martedì 26 maggio 2015

Clootie wells: la tradizione celtica dei panni offerti ad alberi e pozzi.


Ci sono dei posti nel Regno Unito davvero unici. 
Qui, dove le tradizioni celtiche sono ancora molto sentite, ci sono posti, mete di pellegrini tutt'oggi, a sostegno di una credenza popolare che ha centinaia di anni, quella di fare offerte agli "alberi dei desideri", a pozzi oppure a fontane.


Se andate in Scozia, in Irlanda o in Inghilterra, segnate sulla vostra guida anche una tappa ad almeno uno dei "Clootie wells", letteralmente "fontane di stoffa".
 Un "Clootie" è infatti un pozzo o una fontana, quasi sempre con un albero accanto, dove strisce di stoffa o stracci vengono legati ai rami, nella speranza di guarire da una malattia. 
Per fare un'offerta, pezzi di stoffa o "cloot" sono generalmente immersi nell'acqua del pozzo sacro e poi legati a un ramo, mentre una preghiera invoca "lo spirito del bene". 
In alcuni pozzi, la parte del corpo interessata viene lavata con lo straccio bagnato prima di legarla all'albero.
 Secondo la tradizione, man mano che lo straccio si disintegra nel tempo, la malattia dovrebbe svanire. 
Nel corso dei secoli strisce di vestiti hanno dato spazio anche a calzini, abiti, t-shirt e pantaloni, anche con pezzi di tessuti marci, e oggi la visione di uno di questi luoghi inquieta e affascina allo stesso tempo, lasciandoci scettici, magari, sulla "fede" che ha spinto a un gesto all'apparenza così grottesco.


La tradizione risale probabilmente all'epoca pre-cristiana, quando si credeva che un pozzo fosse abitato da una dea o semplicemente che la natura locale che lì imperava fosse sinonimo del bene più profondo, con tanto di "poteri speciali" di guarigione. 
Con l'avvento del Cristianesimo, le chiese locali cominciarono ad associarsi a questa credenza dei pozzi sacri e i sacerdoti del luogo cominciarono a supervisionare le cerimonie. 
Fino al 1581, quando la Riforma Protestante rese illegale il pellegrinaggio ai pozzi sacri.
 Ma la pratica è tuttavia sopravvissuta...


DOVE TROVARE I CLOOTIE WELLS 

 In Scozia trovate quello più famoso e si trova nel paese di Munlochy, Black Isle. 
Qui il clootie well è dedicato a San Bonifacio (o St Curidan) ed è proprio a ridosso della strada A832 (Fortrose e Cromarty i paesi principali di riferimento). 
Un tempo si pensava che questo pozzo curasse i bambini malati che rimanevano lì tutta la notte. 
Vicino, potete comunque passeggiare tra i magnifici boschi della zona. 

In Inghilterra, in Cornovaglia, appena a nord del villaggio di Madron, si trova Madron Well, a lungo venerato per i suoi poteri magici e curativi, nonché per la fornitura di acqua alla comunità locale. 
Ancora oggi le strisce di stoffa, o clouties, sono legati ai rami circostanti. 
Sempre in Cornovaglia, potreste visitare anche Alsia Well, Sancreed Well e Christ's Well. 

In Irlanda, a Loughcrew, vicino a Oldcastle, ci sono le cosiddette "Colline della strega", un gruppo di catacombe neolitiche risalenti al 3000 a.C. Ma anche qui i visitatori che vanno verso le tombe legano nastri al ramo di un albero di biancospino.

 Fonte: greenme.it

Lampris guttatus, detto anche opah, è il primo pesce conosciuto a sangue caldo


Una nuova ricerca della NOAA Fisheries ha rivelato l’opah (Lampris guttatus), chiamato anche pesce re o pesce luna, è il primo pesce a sangue caldo conosciuto, come i mammiferi e gli uccelli, ottenendo così un vantaggio competitivo nelle fredde profondità oceaniche.

