lunedì 8 ottobre 2012

Governanti..........

Perché eliminare le Regioni !!! 
La missione di Monti è distruggere la sovranità nazionale (possibilmente anche quelle altrui) e farla confluire all'interno di una unica sovranità europea. La chiamano unione politica e fiscale. Qualcuno la chiama anche Stati Uniti d'Europa. Fin da quando lavorava alla Trilaterale, Monti aveva il compito di distruggere la frammentazione del vecchio continente e realizzare un'unica entità centrale: l'Eurasia, di orwelliana memoria. Lo smantellamento delle Regioni italiane rientra in questo quadro. Le Regioni sono idealmente piccoli quasi-staterelli autonomi cui la riforma della Costituzione ha conferito poteri sovrani. Poteri che derivano, certo, dallo Stato, ma che conferiscono autonomia decisionale e legislativa. Monti deve smantellare l'Italia come entità a se stante, e per farlo deve a maggior ragione distruggere le singole entità regionali. Tutti i Batman d'Italia, ovvero le spese complessive di tutti i gruppi regionali che sono nell'occhio del ciclone, ammontano a 65 milioni di euro. La spesa locale è cresciuta viceversa in dieci anni di 70/80 miliardi, il fiscal compact ci costringerà a 50 miliardi di nuovi tagli all'anno e il MES ci indebita di 125 miliardi in prima battuta, di cui 10 già pagati. Una montagna di .... sulla quale tutti i Fiorito corrono come minuscole, invisibili formiche. Eppure tutte le Regioni vivono un accerchiamento politico-mediatico-giudiziario che non lascia scampo, che ha già prodotto un Decreto Legge cui nessuno, con la propaganda fiume che si è riversata nelle case degli italiani, ha potuto opporsi. In democrazia, se controlli i media, controlli tutto.
Proviamo a vedere lo stato di salute del nostro paese: FISCAL COMPACT,MES,DISMISSIONE DEL PATRIMONIO PUBBLICO,PRIVATIZZAZIONI ANOMALE,ABOLIZIONE DELLO STATUTO DEI LAVORATORI,SCUOLE CHARTER,ABOLIZIONE DELLE REGIONI,LIBERALIZZAZIONE DELLE COLTURE OGM E DELLE IMPORTAZIONI DI DERRATE ALIMENTARI ESTERE ( SPECIE MADE IN USA IN MERITO ALLE CARNI BOVINE ),AZZERAMENTO DEI PRODOTTI AGRICOLI A KM ZERO,INNAZZALMENTO CANZONATORIO DELL'ETA' PENSIONABILE,INNALZAMENTO DEL PERIODO CONTRIBUTIVO,IMU,IVA AGGIUNTIVA SULLA TARSU,AUMENTO ALIQUOTA IVA,TAGLIO DELLE PENSIONI MINORI quelle delle persone oneste ......

Autunno

Ottobre, il mese dei ricordi, il mese del caldo abbraccio della natura tra il verde dell’erba e il bruno degli alberi.

(Stephen Littleword)
Un bambino va dal padre e dice: Papà cos'è la politica? Il padre ci pensa e poi dice: Guarda te lo spiego con un esempio: io che lavoro e porto a casa i soldi sono il capitalista, tua madre che li amministra è il governo, la donna delle pulizie è la classe operaia, tu che ormai hai qualche voce in capitolo sei il popolo, tua sorella che è appena nata è il futuro.Il bambino va a dormire, ma alle due di notte la sorella comincia a piangere; il bambino va a cercare qualcuno.Va dal padre ma non lo trova, va dalla madre la quale lo manda via perché ha sonno, va dalla donna delle pulizie e la trova a letto col padre e allora torna dalla sorella e le dice: Guarda ho proprio capito cos'è la politica: i capitalisti fottono la classe operaia, il governo dorme, il popolo non lo ascolta nessuno e il futuro sta nella c......

Palazzo d'inverno


Un totale di 1 050 stanze per un’arca complessiva di 4,6 ettari, 1 945 finestre, 1 886 porte e 116 gradini: dati che da soli, possono già dare un’idea delle dimensioni gigantesche del palazzo. La residenza barocca degli zar russi, che può essere definita come un immenso monumento al potere, proprio per la sua ampiezza è il luogo ideale per ospitare la vasta e incomparabile collezione di opere del museo dell’Hermitage.

