lunedì 18 marzo 2013



Noi siamo pronti per la nanna ti aspettiamo

Beyoncé - Halo

Beato chi se lo fa il Sofà.

Gli Shardana Antichi popoli della Sardegna

 La scoperta di un Calendario millenario in Sardinia, identico a quello di EGIZI, AZTECHI, GUANCI, CELTI,CINESI, DANESI, IRLANDESI, MESOPOTAMICI, SUMERI, MAYA...
Gli Shardana (o Sherden) erano una delle popolazioni, citate dalle fonti egizie del II millennio a.C., facenti parte della coalizione dei popoli del mare. La più antica menzione del popolo chiamato Šrdn/Srdn-w, più comunemente detto Shardana o Sherden, si trova nelle lettere di Amarna, corrispondenze fra Rib-Hadda di Biblo e il faraone Akhenaton, databili al 1350 a.C. circa.
In questo periodo appaiono già come pirati e mercenari, pronti ad offrire i loro servizi ai signori locali.
Nel 1278 a.C., Ramses II sconfisse gli Shardana che avevano tentato di saccheggiare le coste egiziane assieme ai Lukka (forse identificabili in seguito con i Lici) e i Shekelesh ,in uno scontro navale lungo le coste del Mediterraneo (nei pressi del Delta Egiziano).
Il faraone successivamente arruolò questi guerrieri nella sua guardia personale.
Un'iscrizione di Ramses II incisa in una stele ritrovata a Tanis, descrive le loro incursioni e il pericolo costante che la loro presenza portava alle coste egiziane:
« I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli »
Gli Shardana sono poi citati nell'iscrizione di Qadesh, dove è riportato che 520 Shardana fecero parte della guardia personale del faraone nella battaglia di Qadesh fra Egizi ed Ittiti.
Gli Shardana facenti parte della guardia reale sono rappresentati con il tipico elmo cornuto sul quale è presente nel mezzo una sorta di sfera o palla, lo scudo è tondo mentre le spade in dotazione sono le spade tipo Naue II


Anni dopo, una seconda ondata di popoli del mare, e tra essi anche gli Shardana, venne respinta dal figlio di Ramses II, Merenptah.
In seguito Ramses III s'impegnato in un'importante battaglia con gli stessi il resoconto è raffigurato presso il tempio di Medinet Habu a Tebe. Gli Shardana sconfitti vennero quindi catturati e arruolati nell'esercito del faraone 
« I Shardana e i Wešeš del mare fu come se non esistessero, catturati tutti insieme e condotti prigionieri in Egitto, come la sabbia della spiaggia.
Io li ho insediati in fortezze, legati al mio nome.
Le loro classi militari erano numerose come centinaia di migliaia.
Io ho assegnato a tutti loro razioni con vestiario e provvigioni dai magazzini e dai granai per ogni anno » (dal Papiro Harris)

E' egizia la protesi più antica




Sono stati gli antichi egizi i primi ortopedici della storia. Lo ha provato Jacky Finch del Centro di egittologia biomedica dell’università inglese di Manchester, dimostrando che due manufatti che riproducono degli alluci – uno in legno e cuoio conservato al Museo egizio del Cairo, l’altro esposto al British Museum di Londra – rappresentano le prime protesi artificiali create per sostituire parti del corpo mancanti. Benché siano state concepite e realizzate prima del 600 a.C., sono infatti ancora in grado di assolvere la loro funzione: ricostruite fedelmente e sperimentate su due volontari, hanno fatto le veci delle dita mancanti permettendo ai pazienti di camminare.

I risultati dell’esperimento – condotto presso il Gait Laboratory del Centro di ricerca in riabilitazione e performance umana della Salford University – sono pubblicati su ‘Lancet’ e permettono di decretare una volta per tutte che il più antico esempio di protesi della storia è ‘made in Egitto’. Questi alluci artificiali, infatti, precedono di vari secoli quella che finora era ufficialmente ritenuta la prima protesi della storia: una gamba di bronzo di epoca romana.

Per essere classificato come autentico device protesico, spiega Finch, un dispositivo deve rispondere a numerosi criteri. Tra i requisiti richiesti la resistenza del materiale utilizzato durante l’uso, un’estetica accettabile, la facilità nella pulizia. Nel caso specifico, fabbricare un sostituto dell’alluce è particolarmente complicato considerando che il primo dito del piede regge il 40% circa del peso del corpo e svolge una funzione propulsiva chiave durante la camminata. L’unico modo per dimostrare che i due finti alluci non erano una semplice decorazione, bensì una protesi ortopedica, era dunque quello di testarli ‘sul campo’. Finch l’ha fatto e ha avuto ragione: “I miei dati – afferma – provano che entrambi i manufatti erano in grado di sostituire il dito perduto e che possono essere classificati come protesi. Le origini della medicina protesica sono da collocare saldamente ‘ai piedi’ degli antichi Egizi”.

