martedì 10 dicembre 2013

Serena notte a tutti



Спокойной ночи и к российским друзьям этого блога -

Buonanotte anche agli amici russi di questo blog 

Catalina de Erauso - la Monja Alférez (il Tenente Suora)


Catalina de Erauso - Donostia (Spagna) 1592 - Cuetlaxtla (Nuova Spagna) 1650 

Catalina de Erauso era figlia e sorella di militari provenienti da San Sebastián, in Euskal Herria provincia basca spagnola. 
Quando aveva quattro anni Catalina fu messa in convento e pensavano che sarebbe diventata una suora. All’età di quindici anni, dopo essere stata picchiata, scappò dal convento. 
Liberatasi della veste di novizia, con la gonna si fece un paio di pantaloni e arrivò fino a Valladolid.
 Nei suoi spostamenti raggiunse poi Bilbao, dove si imbarcò su una nave con la quale raggiunse l'America spagnola e qui si arruolò come soldato col nome di Alonso Díaz Ramírez de Guzmán. Catalina combatté, sempre fingendosi un uomo, da un continente all’altro, al servizio della Spagna, sotto la guida di vari comandanti, forse anche quella del fratello, che non la riconobbe. 
La fama di soldato coraggioso, la rese celebre in tutta Europa. Rimase ferita gravemente in una battaglia svoltasi a Cuzco in cui uccise un uomo, in quella occasione credendo di essere in punto di morte, rivelò il proprio sesso al vescovo.
 Sopravvissuta alle ferite dopo quattro mesi di convalescenza ripartì verso Guamanga.


Catalina nota anche come il tenente suora, divenne famosa quando era ancora in vita, venne anche in Italia e quando arrivò a Roma ricevette dal Papa Urbano VIII, una speciale dispensa che le permetteva di indossare abiti maschili. 
Per ottenere una commenda reale da Filippo IV di Spagna, nel 1625/1626 scrisse un libro, ricco di particolari sulle sue gesta, che ottenne un buon successo. 
Avuto il riconoscimento si stabilì in Messico dove divenne un commerciante con il nome di Antonio de Erauso.
 Di Catalina c’è giunta questa descrizione: Più simile ad un soldato che ad un cortigiano, alta e forte con aspetto mascolino e seno da bambina, la faccia non era brutta ma rovinata, sembrava più un eunuco che una donna. Si vestiva come un uomo spagnolo, compresa la spada. Amava le donne e si comportava come un vero soldato che difende il suo onore battendosi e quando i genitori delle giovani volevano dargliele in moglie scappava.

Caccia alle foche: in Canada i cuccioli muoiono ancora a bastonate



NO... non ti lasciano vivere povera creaturina ...devi ornare le spalle di inqualificabili "signore????" che credono di apparire più belle e invidiabili agli occhi degli altri...
Non sanno che in alcuni COME ME risultano schifose alla vista e puzzolenti di sangue e di morte 

Un triste e amaro appuntamento che si rinnova ogni primavera.
È quello del più grande massacro di mammiferi marini, la caccia ai cuccioli di foche, che anche quest’anno è ricominciato ufficialmente in Canada, dove la terribile mattanza si chiuderà solo a fine aprile, nonostante nel 2011 l'80% dei cuccioli sia già morto a causa dello scioglimento anticipato dei ghiacci provocato dal riscaldamento globale  

Nel “civilissimo” Canada, dove negli ultimi 4 anni sono stati uccisi un milione e mezzo di cuccioli di foca, la stagione della caccia al mammifero è aperta dal 15 novembre al 15 maggio, ma si intensifica tra l'inizio di marzo e la fine di maggio perché è proprio in questo periodo che nascono i cuccioli di foca della Groenlandia, obiettivo principale della sanguinosa caccia per la morbidezza del manto e la facilità di cattura.
La loro pelle verrà probabilmente utilizzata nel settore dell’abbigliamento per la realizzazione di pellicce e altri indumenti, per marchi come Prada, Dolce e Gabbana, Gucci, Versace, che ancora commercializzano anacronisticamente e crudelmente prodotti in pelle di foca.
Il loro grasso sarà usato per lucidare e ammorbidire le calzature in pelle.
L’olio verrà impiegato nel settore alimentare e cosmetico e i loro organi genitali diventeranno l’ingrediente per la preparazione di afrodisiaci illegale in Asia.
Ma questi prodotti sono vietati, invece, negli Stati Uniti, in Europa e in Russia.

