mercoledì 21 settembre 2016

Domani inizia l’autunno: perché si chiama così questa stagione dell’anno?


Il 22 settembre 2016 è l’equinozio d’autunno, il giorno che segna l’inizio della stagione che segue l’estate e che precede l’inverno. Ma perché si chiama autunno?
 Cosa significa questa parola a cui spesso si associa metaforicamente il concetto di declino, di perdita della vitalità, dopo gli “splendori” della primavera e dell’estate? In realtà nell’etimologia di autunno è nascosta una sorpresa, che ci mostra come l’autunno sia tutt’altro che “decadenza” e “tristezza”. Autunno deriva infatti dal participio passato del verbo latino “augere”. Augere, che significa “aumentare”, “arricchire”, diventa – con il suo participio passato – “auctus”, a cui è stata associata la desinenza -mnus. 
Ciò dà origine al latino autumnus, da cui poi tutte le lingue neolatine hanno tratto il nome della terza stagione dell’anno (Otoño in spagnolo, Automne in francese, Outono in portoghese, ed anche in inglese si dice Autumn – mentre negli USA è più usato il termine “fall”).


Dunque l’autunno non è, nell’etimologia latina, la stagione della decadenza, tutt’altro. È la stagione dell’abbondanza. 
Dopo l’estate infatti, è in autunno che si concentrano i grandi raccolti della frutta. 
In autunno si tengono le importantissime raccolte dell’uva, la vendemmia, e dell’oliva, per fare l’olio.
 In autunno si raccolgono le mele, le pere, le castagne, ed è anche la stagione di una serie di frutti “dimenticati” come la melagrana, il corbezzolo e le cotogne. 
Anche gli ortaggi riservano grande abbondanza in questa stagione, e l’ortaggio più famoso dell’autunno è la zucca. 

 Anche in termine metaforico legato alla vita delle persone l’autunno può essere considerato la stagione dell’abbondanza, intesa come quella parte della vita in cui si raccolgono i frutti di ciò che si è seminato in precedenza. 

Fonte; www.meteoweb.eu

Il super yacht con la cabina sospesa nel vuoto


Un designer italiano ha concepito un concept radicale che mira a scrivere un nuovo capitolo nella storia dei superyacht. Si chiama Shaddai ed è l’ultimo frutto dell’ingegno di Gabriele Terruzzi, già noto per le sue fantastiche creazioni.
 Lungo 150 metri, promette di portare il suo proprietario e relativi ospiti “dal mare al cielo”, offrendo loro vedute di bellezza incomparabile.
 Il tratto distintivo del “gioiellino” è sicuramente la cabina sopraelevata (di quasi 40 metri sul livello del mare), con una terrazza di oltre 100 metri quadrati, per assicurare il massimo del comfort e della privacy. 
Qui trovano posto un angolo bar, un salottino che all’occorrenza si trasforma in sala da pranzo e una piscina da sogno con pareti di vetro, con l’effetto visivo di una “fusione” con il cielo.
 A detta dello stesso Teruzzi, la cabina in questione è “il posto perfetto da cui guardare un tramonto”.


Va da sé che Shaddai non può non essere dotato, nelle intenzioni del suo artefice, di rifiniture lussuose ed esclusive, con materiali e tessuti firmati dalle più prestigiose griffe italiane, e forme che si ispirano all’architettura contemporanea. 
Non a caso il nome stesso del superyacht, di origine ebraica, significa “onnipotente”, e Teruzzi l’ha messo a punto nell’obiettivo di fare sentire “chiunque salga a bordo come se fosse in Paradiso”.




Il resto dello yacht comprende anche un beach club da circa 300 metri quadrati, con un acquarium e soffitti di cristallo, e una seconda piscina più grande (ce n’è anche una terza), che funge anche da “soffitto”… la realtà che supera quasi la fantasia. 

 Fonte: www.tuttomotoriweb.com
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