La facciata nord del Palazzo d’Inverno si specchia nelle acque della Neva. Le colonne sovrapposte, disposte in fila di due, creano su questo lato un movimento di rottura, ma anche di uniformità, grazie alla loro sequenza regolare. Anche nel realizzare la facciata al sud – intesa come l’ingresso principale per chi proviene dalla corte principale – l’architetto Bartolomeo Rastrelli tenne in considerazione l’effetto visivo da un certa distanza. Le facciate est e ovest, con le loro numerose finestre e cornici riccamente decorate, sono, invece, piuttosto differenti.

Nonostante le quattro ali, che delimitano una piazza centrale rettangolare, siano tutte molto diverse tra loro, il Palazzo d’Inverno appare nel suo complesso, omogeneo e armonico. Ciò perchè Rastrelli conservò degli elementi comuni e unificanti, come le colonne in due ordini sovrapposti che spezzano le facciate e il tetto baluastro, adorno di numerose statue.

Nonostante l’avvio dei lavori risalga al 1711, le attività di costruzione iniziarono realmente solo nel 1754, quando Elisabetta I, figlia di Pietro il Grande, diede la sua approvazione allo studio di Rastrelli, l’unico che piacque veramente all’imperatrice.

Questi (1700 – 1771), con i suoi numerosi progetti, lasciò un impronta artistica notevole a San Pietroburgo, senza, tuttavia, portare a termine questa sua ultima ed epocale impresa. Di conseguenza, le decorazioni interne del palazzo sono opere di numerosi architetti ingaggiati da Caterina II (1729 – 96): Vallin de la Mothes, Antonio Rinaldi, Jurij Felten, Giacomo Quarenghi, Carlo Rossi, Vassilij Stassov, Auguste Montferrand furono i grandi nomi che contribuirono a completare gli interni.

La scala detta di Jordan è una splendida costruzione in marmo bianco con stucchi dorati e specchi. Al primo piano alcune stanze mantengono ancora le loro decorazioni originali, come la Sala delle Armi, la più ampia di tutto il complesso, che con la sua area di 1 103 metri quadrati, costituiva il luogo ideale per lussuosi banchetti e ricevimenti.

Tuttavia, la più famosa e sfarzosa è la Sala di Malachite, progettata da Alexander Brjullov nel 1837, dopo il terribile incendio che devastò il palazzo. Colonne in malachite verde, porte dorate, capitelli, un soffitto riccamente fregiato, pesanti tendaggi rossi ed enormi specchi simboleggiano lo splendore e la magnificenza degli zar.

L’adiacente Sala Bianca ha invece un significato storico di fondamentale importanza, poiché qui, nella notte tra il 8 e il novembre, le Guardie Rosse, guidate da Lenin, stabilirono la sede del Governo Civile Provvisorio, lo stesso che avrebbe costretto Nicola II ad abdicare.

A causa delle dimensioni imponenti del palazzo, gli zar preferivano occupare le loro residenze estive, più piccole e vivibili; di conseguenza, molte stanze furono utilizzate fin dall’inizio per conservare i numerosi tesori della dinastia reale. Dal 1917, inoltre, l’edificio, insieme alle costruzioni adiacenti (il Piccolo Hermitage, il Nuovo Hermitage e il Grande Hermitage), ospita le collezioni del famoso museo ed è spesso difficile, per il visitatore di oggi, giudicare se le opere esibite o le sale stesse del palazzo siano più spettacolari e impressionanti.

L’HERMITAGE – Il famoso museo di San Pietroburgo è considerato uno dei maggiori al mondo, insieme al Louvre di Parigi, il British Museum di Londra e il Metropolitan Museum of Art di New York. Con le sue 400 sale espositive, l’Hermitage contiene la bellezza di 2,7 milioni di opere d’arte: l’ex direttore del museo, Piotrovskji, ha calcolato che osservando per almeno 30 secondi ogni pezzo esposto per otto ore al giorno, il tour completto del museo durerebbe più di sette anni. Ma viene spontaneo chiedersi: in che modo una tale quantità di tesori è stata raccolta e conservata? Pietro il Grande gettò le basi di questa immensa collezione acquisendo la proprietà di tutti reperti archeologici che vennero rinvenuti a San Pietroburgo a partire dal suo regno. Sua figlia, Elisabetta I continuò sulla stessa strada, ma la vera collezionista d’arte fu Caterina II, che acquistò ben 225 capolavori fiamminghi da un commerciante d’arte berlinese nel 1764, anno a cui si fa risalire la nascita del museo.

