martedì 3 settembre 2013

Dancalia, nel cuore dell'Africa orientale



Esistono ancora sulla terra regioni, dove la natura regna sovrana?
In Africa sì.
Una di queste è  la Dancalia. In Etiopia.
Del tutto ignorata dalle carte geografiche fino a 80 anni fa, venne esplorata per la prima volta nel 1928 da una spedizione italiana che impiegò 4 mesi per attraversarla.
Deserto atipico formato da sabbie, colate di lava, vulcani attivi e spenti, laghi salati ed enormi distese di sale, costituisce uno dei luoghi più caldi e inospitali della terra, ed è anche uno dei punti più bassi sotto il livello del mare.
Qui sembra di essere su un altro pianeta, non nel cuore dell'Africa orientale, vicino alle acque del Mar Rosso.
La Dancalia è una grande depressione (quasi un terzo dell'Italia) che si estende sul lato orientale del grande acrocoro dell'Etiopia, costituito da enormi montagne basaltiche alte più di 4.000 metri, che forma la maggior massa di rocce vulcaniche ed i più estesi altopiani del continente africano.
E' un luogo dal fascino speciale per chi ama la natura, l'esplorazione geografica e l'ignoto, dove ancora oggi non è facile avventurarsi, tanto che occorre andare con agenzie specializzate in convoglio e con permessi, accompagnati da guida locale.
Qui si può riscontrare meglio di qualsiasi altro posto nel mondo i risultati di sconvolgenti avvenimenti geologici del passato e quelli in preparazione per il futuro.
In questo deserto di lava e sale non piove praticamente mai, da sempre; la temperatura in estate arriva ai limiti della sopportazione umana (50 gradi, ma con punte record fino a 81), e l'unica acqua potabile proviene da profondi pozzi, perchè i laghi sono tutti salati o salmastri e l'unico fiume si perde evaporando nelle sabbie.
Foreste, savane e cascate
Viene da chiedersi come, in presenza di simili condizioni ambientali estreme, possano sopravvivere una stentata vegetazione con alberi di acacie, euforbie e dracene, una fauna peculiare con asini selvatici, zebre di Gravy, gazzelle, orici, struzzi e otarde e, soprattutto, come possano viverci gli afar, una scorbutica popolazione di pastori nomadi che rimediano il pasto allevando capre e cammelli ed estraendo e trasportando sull'altopiano lastre di sale. Il vulcano Erta Ale, il Monte che Fuma, il più spettacolare di una serie di crateri attivi alti circa 600 metri, uno dei tre luoghi al mondo dove è possibile ammirare a cielo aperto un lago di lava in perenne ebollizione a 1.200°C. La visione notturna della lava incandescente costituisce uno spettacolo unico e straordinario. Attraverso sporadiche oasi di palme dum e colate di lava si arriva al lago Assale, lago mobile salato che si sposta con i venti, e al cratere vulcanico di Dallol, uno dei punti più caldi e bassi della terra (-116 metri), un universo minerale di sorgenti geyseriane che producono stupendi laghetti con incredibili concrezioni e cristalli di cloruri di potassio, sodio e magnesio dai colori psichedelici, in un intenso afrore di zolfo. Il vulcano ha anche costruito una distesa di guglie dalle diverse forme e dimensioni e dai colori intensi, quasi a formare una città fantasma e fantastica di roccia

La contigua Piana del Sale è un'immensa pianura salina lunga 200 km, un arido e rovente deserto di salgemma a perdita d'occhio, dove da sempre afar e tigrini estraggono blocchi di sale che trasportano poi sull'altopiano etiopico con carovane composte anche da duemila dromedari.
Si risale quindi per 2.000 metri l'altopiano per raggiungere la regione del Tigray e il capoluogo Mekele (la Macallè italiana), dove si possono ammirare le chiese rupestri ortodosse di Gheralta, che risalgono al IV-VI e al IX-XV secolo,

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