venerdì 2 ottobre 2015

Il fascino e il mistero della città sotterranea di Noosh Abad


La città sotterranea di Noosh Abad, nel nord del Kashan, Iran, è davvero un luogo affascinante e pieno di mistero. 
È considerata uno dei capolavori dell’architettura antica.

 Questa incredibile città è chiamata Noosh Abad (che significa “città dell’acqua gustosa”) perché in antichità uno dei sovrani dell’Impero persiano sasanide, che spesso si trovavano a passare per questa zona, si fermò qui per bere l’acqua da un pozzo.
 L’acqua risultava estremamente pulita e fresca, perciò gli fece costruire una città intorno.
 Ma perché costruire una città sotterranea? 
Gli studiosi pensano che la ragione principale sia stata quella di sfuggire alle alte temperature della regione. Tuttavia, nel caso di Noosh Abad, il motivo poteva essere legato a ragioni di sicurezza, essendo la regione oggetto di frequenti saccheggi.
 Evidenze storiche indicano che Noosh Abad è stata utilizzata principalmente come rifugio durante l’invasione mongola in Iran del 13° secolo, rimanendo a disposizione in casi di emergenza fino alla fine del periodo dinastico Qajar (1787-1921).

 La profondità della città varia dai 4 ai 18 metri, sviluppandosi su tre livelli, e una fitta rete di gallerie consentiva di raggiungere qualsiasi punto della città senza essere visti. 
 L’accesso alla città sotterranea era garantito da diverse aperture, alcune delle quali si trovavano dentro gli alloggi della gente, mentre altri nei luoghi di aggregazione.










Durante gli scavi, gli archeologi hanno trovato ampie camere su più livelli, scale, pozzi e il percorso dell’acquedotto interno della città. Ci sono anche alcune grandi pietre accanto ad ogni canale : servivano da chiusura quando le cisterne erano utilizzate come rifugio di emergenza. 
 Secondo Zahra Sarookhani, capo del team archeologico, il sistema di ventilazione utilizzato nella città sotterranea rendeva possibile la respirazione dei rifugiati fino a 20 metri di profondità. 
 «Fatta eccezione per l’ingresso principale, tutte le altre parti della città sono alte 170 – 180 centimetri di altezza, per far passare senza alcun problema le persone», ha aggiunto Sarookhani.
 Secondo le stime degli esperti, la gente poteva vivere nella città sotterranea di Noosh Abad per diversi giorni, senza la necessità di uscire fuori per i rifornimenti.
 Un bel risultato per gli ingegneri del XIII secolo! 

 Fonte ilnavigatorecurioso.it

Quando la scuola non è sotto casa

La stagione della scuola sta iniziando in molti paesi del mondo. Ma è importante non dimenticare che, in alcune zone del pianeta, la scuola può essere un lusso conquistato a fatica.
Molti bambini devono prendere i più incredibili e inimmaginabili percorsi per ricevere l'educazione che alcuni di noi possono dare per scontato.
Qui alcune immagini che vi mostrano quanto questi bambini siano determinati a ricevere un'istruzione. Secondo l'UNESCO, i progressi nella connessione dei piccoli alle scuole ha subito un rallentamento negli ultimi cinque anni: i percorsi pericolosi sono uno dei motivi principali per cui molti bambini decidono di lasciare la scuola.
La soluzione potrebbe sembrare facile: costruire strade e ponti, comprare autobus e noleggiare un autista. Tuttavia, la mancanza di fondi e i disastri naturali ricorrenti rendono difficile fornire ai bambini queste semplici soluzioni di cui hanno disperato bisogno.