Caterina, approfittando delle difficoltà economiche di molte famiglie aristocratiche europee, acquistò opere di valore inestimabile a prezzi davvero vantaggiosi. Dopo 10 anni di regno, i quadri in suo possesso erano già oltre 2 000. Anche Alessandro I e Nicola I diedero il loro contributo alla collezione e, nel 1852, il Nuovo Hermitage fu aperto al pubblico. La galleria risentì non poco anche delle conseguenze della Rivoluzione d’Ottobre, dal momento che le collezioni private appartenute alle varie famiglie aristocratiche furono confiscate come “proprietà del Popolo” e donate all’Hermitage. Fu così che il patrimonio del museo quadruplicò. Alcuni anni dopo, tuttavia, un gran numero di importanti opere fu venduto all’estero.

Micro sculture

Le stupefacenti opere di Willard Wigan
 Le sue sculture sono le più piccole al mondo, potendo trovare spazio nella cruna di un ago o sopra la capocchia di uno spillo. Nonostante le dimensioni microscopiche, le sculture sono perfettamente intagliate e dipinte. Nella foto, uno splendido micro-vascello a confronto con la cruna di un ago Nel maggio 2007 la collezione di 70 opere di Willard Wigan (nella foto) è stata acquistata dal giocatore di tennis e uomo d'affari David Lloyd, al prezzo di 160mila sterline l'una, per un totale 11.2 milioni di sterline
Altre tre opere di Wigan: un microscopico Elvis Presley che si esibisce sulla capocchia di uno spillo mentre una tigre e la rappresentazione dell'Ultima cena trovano "comodamente" spazio nella cruna di un ago
Wigan mentre realizza una delle sue stupefacenti opere. Il micro artista, che necessita anche di mesi per completare una scultura, utilizza per intagliare i chicchi di riso o i granelli di sabbia e zucchero una minuscola lama chirurgica. Per dipingere le opere usa il pelo di mosca, precisando che utilizza solo insetti morti per cause naturali
Il pensatore (the Thinker) su una capocchia di spillo e il Titanic sulla punta di una spilla
Peter Pan, Wendy, i suoi fratellini e Campanellino popolano un amo da pesca
Le sei mogli di Enrico VIII nella cruna di un ago

La differenza







La differenza tra democrazia e dittatura è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini;
in una dittatura non c’è bisogno di sprecare il tempo andando a votare.

Arte sulle uova

La creazione di un opera d'arte è un processo delicato ancor più se eseguito su delle uova che sono  letteralmente la tela. Franco artigianato Grom belle, sculture lacelike in gusci d'uovo, ispirate alla tradizione di progettazione slovena. Ogni uovo contiene da  2.500 a 17.000 piccoli fori.
Grom inizia il suo processo colpendo fori nella parte superiore e inferiore del guscio e soffiando fuori il liquido. Egli crea i disegni per le sue uova a mano libera, utilizzando solo la sua immaginazione e un trapano elettrico piccolo. Grom l'attenzione per i dettagli accentua la delicatezza del guscio d'uovo, creando fragili vasi che si illuminano dall'interno.

Il regalo più grande


Il regalo più grande che tu possa fare a qualcuno è il tuo tempo.
Perché regali un pezzo della tua vita che non ti ritornerà mai indietro.

Re Artù Avalon

La tradizione medioevale narra di un grande re dei Britanni che sconfigge i nemici Sassoni, unifica il proprio paese, fonda l'Ordine dei Cavalieri della Tavola Rotonda e costituisce un governo ideale a Camelot (la reggia di Artù è stata identificata da alcuni studiosi con la fortezza neolitica di Cadbury, ai confini tra il Somerset e il Dorset,

Ksiaz – Il maggior castello della Slesia


Dal 1509 al 1939, il castello di Ksiaz o, in tedesco, Furstenstein presso Walbrzych, appartenne agli Hochberg, aristocratica famiglia originaria dalla Sassonia. La sua veste attuale deriva dagli interventi settecenteschi di Corrado Massimiliano di Hochberg.

