martedì 3 settembre 2013

Buonanotte

Il carretto trainato da buoi riparte verso la luce del famoso tunnel......riusciranno i NOSTRI EROI ad arrivare allo sbocco?



Che viene dopo il Decreto Dire e sarà seguito dal Decreto Baciare. Poi i Decreti Lettera e Testamento.

Si parla di una manovra basata su un'equazione semplicissima: si liberano posti per i giovani se fai lavorare meno i vecchi. Ma i vecchi bisogna che lavorino fino a novant'anni, altrimenti non ci sono i soldi per le loro pensioni. 

Uhm.... L'idea meravigliosa è di fare sì lavorare i vecchi, ma solo part-time, così oltre a far la fame in attesa di una pensione da fame, dovranno pure lavorare (nel frattempo che fanno la fame). Ovviamente per i giovani si libereranno lavori part-time, così potranno allegramente fare la fame pure loro.
E non si dica che questo governo non sia generoso nel dispensare fame e disagio per la classi meno abbienti.
Grazie, Letta.
Grazie,a tutti i politici che governano ora,hanno governato prima e governeranno dopo

Il pozzo indiano di Chand Baori


Costruito intorno al VII secolo d.c, anche se alcune fonti lo datano al IX, è situato di fronte al tempio di Harshat Mata.
 Il pozzo è formato da 3500 gradini divisi per scalinate che scendono per oltre 13 piani. Si spinge per circa 100 metri sotto al livello del terreno, il che lo rende il più ampio e profondo pozzo a gradini dell’India. 
Si tratta di un bacino in cui l’acqua può essere raggiunta scendendo attraverso una serie di passaggi. Questi tipi di pozzo si trovano in India occidentale, ma anche nelle regioni aride del Pakistan. 
Ciò che lo distingue dai serbatoi d’acqua, è che il pozzo a gradini rende più facile raggiungere la falda acquifera. Essi sono più semplici per il mantenimento e la gestione operativa, e nell’antichità servivano anche per altri scopi, ad esempio come luoghi dove ristorarsi dalla calura, di aggregazione sociale e teatro di cerimonie religiose.


Il pozzo prende il nome dal suo costruttore, il re Chand di Abhaneri e dalla parola “baori”, termine utilizzato nell’India occidentale per indicare costruzioni di questo tipo. 
Il livello dell’acqua era legato al periodo dell’anno. Nei momenti di siccità era ovviamente più basso, mentre negli altri periodi bisognava scendere meno scalini.
 Chand Baori è a ragione considerato uno dei più mirabili esempi di architettura del passato, e la leggenda legata alla sua costruzione vuole che il pozzo sia stato costruito in una sola notte dagli spiriti. Di fronte ai gradini si trova il tempio di Harshat Mata risalente al VII secolo, lo stesso periodo della scalinata.
 L’acqua era necessaria per le abluzioni rituali che dovevano essere eseguite dai fedeli prima di recarsi al tempio e quindi la storia di queste due costruzioni è necessariamente legata. 
Non è facile per un europeo trovare un approccio all’architettura indiana, soprattutto se cerchiamo riferimenti con l’architettura contemporanea occidentale. Concetti a noi noti come peso, arco e sostegno non sono traducibili in un codice architettonico indiano. Dobbiamo pensare invece ad un rigoroso reticolo di forme geometriche basate principalmente su triangolo e quadrato. Spiritualità, ingegneria e tradizione hanno permesso alla cultura indiana di raggiungere vette altissime per complessità e raffinatezza. E ne sono esempio proprio questi pozzi a gradoni disseminati in tutta l’India.
 Ciò che colpisce a Chand Baori è la modularità quasi ipnotica delle pareti. È ingegno per la sopravvivenza allo stato puro, poiché per secoli questi pozzi hanno garantito l’approvvigionamento idrico in uno dei paesi dalle riserve d’acqua più esigue. 
Nell’antichità, in Rajasthan, si cominciarono a scavare giganteschi pozzi per sfruttare le violente, ma brevi piogge monsoniche che si alternavano a lunghissimi mesi di siccità.