Scolari si arrampicano su scale di legno, Zhang Jiawan Village, Cina del Sud



Bambini sull'Himalaya, Zanskar, Himalaya



Gli alunni attraversano un ponte sospeso danneggiato, Lebak, Indonesia



Ponte rotto nella neve per raggiungere la scuola in Dujiangyan, provincia di Sichuan, Cina



Studenti attraversano un fiume su pneumatici gonfiati, Rizal Provincia, Filippine

L'acqua su Marte



L’annuncio della scoperta della presenza di acqua allo stato liquido su Marte in particolari e brevi periodi dell’anno pone alcune domande.
CHE COSA HANNO EFFETTIVAMENTE SCOPERTO? Lujendra Ojha, del Georgia Insitute of Technology di Atlanta (Usa) è riuscito, per la prima volta, con una tecnologia messa a punto nei suoi laboratori, ad analizzare la composizione chimica delle strette fasce scure che scendono dal bordo di alcuni crateri e di alcune colline. 

I rigagnoli possono essere lunghi anche 100 metri e più. Di solito sono larghi pochi metri. Fino ad oggi questa operazione risultava impossibile perché le strisce erano troppo strette per analisi chimiche che si localizzassero solo su di esse.
Ojha invece, è riuscito a realizzare lo spettro (ossia l’analisi chimica) di un solo pixel delle fotografie riprese dalla Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) ossia di un solo elemento puntiforme che compongono le fotografie digitali e al suo interno ha trovato tre tipi di sali (perclorato di magnesio, clorato di magnesio e perclorato di sodio).
L’unica spiegazione ad oggi avanzata per spiegare la loro presenza è che acqua liquida salmastra esca da alcune fessure e poiché evapora immediatamente a causa della bassissima pressione dell’atmosfera marziana, lascia sul suolo i sali contenuti all’interno. La medesima analisi eseguita sulle sabbie ai lati delle strisce scure non mette in evidenza alcuno di questi sali.
Che su Marte ci fosse acqua era abbastanza certo. La notizia però è importante per diversi motivi. Il primo ci dice che l’acqua o il ghiaccio da cui si forma l’acqua durante le stagioni più calde è relativamente vicino alla superficie in diversi punti del pianeta. Questo sarà di grande aiuto nell’identificare le aree ideali per far atterrare un gruppo di astronauti che dovesse costruire una base permanente. In secondo luogo la presenza di acqua aumenta le probabilità che su Marte vi possa essere qualche semplice forma di vita, se mai un tempo essa riuscì a formarsi.
Sulla Terra esistono batteri che vivono grazie all’energia che producono trasformando sali di cloro in altri tipi di sostanze chimiche. Poiché il ghiaccio o l’acqua che origina le strisce scure si trova sottoterra è protetto dalle radiazioni cosmiche e dunque la vita potrebbe proliferare là sotto.



In questo caso due fotografie scattate in momenti diversi della medesima area mostra l'allungamento di un solco prodotto dall'acqua | NASA
MA GLI SCIENZIATI HANNO VISTO L'ACQUA? No, non esiste alcuna immagine ripresa dalle sonde che mostri la fuoriuscita di acqua. Numerose sono le fotografie di solchi lasciati dall’acqua prima e dopo la fuoriuscita, ma mai una sonda si è trovata a fotografare una “sorgente” nel momento della sua attività PERCHÉ I PERCLORATI SONO COSÌ IMPORTANTI? I perclorati sono sali che derivano dall’unione di un elemento chimico, come ad esempio il magnesio, ad un gruppo di atomi composto da 4 atomi di ossigeno legati a un atomo di cloro.
Su Marte si possono essere formati per l’attività dei raggi ultravioletti su composti di cloro lasciati, ad esempio, da antichi mari o laghi. La presenza dei perclorati all’interno del ghiaccio marziano abbassa la temperatura di fusione anche fino a -73°C (dipende dalla concentrazione) e dunque per avere acqua liquida non è necessario che la temperatura salga fino agli 0°C. Inoltre essi possono essere fonte di vita per alcuni batteri.
E non ultimo alcuni perclorati possono essere utilizzati per produrre combustibili per razzi. Tuttavia va sottolineato che i perclorati sono molto pericolosi per l’uomo. Essi infatti, sono tossici in quanto impediscono al corpo umano di assorbire lo iodio importante in una serie di processi umani legati soprattutto alla ghiandola tiroidea.
Gli astronauti marziani dunque, dovranno fare molta attenzione a questa sostanza affinché non finisca nei loro habitat.