DA ROCCA MEDIEVALE A FASTOSA RESIDENZA BAROCCA 
– Il maschio del castello di Ksiaz, la costruzione più antica tuttora riconoscibile nel complesso, risale alla rocca medievale eretta nel 1292 da Bolko di Schweidnitz (oggi Swidnica). L’iniziale fortificazione subì una prima sostanziale ristrutturazione nel Quattrocento, quando la Slesia faceva parte del regno boemo – ungherese di Mattia I Corvino. Nel secolo successivo la famiglia Hochberg, entratane in possesso, promosse una serie di lavori per trasformare definitivamente l’antico edificio in un vero e proprio castello.

PUNTO D’INCONTRO DELL’ALTA NOBILTA’ ARISTOCRATICA –
 Con le trasformazioni realizzate nella prima metà del Settecento dall’architetto Felix Anton Hammerschmidt, per conto di Corrado Massimiliano di Hochberg, l’edificio divenne una fastosa dimora che impressionava chiunque la vedesse: una gigantesca residenza di cinque piani e 400 stanze. Il viaggiatore Hermann Furst von Puckler – Muskau scrisse nell’Ottocento che il castello era quanto di più bello avesse mai visto nel corso dei suoi “vagabondaggi”: “Come ammaliato da spiriti misteriosi, il castello reale aleggia su uno sperone roccioso, proietando le sue torri nel cielo azzurro”. Il principe Hans Heinrich XV di Hochberg – Pless, ultimo proprietario, apri il castello all’aristocrazia di tutt’Europa. La brutalità della dittatura nazista costrinse tuttavia a emigrare in Gran Bretagna. Ksiaz venne perciò confiscato dallo Stato e sottoposto a opere di adattamento come possibile quartier generale del Fuhrer. Hitler preferì tuttavia un altro rifugio, meno appariscente (la celebre “Wolfsschanze”, o Tana del Lupo, di Rastenburg, nella Prussia Orientale).

LA TORMENTATA STORIA DELLA SLESIA –
 Poche regioni come la Slesia hanno avuto una storia così tormentata. Il nome Slesia (in polacco Slqsk, in tedesco Schlesien) va ricondotto alla stirpe dei Silingi, qui insediata in epoca romana, poi dispersa nel periodo delle grandi migrazioni barbariche e sostituita da tribù slave. Wratislawia (in seguito trasformato in Breslau dai tedeschi e Wroclaw dai polacchi). Fino al 1335 la Slesia fu contesa da Polonia e Boemia, finché fu quest’ultima a inglobarla. Nel 1526 in regno di Boemia, compresa dunque la Slesia, passò agli Asburgo austriaci, ma nel 1740 il re di Prussia Federico il Grande invase la regione, col risultato che la Slesia divenne prussiana. Nel 1813 proprio in questa terra di frontiera cominciarono le guerre di liberazione antinapoleoniche della Germania, dopo il famoso appello “Al mio popolo” di Federico Guglielmo III di Prussia. E sempre in Slesia, con la rivolta dei lavoratori tessili nel 1844, ebbe l’inizio il movimento operaio tedesco.

Nel 1871 la Slesia entrò, come regione prussiana, nel Reich tedesco e, durante la seconda guerra mondiale, fu una delle culle dell’opposizione a Hitler. Nei dintorni di Ksiaz operava un gruppo della resistenza tedesca noto come “Kreisauer Kreis” (Circolo di Kreisau), che faceva capo al conte H. J. Von Molte. Al termine del conflitto la Slesia venne assegnata alla Polonia, e i tedeschi dovettero lasciare le terre dove erano installati da secoli. Forse solo in futuro quella pagina di storia sarà superata. 
 FUSIONE DI SUGGESTIONI – Secondo i critici nordici, Ksiaz è una costruzione barocca. Per il gusto italiano si tratta di un barocco molto particolare, che non solo ingloba strutture medievali, ma anche suggestioni orientali, e persino l’architettura popolare (come l’ultimo piano con struttura in traliccio di legno e incannicciato), che certamente nessun architetto italiano avrebbe inserito.

