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martedì 17 ottobre 2017
L'inquietante cuscino-robot che imita i gatti
Se vi piace coccolare un animale domestico, ma non volete le responsabilità e i fastidi che un animale comporta, è arrivato sul mercato un cuscino di robot che probabilmente fa per voi.
Sviluppato dalla società giapponese Yukai Engineering Co., Qoobo è un cuscino robotico dotato di coda, che potete tenere sulle gambe e scodinzola quando lo si carezza.
Si può obiettare che non sono poi molte funzioni, ma apparentemente si tratta di tutta l’interazione che le persone (o almeno, certe persone) vogliono da quest’oggetto.
Il bizzarro animale robotico è stato presentato alla fiera CEATEC 2017 ed dovrebbe diventare disponibile sul mercato la prossima estate, ad un prezzo circa 100 dollari.
I suoi creatori affermano che la batteria di Qoobo ha una durata di otto ore e può essere ricaricata tramite USB. La sua caratteristica principale è la coda robotica, che apparentemente si muove in modo diverso a seconda del modo in cui si esegue l’animale.
Il “gatto senza testa” vibra anche quando lo si accarezza, emulando il rumore di un felino che fa le fusa.
I destinatari di Qoobo possono essere persone che sono allergiche a gatti e a cani, o che vivono in un condominio che non permette animali veri, o semplicemente è infastiditi da miagolii e guaiti, o teme per l’incolumità dei mobili di casa, ma vogliono lo stesso un qualcosa da accarezzare.
Va detto che il “gatto-robot” ha anche attirato qualche critica, perché considerarlo un sostituto di un animale domestico mostrerebbe che in realtà sono gli animali ad essere considerati come oggetti, mentre la reale natura degli animali viene ignorata e anzi considerata un fastidio.
Fonte: notizie.delmondo.info
giovedì 29 ottobre 2015
Il bucero dall’elmo, l’uccello che vale più dell’avorio
L’avorio delle zanne degli elefanti è sicuramente la merce illegale più nota sul mercato nero.
Esiste però un tipo di “avorio” ancora più prezioso, anche se meno conosciuto.
Si tratta del becco del bucero dall’elmo, una rara specie di uccello che vive nella foresta pluviale dell’Asia orientale.
Tra il 2012 e il 2014 ne sono stati confiscati addirittura 1.110 dalla sola polizia indonesiana e, secondo gli esperti, ogni anno vengono uccisi circa 6 mila buceri.
Il massacro però è quasi impossibile da fermare, viste le altissime quotazioni di questo “avorio”: sul mercato nero vale circa 6mila euro al chilogrammo. Tre volte di più dell’avorio delle zanne di elefante.
Il volatile è difficilissimo da avvicinare, pesa circa 3 chili e il suo particolarissimo becco arriva a pesare trecento grammi, il 10% del peso dell’animale.
Per questi uccelli dalle piume bianche e nere il becco è sia un’arma - i maschi si scontrano in combattimenti testa contro testa - che lo strumento per cercare vermi e insetti dai tronchi degli alberi. Esistono oltre 60 specie di bucero, tutte diffuse in Asia ed Africa. Le popolazioni locali chiamano questi uccelli i “contadini della foresta”, perché si cibano prevalentemente di frutti e poi ne spargono in giro i semi.
I buceri sono uccelli molto timidi e vivono nascosti nella fitta boscaglia e ne hanno ben ragione: da secoli vengono cacciati e uccisi a migliaia dai bracconieri, che poi rivendono il loro teschio soprattutto in Cina.
Il becco, morbidissimo al tatto e di una particolare sfumatura color ocra, è infatti considerato merce preziosa, soprattutto dagli incisori cinesi e giapponesi.
Gli oggetti di questo speciale “avorio” erano considerati di gran moda soprattutto nell’Inghilterra vittoriana del Diciannovesimo secolo.
La sopravvivenza del bucero, però, non è minacciata solo dal bracconaggio.
Anche il suo habitat naturale è a rischio, perché le foreste pluviali dove vive si stanno riducendo del 3% ogni anno.
Per questo, l’Unione internazionale per la conservazione della natura lo ha inserito tra le specie “minacciate, da tenere sotto controllo nel caso di ulteriore riduzione della popolazione”.
Fonte: LaZampa.it
lunedì 19 ottobre 2015
Salvato cucciolo di orango “mummificato” in una scatola
Lo hanno trovato come se fosse stato mummificato.