Un esempio di "gully", ossia di strisce scure lasciate dall'acqua che fuoriesce dalle rocce marziane | NASA
DUNQUE C'È VITA IN QUELLE STRISCE DI TERRA SCURA? In questo momento è difficile dare una risposta oggettiva. Se nell’acqua che fuoriesce con i sali ci fossero dei batteri potrebbe essere che essi finiscano nelle sabbie, ma i raggi ultravioletti e le radiazioni cosmiche li condannerebbero ben presto alla morte. Dunque è assai improbabile che proliferi la vita in superficie. Certo è che le strisce scure di Marte potrebbero essere un luogo di grande interesse per un’analisi di dettaglio dei suoli perché vi si potrebbero trovare le testimonianze della vita sotterranea.

 

MA C'È VITA SU MARTE ORA E DOVE? La scoperta che le strisce scure di sabbia siano prodotte da acqua e sali non cambia di molto quanto già si ipotizzava sulle possibilità di vita marziana. Se mai un tempo - quando l’acqua scorreva abbondante sulla superficie di Marte e l’atmosfera era più “protettiva” di oggi - la vita prese forma, essa potrebbe essere sopravvissuta sotto la superficie del pianeta ed aver continuato la sua esistenza proprio all’interno di falde acquifere più o meno congelate.
Ed e lì il luogo ideale per cercarla.
SARÀ PERICOLOSO ANDARE SU MARTE? Non nel senso che i marziani potranno farci del male, bensì il contrario. La presenza d'acqua è un potenziale vantaggio per la futura esplorazione umana di Marte perché non ci sarà bisogno di portare acqua da Terra.
Ma dovremo stare molto attenti a come e dove andremo, perché il nostro arrivo sul pianeta rosso può coincidere con l'arrivo di colonie ambulanti di batteri e microbi vari che potrebbero contaminare il pianeta e sopraffare eventuali forme di vita esistenti. Il problema c'è anche per le missioni robotiche. Non è un caso che il rover previsto per il 2020 abbia un divieto specifico di avvicinarsi a zone con acqua o ghiaccio d'acqua a causa della presenza a bordo del generatore nucleare, che emana calore spiega la planetologa Emily Lakdawalla.
LUIGI BIGNAMI

I nuovi tesori sommersi di Antikythera


A più di 100 anni dal ritrovamento del relitto di Antikythera, la nave romana affondata nel 65 a.C. al largo dell'isola dell'Egeo continua a riservare sorprese. 
Un'equipe di archeologi marini della Woods Hole Oceanographic Institution ha recentemente portato alla luce più di 50 nuovi manufatti rimasti sul fondale, tra cui un flauto osseo, una pedina di un'antica scacchiera, raffinate ceramiche e un bracciolo forse appartenuto a un trono di bronzo.


«Il relitto è tutt'altro che "esaurito"», ha dichiarato il co-direttore della spedizione Brendan Foley.
 «Ogni singola immersione regala favolose scoperte, e rivela come viveva "l'1%" della popolazione ai tempi di Cesare.»

 Il valore del carico finora rinvenuto nella nave - statue di marmo e di bronzo, raffinata cristalleria e il celebre meccanismo di Antikythera, considerato il primo "computer" della Storia - fa pensare che i proprietari conducessero una vita opulenta e che parte delle ricchezze trasportate sia stata saccheggiata. 
 I primi veri scavi sistematici nel relitto erano iniziati nel 2014, ma le avverse condizioni climatiche avevano limitato le finestre utili per le immersioni a soli 4 giorni.


La spedizione di quest'anno, realizzata tra agosto e settembre, ha previsto nel sito ben 40 ore di lavoro: l'equipaggio (10 esperti subacquei di cui 4 archeologi) conosceva bene lo scavo, un'area di 40 x 50 metri fino a 55 m di profondità, grazie alle mappe 3D del relitto realizzate nei mesi scorsi da robot sottomarini. 