Questi pozzi venivano costruiti dal basso verso l’alto, lastricati con enormi blocchi di pietra e dotati di versanti di scalinate che permettevano di raggiungere l’acqua a qualsiasi livello si trovasse. La tecnica di depurazione delle acque piovane era raffinata: l’acqua cadendo all’interno del pozzo filtrava attraverso il limo finissimo, fino a raggiungere il fondo ricoperto di argilla, per essere poi disponibile nella stagione secca. 
Per millenni questi sistemi hanno aiutato intere popolazioni a lottare contro la siccità. Oggi molti pozzi sono chiusi e sostituiti da un sistema tradizionale di acquedotti che non risolve l’emergenza acqua.
 Queste stupefacenti imprese ingegneristiche si sono spesso rivelate superiori rispetto ai moderni progetti idraulici che hanno visto l’India protagonista negli ultimi anni.

Dancalia, nel cuore dell'Africa orientale



Esistono ancora sulla terra regioni, dove la natura regna sovrana?
In Africa sì.
Una di queste è  la Dancalia. In Etiopia.
Del tutto ignorata dalle carte geografiche fino a 80 anni fa, venne esplorata per la prima volta nel 1928 da una spedizione italiana che impiegò 4 mesi per attraversarla.
Deserto atipico formato da sabbie, colate di lava, vulcani attivi e spenti, laghi salati ed enormi distese di sale, costituisce uno dei luoghi più caldi e inospitali della terra, ed è anche uno dei punti più bassi sotto il livello del mare.
Qui sembra di essere su un altro pianeta, non nel cuore dell'Africa orientale, vicino alle acque del Mar Rosso.
La Dancalia è una grande depressione (quasi un terzo dell'Italia) che si estende sul lato orientale del grande acrocoro dell'Etiopia, costituito da enormi montagne basaltiche alte più di 4.000 metri, che forma la maggior massa di rocce vulcaniche ed i più estesi altopiani del continente africano.
E' un luogo dal fascino speciale per chi ama la natura, l'esplorazione geografica e l'ignoto, dove ancora oggi non è facile avventurarsi, tanto che occorre andare con agenzie specializzate in convoglio e con permessi, accompagnati da guida locale.
Qui si può riscontrare meglio di qualsiasi altro posto nel mondo i risultati di sconvolgenti avvenimenti geologici del passato e quelli in preparazione per il futuro.
In questo deserto di lava e sale non piove praticamente mai, da sempre; la temperatura in estate arriva ai limiti della sopportazione umana (50 gradi, ma con punte record fino a 81), e l'unica acqua potabile proviene da profondi pozzi, perchè i laghi sono tutti salati o salmastri e l'unico fiume si perde evaporando nelle sabbie.
Foreste, savane e cascate
Viene da chiedersi come, in presenza di simili condizioni ambientali estreme, possano sopravvivere una stentata vegetazione con alberi di acacie, euforbie e dracene, una fauna peculiare con asini selvatici, zebre di Gravy, gazzelle, orici, struzzi e otarde e, soprattutto, come possano viverci gli afar, una scorbutica popolazione di pastori nomadi che rimediano il pasto allevando capre e cammelli ed estraendo e trasportando sull'altopiano lastre di sale. Il vulcano Erta Ale, il Monte che Fuma, il più spettacolare di una serie di crateri attivi alti circa 600 metri, uno dei tre luoghi al mondo dove è possibile ammirare a cielo aperto un lago di lava in perenne ebollizione a 1.200°C. La visione notturna della lava incandescente costituisce uno spettacolo unico e straordinario. Attraverso sporadiche oasi di palme dum e colate di lava si arriva al lago Assale, lago mobile salato che si sposta con i venti, e al cratere vulcanico di Dallol, uno dei punti più caldi e bassi della terra (-116 metri), un universo minerale di sorgenti geyseriane che producono stupendi laghetti con incredibili concrezioni e cristalli di cloruri di potassio, sodio e magnesio dai colori psichedelici, in un intenso afrore di zolfo. Il vulcano ha anche costruito una distesa di guglie dalle diverse forme e dimensioni e dai colori intensi, quasi a formare una città fantasma e fantastica di roccia

