lunedì 16 ottobre 2017

Ukai, la pesca con il cormorano


La pesca è stata una delle prime attività umane che hanno richiesto un particolare ingegno per essere praticate con successo.
 In alcune parti del mondo, la pesca non prevede la fabbricazione di particolari strumenti come canne, ami e lenze, ma una sorta di simbiosi con un particolare predatore pennuto: il cormorano.
 Tutto ciò che serve è una barca, un cormorano, una corda di canapa e un paio di anni di tempo. 

 La pesca con il cormorano ha radici antichissime: fu importata in Cina dal Giappone intorno al X° secolo dopo Cristo, e si diffuse in molte parti del mondo come metodo relativamente produttivo per ottenere pesce di fiume.

 In Giappone, la pesca con il cormorano veniva chiamata Ukai. L’attività di pesca attraverso questo metodo era concentrata in 13 città tra cui Gifu, ancora oggi comunità-simbolo della pesca con il cormorano sul fiume Nagara .
 La pesca Ukai era molto popolare durante il periodi Heian e Edo, e veniva patrocinata dai governatori locali per catturare il pesce da donare alla famiglia imperiale.

 Per quanto possa sembrare semplice, controllare un cormorano non è l’impresa più facile del mondo: i pescatori legano una sottile corda (o un anello metallico) attorno alla gola dell’animale per evitare che possa ingoiare il pesce più grosso, ma inghiottire quello più piccolo.
 Il cormorano ha un incentivo alimentare, e il pescatore si tiene il pesce commercialmente più appetibile. 
Quando il cormorano cattura del pesce, il pescatore lo riporta alla barca servendosi di una corda e costringe il volatile a sputare il pesce.




La pesca ukai ha raggiunto in Giappone un livello decisamente raffinato, soprattutto per la sua tradizione storica di oltre 1300 anni. Nella pesca con il cormorano giapponese venivano utilizzate quattro specie differenti di cormorano marino, più grosse dei loro parenti di fiume e in grado di trasportare più pesce. 
Sono inoltre dotati di una maggiore resistenza, di un’indole più docile, tendono a non competere tra loro per il cibo e sono facilmente catturabili.

 I cormorani catturati dai pescatori vengono spesso tenuti fuori dalla gabbia e accarezzati dai proprietari, per fare in modo che si abituino alla presenza del padrone. 
Ogni mattino, i pescatori li portano al fiume a fare il bagno, tenendoli con una corda di canapa legata attorno al collo. 

Occorrono quasi tre anni per addestrare un cormorano marino selvatico, periodo durante il quale viene nutrito con pesce d’acqua dolce mai pescato da lui. 
Inizierà la sua attività di pescatore solo quando avrà imparato da altri cormorani più esperti le operazioni da eseguire per catturare il pesce.

 La pesca col cormorano giapponese si svolge durante la notte, per circa cinque mesi all’anno. La pesca inizia intorno alle 19.30: 10-12 cormorani e 3-6 pescatori escono in barca illuminando il fiume con torce di legno di pino.


Ad un comando dei pescatori, i cormorani si lanciano in acqua e iniziano a nuotare spingendosi con le loro zampe. 
Un cormorano può raggiungere diverse decine di metri di profondità, anche se la pesca Ukai si svolge generalmente in acque dolci basse.
 Ogni cormorano si nutre di circa 750 grammi di pesce al giorno, e può tornare dai pescatori con 5-6 pesci dopo ogni tuffo. 

 Oggi, la pesca con il pellicano giapponese è rigidamente regolamentata, e solo poche persone sono autorizzate a praticarla. Solo i membri delle famiglie di pescatori possono ereditare l’autorizzazione, che viene passata da padre in figlio.



Fonte: vitantica.net

India, il tempio indù di Kailasa, ad Ellora


Talmente maestoso e divino da pensare che non sia opera dell'uomo. 

Il tempio indù di Kailasa, ad Ellora, in India, è uno dei più stupefacenti luoghi di culto presenti al mondo. 
Questo perché quest'antichissimo Mandapa non è stato scavato nella roccia ma intagliato in un gigantesco monolite di basalto in senso verticale. 

 Quello di Kailasa è sicuramente il più grande edificio ricavato da un unico pezzo di pietra: si basa su sedici pilastri ricavati dalle colline di Charanandri, nell’altopiano del Deccan, sotto sui si può girare andando solo da sinistra a destra - come tradizione vuole - seguendo la storia a simboli scolpita su ciascuno dei lati.


A stupire sono poi le enormi sculture di elefanti, leoni e divinità, i pannelli con i poemi epici di Ramayana e Mahabharata, così come la maestosità delle strutture che formano i diversi luoghi di preghiera ricavati da un unico fulcro, simbolo di nascita e creazione.






Il tempio è stato commissionato dal re Rashtrakuta Krishna I e da sua moglie per onorare Shiva e la sua casa, il Monte Kailash. 

Ma come è stata intagliata la dura roccia di basalto nel 750 dopo Cristo? 
Secondo gli archeologi è stata necessaria la rimozione di 350 mila tonnellate di roccia: un lavoro che avrebbe potuto richiedere decenni e che invece è stato completo in pochissimo tempo. 
 Pare che la completa edificazione sia avvenuta in 18 anni, tra il 757 e il 783 dopo Cristo.

 Leggenda narra che invece tutto il tempo sia stato costruito in appena una settimana per onorare la promessa fatta dall'architetto Kokasa alla regina, per permettere al re molto malato di vederlo prima della morte.


Un mistero per un luogo magico: un gioiello monumentale che ogni anno richiama pellegrini Buddisti, Giainisti e Induisti nonché migliaia di turisti che non possono che rimanere affascinati dal tripudio di decorazioni, simboli, statue ricavate nella pietra. 

 Fonte: lastampa.it
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