Un sottomarino a comando remoto (ROV) ha seguito e filmato tutte le 61 immersioni e ha tenuto i contatti con l'equipaggio di superficie. 
Scansioni 3D dei reperti sono state eseguite sia prima della rimozione dalla nave, sia sui manufatti riportati in superficie. 

 Gli archeologi stanno ora conducendo analisi specifiche sui reperti: lo studio del DNA ritrovato in antiche anfore di ceramica, per esempio, ha rivelato la presenza di cibi, bevande, medicine e profumi di 2000 anni fa.

 L'anali isotopica degli oggetti in piombo ritrovati nel sito, come parti della prua e del rivestimento dello scafo, dovrebbe invece chiarire da dove fu estratto il metallo, e suggerire il porto di provenienza della nave.


«Questi artefatti testimoniano lo stile di vita di una nuova élite emergente tra Roma e la Grecia, con una enorme ricchezza distribuita tra molte persone come mai era accaduto prima di allora», spiega Foley. 
«Crediamo ci siano almeno altre sei statue in bronzo di eroi e divinità a grandezza umana all'interno del relitto», che si sommano alle 36 statue di marmo di eroi mitologici e ai resti ossei dell'equipaggio della nave venuti alla luce durante le prime immersioni, nel 1900.

 Fonte: focus.it

Ponte di Rakotz

Il suggestivo ponte di Rakotz del 19esimo secolo che con il suo riflesso forma un cerchio perfetto



Rakotz è immerso nel verde del parco di Kromlauer in Sassonia, il ponte è stato appositamente costruito per creare un cerchio perfetto quando si riflette nell'acqua.

Commissionato nel 1860 per volere del Cavaliere Friedrich Hermann Rotschke.
Sono stati impiegati 10 anni per la sua costruzione.
Durante la realizzazione della grande riserva naturale ricca di alberi e tante specie vegetali, si rese necessaria la costruzione di un collegamento fra i due lembi di terra, che permettessero il passaggio dei pedoni da una sponda all'altra.
Ma quello che fu realizzato non è un semplice collegamento.
Costruito con pietra locale, si trova sulle acque del Rakotzsee. Le estremità del Rakotzbrücke sono formate da guglie di roccia sottili con colonne ottagonali in basalto che sostengono un arco talmente perfetto che sembra essere realizzato dal diavolo stesso.
Secondo le credenze popolari, infatti, nessuna mano umana avrebbe mai potuto costruirlo. Potrete vedere il ponte all'interno del parco, ma per poterlo preservare è severamente vietato attraversarlo
Un tempo poteva essere attraversato, ora è solo possibile ammirarlo e godere dello scenario che grazie ai giochi di luce tra acqua e natura gli si crea attorno.
Il ponte di Rakotzbrücke è stato costruito quasi 150 anni fa, si trova nel parco botanico di Gablenz (Kromlauer Park), della città di Kromlau, nella regione sassone della Lusazia in Germania. Questa costruzione che è unica in quanto all’ accuratezza dei lavori ,fa sì che il ponte e il suo riflesso si fondono in un cerchio perfetto, a prescindere dal punto di osservazione.
Questo spettacolo straordinario è uno dei più amati dai fotografi professionisti. Il nome “Ponte del Diavolo “ è un termine usato per indicare decine di antichi ponti, che si trovano principalmente nel continente europeo.
La maggior parte di questi ponti sono costruiti in pietra o sono ponti ad arco in muratura e rappresentano una significativa conquista tecnologica nel campo delle opere in muratura.
Ad ogni Ponte Del Diavolo viene fatto corrispondere un mito o una leggenda popolare . Il folklore locale spesso attribuisce erroneamente questi ponti all’ epoca romana, ma in realtà molti di loro sono costruzioni medievali, essendo state edificate tra il 1000 e il 1600 dC.
In epoca medievale alcune strade romane spesso venivano considerate al di là delle capacità e dei bisogni umani, e quindi nacque la leggenda che fossero state costruite dal diavolo. 

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