La contigua Piana del Sale è un'immensa pianura salina lunga 200 km, un arido e rovente deserto di salgemma a perdita d'occhio, dove da sempre afar e tigrini estraggono blocchi di sale che trasportano poi sull'altopiano etiopico con carovane composte anche da duemila dromedari.
Si risale quindi per 2.000 metri l'altopiano per raggiungere la regione del Tigray e il capoluogo Mekele (la Macallè italiana), dove si possono ammirare le chiese rupestri ortodosse di Gheralta, che risalgono al IV-VI e al IX-XV secolo,

Il fracking si è evoluto. “Supposte” di uranio impoverito per frantumare la terra

Il fracking causa terremoti
Due recenti studi americani tornano ad accusare il fracking: causa terremoti e, per gli additivi chimici che vengono pompati a pressione nel sottosuolo, inquina le acque dolci causando la morte dei pesci. Ma l'industria estrattiva va avanti imperterrita.
Il primo studio è in fase di pubblicazione sulla rivista scientifica Earth and Planetary Science Letters, ma i risultati sono stati anticipati sul Wall Street Journal.
Dalla ricerca emerge chiaramente come nel permesso petrolifero americano di Eagle Ford Shale, nel sud del Texas, fracking e terremoti sono strettamente collegati.
Un collegamento stretto ma "indiretto".
Secondo i ricercatori, La terra, in pratica, dopo essere stata svuotata si assesta e scivola leggermente verso il basso causando i terremoti. Il servizio geologico statunitense aveva studiato i terremoti che si erano verificati in Ohaio, sempre vicino alle trivelle, scoprendo un legame tra il fracking e i movimenti della terra. Per quanto riguarda la temutissima contaminazione dell'acqua, invece, a parlare è lo studio dell'USGS e del U.S. Fish and Wildlife Service. La ricerca parte da uno strano caso di moria di pesci nel fiume Acorn Fork, nel Kentucky, avvenuta poco dopo il rilascio non autorizzato di fluidi utilizzati per il fracking da parte della compagnia Namy Resources nel 2007.
All'epoca vi fu una strage di pesci, compresi due esemplari di una rara specie a rischio di estinzione, e di quasi tutta la fauna del fiume.
I pesci subirono danni alle branchie e alla milza mentre nell'acqua fu trovata una elevatissima concentrazione di metalli pesanti e Namy Resources fu condannata nel 2009 a pagare un risarcimento di 50 mila dollari.
Eppure di studi che collegano il fracking all'inquinamento dell'acqua, negli Stati Uniti iniziano ad essercene parecchi...

Ora Il fracking si è evoluto. “Supposte” di uranio impoverito per frantumare la Terra

