martedì 12 marzo 2019

Apre al pubblico Göbekli Tepe, il tempio che cambiò la storia delle religioni

 
Turisti da tutto il mondo pronti ad ammirare il sito di Göbekli Tepe.  

Il presidente Erdogan ha inaugurato gli scavi di Göbekli Tepe, sito presente nell’area sud-est della Turchia. 
Si tratta del luogo di culto più antico mai ritrovato dall’uomo, patrimonio dell’Unesco dal 2018. 

I primi rinvenimenti risalgono al 1963, ad opera di archeologi turchi e tedeschi. Questi portarono alla luce delle strutture circolari, senza sapere inizialmente d’aver dato il via a una scoperta di fondamentale per la storia delle religioni, considerando come il tempio risalga a 12000 anni fa, ciò vuol dire in un’età compresa tra il 9600 e l’8200 a.C. nel Neolitico preceramico.  

Un sito archeologico ben più antico di Stonehenge e delle piramidi. 

L’analisi delle strutture da parte degli storici ha confermato come si tratti di un tempio, considerando le strutture circolari concentriche. Mai adibito ad area abitativa, era un luogo di culto riservato a rituali religiosi. 
Ipotesi avvalorata dal ritrovamento di altre strutture, almeno 20, ognuna delle quali contraddistinta da pilastri monumentali posti al centro. 
Le mura invece sono posizionate in modo da creare forme ovali o circolari. 

Gli scavi hanno inoltre evidenziato la presenza di obelischi tra i 3 e i 6 metri, a forma di T, con un peso compreso tra le 40 e le 60 tonnellate.


Le origini sono ancora avvolte nel mistero ma le analisi proseguono, portando a ipotizzare come la forma a T sia un riferimento all’essere umano. 
Svariati i manufatti rivenuti, da statuette a sculture nella roccia, fino a incisioni raffiguranti animali e simboli astratti.






Per comprendere a pieno l’importanza di tale sito, basti pensare che questo enorme tempio risale a un’epoca della storia dell’uomo antecedente la creazione della ruota, così come la nascita delle prime forme di scrittura.

 Un museo a cielo aperto che promette di attirare turisti da tutto il mondo.


Il sito è dunque aperto al pubblico ma ciò non pone affatto fine agli scavi, che proseguiranno, così come alle analisi degli storici.

 Ci si interroga infatti sui mastodontici obelischi, e su come degli uomini del neolitico abbiano potuto trasportare dei blocchi pesantissimi sul luogo del tempio. 

A ciò si aggiungono analisi sullo stato di conservazione, dunque sulla volontà di tutelarlo.
 Un richiamo dal passato più remoto della storia dell’uomo, un luogo in grado di metterci in contatto con le nostre origini, in una maniera mai sperimentata prima.

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