lunedì 11 gennaio 2016

Il misterioso fenomeno di “combustione” dell’Albero del Diavolo

A darne notizia è il quotidiano inglese DailyMail, che dedica un articolo al misterioso Albero del Diavolo. 
Si tratta di un qualcosa strettamente legato alla natura, oppure dietro a questo fenomeno si nasconde qualcosa di inquietante?
 Forse si tratta di un fenomeno appunto definito “naturale” e che la scienza ancora non è in grado di comprendere? 
 Il video, seppur breve è impressionante, ed è stato registrato da un gruppo di escursionisti in Ohio, Stati Uniti d’America, in cui l’insolito protagonista è un albero enigmatico. Ma non è un albero che sta bruciando nella sua parte interna, come se fosse lava, la cosa misteriosa è che lo stesso albero emette potenti fiamme rosse e arancioni, ma senza comprometterne la struttura o apportare alcun danno. 
Altra cosa strana e che non vi sono tracce di fumo, il che dà ancora più mistero per il fenomeno di combustione che compare davanti agli occhi degli escursionisti, che appunto hanno registrato un breve filmato con un telefono iPhone.

 L’albero è stato chiamato con il nome suggestivo e cupo di “Albero del diavolo” e, a giudicare dalle immagini non vi è ragione di chiamarlo in altro modo. 
Il video è stato pubblicato il 1 Gennaio 2016 e già sta facendo il giro della rete Youtube e molti commenti sono emersi,cercando di spiegare i motivi del fenomeno di combustione. 
Nel caso dell’Albero del Diavolo, beh..possiamo dire che la verità è più strana della finzione, ma nessuno riesce fino ad ad ora a trovare una spiegazione razionale a questo fenomeno. 
Attendiamo ulteriori news in merito con la speranza che qualcuno possa dare una spiegazione plausibile.



Fonte: portalemisteri

Le cicogne non portano più i bambini. Si fermano nelle discariche


Quando pensiamo alla cicogna ci viene subito in mente la fiaba che ci raccontavano da bambini su questi grandi uccelli bianchi per spiegare il mistero della nascita, le cicogne nel resto dell’Europa hanno alimentato anche altri miti – a volte anche crudeli – e sono legate all’immagine bucolica del grande migratore che torna a fare il nido sui camini delle case sparse in verdi campagne assolate e che liberano campi e paludi da serpenti, topi e rane.

 Sono questi racconti ad aver fatto innamorare un fotografo naturalista olandese – Jasper Doest – delle cicogne bianche, fino a spingerlo a seguirle lungo la rotta migratoria occidentale, che le porta dalla Germania, dall’Olanda e da altri Paesi nordeuropei fino alla penisola iberica, per poi attraversare lo Stretto di Gibilterra, sorvolare il Sahara e raggiugere le aree di svernamento in Africa occidentale. 
 Quando Doest è arrivato in Spagna ha visto centinaia di cicogne in cielo, uno dei più grandi stormi che avesse mai visto, e si è precipitato dove stavano atterrando, per scoprire che erano state attratte da una montagna di carne marcia in un mare di plastica irregolare. 
Le candide cicogne si erano fermate in una discarica di rifiuti.


Doest si è trovato così a testimoniare con la sua macchina fotografica un vero e proprio rompicapo ecologico. 
Come spiega allo Smithsonian Magazine. Ursula Höfle, una ricercatrice dell’università di Castilla-La Mancha, «Le discariche di rifiuti tentano le cicogne con cumuli di teste di pollo e di salsiccia scaduta. 
Ho trovato i loro nidi rivestiti con pannolini e disseminati di giocattoli tra cui, una volta, un Mr. Potato Head». 
 Il problema e che, allettate dal cibo facilmente disponibile, sono sempre meno le cicogne che decidono di migrare.
 Uno studio realizzato in Portogallo ha rivelato che oltre 10.000 cicogne passano l’inverno nel Paese, invece che migrare a sud. Ma le cicogne che rinunciano a migrare corrono grossi pericoli: rischiano di venire contaminate da metalli pesanti o di restare soffocate dalla plastica. 
I ricercatori stanno studiando se una dieta a base di “cibo spazzatura” accorci la loro lunga vita, da 25 a 35 anni. Ma anche la migrazione nel mondo del XXI secolo è pericolosa: il team di ricercatori della Höfle ha radio taggato 10 cicogne e le due che sono migrate in Africa sono morte: una nel deserto e l’altra su una strada. 
 Come sottolinea Kim Todd sullo Smithsonian Magazine «Le discariche rappresentano un dilemma. Offendono il nostro senso di ciò che è naturale e interrompono gli antichi modelli migratori. Eppure la perdita di prati e di terreni paludosi fertili ha causato cali drammatici in molte popolazioni di cicogna bianca nell’Europa occidentale a metà del XX secolo. Le discariche hanno aiutato a far rivivere alcune popolazioni».
 Ma anche questo potrebbe finire: secondo le direttive dell’Unione europea, anche le grandi discariche della penisola iberica dovranno chiudere e i rifiuti organici dovranno essere trasformati in compost, così le cicogne non potranno più contare su un rifornimento di rifiuti che non è cessato nemmeno con la crisi economica che ha colpito duramente Spagna e Portogallo.
 «Non sappiamo cosa succederà», ha detto il bilogo José Aguirre, dell’universidad Complutense di Madrid.


La migrazione è il cuore delle favole sulla cicogna.
 In Europa, il loro ritorno coincide con la nascita dei bambini concepiti in piena estate e con le giornate più lunghe e il caldo, è facile credere e far credere che siano loro a portare i bambini, una benedizione nelle società rurali.
 Ma Doest le cicogne le ha trovate in una discarica e da buon ambientalista ha adeguato le sue aspettative: si è accovacciato nella spazzatura per documentare una storia diversa, più sporca e più drammatica di quella che avrebbe voluto raccontare. Ma sempre una storia di vita e sopravvivenza nel mondo dell’Antropocene mutato dagli esseri umani. 
 Todd conclude: «E’ stato deludente pensare al simbolo della nuova vita che si scava una casa nei rifiuti umani. Ma, alla fine, la cicogna mitologica resta sempre un eufemismo, una fiaba raccontata per proteggerci da una realtà biologica complessa e disordinata».

 Fonte: http://effemeride.it/
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