E’ l’ultimo grido in materia di fracking, la tecnica per estrarre il gas (o il petrolio) intrappolato nelle porosità delle rocce che piace tanto al presidente del Consiglio Letta.
E quando si usano quelle “supposte”, nessuno sa dove va a finire l’uranio impoverito.
Solleva il problema, con tanto di citazione di un paio di brevetti riferiti a questa tecnica, Christopher Busby, segretario dell’European Committee on Radiation Risk, in un articolo pubblicato su Rt, testata russa di informazione in lingua inglese.
Si è tanto parlato di altri effetti collaterali del fracking – innesco di terremoti, consumo d’acqua, inquinamento delle falde, dispersione di metano nell’atmosfera – ma di radioattività poco o niente.
E invece…
Premessa. Il fracking non può essere effettuato di nascosto, lascia segni ben visibili sul territorio e non può neanche passare inosservato l’enorme consumo di acqua.
In Italia il fracking non è nè permesso nè vietato. Significa che, una volta ottenuto il permesso per estrarre idrocarburi, lo si può effettuare senza chiedere e senza avvisare nessuno.
In parole povere si fanno leggi anche su (che carta usare per le patate) e nessuno pensa a Legalizzare o meno questa pratica che viene usata su larga scala in Italia.
Il fracking consiste nell’effettuare trivellazioni ad angolo retto anzichè verticali: nel ramo orizzontale della trivellazione vengono poi create fratture a raggiera – tipo scovolino per pulire i biberon dei bambini – e si inietta acqua ad alta pressione unita a vari agenti chimici per fare uscire gli idrocarburi. Busby intanto nota che sottoterra – le trivellazioni orizzontali del fracking si sviluppano a migliaia di metri di profondità – ci sono sostanze naturalmente radioattive che non danno fastidio a nessuno finchè non viene loro offerta una via (artificiale) per salire in superficie. Sono stati rilasciati due brevetti – nel 1984 e soprattutto nel 2011 alla Halliburton – relativi a “proiettili” esplosivi a base di uranio impoverito per fratturare il sottosuolo.
Dove vanno a finire le particelle di uranio impoverito?
Nessuno se lo è mai domandato, scrive Busby, ma sono noti gli effetti dell’uranio impoverito sulla salute umana.

Mappa trivellazioni in Italia

L'Italia è un a penisola altamente vulcanica per sua natura con la catena del Marsili vulcano sommerso tra la Campania e la Sicilia altamente eruttivo che già sta dando segnali preoccupanti
A nessuno viene in mente che intervenendo sulla struttura della terra questa possa modificarsi creando immani cataclismi a catena?
Se poi si pensa che le trivellazioni vengono fatte anche nei pressi di tali vulcani!!!!! .......



Il mercato nero degli organi umani


Quanto vale un uomo? O meglio, economicamente parlando, quanti soldi si possono ricavare vendendo un uomo o... parti di esso? 
No, non siamo impazziti, ma a leggere il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul traffico illegale di organi umani c'è davvero di che rabbrividire.
 Secondo gli esperti dell'OMS ogni anno (i dati sono del 2007), nel mondo, vengono eseguiti 21.000 trapianti di fegato, 66.000 trapianti di rene e 6.000 trapianti di cuore: il 5% degli organi utilizzati in questi interventi proverrebbe dal mercato nero, per un giro d'affari stimato tra 600 milioni e 1,2 miliardi di dollari. E l'aspetto più drammatico è che secondo Global Finance Integrity, un'ONG specializzata nel tracciamento dei flussi finanziari illegali, i numeri di questo macabro commercio sono in costante aumento.
 A farne le spese sono i cittadini più poveri del mondo, che per un manciata di soldi sono disposti a cedere un rene, un pezzo di fegato, un tratto di intestino o una cornea. 
Tutti organi, o parti di organo, delle quali si può fare a meno, anche se con conseguenze gravi e spesso drammatiche.


Ma come sottolinea Sean Fitzpatrick - direttore delle relazioni esterne presso la Banca degli Organi del New England (USA) - in un'intervista a Popular Science, il prelievo di parti di fegato o intestino richiede interventi piuttosto complessi, che difficilmente possono essere effettuati in cliniche improvvisate del terzo mondo. La maggior parte degli organi venduti spontaneamente da donatori sul mercato nero è costituita da reni: l'espianto e l'impianto non sono operazioni particolarmente complesse e non richiedono né attrezzature sofisticate né competenze di altissimo livello.
 I principali paesi esportatori di questo singolare “prodotto” sono l'India e il Pakistan, dove secondo l'OMS ogni anno almeno 2.000 persone vendono i loro organi ad acquirenti o intermediari senza scrupoli. 
 E così negli ultimi anni sono nate organizzazioni specializzate nel turismo dei trapianti: mettono in contatto donatore e acquirente e organizzano gli interventi presso strutture sanitarie compiacenti in paesi dell'estremo oriente o del sud del mondo.
 I prezzi? Variano dai 20.000 dollari per un rene indiano ai 160.000 per uno proveniente da Israele.
 E al donatore vanno solo le briciole: in media non più di 1.000 dollari.