L'amore è sempre nuovo


L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo uno, due o dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L'amore può condurci all'inferno o in paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e coglierli. É necessario ricercare l'amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e tristezza. Perché nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore, anche l'amore muove per venirci incontro. E ci salva.


Paulo Coelho

Perdona, ma



Perdona i tuoi nemici, ma non dimenticare mai i loro nomi.
(John Fitzgerald Kennedy)

ASTOR PIAZZOLA & YO-YO MA___ LIBERTANGO___ALVERNESTO

Il primo mammifero con la placenta



Piccolo, ricoperto da pelliccia, con una lunga coda e zampe corte. Non è un topo ma il progenitore dei mammiferi placentati, un animaletto dal peso poco superiore ai 200 grammi e ghiotto di insetti che, circa 66 milioni di anni fa, ha occupato le nicchie ecologiche lasciate vacanti dai dinosauri e dagli altri animali spazzati via da uno dei più grandi eventi di estinzione della storia della Terra.

 L’identikit di questa creatura è stato ricostruito da un gruppo di ricerca coordinato da Maureen O'Leary della Stony Brook University, in Usa, grazie all’analisi di tratti anatomici e dati genetici ricavati da 86 specie di mammiferi placentati, viventi e fossili. Quando ha avuto inizio il processo di diversificazione che ha portato alla comparsa delle oltre 5mila specie di mammiferi placentati oggi esistenti? I ricercatori se lo chiedono da anni, e non sempre sono arrivati alle stesse conclusioni. 
Basandosi esclusivamente sui fossili, alcuni hanno collocato l’origine del primo mammifero dotato di placenta (l’organo che regola gli scambi metabolici tra madre e figlio) subito dopo l’estinzione del Cretaceo-Paleocene (K-Pg) avvenuta all’incirca 66 milioni di anni fa. Fu un evento che eliminò il 75% delle specie allora presenti sulla Terra, dinosauri non aviani compresi.
 È naturale che con la scomparsa di tutti questi animali si liberarono spazi e risorse, e di questa improvvisa abbondanza approfittarono i mammiferi placentati che iniziarono a diversificarsi così da evitare una competizione interna. 
 A partire dagli anni ’90, però, la crescente disponibilità di dati genetici ha rivoluzionato questo scenario spostando l’origine e la diversificazione della linea evolutiva dei mammiferi placentati al tardo Cretaceo, prima dell’estinzione K-Pg a cui, secondo questa ipotesi, sopravvissero. Qual è la storia più convincente? Per scoprirlo, l’équipe di O’Leary ha deciso di combinare l’analisi dei fossili con quella del dna.
 In questa operazione, di grande aiuto è stato il progetto fondato dalla National Science Foundation conosciuto come MorphoBank, un immenso database di immagini e dati anatomici di animali estinti e viventi. Da questa banca dati, i ricercatori hanno scelto 86 specie di mammiferi placentati (di cui 40 fossili) da cui hanno selezionato oltre 4.500 tratti fenotipici come la presenza o assenza di denti, ossa particolari, pelliccia. Mappando questi tratti fenotipici sull’albero genealogico dei mammiferi placentati, e combinando quest’approccio a quello dell’analisi genetica, i ricercatori hanno ricostruito l’aspetto dell’ antenato di tutti i mammiferi dotati di placenta e, soprattutto, gli hanno dato un’età.
 Precisamente, questo animaletto comparve circa 200-400 mila anni dopo l’estinzione K-Pg, molto più tardi rispetto a quanto ipotizzato sulla base dei soli dati genetici. “Immaginiamo di essere sulla scena del crimine: il dna è un indizio importante, ma lo è anche il corpo. Per la scienza è la stessa cosa, e solo combinando i dati genetici con quelli fossili siamo riusciti a ricostruire la storia passata con una precisione mai raggiunta prima”, ha spiegato O’Leary.

 Wired.it 
 Credits immagine: Carl Buell

Sri Lanka, la lacrima dell'India.



Pur essendo un'isola così piccola si è guadagnata tanti nomi: Serebid, Ceylon, Lacrima dell'India, Isola Risplendente, Isola di Dharma, perla d'Oriente... Tanto assortimento è un segno della sua ricchezza, bellezza e dell'intensità del richiamo che ha suscitato in quanti l'hanno visitata. Da secoli lo Sri Lanka seduce i viaggiatori, che tornano a casa portando con sé incantevoli immagini di una languida isola tropicale.

