giovedì 30 giugno 2016

Due ali di uccellini di 99 milioni di anni racchiuse nell’ambra del Myanmar


Un team di ricercatori cinesi, britannici e statunitensi, condotto da Xing Lida, dell’’università cinese di Geoscienze e da Mike Benton, dell’università di Bristol, ha scoperto due piccole ali di uccelli intrappolate nell’ambra e dicono che «Le ali fossili sembrano provenire da uccellini che 100 milioni di anni fa sono rimasti intrappolati nella linfa appiccicosa di alberi tropicali». 
 Il loro studio, “Mummified precocial bird wings in mid-Cretaceous Burmese amber” pubblicato su Nature Communications, descrive campioni che provengono da un famoso giacimento di ambra nel Kachin, nel nord-est del Myanmar, dove erano già stati trovati perfettamente conservati migliaia di esemplari di insetti di ogni forma e dimensione, ragni, scorpioni, lucertole, e piume isolate.
 Ma questa è la prima volta che vengono scoperte intere parti di uccelli imprigionate nell’ambra.


All’università di Bristol spiegano che «Le ali fossili sono piccole, lunghe solo due o tre centimetri, e contengono le ossa dell’ala, incluse tre lunghe dita armate di artigli affilati, per arrampicarsi sugli alberi, così come le piume, tutte conservate nei minimi dettagli. 
L’anatomia dimostra che provengono da uccelli enantiorniti, un gruppo importante nel Cretaceo, ma che è scomparso alla stessa epoca dei dinosauri, 66 milioni di anni fa». 

Dai giacimenti di ambra birmani sta emergendo un vero e proprio tesoro di fossili antichi e documentano un momento particolarmente attivo dell’evoluzione della vita sulla terra, la rivoluzione terrestre del Cretaceo. Un’era durante la quale è avvenuto il  boom è una grande diversificazione delle piante da fiore che ha provocato un’ulteriore aumento ed evoluzione degli insetti che si nutrivano di foglie e nettare dei fiori, che a loro volta hanno attirato e diversificato i loro predatori: ragni, rettili, mammiferi e uccelli. 
 Ma se trovare antichi insetti intrappolati nell’ambra è un evento relativamente comune, trovare ali di piccoli uccelli, con penne, piume, follicoli, ossa e addirittura tracce di tessuti molli è semplicemente incredibile.

 Benton, che insegna paleontologia dei vertebrati alla Facoltà di scienze della Terra di Bristo, spiega che «Queste ali fossili mostrano dettagli sorprendenti Le singole piume mostrano ogni filamento e barba, siano esse remiganti, penne inferiori o piume, e ci sono anche tracce di colore: macchie e strisce».

 Xing, il principale autore dello studio, aggiunge: «Il fatto che i piccoli uccelli si arrampicassero sugli alberi suggerisce che avevano uno sviluppo precoce, nel senso che erano pronti all’azione non appena nati. 
 Questi uccelli non rimanevano nel nido in attesa di essere nutriti, ma andavano alla ricerca di cibo, e purtroppo morirono, forse a causa delle loro piccole dimensioni e per la mancanza di esperienza. 
Le piume isolate in altri campioni di ambra mostrano che gli uccelli adulti avrebbero potuto evitare la linfa appiccicosa, o liberarsene».


I primi uccelli risalgono ad oltre 150 milioni di anni fa, quando i dinosauri dominavano ancora la Terra e gli scienziati fino ad ora avevano raccolto alcuni fossili ben conservati in “2D” nella roccia. 

La scoperta nell’ambra di ali di uccelli risalenti a 99 milioni di anni fa offre uno sguardo senza precedenti su questi primi uccelli e su quello che doveva essere il loro aspetto.
 E’ la prima volta che gli scienziati hanno la possibilità di studiare queste caratteristiche fisiche particolari in uccello che si estinse alla fine del Cretaceo. 
 I ricercatori hanno esaminato la struttura e la disposizione delle ossa e delle piume utilizzando tecniche come il synchrotron X-ray micro CT scanning e dicono che, nel complesso, il piumaggio delle ali fossili è molto simile a quello che di uccelli moderni: se le si paragona a quelle di un moderno passeriforme, le ali sembrano quasi indistinguibili.
 Gli autori dello studio scrivono che «Questi campioni dimostrano che i tipi piumaggio associati agli uccelli moderni erano presenti all’interno di singoli individui di enantiorniti, del Cenomaniano (99 milioni di anni fa)». 
Questo suggerisce che gli uccelli abbiano evoluto la conformazione unica del loro piumaggio oltre 100 milioni di anni fa e che non la abbiano dovuta cambiare molto, se non del tutto, nel corso del tempo.

 Fonte: greenreport.it

Creux du Van: un anfiteatro roccioso nel cuore della Svizzera


Situato nel cuore della Svizzera, al confine tra il Cantone di Neuchâtel e il Canton Vaud, si trova il “Creux du Van”, un anfiteatro roccioso del tutto naturale, dalle dimensioni e dall’aspetto imponenti.
 Una parete rocciosa a forma di cavallo e alta 160 metri fa da cornice a una valle a strapiombo, lunga 4 chilometri e larga 1,4. Dalla cima dell’altopiano, che si staglia a 1.126 metri sopra il livello del mare, si gode di una veduta spettacolare dell’entroterra svizzera, così come delle Alpi ad est e delle terre francesi ad ovest.






Creux du Van è una destinazione molto popolare per quanti amano fare trekking o cimentarsi con scalate impossibili, forse la più rinomata nella parte occidentale del Massiccio del Giura. 
 Il nome “creux” viene da un’antica parola celtica che significa “grande depressione” o “valle profonda”; anche il termine “van” è di origine celtica e significa “valle rocciosa”. 
Per un certo periodo è stato definito “Le Cul du Van”, che tradotto suona come “il fondo del monte roccioso”, per poi acquisire la denominazione attuale.

 L’origine geologica di questo luogo incantevole risale all’ultima era glaciale, quando un piccolo ghiacciaio cominciò ad erodere una profonda valle locale, prima di congiungersi con il più imponente ghiacciaio del Rodano.
 L’attività di erosione e il ripetersi di cicli di gelo e disgelo indebolirono la montagna, causando il crollo di una porzione di essa e lasciando esposte le rocce sottostanti. 

 Il sottosuolo della valle resta solitamente ghiacciato per tutta la durata dell’anno.
 Al di sopra cresce una flora artico-alpina, mentre le specie animali qui presenti includono l’ibice, il camoscio e la lince.
 L’intero territorio è protetto da una riserva che si estende per 25 chilometri quadrati. 

 Fonte: gizzeta.it
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