Chiuso in una scatola con le braccia e gambe rannicchiate, quasi come se in quell’abbraccio volesse trovare conforto per l’incubo che stava vivendo.
Così Gito, un cucciolo di orango di cinque mesi, è stato trovato dagli operatori dell’International Animal Rescue (Iar).
«E’ uno dei casi più choccanti di crudeltà sugli animali e di abbandono che abbiamo mai visto - spiegano dall’associazione -, anche per quelli di noi che hanno già visto molte situazioni».
Rimasto orfano per mano di un bracconiere che aveva ucciso sua madre, il piccolo era tenuto come animale domestico dal capo di un villaggio nel Borneo dopo averlo acquistato per 30 dollari.
Quando lo Iar lo ha trovato, era stato messo in una scatola di cartone e lasciato al sole per morire.
Era stato nutrito solo latte condensato, e la scatola ricoperta della sua urina.
«Era sdraiato come morto con le braccia incrociate sul petto, e questo, insieme a una mancanza di capelli e pelle grigia, lo faceva apparire quasi mummificato come se fosse in una bara» ha detto lo Iar che lo ha subito preso e portato in moto in un lungo viaggio, nove ore, verso la clinica.
Per fortuna Gito è sopravvissuto anche a questo. I veterinari che lo hanno visitato gli hanno riscontrato la scabbia e gli sono state subito applicate flebo.
Un video mostra soprattutto i danni agli arti che il piccolo orango ha subito: appena gli operatori provavano a muovergli braccia o gambe, il piccolo emetteva versi di dolore, così come non era in grado di reggersi in piedi.
La storia di Gito è tragicamente simile a quella di Budi, un giovane orango che è stato salvato all’inizio di quest’anno dalla vita in una gabbia di pollo. Quando è stato trovato, Budi era fortemente denutrito e i suoi arti erano storti e gonfi.
«Il nostro team ha visto un significativo aumento del numero dei cuccioli di orango tenuti come animali domestici - ha detto Alan Knight, amministratore delegato di Iar -.
Questo è il risultato degli incendi boschivi che devastano l’Indonesia, lasciando gli oranghi selvatici senza cibo e riparo.
Per evitare di essere bruciati vivi, scappano e spesso vengono uccisi o catturati».
Purtroppo, il tragico mercato dei cuccioli di orango continuerà fino a quando il loro habitat continuerà a essere distrutto: gli oranghi hanno perso fino all’80 per cento della loro popolazione nel secolo scorso, con il tasso di mortalità che è aumentato notevolmente negli ultimi anni.
Ma per ora Gito è al sicuro, e si spera possa ripercorre gli stessi passi di Budi che poco per volta sta tornando a essere un animale con una dignità e salute che merita.
Fonte: LaZampa.it
lunedì 5 ottobre 2015
La Tomba della Scacchiera Una meraviglia sigillata a Bonorva
La Sardegna, oltre ad essere l’isola italiana più amata nel mondo per le sue bellezze naturalistiche, è molto conosciuta soprattutto tra gli archeologi per i suoi nuraghi (antiche torri che ricordano un po' i Brochs scozzesi) e per quelle straordinarie meraviglie scavate nella roccia, conosciute come “Tombe dei Giganti“.
Per questo motivo, la Sardegna è davvero in posto incredibile per chiunque sia appassionato di archeologia e monumenti antichi. Eppure, alcuni dei ritrovamenti più interessanti sono rimasti nascosti per secoli, dopo essere stati scoperti dagli archeologi.
Paola e Diego Meozzi, due giornalisti italiani di archeologia che curano l’ottimo sito Stone Pages, sono stati i primi a comunicare al mondo intero una prodigiosa scoperta avvenuta proprio in Sardegna.
Durante un tour archeologico sull’isola, i due fratelli hanno pernottato in un agriturismo a Sas Abbilas, situata in una valle un pò appartata nei pressi di Bonovra (Sassari), non molto distante dalla famosa necropoli preistorica di Sant’Andrea Priu.
Diego e Paola hanno incontrato il proprietario dell’agriturismo, il signor Antonello Porcu, il quale gli ha mostrato una serie di immagini straordinarie scattate da lui stesso nel 2009.
Le immagini mostravano delle ampie spirali di 70 centimetri di diametro, di color rosso ocra, dipinte sulle pareti di quella che sembrava essere una tomba preistorica.