Così, questa pratica cruenta, a cui è contraria la maggioranza della popolazione canadese e che vede le foche vittime di una tra le morti più violente e crudeli, con i cuccioli uccisi a picconate con gli “hakapics”, bastoni di legno con un gancio di ferro all'estremità senza avere la possibilità di fuggire davanti ai cacciatori e con le loro madri che cercano di difenderli fino alla morte usando il proprio corpo come scudo, non è più nemmeno redditizia e, anzi, ha bisogno dei sussidi governativi per continuare a sopravvivere, come quei 3,6 milioni di dollari prestati dal governo provinciale del Newfoundland e del Labrador all’azienda norvegese Carino Processing Limited per garantire l’acquisto degli esemplari cacciati. “Quando un’azienda non può più ricevere finanziamenti - spiega Sheryl Fink, direttore dell’International Fund for Animal Welfare (Ifaw) - attraverso i canali tradizionali, è chiaro che ci troviamo di fronte a un segnale che la caccia alle foche rappresenta un cattivo investimento.
Già dall’anno scorso, per una ridicola ripicca, il Ministro Federale Canadese della Pesca Gail Shea ha fissato la quota di caccia a 400.000 esemplari, pur sapendo che non esisteva un mercato praticabile per questo prodotto, ecologicamente distruttivo e basato sulla crudeltà.
Le uccisioni reali sono state meno del 10% di quella quota, intorno ai 38.000 cuccioli di foca.
E lo scorso anno l'intero settore ha incassato meno di un milione di dollari ed è costato ai contribuenti canadesi molto di più in sussidi, relazioni pubbliche e servizi gratuiti di rompighiaccio per gli assassini di foche.
Certo, ci vorrà ancora qualche anno prima che le uccisioni si fermino del tutto, “dato che alcuni sadici selvaggi nelle isole Maddalena del Quebec e alcuni avamposti a Terranova amano uccidere per divertimento”, spiega il Capitano Paul Watson di Sea Shepherdno.
Ma è questione di qualche anno e la caccia alle foche non esisterà più: “abbiamo vinto. Le foche hanno vinto. La caccia alle foche in Canada è morta!
Lunga vita alle foche”, esulta Watson...Intanto, però, purtroppo altri cuccioli moriranno anche quest’anno a bastonate e il loro sangue sporcherà il sempre più sottile e candido ghiaccio di rosso. 

Di Green Mi.it- Roberta Ragni

Gli Stein una famiglia d'arte

Per i pittori,prima della Grande Guerra (1914-1918),non vi sono che due indirizzi importanti:il 27,rue de Fleurus e il 58,rue Madame. Al primo risiedono fratello e sorella,Leo e Gertrude Stein. Al secondo ,Michael,il fratello maggiore e sua moglie Sarah. Quattro americani a Parigi. 
Una famiglia istruita,anticonformista e sensibile,arrivata in Francia nel 1903 per costituire una delle più belle collezioni di arte moderna.
Gli Stein hanno un dono...quello di intuire i futuri talenti e di comprare con il cuore.


Cézanne,Matisse,Picasso,Renoir....gli Stein comprano le loro "croste" per un boccone di pane ed i muri del loro salotto si coprono all'inverosimile di tele. 
Pittori, amanti dell'arte,espatriati,tutti amano frequentare i salotti di questa famiglia di mecenati lungimirante,il sabato sera. Ma gli Stein non si accontentano del semplice ruolo di collezionisti.Essi diventano amici e sostenitori degli artisti che amano.
Michael e Sarah sono molto vicini a Matisse mentre Leo preferisce Cézanne ,Gauguin ,Renoir e Degas.
 Gertrude dal canto suo fa amicizia ,nel 1906,con un giovane pittore spagnolo senza un soldo: Pablo Picasso.


Proprio nel 1906 il pittore farà di lei il ritratto che la renderà così famosa,in uno stile fra Ingres e l'arte africana.
Questa tela è riconosciuta ,dagli storici dell'arte,come il primo passo verso lo stile cubista ed è attualmente al Metropolitan Museum of Art di New York.


Gertrude dovrà sopportare 90 sedute di posa nel glaciale atelier del Bateau-Lavoir mentre Fernande Olivier ,la compagna di Pablo,legge ad alta voce le favole di La Fontaine. 
Infine dopo aver cancellato il viso,Picasso lo ridipinge a memoria. Dinanzi alla sorpresa di Gertrude di fronte al capolavoro le dice: "Vedrete,finirete col somigliarvi."E non sbagliava. 