IMPONENTE DIMORA –
 Il gigantesco palazzo poggia su uno sperone roccioso sito a ridosso di un’ansa del fiume Pelcznica, che qui scava nel tereno una profonda gola. Dall’imponente complesso, raccolto attorno a due cortili interni, svettano tra gli alberi il maschio e due grandi torri laterali. Il castello ospita attualmente un albergo a quattro stelle, con ristorante e sale per varie iniziative. Nell’ala aggiunta da Corrado Massimiliano di Hochberg nel Settecento si apre l’elegante “sala di Massimiliano”, decorata da preziosi stucchi di Ramelli e oggi sede periodica di seguitissimi concerti. L’ampio parco di 15 ettari, sistemato nel Settecento, si compone soprattutto di querce e macchie di rododendri. Al suo interno si trovano anche le rovine artificiali di un vecchio castello, che risale in realtà al 1794. A est di Ksiaz si estende un noto allevamento di stalloni che vengono fatti gareggiare frequentemente nel vicino ippodromo

L'Arco della Lince, un super-ammasso primordiale sotto la lente

La casuale e fortunata scoperta di una lente gravitazionale, in un ammasso di galassie lontano 5,4 miliardi di anni luce, permise di osservare l'immagine amplificata e distorta di un remotissimo oggetto, che si rivelò poi come il più grande, caldo e brillante generatore di mega-stelle di cui si sia mai avuta notizia. Il cosiddetto Arco della Lince era un milione di volte più brillante della ben nota, vicina Nebulosa di Orione. La scoperta di questo oggetto cosmico unico e intrigante per mezzo di alcuni dei maggiori telescopi spaziali e terrestri, tra cui Hubble, ROSAT e Keck. L’arco era l’immagine stirata e ingrandita di circa dieci volte, per effetto di una lente gravitazionale creata dalla massa delle galassie interposte, di un misterioso oggetto lontano più o meno 12 miliardi di anni luce Senza questo fortunato effetto ottico, e soprattutto senza la sua casuale scoperta, la sorgente luminosa finita sotto la lente sarebbe rimasta per sempre nascosta ai nostri occhi, seppellita nelle nebbie del tempo primordiale a cui appartenne: un'epoca in cui l'universo esisteva da meno di due miliardi di anni.

Non basta pensare positivo: per essere felici si deve agire


Gli scaffali delle librerie sono pieni di libri che promettono la ricetta della felicità. Trucchi, esercizi e atteggiamenti da seguire per raggiungere in poco tempo equilibrio e serenità. I guru dell’auto-aiuto per anni hanno spiegato che per migliorare la propria vita, bisogna cambiare modo di pensare. Per realizzare i propri desideri e sentirsi appagati bisogna pensare positivo, come cantava Jovanotti. Decine di libri e opuscoli sull’argomento incoraggiano i lettori e immaginare che tutto sia perfetto. Come per magia il sogno dovrebbe concretizzarsi. Ora, come segnala un articolo sul giornale britannico The Guardian, questa tesi viene ribaltata da alcuni studi. Per vivere La vie en rose quello che conta è l'azione. Lien Pham, studioso della University of California, ritiene che per raggiungere la felicità non sia sufficiente sognarla. Per dimostrarlo ha chiesto a un gruppo di studenti di immaginare per qualche minuto di aver preso voti molto alti ad un esame. Ma alla fine del test i ragazzi hanno studiato molto meno e ottenuto voti bassi. E' arrivato a una conclusione simile anche Gabriele Oettingen della New York University che ha chiesto invece ai suoi alunni di prendere appunti su un sogno ricorrente: quello di trovare un ottimo lavoro una volta laureati. Qui i ricercatori hanno scoperto che i ragazzi più inclini a immaginare una vita lavorativa 'perfetta', finiscono con più facilità nel gruppo di persone disoccupate o con salario basso. Sembra quasi che immaginare la perfezione e sognare a occhi aperti, tolga energie nel raggiungimento dei propri obiettivi.
Gran parte dei teorici della felicità spiegano quanto sia importante cambiare vita. Spiegano che chi è scontento e insoddisfatto, deve cercare novità. Non bisogna credere che a decidere sia solo il destino e arrendersi. Molti esperti sono convinti che tutto si basi sulle emozioni e sulla forza di volontà. Uno dei primi a dare vita a questa teoria fu, a fine ‘800, lo scienziato William James, fratello dello scrittore Henry James. Fu lui uno dei primi ricercatori a stabilire che il comportamento influisce su determinate emozioni, spiegando che, ad esempio, sorridere in modo forzato porta a spensieratezza e felicità. La tesi fu ripresa molto dopo, negli anni ’70 dallo psicologo James Laird che fece ulteriori test per dimostrare come sia più facile avere sentimenti positivi se ci si esercita a sorridere e a ridere in modo forzato. Insomma più che nel pensiero la formula magica si nasconde nell’azione, in questo caso quella di muovere i muscoli del viso fino a sorridere. Poggia sul rapporto fra azione e pensiero anche una ricerca della National University di Singapore. Gli studiosi hanno chiesto a un gruppo di persone di entrare in una pasticceria, ma evitando di mangiare dolci. I partecipanti ai quali era stato chiesto di tenere il pugno chiuso e dunque ad agire, sono riusciti a evitare tentazioni, mentre gli altri si sono fatti catturare dalle leccornie. Un test simile è stato fatto anche da Dana Carney, docente alla Columbia Business School. In questo caso i protagonisti della sperimentazione hanno simulato una normale attività d’ufficio. Nel gruppo c’era chi ha assunto posizioni di potere, con conseguenti atteggiamenti, mentre altri hanno svolto funzioni che non sono associate a un ruolo di dirigenza. Calcolando i livelli di testosterone dei partecipanti, i ricercatori hanno stabilito che chi è al potere sviluppa fiducia in se stesso e ha una maggiore spinta nel raggiungere un obiettivo importante. Queste teorie rivelano che non bisogna sognare le cose, ma servono energie per raggiungere risultati positivi. Agire molto e pensare meno. Come diceva Bernard Shaw: "Il segreto di essere infelici è di avere tempo di chiedersi continuamente se si è felici o no". Inutile abbandonarsi al pensiero, bisogna fare tante cose. Sullo stesso filone vanno segnalati anche gli studi della psichiatra di Harvard, Ellen Langer, alla fine degli anni ’70. La studiosa chiese a un gruppo di uomini di cambiare vita, immaginando di essere più giovani di 20 anni e di vivere negli anni ‘50. La Langer dimostrò che dopo pochi giorni i partecipanti si sentivano più forti, completamente sicuri delle proprie azioni e camminavano più in fretta. Il giornale The Guardian conclude che decenni di studi hanno dimostrato che la teoria di William James può essere applicata a molti aspetti della vita quotidiana. Sarebbe una buona ricetta per evitare stress e preoccupazioni, agirebbe inoltre come stimolo per l'innamoramento. Raggiungere concretamente gli obiettivi desiderati è anche un modo per essere fiduciosi, sicuri di se e più felici. La ricetta della felicità sta dunque nell’azione e nel cambiamento. Forse vale la pena di seguire i consigli di esperti e psichiatri. Se non siete contenti di come vanno le cose della vostra vita, fate una piccola rivoluzione. Osate. Ma ricordate che non è tempo di pensare, ma di agire.