Si trattava di un sito neolitico scoperto in quello stesso hanno e denominato “La Tomba della Scacchiera”, la quale nasconde una storia, a dir poco, misteriosa.
Nel 2007, il comune di Bonovra, grazie ad una serie di finanziamenti, avviò un’indagine archeologica nella zona dove c’è la necropoli preistorica di Sant’Andrea Priu, vicino all’agriturismo del signor Porcu.
Nel 2008, a seguito dell’indagine, fu avviata una campagna di scavi affidata a una società cooperativa locale e con a capo l’archeologo Francesco Sartos, nominato dalla Sopraintendenza Beni Archeologici per Nuoro e Sassari (sezione locale del Ministero dei Beni Culturali).
Poche settimane dopo l’inizio degli scavi, nonostante l’archeologo capo continuasse a dire che nulla era stato ancora trovato, incuriosito dai continui movimenti dei macchinari, il signor Porcu, entrando in confidenza con gli operai addetti alle scavatrici, si rese conto che sulle colline del Parco Tenuta Mariani era stato trovato qualcosa di straordinario.
Porcu e suo fratello, fortunatamente, non resistettero alla curiosità e dopo qualche giorno recarono sul luogo degli scavi per capire cosa stesse succedendo.
Sotto un tappeto messo lì dagli archeologi, i fratelli Porcu scoprirono un ingresso che conduceva in una grande tomba con tre nicchie laterali.
L’interno della tomba era decorata con vivaci disegni in ocra rossa e con enormi corna tauirine scolpite nella roccia.
Il soffitto, alto 1,70 metri, era dipinto di blu scuro e di bianco. Ma la cosa che più colpì i due curiosi, fu la serie di sette spirali rosse dipinte su una nicchia laterale, ciascuna di 70 centimetri di diametro, eseguite con una tecnica pittorica molto raffinata.
Inoltre, sul soffitto della nicchia, c’era una figura geometria molto rara per le tombe ritrovate in Sardegna: un motivo in bianco e nero a scacchi.
Probabilmente si tratta di una decorazione unica nel suo genere per un sito apparentemente risalente al Neolitico (dal 3800 a.C. al 2900 a.C.), attribuibile alla cosiddetta cultura di Ozieri.
Affascinato dallo straordinario ritrovamento, Antonello Porcu decise di informare il sindaco di Bonovra della scoperta fatta nel suo territorio.
Il sindaco si disse sorpreso del fatto che nessuno degli archeologi lo aveva informato di una scoperta così importante.
Fortunatamente per noi, Porcu ebbe l’idea di scattare delle fotografie dell’interno della tomba, perché, a conclusione di questa storia, pochi mesi dopo, i rappresentanti ufficiali della Sopraintendenza Archeologica per Nuoro e Sassari, decisero di bloccare definitivamente l’accesso alla tomba con il calcestruzzo, coprendo l’intera superficie don uno spesso strato di terreno, coprendo di nuovo la tomba.
La motivazione ufficiale che è stata data a questo atto scellerato è la protezione della tomba dai saccheggiatori.
Così la tomba e le sue pitture stupefacenti sono tornate di nuovo nell’oblio. Una sorte condivisa anche da altre tombe rinvenute nella stessa area, come quella denominata “Sa Pala Larga“, nella quale è scolpita una testa di toro impressionante, con sopra una serie di spirali che formano una sorta di “albero della vita”.
Tratto da: ilnavigatorecurioso.it
mercoledì 22 aprile 2015
La triste parabola dei Mastini Tibetani: prima cani pagati a peso d’oro, ora finiscono ai macellai
Oltre un milione di euro. Questo è stato il prezzo pagato un anno fa per un cucciolo di Mastino Tibetano rosso.
Una cifra esagerata, probabilmente spinta in alto per motivi di marketing e per sottolineare lo «status symbol» dei nuovi ricchi cinesi.
Ma comunque fino a un anno fa quel tipo di quattro zampe, la cui razza discende dai cani usati per la caccia dalle tribù nomadi di Tibet e Asia centrale, aveva un prezzo elevatissimo, difficilmente sotto i 200mila euro.
Ora, però, il loro mercato è cambiato e a farne le spese sono proprio loro.
Nei giorni scorsi 20 esemplari di Mastino Tibetano, insieme ad altri 150 cani, sono stati trovati in strette gabbie trasportate su un camion.
Come racconta il New York Times, se non fosse intervenuto un gruppo di animalisti, il loro viaggio sarebbe terminato in un mattatoio nel nord-est della Cina, dove sarebbero stati venduti per circa 5 euro.
