lunedì 20 maggio 2013

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MikeCrissBlog: Dark Mission La Storia Segreta Della NASA (Dark Mi...: E’ possibile che le esplorazioni spaziali, ed in modo particolare quelle che hanno avuto come obbiettivo la Luna e Marte, abbiano uno scopo...

Le meteore della Grecia: monasteri sospesi sulle rocce



 Natura e spiritualità. È questo quello che cercavano i monaci ortodossi quando si stabilirono nella località di Meteora, nel nord della Grecia, nei pressi della cittadina di Kalambaka. 
Sulle sue caratteristiche colonne nel cielo, torri naturali di roccia sospese in aria, hanno realizzato i loro monasteri, a loro volta detti "meteore", dando vita al più importante centro della chiesa ortodossa, oggi dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. 

"Sospesi nell'aria" (questo è il significato di Meteora in greco), questi monasteri rappresentano una realizzazione artistica unica e sono uno degli esempi più potenti della trasformazione architettonica di un sito in un luogo di ritiro, di meditazione e di preghiera.
 L'analisi chimica suggerisce che le torri di rocce sono nate circa 60 milioni di anni fa, emergendo dal delta di un fiume e ulteriormente trasformate dai terremoti. Si tratta, infatti, di enormi masse residue di arenarie e conglomerati, che apparvero attraverso l'erosione fluviale. L'attività sismica ha aumentato il numero delle linee di faglia e ha modellato le masse informi in singole colonne di roccia a strapiombo. 
Eremiti e asceti probabilmente iniziarono ad insediarsi in questa straordinaria zona già nell' XI secolo.
 Poi fu la volta dei monasteri. 
"Le Meteore forniscono un eccellente esempio dei tipi di costruzione monastica che illustrano un periodo significativo della storia, quella del XIV e XV secolo, quando gli ideali eremitici del primo cristianesimo sono stati restaurati per far posto d'onore alle comunità monastiche", scrive l'Unesco.

Costruiti in condizioni impossibili, senza strade praticabili, le Meteore hanno resistito al logorio del tempo. Oggi, degli originari 24 centri, 6 sono ancora funzionanti e visitabili (Agios Stefanos, Agia Triada, Gran Meteora, Varlaam, Roussanou e Agios Nikolaos).
 Le strade precarie su cui gli intrepidi pellegrini si sono arrampicati per anni lungo i pinnacoli alti fino a 400 metri, con scale a pioli o con sistemi a carrucola, simboleggiano, spiega ancora l'Unesco "la fragilità di un modo di vivere tradizionale che è a rischio di estinzione". 
 Fino al secolo scorso i monasteri erano raggiungibili solo in questo modo.
 Ora le vie di accesso sono più comode e comprendono scale in muratura o scavate nella roccia.
 Ma l'atmosfera che regna in questo luogo meraviglioso una volta guadagnata la vetta è sempre la stessa: intensa, mistica sacralità, immersa in una natura imperiosa.

L'antico popolo dei Camuni

I Camuni erano un popolo dell'Italia antica stanziato nell'Età del ferro (I millennio a.C.) in Val Camonica; una valle lombarda a Nord di Brescia.

Fino a diecimila anni fa la Valcamonica era ricoperta dai ghiacciai poi, quando i ghiacciai cominciarono a ritirarsi e la zona cominciò a popolarsi di animali e di vegetali, vi si stabilirono gli esseri umani. I Camuni probabilmente iniziarono a popolare questa valle circa 9·000 - 8·000 anni fa, prima come cacciatori, successivamente come popolazione seminomade e infine come popolazione stanziale, circa 5·000 anni fa.
Fra i massimi produttori di arte rupestre in Europa, il loro nome è legato alle celebri incisioni rupestri della Val Camonica, che costituiscono - stante la povertà di reperti archeologici come necropoli, suppellettili o centri abitati - la principale testimonianza culturale di questo popolo.

Popolo di origine oscura,segnata già da una millenaria tradizione culturale, risalente fin al neolitico.
I Camuni - Καμοῦνοι in greco, Camunni in latino - sono ricordati dalle fonti storiografiche classiche a partire dal I secolo a.C.; l'epoca precedente, corrispondente in Val Camonica all'Età del ferro (dal XII secolo a.C. circa fino alla romanizzazione), è testimoniata soprattutto dal vastissimo corpus costituito dalle centinaia di migliaia di incisioni rupestri.
Sottomessi a Roma all'inizio del I secolo d.C., i Camuni furono progressivamente inseriti nelle strutture politiche e sociali dell'Impero romano: pur conservando margini di autogoverno (la Res Publica Camunnorum), fin dalla seconda metà del I secolo ottennero la cittadinanza romana, subendo poi - come tutti i popoli della Gallia cisalpina - un rapido processo di latinizzazione sia linguistica, sia culturale, sia religiosa.