 Gertrude Stein (Allegheny 1874-Neuilly-sur-Seine 1946) fu ,oltre che amica e mecenate dei famosi pittori dell'avanguardia,scrittrice e poetessa statunitense.
Nel suo salotto tappezzato di quadri passarono anche scrittori e artisti come Ezra Pound,Ernest Hemingway,Fitzgerald,Sherwood Anderson e George Braque. 
Per alcuni degli scrittori americani lontani dalla propria terra che ebbe modo di ospitare coniò il termine Lost Generation (generazione perduta).


Quando Gertrude e suo fratello Leo si separarono definitivamente,nel 1913,la suddivisione delle opere d'arte fra di loro si blocca sulla tela "Cinque mele" di Cézanne che vogliono entrambi. 
Gertrude finisce col cedere.
Per consolarla ,Picasso,le regala come dono di Natale un suo acquerello raffigurante una mela. 
La poetessa non se ne separerà mai fino alla fine della sua vita.

Il silenzio



"Esiste qualcosa di più grande
e più puro rispetto a ciò
che la bocca pronuncia.
Il silenzio illumina l'anima,
sussurra ai cuori e li unisce. 
Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,
ci fa veleggiare nel firmamento dello spirito,
ci avvicina il cielo;
ci fa sentire che il corpo è nulla
più che una prigione,
e questo mondo è un luogo d'esilio".

Kahlil Gibran

Cattedrale di San Basilio a Mosca: architettura unica al mondo



 La cattedrale di San Basilio a Mosca è probabilmente una delle immagini più famose e conosciute riguardanti la Russia: con i suoi pinnacoli colorati immediatamente riconoscibili e identificabili, che dovrebbero rappresentare le fiamme di un falò che salgono verso il cielo, è una delle chiese più originali del mondo. 
Oltre alla sua forma unica, la cattedrale di San Basilio – il cui vero nome è in realtà cattedrale dell’Intercessione della Madre di Gesù sul Fossato – ha dalla sua anche la posizione geografica: sorge infatti in uno dei luoghi simbolo di Mosca, la Piazza Rossa, adiacente al Cremlino, sede del presidente russo.
 Chiunque abbia fatto un viaggio in Russia si è imbattuto in questa meraviglia, che giustamente rientra tra i monumenti dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco dal 1990: a ordinare la sua costruzione su, nel 1555, lo zar Ivan il Terribile che, narra la leggenda, fece accecare gli architetti che la realizzarono per impedire loro di costruire altrove un’altra meraviglia simile.


In origine le chiese erano nove, di cui otto laterali disposte attorno a una centrale: nel 1588 se ne aggiunse una decima, costruita sopra la tomba di Basilio il Benedetto.
 La chiesa era il fulcro attorno a cui ruotava tutta la vita della città e doveva rappresentare una sorta di città celeste sulla terra: non a caso, infatti, veniva chiamata ‘Gerusalemme’, perché durante la Domenica delle Palme, quando il corteo era aperto dal Patriarca e dallo zar in persona, la cattedrale era percepita come un’allegoria del Tempio di Gerusalemme. 
L’importanza che questa chiesa ortodossa, oggi secolarizzata, ricopre tuttora è universalmente riconosciuta: il suo stile unico, i colori accesi e i dibattiti sulla fonte di ispirazione della sua architettura unica infiammano ancora gli studiosi.

Castello d’If - Una prigione da cui non si poteva evadere



Il castello d’If è tristemente noto come il carcere di Stato da cui era impossibile la fuga, per la sua formidabile, inaccessibile posizione. Tuttavia, deve paradossalmente la sua fama a un prigioniero che non vi fu mai rinchiuso: Edmond Dantès, conte di Montecristo, l’eroe nato dalla fantasia di Alexandre Dumas.
UNA FORTEZZA SUL MARE A DIFESA DI MARSIGLIA
La storia del castello d’If inizia nei primi anni del XVI secolo.
Già nel 1516 il re di Francia Francesco I, di passaggio a Marsiglia durante il rientro dall’Italia, punto l’attenzione sul piccolo isolotto d’If, uno spoglio tavoliere roccioso triangolare, di 300 metri per 180, distante poco più di un chilometro dal Vieux Port.
Posizione ideale per una fortificazione, che poteva difendere gli accessi al porto e controllare la città.
Nel 1521, durante la guerra tra Francesco I e l’imperatore Carlo V, nonostante la vigorosa resistenza opposta da Marsiglia all’esercito imperiale, fu evidente la necessità di una nuova fortificazione a controllo del porto, per garantire la difesa della città.
Tre anni dopo, il re ordinò la costruzione di una cittadella avanzata, al fine di controllare il transito delle navi.
La scelta cade naturalmente su If, che sembrava sorgere in posizione ideale per questo scopo 