Il miracolo della neve a Roma in agosto

IL MIRACOLO DELLA NEVE Non possediamo veri e propri documenti in cui si descrivono possibili avvistamenti di U.F.O. nel passato, ma solo descrizioni di tipo letterario, poco attendibili non avendo un supporto grafico; tali descrizioni grafiche sono però presenti, seppur non ufficialmente, in diverse tele e dipinti di autori contemporanei all'evento. Una fra queste tele famose è "Il Miracolo Della Neve" del pittore Masolino da Panicale, che rappresenta uno stranissimo evento che vede protagonista Papa Liberio (352-366 ). Secondo la tradizione, il Papa ricevette in sogno dagli angeli, l'ordine di far costruire una nuova Basilica a Roma, nel luogo esatto in cui si sarebbe manifestata una nevicata miracolosa. Il giorno dopo, cadde dal cielo, contrariamente a qualsiasi previsione metereologica, una sostanza bianca simile a neve, pur essendo una calda giornata d'Agosto. Lo strano fenomeno avvenne solo in una zona limitata di Roma, in cui, per l'appunto successivamente, fu edificata la nuova chiesa di S. Maria Maggiore. Nella raffigurazione di Masolino, notiamo il pontefice romano che si accinge ad indicare l'esatto perimetro della futura costruzione sacra, proprio nella zona "imbiancata" dalla miracolosa neve, neve dipinta ancora nell'atto di cadere dal cielo. Nella parte superiore del dipinto vi sono Cristo e la Vergine che osservano la scena dai cieli. Quale fu la causa di una nevicata tanto impossibile? Il pittore nella sua opera ci offre una dettagliata descrizione dell'evento, rappresentando la neve che cade da una grossa "nuvola", di colore grigiastro con forma simile ad un sigaro, sotto la quale vengono rappresentate altre nuvole più piccole. Dopo un'osservazione attenta di queste, si è notato che non appaiono come comuni nubi, ma posseggono lineamenti netti anziché vaporosi; sono poi rappresentate con illuminata solo la loro parte superiore e la maggior parte delle "nuvole" in questione sono, stranamente, munite di cupola: se confrontiamo la foto di un disco volante scattata su Siena nel 1954 (mentre dal cielo cadeva "bambagia" o "Angel's hair") con le strane nuvole del Masolino, possiamo notare una certa somiglianza, che potrebbe apparire non casuale.