Chiamatela come volete, ma quest' isola che sorge a fianco del gigante indiano è un vero e proprio Eden, anche se purtroppo il Nord del Paese rimane ancora off limits per la lunga guerra di logoramento con la minoranza Tamil. 
Qui si incontrano storia e leggende, da qui parte il buddismo classico che ha mantenuto la sua caratteristica dal III secolo a.C. sino ad oggi, e l'induismo, altra grande dottrina religiosa dell'isola, si esprime attraverso i colori delle statue e delle immagini.
 Secondo la leggenda, è in questa terra che si rifugiarono Adamo ed Eva dopo essere stati cacciati dal paradiso, tanto che al picco di Adamo solerti guide vi mostreranno l'impronta lasciata dal piede del nostro grande antenato.
 Il fascino dell'isola è stato testimoniato nel corso dei secoli da grandi viaggiatori come Marco Polo, o dai commercianti portoghesi e olandesi interessati alle preziose spezie.
 Poeti e scrittori si sono ispirati alle suggestioni di questa terra e hanno coniato numerosi appellativi per definirla: paese dei rubini, delle spezie, del tè e della gioia di vivere.

Tra il V e il VI secolo a.C. si stabiliscono sull'isola i primi cingalesi, probabilmente originari dell'India del nord, che entrano in conflitto con gli indigeni di razza Veda, aventi le stesse caratteristiche somatiche degli aborigeni australiani, e li eliminano progressivamente. Ad oggi ne esiste solo un piccolo gruppo.
 Un ruolo chiave nella storia del paese lo svolge il IV secolo a.C., Mahinda, figlia dell'imperatore Ashoka, che propaga nell'intera isola la dottrina e gli insediamenti di Buddha. 
L'antica capitale di Anuradhaupura viene abbandonata intorno al 1000 e il centro nodale della nazione viene trasferito a Polonnaruwa.
 I portoghesi capitanati da Lorenzo de Almeida sbarcano nel 1505 e acquisiscono il monopolio delle spezie e della cannella, esercitando il pieno controllo dell'isola eccettuate le zone montagnose dell'ultima capitale antica, Kandy. 
Nel 1658, su sollecitazione dei regnanti di Kandy, gli olandesi con un colpo di mano cacciano da Ceylon i portoghesi e s'installarono sull'isola, ma l'andirivieni di popoli stranieri finisce qui: infatti nel 1796 comincia la conquista dell'isola da parte inglese e con l'annessione di Kandy nel 1815, l'isola diventa una colonia britannica.

Subito dopo la seconda guerra mondiale Ceylon acquisisce lo statuto di colonia indipendente ( 1948 ) in seno al Commowealth: viene eletto primo ministro Senanayake, capo del partito di unità nazionale.
 Nel 1971, nei territori del nord dove vive la minoranza Tamil che rivendica una posizione egualitaria nei confronti dei cingalesi, viene dichiarato lo stato di emergenza. Le formazioni guerrigliere Tamil si riconoscono nelle Tigri, responsabili di numerosi attentati ai quali l'esercito regolare ha spesso risposto pesantemente.
 La spendida Ceylon viene denominata lacrima dell'India, per via della sua conformazione fisica, che sembra aver l'aspetto di un smeraldo a goccia.

Egitto: estetica e mode.



La grande attenzione riservata dagli Egiziani alla cosmesi non aveva solo valore ornamentale, ma anche rituale terapeutico, specie nella prevenzione di infezioni oculari e scottature. Le molte ricette mediche note dai papiri avevano spesso una funzione estetica più che curativa, come nel caso degli unguenti per attenuare le rughe, per combattere le calvizie o per tingere i capelli: mantenersi giovani e piacenti equivaleva forse a godere sempre del pieno delle proprie forze. Inoltre, era fondamentale prestare attenzione all'igiene personale per evitare infezioni e parassiti; esistevano deodoranti per il corpo e per l'alito, profumi per la pelle e per i capelli, mentre per purificare l'aria erano utilizzati incensi, resine e terebinto. L'ocra rossa serviva a colorare le guance e le labbra, l'hennè a tingere i capelli e le unghie, il Khol mescolato con polveri coloranti a sottolineare gli occhi. Generalmente gli uomini vestivano un semplice gonnellino e le donne una veste a bretelle: con il tempo gli abiti si arricchirono di veli e scialli, pieghe e panneggi, cinture e altri accessori preziosi, che costituivano anche un mezzo di distinzione sociale. A denotare le persone agiate erano soprattutto i sandali, in papiro o in cuoio, foggiati secondo le mode più varie. L'uso delle parrucche rivestiva un significato sia igienico sia estetico, e le acconciature di uomini e donne potevano essere a ricci, a trecce, corte o lunghe, decorate anche da diademi e fiori.

