per riconoscere il vero extra vergine di oliva


In teoria, è stato emanato per proteggere la bontà e l’autenticità dell’olio extra vergine di oliva(una delle tipicità del nostro “made in italy” e uno dei prodotti di punta della nostra economia); di fatto, il nuovo regolamento comunitario, che entrerà in vigore dal prossimo 1 aprile, favorisce la commercializzazione dei cosiddetti oli "deodorati", ovvero quelli ottenuti da commistioni e sofisticazioni di vario tipo, a scapito della qualità e della genuinità dell’olio extra vergine di oliva vero.
Secondo alcuni esperti infatti, la legge europea ha aperto le porte ai condimenti difettosi, promuovendoli sul campo. "Non siamo di fronte ad una legge che permette di bloccare e di escludere dal mercato l’olio taroccato – ha detto Roberto La Pira, giornalista esperto di consumi - come hanno scritto molti giornali, ma all’esatto contrario".

In pratica, si aprono tante nuove possibilità  commerciali per gli oli “deodorati” (ovvero quegli olii che contengono sostanze estranee all’olio per eliminare i cattivi odori) che nulla hanno a che fare con il nostro amato olio extra vergine di oliva.

Ma come facciamo a capire se l’olio è stato contaminato?
La parola chiave (anzi due) è achil esteri, ovvero composti che si formano con la fermentazione e l’avvio del processo di putrefazione delle olive stesse, che hanno come diretta conseguenza la produzione di alcol metilico ed etilico e la liberazione di acidi.
Ma c’è di più. Se nell’olio c’è una forte presenza di grassi dai trigliceridi, vuol dire che l’olio non è buono. Anche perché il nostro extra vergine è famoso anche per il basso quantitativo di grassi dannosi e la presenza di sostanze antiossidanti, che – naturalmente – gli olii taroccati non hanno.

«Gli oli che hanno bisogno di essere deodorati sono quelli di bassa qualità. È inaccettabile che un procedimento chimico finora vietato in oli extravergine venga sostanzialmente permesso per consentire a chi non produce qualità di arrivare sul mercato con un prodotto adulterato che il consumatore non sarà in grado di riconoscere dall'etichetta», dichiara Carlo Petrini, presidente Slow Food.

E allora, in pratica, come facciamo a difenderci dall’olio di scarsa qualità?
 Prima di tutto diffidiamo degli oli che sugli scaffali costano troppo poco e poi impariamo ad usare meglio le nostre papille gustative!
"L’unica possibilità – ha commentato La Pira - è imparare a distinguere l'olio extravergine di oliva di qualità che ha un odore, un sapore e un elevato contenuto di antiossidanti dal deodorato, che ha un sapore un po' asettico, contiene pochi antiossidanti e assomiglia ai vecchi oli di oliva vergini, ormai spariti dal mercato".
Insomma, proprio come si fa con il vino, per difendere la genuinità dei nostri prodotti, dobbiamo imparare a riconoscerli!

Verdiana Amorosi

Egitto , il deserto bianco


Candido. Come nessuno immagina il Sahara. 
Il suo fascino sta tutto qui. Nell'apparire all'improvviso, dopo infiniti banchi di sabbia color ocra e nere rocce vulcaniche. 
Un miracolo geologico fatto di pilastri calcarei e monoliti gessosi che, grazie al lavorìo del vento, prende forme di uomini, animali, funghi, fiori.


Difficile descrivere il Deserto Bianco, immensa fetta di Sahara egiziano che si estende tra le oasi di Bahariya e Farafra, fino a lambire Siwa a nord e il territorio libico a ovest, collegando le brulle lande del Deserto Occidentale con il Grande Mare di Sabbia.
 Le sue dune sono interrotte da placche bianchissime formatesi dopo il ritiro di laghi e di paludi che, fino a 5mila anni fa, bagnavano questa regione. 
Sì perché qui c'era la savana, si cacciavano le gazzelle e vivevano i leoni. 
Oggi la sabbia copre una civiltà primordiale scivolata nell'oblio attraverso i secoli. E nelle valli, in passato letto di enormi fiumi, il terreno è disseminato ora da miliardi di pietre scavate dal vento e da conchiglie fossili.


Ma il Deserto Bianco nasconde molte altre storie. 
Come non ricordare l'epopea delle spedizioni del passato: le fatiche di esploratori come Gerhard Rohlfs, salvato nel 1874 da due giorni di pioggia mentre cercava di raggiungere Siwa, e del conte ungherese László Ede Almásy, il Paziente inglese cinematografico che, dal 1929 al 1941, scorrazzò tra queste dune.
 Entrambi alla ricerca, sempre vana, dell'oasi scomparsa di Zarzora. 