La "storia" della presenza umana in Valcamonica inizia intorno al 10.000 AC, quando gruppi di cacciatori epipaleolitici penetrano anche in questa valle, resa libera dal graduale scioglimento dei ghiacciai, conseguente ai cambiamenti climatici del quaternario: presenze umane sono documentate nelle Alpi già 130.000 anni fa quando gruppi di cacciatori acheuliani frequentarono le Alpi francesi lasciandovi chiari segni di punti di sosta; Inizialmente i Camuni vissero in piccoli gruppi nelle grotte naturali di cui la zona era ricca, in seguito costruirono i primi villaggi.
Le capanne erano costruite con fango, tronchi, paglia e foglie.

I Camuni sono conosciuti e studiati per le loro incisioni sulle rocce (PETROGLIFI), che sono moltissime, più di quarantamila incisioni sparse per tutta la Valcamonica.

Le incisioni rupestri, che si sono conservate fino ai nostri giorni, sono importanti perché ci permettono di ricostruire la loro storia. Le incisioni raccontano la vita quotidiana, le loro abitudini, la loro religione e il rapporto che avevano con gli astri: soprattutto con il sole e la luna.
Gli studiosi ritengono che le incisioni dei Camuni non fossero racconti, ma un regalo per gli dei in cui credevano, in modo da assicurarsi la loro benevolenza e protezione.
Le civiltà preistoriche davano grande importanza al Sole, che era considerato la maggiore divinità e veniva adorato praticando dei riti speciali.

All’interno della società camuna c’erano dei personaggi che rivestivano un ruolo molto importante: erano gli sciamani e gli stregoni che rivestivano nello stesso tempo il ruolo di saggio, di sacerdote e di guaritore.

Nel 1979 le incisioni rupestri della Valcamonica sono state dichiarate dall’UNESCO patrimonio dell’umanità. Noi andremo a visitare il Parco Nazionale delle incisioni rupestri di Naquane a Capo di Ponte (BS).

Il mistero della Rosa Camuna. è una delle più famose incisioni rupestri ed è stata raffigurata molte volte dai Camuni su rocce diverse.
Questo simbolo (assomiglia ad un quadrifoglio) è ancora un mistero per gli studiosi che non riescono a capirne il significato.
C’è chi sostiene che possa essere il simbolo del sole e del sistema solare, oppure della rosa dei venti, o un distintivo delle tribù camune, o uno schema di gioco oppure che rappresenti le quattro stagioni.
La stilizzazione della Rosa camuna è diventata il simbolo della Regione Lombardia nel 1975

Antartide: il fenomeno del ghiacciaio che "sanguina"



 A prima vista potrebbe sembrare un enorme emorragia, la macchia rossa che sgorga lentamente dal ghiacciaio Taylor delle valli secche McMurdo (in inglese McMurdo Dry Valleys), in Antartide. Chi l'ha causata? Di cosa si tratta? È ancora una volta colpa dell'uomo e dei suoi comportamenti contro la salute del pianeta? I geologi se lo sono chiesti per anni. Fin dal 1911, quando la cascata rossa fu scoperta per la prima volta. 
All'epoca si ipotizzò che all'origine del particolare colore ci fosse un particolare tipo di alghe, ma la sua vera natura si è rivelata molto più spettacolare. 
Circa due milioni di anni fa, il ghiacciaio Taylor ha sigillato sotto di sé un piccolo specchio d'acqua che conteneva un'antica comunità di microbi. Intrappolati sotto uno spesso strato di ghiaccio, sono rimasti lì da allora, isolati all'interno di una sorta di capsula naturale indenne al logorio del tempo. E all'evoluzione che avveniva nel resto del mondo vivente.