Gruppo Statuario di Rahotep e Neferet, dalla tomba di Rahotep a medium, IV Dinastia, calcare dipinto, h 122. Il Cairo Museum

 A sinistra: Rahotep è vestito con un semplice gonnellino, ha una sottile collana con un pendente e porta una parrucca corta ederente. In accordo con la moda dell'epoca, porta sottili baffi neri, tipici della ritrattistica della IV Dinastia. A destra, Neferet è vestita con una lunga tunica bianca con larghe bretelle, su cui è appoggiato un mantello liscio della stesso colore. Porta un largo collier con pendenti e indossa una parrucca rigonfia lunga fino alle spalle; la fronte è cinta da un diadema decorato con rosette e motivi floreali. Gli occhi delle due statue non sono dipinti, ma incastonati con quarzo bianco e cristallo di rocca trasparente; l'effetto è di vivezza ed espressività dello sguardo, ancora oggi impressionanti.

Come è bella la nostra Italia

Le cinque terre - Liguria Assisi Umbria Civita di Bagnoregio Lazio Spello Perugia  P. S.Paolo Sardegna Portofino Liguria Tropea Calabria Lago di Carezza Bolzano 

Hermann Hesse

Per pensare un po'

Pompei : l'orto dei fuggiaschi



Da pochi mesi è stato finalmente riaperto al pubblico uno degli ambienti di Pompei che più di tutti annulla qualunque separazione temporale tra il presente e il momento dell’eruzione del Vesuvio del 24 agosto 79, quando le ceneri seppellirono Pompei.
 In questo ambiente oggi adibito in parte a vigneto, ma allora parte di una casa, cercarono invano scampo tredici persone. Individuate le sagome nel materiale vulcano solidificato, nel 1961 si decise di applicare il metodo iniziato da Giuseppe Fiorelli alla fine dell’1800 colando del gesso liquido nelle cavità lasciate dai corpi decomposti, cavità conservate grazie all’indurimento delle ceneri .

Così furono restituiti al loro luogo di appartenenza tredici persone, tra cui alcuni bambini. Una sosta in questo luogo può far letteralmente accapponare la pelle ma sicuramente è una delle testimonianze più interessanti dell’evento di duemila anni fa. Il restauro appena concluso ha trattato i calchi stessi e la struttura in vetro che li conteneva. I calchi non sono mai stati spostati dal luogo del loro ritrovamento, scelta voluta dall’allora responsabile degli scavi, Amedeo Maiuri. Altri calchi sono visibili in altri ambienti degli scavi, comunque un numero minimo rispetto ai centinaia che sono stati fatti nel corso delle ultime fasi di scavo e che per la maggior parte sono collocati in depositi.

Voglia andare a vivere qui!!!!



Fiume San Lorenzo - Ontario - Canada

I presidenti di camera e senato

Il Presidente del Senato è la seconda più importante carica dello Stato Italiano (per rilievo politico, seconda a quella del Presidente della Repubblica e precedente a quella del Presidente della Camera). Dal 16 marzo 2013, per la XVII Legislatura, il ruolo viene ricoperto da Pietro Grasso, eletto al ballottaggio contro Renato Schifani con 137 voti contro 117 su 313. Rappresentante del Senato, il presidente adempie al compito di regolare il dibattito nell'aula senatoria attraverso l'applicazione del regolamento e delle norme costituzionali e a quello principale di assolvere al corretto funzionamento dell'aula regolandone l'attività di tutti i suoi organi.
Funzioni 
Il Presidente del Senato esercita le funzioni di Presidente supplente in sostituzione del Capo dello Stato in ogni caso in cui questi non possa svolgerle, in base all'articolo 86 della Costituzione.
Egli è convocato, al pari del Presidente della Camera dei deputati, dal Presidente della Repubblica prima di sciogliere il Parlamento o anche una sola delle Camere (articolo 88 della Costituzione). 
Modalità d'elezione
Per l'elezione del Presidente del Senato è richiesta, dal regolamento del Senato, la maggioranza assoluta dei voti dei componenti l'assemblea nei primi due scrutini.
Nel caso che questi ultimi non diano esito positivo, è sufficiente nel terzo scrutinio la maggioranza assoluta dei voti dei senatori presenti; qualora anche in questa votazione nessuno abbia riportato la maggioranza richiesta, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che abbiano ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa.
A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età.
L'elezione del Presidente
ha luogo nella prima seduta del Senato, che si tiene entro venti giorni dalle elezioni legislative.
Supplenza del Presidente della Repubblica qualora il Presidente della Repubblica non potesse svolgere le proprie funzioni in quanto impossibilitato o troppo lontano da poter rientrare in patria in tempi brevi.
Il Presidente del Senato, poiché seconda carica dello Stato, assume tutte le funzioni del primo, con onori ed oneri annessi:
nella sua residenza di Palazzo Giustiniani si trasferisce la Guardia d'Onore dei Corazzieri e nel suo studio è posta una bandiera con l'insegna della Repubblica a ricordagli la sua supplenza.