Da qui ha preso le mosse la civiltà egizia, fiorita poi lungo le rive del Nilo. E da qui è passato Alessandro il Grande, dopo aver conquistato l'Egitto (331 a.C.) e fondato Alessandria. La sua meta era Siwa, dove consultò l'oracolo di Amon, il Dio della Vita: gli disse che egli era figlio di Zeus e che avrebbe dominato il mondo. Dopo di lui arrivò la regina Cleopatra. Forse veniva da Tebe, e chissà se il suo Antonio la aspettava proprio a Siwa, quando l'oasi era ricca e potente. 
Già inclusa nel regno di Ramesse III (1184-1153 a.C.) fu per secoli capoluogo del deserto, un'ultima frontiera faraonica. 
 Oggi, assediata dal Grande Mare di Sabbia, mostra l'ombra dei fasti del passato.
 Costruita in una depressione 12 metri sotto il livello del mare, si allunga per 80 chilometri e conta 300 sorgenti sotterranee. L'acqua, linfa vitale dell'oasi, scorre lungo una rete di canali che irrigano più di 300 mila palme da dattero e 70 mila ulivi. Da vedere nell'oasi, il qasr del XIII secolo, ancora abitato, ma ormai un cumulo di macerie rosse, il Monte dei Morti, con numerose tombe faraoniche della XXVI dinastia, i resti del Tempio di Amon, edificato tra il 663 e il 525 a.C., e la Piscina di Cleopatra, sorgente citata da Erodoto, dove nuotò la regina egiziana.
 Osate pure un bagno: l'acqua è limpidissima e il fondo è verde smeraldo.

Il sig. presidente Laura Boldrini si indigna - Video Dailymotion

Il sig. presidente Laura Boldrini si indigna - Video Dailymotion



S'indigna? Come dovremmo chiamarla? Lascio a voi la scelta!

Rosa grazie ai gamberetti


Perché questi trampolieri dal lungo collo, che amano vivere in lagune basse e stagni fangosi con acque salate, prendono la tipica colorazione rossastra?
Il segreto del fenicottero rosa (Phoenicopterus ruber) sta nel cibo di cui è ghiotto, i gamberetti Artemia salina
Senza questi spuntini, la livrea rimarrebbe grigia.
Lo speciale becco ripiegato in basso del fenicottero è adatto al filtraggio dell'acqua: dopo aver riempito la bocca d'acqua, l'animale usa la lingua per spingere fuori il liquido e speciali lamelle per trattenere in bocca solo gli organismi di cui si nutre.

Marius, il cucciolo di giraffa ucciso nello zoo di Copenhagen. Choc e sconcerto in tutto il mondo.


La sua storia, iniziata in un recinto dello zoo di Copenhagen, sta facendo il giro del mondo.
 L'uccisione di Marius, un cucciolo maschio di giraffa nato appena 18 mesi fa, soppresso ieri e poi dato pubblicamente in pasto ai leoni, ci dice quanto in là possa spingersi l'arroganza dell'uomo, che si sente in diritto di privare della libertà animali provenienti da lontano, per poi brutalmente disfarsene quando le gabbie non bastano più.
Nonostante le proteste degli animalisti e le petizioni internazionali per salvargli la vita, Marius - un esemplare perfettamente in salute - è stato abbattuto ieri mattina con un colpo di pistola alla testa.
 I responsabili della struttura danese non gli hanno concesso nemmeno la "grazia" di un'iniezione letale, che avrebbe avvelenato le sue carni.


La carcassa dell'animale è stata sezionata per un'autopsia pubblica davanti ai visitatori dello zoo - molti dei quali bambini - e parte delle sue carni sono state poi date in pasto ai leoni: «sarebbe assolutamente sciocco buttare via qualche centinaio di chili di carne» ha detto quasi meravigliato di tanto clamore Bengt Holst, direttore scientifico dello zoo di Copenhagen.


La decisione di disfarsi della giraffa è stata presa, hanno detto i responsabili dello zoo, «in applicazione a norme europee volte ad evitare la consanguineità nel gruppo di giraffe». 
Troppi esemplari con lo stesso corredo genetico, insomma: «Se tutte le specie si riproducono bene, poi si deve accettare che ci sia un surplus di animali che non possono essere inclusi nella catena genetica senza causare problemi di consanguineità» ha dichiarato Holst. Aggiungendo che il patrimonio genetico di Marius è già comunque "ben rappresentato" all'interno dello zoo. 

 Un fatto che si sarebbe potuto prevenire, e comunque gestire diversamente: l'esemplare avrebbe potuto essere rimesso in libertà, trasferito in un altro zoo - diverse strutture europee, tra cui un parco in Olanda e lo Yorkshire Wildlife Park in Inghilterra, si erano offerte di ospitarlo - o, piuttosto, sterilizzato.

 Ma nemmeno quest'ipotesi è stata presa in considerazione e a Marius è stato semplicemente impedito di diventare adulto. Hanno prevalso soltanto le ragioni economiche: è stata la scelta che costava meno. 

«È un evento di una barbarie inaudita di cui tutti devono venire a conoscenza» ha commentato Ilaria Ferri, direttore scientifico dell'Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, che ha promesso che interesserà dell'accaduto anche il Parlamento Europeo. 

«Invito le persone a non visitare zoo e altre strutture di cattività perché in tal modo si rendono correi e corresponsabili di un sistema coercitivo e di violenza, che priva gli animali della loro libertà e che spesso ne causa la morte, come accaduto alla povera giraffa» 

 Elisabetta Intini
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