Mên-an-Tol Cornovaglia


Il sito megalitico di Mên-an-Tol (dal cornico "pietra forata") è una piccola formazione di pietre nei pressi dei paesi di Madron e Morvah nella parte occidentale della Cornovaglia, nel Regno Unito, localmente conosciuto come "Stone Crick". Si compone di quattro monoliti di granito, uno caduto, due posizionati verticalmente al terreno ed uno di forma circolare bucato in mezzo di 1,3 m di diametro, posizionata al centro degli altri due monoliti verticali, che viste da una certa angolatura formano una sorta di "101"
Gli archeologi pensano risalga all’Età del Bronzo, tra il 3000 e il 4000 A.C. Nel corso dei secoli, in tanti sono passati attraverso questo foro per trarre giovamento dai poteri curativi attribuiti al megalite.Un'antica tradizione vuole infatti che il passaggio attraverso il Men-An-Tol sia di buon auspicio per una gravidanza: secondo la leggenda la magia di questo luogo misterioso, curerebbe l'infertilità.

Sii come le onde del mare


Sii come le onde del mare, che pur infrangendosi contro gli scogli hanno la forza di ricominciare.

Nativi americani

Parole di Saggezza e Profezia Hopi: “Il tempo evolve e arriva in un posto dove si rinnova. C’è prima un tempo per la purificazione, poi il tempo per il rinnovo. Siamo molto vicini a questo tempo. Ci dissero che avremmo visto l’America venire e andare, nel senso che l’America sta morendo dall’interno, perché si sono dimenticati le istruzioni su come vivere su questo pianeta. Sta arrivando il tempo in cui le profezie e l’incapacità dell’uomo di vivere sulla Terra in un modo spirituale arriverà ad un incrocio di grandi problemi. Gli Hopi credono, io credo, che se non si è spiritualmente collegati alla Terra, e non si capisce questa cosa, la realtà spirituale di come vivere sulla Terra, è probabile che non ce la si farà. Quando arrivò Colombo iniziò quella che noi chiamiamo la prima guerra mondiale. perché con lui arrivarono tutti dall’Europa. Alla fine della seconda guerra mondiale eravamo in America 800 mila. Da 60 milioni a 800 mila. Siamo stati quindi quasi sterminati qua in America. Tutto è spirituale. tutto ha uno spirito. Tutto ci è stato portato dal Creatore. Alcuni lo chiamano Dio, altri Buddha, altri Allah, altri con altri nomi. Noi lo chiamiamo Konkachila. Noi siamo sulla Terra solo per alcuni inverni, poi andiamo al mondo degli spiriti. Il mondo degli spiriti è molto più reale di quanti molti credono. Il mondo degli spiriti è tutto. Oltre il 70% del nostro corpo è acqua. Per rimanere sani bisogna bere dell’acqua buona. Quando gli europei arrivarono con Colombo, potevamo bere da qualunque fiume. Se gli europei avessero vissuto nel mo(n)do indiano potremmo ancora bere tutta l’acqua. L’acqua è sacra, l’aria è sacra. Il nostro DNA è fatto dello stesso DNA degli alberi. L’albero respira quello che noi respiriamo, noi abbiamo bisogno di quello che l’albero espira. Abbiamo quindi un destino comune con gli alberi. Siamo tutti dalla Terra. Quando la terra, l’acqua e l’atmosfera saranno compromesse, sarà la Terra a creare la propria reazione. La Madre sta reagendo. Le profezie Hopi dicono che le tempeste e le alluvioni saranno sempre più grandi. Per me non è una cattiva notizia il fatto che ci saranno grandi cambiamenti. Non è negativo, è l’evoluzione. Quando si guarda all’evoluzione nel tempo, nulla rimane uguale. (…riferendosi alle scimmie) Noi diciamo sempre, può darsi sia il vostro antenato, ma non è certo il nostro. E’ un parente, ma non un antenato. Bisogna imparare a piantare qualcosa. Questa è la prima connessione. Bisogna trattare tutte le cose come spirito. Realizzare che siamo tutti una famiglia. E’ come la vita, non c’è una fine della vita.”
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