sabato 29 giugno 2013

L’Ice Canyon


L’Ice Canyon si trova in Groenlandia, isola che fa ancora parte del Regno di Danimarca ma che, dal 1979, ha un governo autonomo risultando perciò tecnicamente separata da esso.
 La Groenlandia è l’isola più grande del mondo ed è patria di magnifici iceberg, di bellissime montagne, di incantevoli fiordi, di lande sterminate di ghiaccio e di una variegata flora e fauna tanto da differenziarsi da qualsiasi altro luogo sulla Terra.
Questo canyon di ghiaccio è il luogo più fotografato della Groenlandia ma anche uno dei più freddi al mondo. 
La profondità del canyon oscilla tra i 30 e i 40 metri e nel suo fondo si formano gigantesche pozze di acqua cristallina che assumono colorazioni che vanno dall’azzurro al blu notte. 
Tra maggio e luglio, quando il clima è più mite, il letto dell’Ice Canyon è completamente occupato dalle acque tanto da sembrare un vero e proprio fiume.

Il Mistero delle Mummie di Xiaohe in Cina

Nel 1939 una notevole scoperta fu eseguita dall'archeologo svedese Folke Bergman: una serie di tombe furono portate alla luce nella provincia di Xinjiang, diventate poi note come le 'Tombe di Xiaohe'. Tuttavia, per i 60 anni a seguire, le tombe furono dimenticati fino a quando nel 2000 un ricercatore, responsabile dell'Istituto di Archeologia di Xinjiang riscoprì le tombe. 
 Gli scavi furono portati a termine solo nel 2005, anche perché le dimensioni dell'area archeologica sono senza precedenti. Le tombe rinvenute sono quasi 330, collocate in diversi strati del terreno, appartenenti a feretri di adulti e bambini. 
All'interno del sito sono state ritrovate anche 15 misteriose mummie praticamente intatte. 
E' la prima volta che un numero così alto di mummie viene ritrovato sulla superficie del nostro pianeta.
 Le casse nelle quali erano contenuti i corpi sono in legno e, in maniera simile a quanto avveniva nell'antico Egitto, le bare venivano interrate a testa in giù. 
Alcuni gioielli e i loro abiti sono stati sepolti assieme ai defunti in piccole ceste, mentre i cadaveri sono stati avvolti in tessuti di lana. Le fibre utilizzate per intrecciare i cesti sembravano ancora fresche, nonostante fossero passate diverse migliaia di anni. La forma delle bare è rettangolare, e sono state rivestite con del cuoio in modo così perfetto da non far passare nemmeno un granello di sabbia. 
Tutte le bare sono state trovate con sei o otto pali attorno. "Gran parte delle tombe ritrovate qui hanno lo stesso aspetto di quando furono sotterrate e questo è un aspetto molto importante perché può aiutarci a capire meglio la vita sociale di allora," spiega l'archeologo Idelisi Abuduresule.

"Abbiamo portato alla luce 30 sarcofaghi di forme particolare e mummie, inclusi sarcofaghi a forma di barche. 
Inoltre abbiamo estratto dei campioni da analizzare di tutti i cinque strati delle tombe di cui potremo determinare la data. Abbiamo preso anche dei campioni delle travi di legno e delle coperture dei sarcofaghi per stabilire la loro datazione in base al numero degli anelli di crescita del legno." 
 I morti riposavano fra le dune di sabbia all'interno dei loro sarcofaghi di legno a forma di barche, disposti all'incontrario, con la parte alta rivolta verso il basso, così da separare simbolicamente la vita e la morte, il tempo e lo spazio. Insieme alle mummie erano seppelliti semplici oggetti. Oltre ai vestiti, alle collane e ai braccialetti, in ogni sarcofago vi era un cestino di paglia e i corpi erano coperti principalmente da erba e graticcio. 
Gli archeologi stanno ancora lavorando per cercare di interpretare queste particolari tradizioni funerarie.
 Inoltre, in sei bare non sono stati trovati dei corpi umani, ma delle riproduzioni in legno dei cadaveri, con una X rossa disegnata su di essi. I corpi in legno hanno tutti la stessa forma, e sono tutte raffigurati nel genere maschile.
 "Tutti questi ritrovamenti ci conducono in un mondo misterioso permeato di un'atmosfera religiosa primordiale," continua Abuduresule. "La ricca connotazione culturale delle Tombe di Xiaohe non ha paralleli fra le precedenti scoperte, sia in territorio cinese che in altre parti del mondo. Gli scavi e le ricerche effettuate in questo sito avranno un'importante ruolo per lo studio archeologico della storia antica del Xinjiang, ed eserciterà una profonda influenza sulla futura ricerca archeologica in tutta la vasta area del Xinjiang." Tra tutte, una delle mummie è diventata particolarmente famosa grazie al suo stato di conservazione pressoché perfetto e alla sua bellezza: la reliquie è ormai nota come 'La Bellezza di Xiaohe'.