Ma per chi ha lo stomaco forte, il rapporto dell'OMS prosegue, citando il mercato cinese degli organi umani ufficialmente “donati” dai condannati a morte (12.000 reni e 900 fegati solo nel 2005) ma, di fatto, venduti a caro prezzo ad altri facoltosi cittadini cinesi o pazienti esteri disposti a pagare pur di non attendere una donazione legale.
 Secondo gli esperti dell'OMS, sul mercato cinese è possibile procurarsi un rene per 60.000 dollari, ma anche un pancreas, un cuore o un polmone per circa 150.000 dollari. 
Nel 2012 il governo di Pechino, nel tentativo di mettere un freno a questo commercio, si è comunque impegnato a proibire l'espianto degli organi dai condannati entro i prossimi 5 anni.


Il commercio di organi è vietato espressamente da tutte le legislazioni del mondo. L'unica eccezione è l'Iran dove ogni anno, secondo le statistiche, 1.400 persone offrono legalmente sul mercato un loro rene per cifre attorno ai 10.000 dollari.
 E i riceventi? 
 Vita dura anche per chi decide di sottoporsi a un trapianto illegale: secondo l'OMS questi pazienti rischiano infatti due volte: prima di tutto per le condizioni sanitarie in cui spesso vengono effettuati gli interventi, ma anche per le scarse garanzie sullo stato di salute degli organi impiantati, che possono essere veicolo di infezioni e malattie tra cui HIV ed epatite. 

 Fonte : focus.it

DAL BILANCIO COMUNALE DI MILANO CONFERMA DELL’EPOCALE AUMENTO DI TASSAZIONE



La Milano di Pisapia e’ una fabbrica di Tasse:
“Milano Buon Giorno” recitavano i manifesti elettorali di Pisapia nel 2011. I Milanesi lo scelsero, stufi dell’immibilismo della Moratti, e sull’onda nazionale anti-Berlusconiana.
Oggi, dopo 2 anni e mezzo, i Milanesi iniziano a “mugugnare” perche’ il nuovo sindaco ha imposto un epocale aumento di tasse ad ogni livello, e nella citta’ non si vedono per il cittadino medio aumenti significativi nel livello dei servizi.
Tra l’altro la situazione del manto stradale, complice mesi di pioggia, e’ disastrosa.


   Trattasi di cifre astronomiche ed ingiustificate. E’ vero che si sono ridotti i trasferimenti dallo stato, e’ vero che vi sono spese straordinarie connesse agli investimenti per l’Expo, ed e’ anche vero che vi sono state uscite straordinarie connesse al ripianamento del deficit pregresso e della chiusura dei contratti dei derivati.



Ma e’ anche vero che la qualita’ dei servizi pubblici non ha avuto miglioramenti sostanziali, che le Spese ordinarie sono cresciute anche a causa di spese discutibili e l’evasione e’ cresciuta a causa del raddoppio della pressione fiscale comunale.

La più antica tomba con omaggio floreale


Quattordicimila anni fa 29 persone, tra cui diversi bambini, venivano sepolte alla loro morte avvolti da piante floreali. 
Risale a quella data il più antico ritrovamento avvenuto recentemente, di una tomba con dei fiori deposti in prossimità dei corpi delle persone decedute. 
La scoperta è stata realizzata in Israele in prossimità di Raqete Cave che si affaccia sulla costa mediterranea. L’omaggio floreale era composto da salvia, menta e altre piante profumate. Il ritrovamento è stato condotto da Dani Nadel, un ricercatore israeliano dell’Università di Haifa, il quale ha datato la tomba facendola risalire ad un’età compresa tra 13.700 e 11.700 anni fa.