I microbi hanno resistito in questo luogo, privi di luce o ossigeno e con poco calore. Siamo di fronte, quindi, a quello che il biochimico russo Aleksandr Oparin definì "brodo primordiale", una soluzione molto calda di acqua e molecole carboniose che avrebbe interagito con i componenti chimici dell'atmosfera terrestre primitiva per dare origine alle prime molecole organiche, in condizioni anaerobiche.
 Il lago presenta un elevata salinità ed è ricco di ferro: è questo che dà alla cascata il suo colore rosso. 
Una fenditura nel ghiacciaio permette al lago subglaciale di fuoriuscire, formando le cascate senza contaminare l'ecosistema all'interno.

 L'esistenza delle cascate di "sangue" mostra che la vita può esistere anche nelle condizioni più estreme sulla Terra. E forse anche su altri Pianeti...

Fragile - Sting

Un antico scritto potrebbe indicare il luogo dei leggendari 'Giardini Pensili di Babilonia'



I leggendari Giardini Pensili di Babilonia erano considerati dagli antichi una delle 'Sette Meraviglie del Mondo', eppure mai nessuna traccia della loro esistenza è stata finora trovata. La posizione dei mitici giardini rimane uno dei grandi misteri archeologici dell'antichità.
Secondo le tradizione antiche, i giardini erano assolutamente meravigliosi, non solo per il fatto che fossero stati realizzati su vari livelli di altezza, ma anche per l'innovativo sistema di irrigazione che ne favoriva il rigoglio. 
 Nonostante non sia annotato in nessun documento antico, la costruzione dei giardini pensili viene tradizionalmente attribuita al re Nabucodonosor II, nel VI secolo a.C.; tuttavia, una tradizione più antica ne attribuisce la realizzazione alla regina assira Semiramide, una figura leggendaria, anche se da molti è stata accostata alla regina babilonese Sammuramat (o Shammuramat), moglie del re assiro Shamshi-Adad V, che governò dall'811 all'808 a.C. 

Nemmeno gli scavi effettuati un quarto di secolo fa da un team di archeologi tedeschi ha portato alla luce qualche indizio che ne potesse indicare la localizzazione. Questo ha sollevato la questione se i Giardini Pensili di Babilonia siano realmente esistiti o se si tratti solo di una leggenda. La questione è discussa dato che le fonti antiche, pur concordando nella descrizione dei giardini, non ne forniscono alcuna localizzazione precisa all'interno della città. 

 Dopo 20 anni di studi e di ricerche, Stephanie Dalley, una ricercatrice dell'Università di Oxford, si è convinta che forse gli archeologi hanno cercato nei posti sbagliati. 
Secondo alcune prove in suo possesso, i giardini non sarebbero stati affatto situati in Babilonia, ma costruiti dagli Assiri nella vicina città di Ninive, nel Nord della Mesopotamia (il moderno Iraq), su iniziativa del re assiro Sennecherib. La Dalley ravvede nelle fonti classiche una confusione tra Babilonia e Ninive dovuta al fatto che il passaggio dal potere assiro a quello babilonese non fosse stato percepito come una soluzione di continuità dagli autori classici, che continuavano ad individuare un generico "regno di Assiria" che aveva semplicemente cambiato capitale.
 Alcune ricerche hanno dimostrato che Sennacherib, dopo aver conquistato Babilonia nel 689 a.C., rinominò tutte le porte di Ninive con i nomi delle porte che furono della città di Babilonia. Quindi, è plausibile che gli autori classici vedessero Ninive come la 'Nuova Babilonia'.

Inoltre, le fonti babilonesi tacciono del tutto riguardo all'esistenza stessa dei giardini, mentre le fonti assire testimoniano di importanti lavori idrici a Ninive sotto Sennacherib (668-631 a.C.) nonché della presenza di giardini presso le rive del Khors. 
 Alcuni scritti assiri riportano la magnificenza del palazzo di Sennacherib, 'una meraviglia per tutti i popoli'. Un altro indizio potrebbe essere rappresentato da un bassorilievo rinvenuto nel palazzo di Sennacherib a Ninive, dove vengono rappresentati degli alberi che crescono su un colonnato, molto simile a quelli descritti facendo riferimento ai Giardini di Babilonia. 

 “Ci sono voluti anni di ricerche per dimostrare che i Giardini sono stati realizzati da Sennacherib a Ninive e non da Nabucodonosor a Babilonia”, spiega la Dalley. “Per la prima volta siamo in grado di provare in maniera convincente l'esistenza dei mitici Giardini Pensili”. 

Fonte:ilnavigatorecurioso
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