Si tratta del corpo di una persona con le orbite oculari rotonde, le ciglia perfette e capelli lunghi, tutte caratteristiche più simili all'etnia europea che a quella asiatica.
 Gli studi realizzati sul corpo hanno dimostrato che il corpo risale al 2000 a.C. e sembra di origine caucasica. Tuttavia, le analisi del DNA di tutte le mummie hanno dimostrato che si tratta di persone frutto di vari incroci tra la popolazione di oriente e di occidente. Nei maschi sono stati trovati cromosomi riscontrabili solo nelle popolazioni dell'Europa Settentrionale e Orientale, come nella Siberia russa. 
 Ma le stranezza non finiscono qui, infatti ci sono altri fatti nelle Tombe di Xiaohe che non quadrano per gli studiosi: gli archeologi hanno setacciato centinaia di chilometri nel raggio di tutto il complesso delle tombe, senza riuscire a trovare un minimo elemento che possa riguardare le persone di Xiaohe e il loro stile di vita. A primo acchito, sembra che queste mummie siano comparse dal nulla, o che comunque le popolazioni che le hanno qui stabilite, venissero da molto molto lontano. Perché scegliere proprio questo posto per una sepoltura? Inoltre, a quale cultura appartengono le mummie di Xiaohe? Da dove proveniva e dove è andata a finire? Tutte queste domande, al momento rimangono senza risposta. In effetti, non è la prima volta che gli studiosi si confrontano con civiltà che ad un certo punto della loro storia sembrano svanire nel nulla senza lasciare la minima traccia, come ad esempio gli Olmechi, i Maya, ecc... Alla famiglia delle popolazioni desaparecidas si aggiungono anche i componenti del Xiaohe. 

ilnavigatorecurioso

Il Guerriero di Capestrano


Il Guerriero di Capestrano, come oggi è conosciuto, è uno dei reperti più misteriosi che il passato ci abbia restituito.
Naturalmente il suo epiteto è una definizione fittizia, poiché nessuno sa realmente chi raffiguri. Le ultime ricerche lo vorrebbero un capo del territorio occupato dagli antichi Vestini, all'epoca della sua supposta realizzazione, collocata-secondo gli studi più recenti- alla prima metà del VI sec.a.C. 
 Quando si entra nella sala dove è conservato,nel Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Chieti, si rimane affascinati dalla sua imponenza. 
È una statua di oltre due metri, in piedi, addobbata soltanto da elementi 'bellici', che tra poco analizzeremo, ma sicuramente l'oggetto che colpisce l'attenzione è l'enorme copricapo a tesa larga piatta, del diametro di circa 65 cm, al di sopra del quale si trova un elemento ancora da decifrare, una sorta di 'calotta'decorata da una cresta di penne oblique, fermate da alette parallele, sottolineate da un fregio a meandro.
Sorge subito una prima considerazione: che razza di guerriero sarebbe mai andato in battaglia con quel tipo di cappello o elmo che dir si voglia? Doveva essere-quanto meno- 'ingombrante' per le manovre veloci.Se fosse stato di un tessuto leggero, che utilità avrebbe avuto durante la lotta?Se fosse stato di altro materiale,appunto si sarebbe verificato un problema di assoluta apraticità. Non resta che pensare che fosse indossato a solo scopo cerimoniale? 
Altro dubbio: il volto. E' l'originale o no? Esiste una visibile 'sproporzione'tra il viso e il resto della testa.Inoltre quel 'solco' che contorna tutta la faccia, cosa significa? Potrebbe essere un 'reggi-copricapo', ma c'è chi dice che sia in realtà una maschera...

Il copricapo è l'unico elemento della statua ad essere stato realizzato in materiale diverso(fango carbonatico), appartenente però alla stessa formazione geologica.La statua fu scolpita in un unico blocco (monolito) di calcare ed è al momento un 'unicum'.
Il materiale lapideo è coerente con il contesto geologico che circonda l'area archeologica di Capestrano(località in provincia de L'Aquila) e i moderni lapicidi o scalpellini utilizzano ancora questo materiale, che viene detto 'pietra gentile o tenera della Majella'.
 Vennero impiegati diversi strumenti per lavorarlo, e per lisciarlo.E' possibile ricostruire gli angoli tra scalpelli e pietra, la direzione dei colpi, i tratti...

Anche se pare 'in buona salute', il Guerriero presenta varie lacune, purtroppo:fratture alle gambe, 'riparate'con inserti metallici (perni in lega) definiti da un'indagine quali/quantitativa dai tecnici dell'ENEA. Altre 'lacune' sono sparse un po' su tutto il 'corpo', causate da agenti chimici e biochimici operanti nei lunghi secoli in cui la statua stette a contatto con il terreno che la inglobava, così dicono gli esperti.Le mancanze sono state 'stuccate', in parte, e in altra parte sono state 'sigillate'in occasione delle più recenti esposizioni. L'assetto statico-dinamico e la dilatazione naturale della pietra stanno alla base del progetto diagnostico del degrado sofferto dalla scultura, che viene monitorata tramite indagini archeometriche, analitiche (fluorescenza, difrattometria) che hanno il vantaggio di non essere invasive(non distruggono parti di statua). 