CITTADELLA IMPRENDIBILE…. – Il castello, edificato in pochi anni e completato già nel 1531, è una poderosa costruzione in pietra, a pianta quadrata, con tre angoli difesi da enormi torrioni tondi. Tutt’intorno, alla fine del XVI secolo, verrà eretta una cortina difensiva bastionata, che corre lungo tutto il perimetro dell’isola, e di cui il castello funge da ridotto centrale.



La posizione privilegiata, la robustezza delle mura e l’efficienza della cortina bastionata, in grado di battere con i suoi canoni ogni via d’approccio alla fortificazione, dissuasero le truppe imperiali dall’attaccare Marsiglia.
Tuttavia, la fortezza aveva anche lo scopo, non dichiarato ma evidente, di incutere timore nei marsigliesi, sempre pronti a reclamare una maggiore indipendenza, che non videro di buon occhio i cannoni puntati notte e giorno nella loro direzione.
Per questo motivo l’isola fu soprannominata ‘insupportabile voisine’ vicina insopportabile.
Nonostante ciò, nel corso della storia, If non ebbe mai l’occasione di essere messa alla prova contro nemici o contro la città.
Già verso la metà del Cinquecento, la fortezza divenne prigione di Stato.
Per più di tre secoli, molti detenuti per ordine reale saranno confinati nelle celle del castello.
Vi soggiorneranno, tra gli altri, numerosi ugonotti, arrestati e imprigionati in seguito alla revoca nel 1685, da parte di Luigi XIV, dell’edito di Nantes, che aveva garantito la libertà religiosa nel regno di Francia.
Vi trascorse sei mesi anche il conte di Mirabeau, che tuttavia, grazie ad ampie somme di denaro sapientemente elargite, riusci ad avere una cella confortevole e nutrimento adeguato.
Vi furono confinati gli insorti dei moti del 1848 e i comunardi del 1871.
Per meglio garantire la sicurezza del carcere, la cinta muraria fu ulteriormente fortificata nel 1701, in modo da rendere impensabile ogni tentativo di evasione.
Solo nel 1880 il castello concluderà la sua triste funzione.



SENZA VIA DI FUGA 
L’unica evasione riuscita nella storia della fortezza rimane quella, puramente letteraria, di Edmund Dantès (‘in un incisione a fronte’). L’eroe de Il conte di Montecristo, il celebre romanzo di Alexandre Dumas, resto confinato in una cella buia e umida della prigione dal 1815 al 1829.
Il suo compagno di sventura, l’abate Faria, gli rivelò l’esistenza di un favoloso tesoro nascosto sull’isola Montecristo, grazie al quale, Edmund, rocambolescamente evaso, avrebbe compiuto la sua vendetta.
Si tratta appunto di una storia: nessuno è mai riuscito a evadere dall’isola.
Anzi, qualcuno, come il generale Kléber, vi rimase confinato… anche da morto.
UN PRIGIONIERO MOLTO SILENZIOSO 
Il generale Kléber, al quale Napoleone Bonaparte, rientrato in Francia, aveva affidato l’incarico di comandante in capo dell’esercito francese in Egitto, fu assassinato al Cairo il 14 giugno 1800.
La Francia gli tributò grandi onori.
Si decise addirittura di erigere un monumento in suo onore. Tuttavia, quando, un anno dopo, il suo corpo fu rimpatriato, la salma, chiusa in una pesante bara di piombo, venne ‘parcheggiata’ nel castello d’If.
Dimenticata volutamente dall’imperatore, che trovo nella corrispondenza del suo ex generale vari motivi di malcontento, le spoglie di Kléber furono trasferite a Strasburgo, solo dopo diciotto anni di ‘detenzione’ postuma.