 Si tratta di un grosso pesce che vive in profondità negli oceani di tutto il mondo, in acque fredde e scarsamente illuminate, ma a differenza degli altri abitanti degli abissi solitamente lenti, nuota rapidamente utilizzando le sue grandi pinne pettorali rosse.
 Infatti, i pesci che normalmente vivono nell’oceano profondo cercano di risparmiare energia, tendendo agguati alle prede, invece di inseguirle. 
Invece il costante battito delle pinne dell’opah riscalda il suo corpo, accelerando il suo metabolismo e facendone il primo pesce conosciuto interamente a sangue caldo. Un vantaggio che, nonostante l’aspetto “pacioccone”, ha permesso all’opah di diventare un predatore con alte prestazioni che nuota più veloce, reagisce più rapidamente e vede meglio.

 Il principale autore dello studio sul Lampris guttatus pubblicato su Science, il biologo Nicholas Wegner del Southwest Fisheries Science Center del NOAA Fisheries, spiega:
 «Prima di questa scoperta avevo l’impressione che questo fosse un pesce lento, come e più di altri pesci degli ambienti freddi. Ma, dato che può scaldare il corpo, abbiamo scoperto che è un predatore molto attivo che insegue prede agili come i calamari e che possono migrare su lunghe distanze».


Il team di Wegner ha capito quanto l’opah in realtà fosse insolito quando uno dei ricercatori, il biologo Owyn Snodgrass, ha prelevato un campione del suo tessuto branchia ed ha visto che aveva un “design” strano: i vasi sanguigni che portano il sangue caldo nelle branchie del pesce si intrecciano attorno a quelli che trasportano il sangue freddo di nuovo al centro del corpo dopo aver assorbito l'ossigeno dall'acqua.
 L’evoluzione ha quindi dotato l’opah di qualcosa che in ingegneria viene chiamata “counter-current heat exchange”, che significa che il sangue caldo delle branchie serve a riscaldare quello che circola nel corpo.
 Qualcosa di simile a un radiatore di automobile, un adattamento naturale che conserva il calore.
 La posizione unica di scambio termico all'interno delle branchie permette quasi tutto il corpo del pesce di mantenere una temperatura elevata, un fenomeno noto come endotermia, anche nelle fredde profondità.


Wegner sottolinea che «Prima non era mai stato visto nulla di simile nelle branchie di un pesce.
 Si tratta di una innovazione cool che da a questi animali un vantaggio competitivo.
 Il concetto di counter-current heat exchange” è stato inventato da questo pesce molto prima che ci pensassimo». 

 Durante le loro ricerche gli scienziati hanno raccolto dati sulla temperatura di opah catturati al largo della costa occidentale degli Usa, scoprendo che la loro temperatura corporea erano regolarmente più caldo che l'acqua circostante.
 Hanno anche monitorato la temperatura di opah catturati in immersioni a diverse centinaia di piedi ed hanno scoperto che la loro temperatura corporea rimaneva stabile anche se la temperatura dell'acqua scendeva drasticamente. 
I Lampris guttatus hanno una temperatura muscolare media di circa 5 gradi centigradi più alta dell’acqua in cui nuotano. 
Anche se i mammiferi e gli uccelli in genere mantengono temperature corporee molto più calde, l’opah è comunque il primo pesce scoperto in grado di mantenere tutto il suo corpo più caldo rispetto all’ambiente.
 Alcuni altri pesci come il tonno ed alcuni squali  riescono a mantenere più calde alcune parti del loro corpo, come i muscoli, aumentando così le loro prestazioni di nuoto, ma i loro organi interni, compreso il cuore, si raffreddano in fretta e cominciano a rallentare quando si immergono in profondità, costringendoli a risalire per riscaldarsi.