 La statua fu rivenuta nel 1934 del signor Michele Castagna, il quale stava trattando il proprio terreno per lavorarlo, in una località situata nei pressi di Capestrano(da qui ha tratto il nome il reperto),e mai avrebbe immaginato che il suo nome sarebbe rimasto per sempre legato a questo casuale ritrovamento, che rappresenta uno dei più importanti per la storia dell'archeologia italiana. Vennero ritrovata anche una statua di figura femminile e altri reperti nella stessa zona. Ma ovviamente la più eclatante resta quella del guerriero,che la gente del posto chiamava 'nu mammocce', che in dialetto abruzzese significa il bamboccio (di pietra), non potendo capire lì per lì il suo valore storico, artistico ed archeologico, nonchè antropologico.
Dopo le iniziali incertezze, venne osservato da alcuni studiosi che, comprendendone l'importanza, lo trasferirono presso il museo delle Terme a Roma, dove venne analizzato in toto.
Tra le varie ipotesi che furono formulate, e fu anche quella che si potesse trattare di una donna, anche perché la statua non presenta uno sesso distinguibile, ma appare androgino.Inoltre ha i fianchi 'larghi',la vita stretta, e gambe che non defineremmo certo 'virili'. Come oggetti di ornamento e indossa: un collare in bronzo, con capi aperti, da cui pendono due pendagli rettangolari

La panoplia ai fini della datazione è costituita da armi i da offesa e armi da difesa: la coppia di dischi-corazza in bronzo,lisci e privi di emblema centrale; la spada lunga in ferro con elsa a croce sul cui fodero è fissato un lungo coltello(pugnale).Il tutto molto ben lavorato e arricchito con figurazioni simboliche,per quanto è possibile vedere in base a ciò che ci è pervenuto. Un'assoluta rarità nel panorama protostorico abruzzese è l'ascia in ferro impugnata nella mano destra.

Sull'elsa della spada sono scolpite due figure umane,in verticale:una sopra all'altra;mentre sull'impugnatura del pugnale sono scolpite due figure animali,che non ci sentiamo di identificare.
 I piedi del 'Guerriero'sono infilati in calzari aderenti,noti in altri esemplari rinvenuti sul territorio delle necropoli Vestine.Si noti come l'aspetto delle gambe del Guerriero sia particolarmente 'appuntita'.Perchè? 
 Ma la dotazione bellica del bellissimo e remoto personaggio non è ancora terminata. A 'sorpresa', ai lati del suo corpo, su ciascun lato dei due 'supporti' che inquadrano la statua, sono incise due lance(una per parte):

Ma il Guerriero non ci ha lasciato con tutta la 'suspance' derivante da un rigoroso anonimato! Credevate? Chi lo realizzò,con il benestare di chi lo commissionò molto probabilmente,pensò di vergare -nella propria lingua, sul pilastrino destro e verticalmente, un'iscrizione che per decenni(da quando fu ritrovato) non ebbe una decifrazione.Si diceva fosse una lingua osco-peligna, o una di quelle lingue locali delle popolazioni di origine indoeuropea stanziate in Abruzzo prima dell'arrivo dei Romani.
Di esse si comincia a sapere qualcosa di più grazie allo studio sistematico delle necropoli e degli insediamenti che in alcuni casi emergono alla luce.Attualmente l'iscrizione presente sul Guerriero di Capestrano è attribuita ad una lingua sud-picena(che ancora è da capire bene che significa!) che è stata interpretata come "ME BELLA IMMAGINE FECE ANINIS PER IL RE NEVIO POMPULEDIO". Avete visto? Abbiamo di fronte niente meno che il ritratto di un re! Ciò spiegherebbe perché fu così ben curata la sua lavorazione,l'uso dei dettagli,la posa ieratica.
Ma la stessa iscrizione potrebbe indicare che lo scultore si chiamava Aninis e che venne fatta per il re, ma non sappiamo con certezza che essa rappresenti effettivamente il sovrano.
La fece Aninis per il re, ma è il ritratto dello re stesso o questi volle, magari, che gli si scolpisse una statua ad altezza reale di un Guerriero (straniero o locale?) di cui magari ammirava la forza e il coraggio o che si era distinto per particolari prodezze,o con 'poteri' particolari(sciamano?). 
Non lo sapremo forse mai,comunque ufficialmente è oggi riconosciuto sia proprio lui,il re Nevio Pompuledio.

fonte: duepassinelmistero.com 
 Foto dal web
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