La maggiore quantità di elementi floreali, spiegano i ricercatori, sono stati trovati in prossimità di due corpi di ragazzi di 12 e 15 anni posti l’uno vicino all’altro e di un adulto di 30 anni. “Nonostante che questo ritrovamento sia il più antico a mostrarci deposizioni floreali in una tomba, certamente l’uso di piante durante la sepoltura deve essere più antico –ha spiegato il ricercatore. Di quanto non lo sappiamo perché le scoperte a tal proposito sono davvero pochissime”.
 Nella fossa sono state scoperte anche ossa di animali e vari oggetti che probabilmente vennero utilizzati durante la cerimonia di sepoltura. 
Ai nostri giorni l’uso dei fiori durante la sepoltura è un segno di affetto per chi lascia questo mondo. Stando al tipo di fiori ritrovati nella tomba israeliana sembra invece, che a quel tempo tali omaggi avessero una motivazione ben diversa: quella di coprire il fetore emanato dalle persone decedute. E questo doveva anche tener lontano gli animali che altrimenti sarebbero stati attratti dai corpi in putrefazione. 

Tragicommedia di un amico .....e forse di molti insegnanti

Enrico Pesce, Music: 02/09/2013 Martedì mattino... PENSIERI SERI... BUR...:
clicca qui sopra per leggere il post.

divertentissimo ........se non fosse che è una realtà tutta italiana

La pazzia è ormai dilagante

Se la notizia non fosse stata diffusa dall’Agi e da altre agenzie di stampa, ripresa poi dal Corriere, avremmo pensato ad uno scherzo di fine estate ideato da qualche blogger.
Oppure ad una delle solite bufale che vengono condivise sui social network.
Invece è tutto vero.
Da oggi anche la cioccolata bianca è razzista e deve essere bandita dagli spot.
Succede anche questo, nel 2013.
Vittima della campagna anti-razzista, stavolta, è stata la nota azienda Ferrero, finita nel mirino delle critiche a causa della pubblicità dei cioccolatini “Ferrero Kusschen”.
Slogan come “La Germania sceglie il bianco” e “Sì, il bianco può” hanno creato una valanga di proteste su facebook e twitter, tali da costringere la Ferrero a fare una precipitosa marcia indietro e ritirare lo spot.

Riportiamo il lancio dell’Agi (AGI) – Berlino, 31 ago. – Anche la cioccolata, se ‘bianca’, puo’ essere accusata di razzismo: e’ successo in Germania alla Ferrero che ha dovuto ritirare la sua pubblicita’ dei cioccolatini ‘Ferrero Kusschen’ per il mare di proteste su Twitter e Facebook dove gli slogan della celebre casa dolciaria piemontese, ideati dall’ agenzia di pubblicita’ M&C Saatchi, sono stati addirittura paragonati a quelli del partito neo-nazista Ndp.
“La Germania sceglie il bianco”, inneggiano nel brevissimo spot i sostenitori di un immaginario comizio all’americana tenuto appunto dagli stessi ‘cioccolatini’ davanti a una folla urlante “Si’ il bianco puo’ (Yes, weiss can)”, sulla falsariga del ‘Yes we can’ lanciato dal presidente Usa Barack Obama (non a caso un ‘nero’!).
“Tutti noi vogliamo far diventare questo paese piu’ gustoso, vogliamo il bianco Ferrero Kusschen per sempre”.
E giu’ l’onda di critiche.
I dirigenti hanno quindi ritirato il video della pubblicita’ e con una mail al giornale tedesco ‘Spiegel’ hanno precisato che qualsiasi riferimento al colore bianco era solo legato al cioccolato. (AGI).
Il “politicamente corretto” è arrivato a coinvolgere persino il cioccolato.
Si fermerà, prima o poi?

Tratto da Quelsi Quotidiano

un delizioso dessert

Il Ricettario : Bavarese alla pesca bianca con amaretto e glassa a...:
Cliccando qui sopra arriverete al Blog del mio amico Claudio Pucci


Claudio Pucci Uno chef d'alta cucina che fa onore alla nostra millenaria cultura culinaria
Visitate il suo blog e troverete altre fantastiche ricette

BUONGIORNO




Oggi è un buon giorno 
Per vivere un buon giorno 
Alzati e sali sul palcoscenico della tua vita!
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