Il Presidente della Camera dei Deputati è la terza più importante carica della Repubblica Italiana dopo quelle di Presidente della Repubblica e di Presidente del Senato.
Dal 16 marzo 2013, per la XVII Legislatura.
Il ruolo viene ricoperto da L.Boldrini, eletta al 4°scrutinio con 327 voti su 618.

Funzioni 
Il suo ruolo principale è quello di provvedere al corretto funzionamento della Camera dei Deputati, garantendo l'applicazione del regolamento e provvedendo al buon andamento delle strutture amministrative della stessa. Egli rappresenta la Camera e, in aula, giudica della ricevibilità dei testi, mantiene l'ordine e dirige la discussione.
Al Presidente spetta la scelta della Commissione permanente cui far esaminare i progetti di legge presentati alla Camera (salva opposizione di un capogruppo o di un decimo dei deputati, che rimette all'Aula la decisione).
Il compito di dirigere la seduta è svolto dal Presidente anche mediante l'adozione di provvedimenti disciplinari adottati ai sensi degli art. 58 ss. del regolamento della camera: egli può richiamare all'ordine un deputato nominandolo, allontanarlo dall'aula o, nei casi più gravi, censurarlo, sospendendolo da 2 a 15 giorni.
Secondo quanto previsto dall'art. 55 della Costituzione egli presiede le riunioni del Parlamento in seduta comune (che si hanno "solo nei casi stabiliti dalla Costituzione" per eleggere il Presidente della Repubblica, i cinque membri della Corte Costituzionale di nomina parlamentare, un terzo dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura e per la formazione della lista dei cittadini aventi i requisiti per la nomina a senatore, che andranno ad integrare la composizione della Corte Costituzionale in caso di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica) e deve essere sentito dal Presidente della Repubblica prima dello scioglimento delle Camere (assieme al Presidente del Senato, secondo quanto disposto dall'art. 88 della Cost.).
Quanto all'elezione del Presidente della Repubblica, spetta al Presidente della Camera la convocazione delle Camere 30 giorni prima della scadenza (ex art. 85 Cost.) o 15 giorni dopo la morte o le dimissioni dello stesso Capo dello stato (art. 86 Cost.).
Modalità di elezione 
L'elezione del Presidente della Camera avviene a scrutinio segreto e, secondo quanto disposto dal regolamento della stessa, a maggioranza con quorum dei due terzi dei componenti nel primo scrutinio, nel secondo e terzo a maggioranza dei due terzi dei voti, computando tra i voti anche le schede bianche, e a maggioranza assoluta dei voti dopo il terzo.
In apertura di legislatura l'assemblea è presieduta dal più anziano per elezione tra i Vicepresidenti della legislatura precedente.
Qualora nessuno di essi sia presente, si risale ai Vicepresidenti delle legislature anteriori e, in mancanza, al decano di età . 
Nomine affidate 
Di concerto con il Presidente del Senato, quello della Camera nomina i membri di alcune importanti autorità amministrative (quella per la concorrenza e quella per la editoria e la televisione), del Consiglio di amministrazione della RAI, del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti.
La ragione per cui la nomina a cariche così importanti è affidata ai due Presidenti delle assemblee è stata, in passato, legata alla tendenziale imparzialità che le modalità di elezione (con le ampie maggioranza richieste) garantivano e, soprattutto, alla prassi per cui uno dei due Presidenti doveva appartenere alla maggioranza e l'altro al maggior gruppo di opposizione.
A partire dal primo governo Berlusconi, tuttavia, tale prassi è stata interrotta e la coalizione prevalente alle elezioni ha cominciato a nominare Presidenti di assemblea esponenti della maggioranza stessa (nell'occasione Irene Pivetti, della Lega Nord fu eletta Presidente della Camera e Carlo Scognamiglio Pasini, di Forza Italia, fu eletto Presidente del Senato).
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