 Il monitoraggio satellitare ha mostrato che gli opah trascorrono la maggior parte del tempo a profondità tra i 150 ed i 1.300 piedi, senza venire regolarmente in superficie. 
Secondo Wegner, la loro temperatura corporea più alta dovrebbe aumentare la loro forza muscolare e la capacità visive e cerebrali, aiutandoli a resistere agli effetti del freddo sul cuore e su altri organi, «Il tessuto adiposo che circonda il tessuto delle branchie, il cuore e i muscoli, nel quali l’opah produce gran parte del suo calore interno, isola il pesce dall'acqua gelida. 

Altri pesci hanno sviluppato limitato sangue caldo (endotermia locale) per estendere la loro gamma dalle acque profonde alle profondità più fredde. Ma linea evolutiva degli opah suggerisce che hanno evoluto i loro meccanismi di riscaldamento nelle profondità fredde, dove i pesci possono rimanere con un vantaggio consistente sugli altri concorrenti e prede». 

 Recenti ricerche hanno trovato differenze tra opah provenienti da diverse parti del mondo e gli scienziati vogliono studiare se c vi siano anche differenze per il sangue caldo.
 Negli ultimi anni i ricercatori della NOAA hanno catturato sempre più opah al largo della California, ma i biologi non sono sicuro del perché.
 Le condizioni climatiche attuali potrebbero favorire questi pesci, oppure la loro popolazione potrebbero essere in crescita ciclica.

 Gli opah di solito venivano pescati d solo occasionalmente, ma ora se ne vendono sempre di più nei mercati del pesce della California. 

Francisco Werner, direttore del Southwest Fisheries Science Center, è convinto che «Scoperte come questa ci aiutano a capire il ruolo che le specie svolgono nell'ecosistema marino e il motivo per cui li troviamo dove sono. Questo dimostra davvero quanto si può apprende dalla ricerca di base in mare, grazie agli scienziati curiosi facendosi le domande giuste sul perché questo pesce sembrava essere diverso». 

 Fonte: greenreport

White Sands: il deserto di gesso più grande del mondo si trova in New Mexico


In New Mexico si trova il deserto di gesso più grande del mondo. Si chiama White Sands ed offre uno di quei panorami che rimangono scolpiti nella memoria per il senso di meraviglia che suscitano: ben 450 km di dune bianchissime, che danno vita ad una distesa abbagliante di sabbia scintillante sotto i caldi raggi solari del New Mexico. 
Il deserto di gesso più esteso al mondo si trova a un altitudine di 1.291 m.s.l.m. sul fondovalle arido del roccioso Tularosa Basin, circondato dalle montagne di San Andres (a ovest) e di Sacramento (a est) nell’estremo nord del deserto di Chihuahua, nello Stato del New Mexico centro-meridionale.


Per circa 275 kmq, esso rientra nei confini del parco White Sands National Monument, inaugurato il 29 aprile 1934, che preserva una parte importante di questa distesa unica, insieme agli animali e alle piante, comprendente anche il lago fossile Lucero.

 L’area accoglie oltre 500.000 turisti ogni anno che restano folgorati dalla bellezza di queste dune bianche come la neve, composte da minuscoli cristalli di gesso, ridotti in polvere dall’azione erosiva del vento, dando vita ad uno spettacolo rarissimo.
 Poiché l’area si trova in una grande depressione, la pioggia che cade rimane intrappolata nel bacino e il gesso disciolto non scorre via ma si asciuga e cristallizza.


Ci troviamo di fronte ad un ambiente surreale, con dune bianche come la neve che contrastano con l’azzurro del cielo sempre terso, formate da solfato di calcio idrato, la cui altezza può variare dai 3 ai 18 metri, che possono arrivare a spostarsi anche di 30 metri in un anno. 
Da notare che il White Sands National Monument fa parte del più vasto White Sands Missile Range, un poligono militare nel quale, fin dalla fine della seconda guerra mondiale, vengono testate nuove armi e tecnologie spaziali; proprio qui infatti, nel 1945 venne fatta esplodere la prima bomba atomica della storia.


Fonte: meteoweb.eu
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