I coraggiosi cacciatori di miele del Nepal


In Nepal,i discendenti dei cacciatori-guerrieri dell'Himalaya praticano ancora la raccolta del miele delle api selvatiche lungo le alte pareti rocciose dove si trovano gli alveari. 
L'Apis Laboriosa è la più grande ape mielifera del mondo e vive soltanto nei propri alveari,costruiti negli incavi delle pareti rocciose,ad altezze vertiginose.
 Il miele ,raccolto due volte all'anno (primavera ed autunno),ha un alto valore di mercato ed è utilizzato per la produzione di numerosi farmaci e come alimento giornaliero,da mangiare con il pane.
Viene acceso un fuoco per far salire il fumo in alto e allontanare le api dai loro favi.L'aria si riempie di insetti inferociti che volano ovunque mentre gli uomini si proteggono con teloni,o si coprono la testa con sacchi di plastica e sciarpe.
 In alto sul dirupo due uomini calano una scala di bambù intrecciato.
Cento metri sotto altri due cacciatori si sospendono sulla scala e si dirigono verso il primo alveare.


Il cacciatore di miele,all'altezza dell'alveare,con una lama legata all'estremità di una canna,ritaglia delle fette di favo che si staccano e cadono dentro ad un cesto sospeso per aria,legato ad una fune. 
Per quattro ore il cacciatore,sospeso per aria,si sposta da un alveare all'altro maneggiando le canne di bambù per ritagliare i favi e recuperare cosi il miele dorato. 


Qui il tempo non esiste.
Questo balletto aereo fra l'uomo e le api giganti dell'Himalaya esiste da 30.000 anni,cioè da quando i primi cacciatori di miele affrontavano i terribili sciami alla ricerca del prezioso nettare.
 Oggi la deforestazione del paese sta portando alla scomparsa lenta ma inesorabile di queste api.Essendo il principale impollinatore della regione,l'alterarsi dell'eco-sistema potrebbe causare conseguenze devastanti per la popolazione del Nepal.

Salse varie per tartine velocissime e poco costose

Maionese vegana
Frullate insieme tofu ben pressato, uno/due cucchiai di senape e un pizzico di curcuma o zafferano

Tzatziki velocissimo
Unite a una confezione di yogurt greco bianco un cetriolo grattugiato (filtratelo per togliere l’acqua in eccesso). Aggiungete pepe e olive nere a piacere

Salsa al tonno delicata
Mixate formaggio spalmabile, tonno, acciughe (poche solo per insaporire) e panna (1 confezione per 1 scatoletta di tonno) 

Tapenade
Frullate insieme capperi lavati, acciughe (in scatola) e olive nere: otterrete una salsa provenzale molto saporita

Senape leggera
Stemperate nel formaggio spalmabile qualche cucchiaio di senape, aggiungendone più o meno a seconda della “delicatezza” desiderata  
Salsa verde alla Manuel
Mescolate il formaggio spalmabile con qualche cucchiaino di pesto al basilico pronto, unite all’ultimo i friggitelli crudi tagliati sottilissimi 

Salsa Myto
Fullate maionese, scalogno e tonno (o emulsionateli a mano) e aggiungete foglie di basilico fresco o erba cipollina

Maionese aromatica
Unite alla maionese abbondante erba cipollina e mentuccia fresche tritate

Ketchup esotico
Aggiungete al ketchup abbondante pepe, peperoncino (o salsa tabasco) e curry in polvere a piacere

Salsa andalusa Aggiungete alla maionese un cucchiaio o due di concentrato di pomodoro e peperoni frullati (senza pelle!)

Salsa alle olive frullare olive verdi e/o nere in un mixer da cucina, versando olio extravergine a filo fino ad ottenere un composto dalla consistenza cremosa.

Salsa guacamole La polpa di una avocado maturo schiacciata con una forchetta oppure frullata, unendo ad essa il succo di mezzo limone. Qualche spicchio d'aglio, un pizzico di sale e uno di pepe, della cipolla tritata e del peperoncino grattugiato o 2 gocce di tabasco la salsa guacamole,  deve essere lasciata riposare in frigorifero e servita fredda.
Ottimale spalmata sulle tortilla (in commercio già pronte) 

PRESENTAZIONE




CONSIGLI 
Disporle su un vassoio (tipo rotante, lo trovate in commercio a poco prezzo) nella parte bassa del vassoio ponete le  ciotoline o coppette o anche barattoli in vetro ma con la bocca larga mettere in ognuna un cucchiaino (sono in vendita anche di plastica colorata)
Nella parte sopra ponete un contenitore con crostini di pane nero e bianco tostati di forme varie (usate le formine per i biscotti in metallo, per il pane va benissimo il pane piuma e per il nero fettine di pane di segale.
Fate le varie forme ponetele su una placca da forno su un foglio di carta da forno spennellatele d'olio d'oliva e infornate a forno caldo per circa 6/10 min quando saranno dorate sono pronte
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