Una volta uccisi, la loro carne sarebbe finita nei ristoranti e il resto sarebbe stato usato per le pelli e per prodotti come guanti e giacche.
Durante il periodo d’oro, molti allevatori hanno puntato su questa razza e ora sono in tanti a non riuscire a gestire la situazione.
Data la frenata del boom cinese e a causa di una politica di austerità governativa che condanna chi mette in evidenza il proprio benessere economico, si calcola che i pochi clienti anche presenti siano disposti al massimo a spendere circa 1900 euro, o anche molto meno. Ma mantenere questi animali che possono arrivare anche a pesare 160 kg può costare anche 50 o 60 euro al giorno.
Un business che in poco tempo è stato interessato anche da comportamenti criminali.
In alcuni casi, allevatori senza scrupoli hanno iniziato a fare incroci con altri esemplari non di razza o, addirittura, a ricorrere a operazioni di lifting a base di silicone per rendere i cani ancora più possenti e, dunque, interessanti per i compratori.
Nel 2013 un proprietario aveva fatto causa a una clinica perché il suo cane era morto durante un lifting facciale.
La motivazione? «Se il mio cane appare più bello - raccontava l’uomo -, i proprietari delle femmine saranno disposti a pagare di più per accoppiarle».
Non è però la prima volta che gli effetti delle mode, del consumismo scellerato, finiscono per creare business sulla pelle degli animali, con boom di allevamenti che terminano in abbandoni di massa.
«Dieci anni fa erano Pastori Tedeschi, poi Golden Retriever, poi Dalmata e poi Husky - ha raccontato un’attivista cinese al New York Times -, ma visti i prezzi folli dei Mastini Tibetani, non avrei mai pensato di vederli caricati su un camion venduti come carne da macello».
Fonte: lastampa.it
lunedì 9 febbraio 2015
Tibet, la rete di trafficanti che fa affari con tigri e serpenti
Il commercio di animali pregiati è un business che vale 20 miliardi di dollari l’anno.
In diverse parti dell’Asia conviene di più trafficare in tigri che in droga.
Uno degli snodi centrali di questo mercato internazionale è la capitale spirituale del buddhismo, Lhasa, in Tibet, come documentato di recente da una studiosa della City University di Hong Kong.
I clienti convergono a Lhasa da tutto il mondo per comprare pelli, ossa e persino il pene dei felini.
Le tigri sono una delle specie a maggior rischio di estinzione, non solo a causa dei cambiamenti del loro habitat naturale, ma anche per effetto del crimine organizzato.
Cento anni fa vi erano centomila esemplari nel mondo. Oggi ne sono rimasti meno di tremila, la maggior parte in India.
Nonostante la «Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione» sia stata firmata da 180 Paesi, i trafficanti continuano il loro disdicevole commercio per soddisfare clienti in Asia, Europa e Stati Uniti. Me ne sono accorto io stesso quando, due anni fa, sono atterrato all’aeroporto di Dali, una città nella provincia cinese dello Yunan.
Lo scopo del mio viaggio era raggiungere il confine con la Birmania, per raccogliere dati sul traffico della droga tra il Triangolo d’Oro (Birmania, Laos e Thailandia) e la Cina.
La sala dove arrivavano i bagagli era piena di militari e di guardie di frontiera accompagnate da unità cinofile. I cani sembravano impazziti, presumevo io, perché alla ricerca di sostanze stupefacenti.
Mi sbagliavo. Quei labrador erano stati addestrati per individuare pellicce, corna di rinoceronte, avori, coccodrilli, pangolini, serpenti, civette, tartarughe, lucertole pregiate e altre specie protette.
Un macabro zoo di animali morti si celava in quelle valigie.
Quando siamo arrivati a Ruili, una città al confine con la Birmania, abbiamo scoperto che nel nostro albergo si erano tenuti di recente banchetti a base di tigre.
Non solo la carne è considerata un cibo prelibato, ma il sangue dell’animale è usato per fermentare il vino. Chi lo beve diventa più virile, sembrano credere molti cinesi.
Nel gennaio di quest’anno, la polizia della Repubblica Popolare ha arrestato un organizzatore di questi banchetti, un tal Signor Xu. Un cliente ha filmato la cena sul cellulare e l’ha diffusa su Internet. È stato facile per le autorità risalire alla mente dell’organizzazione, che ora rischia 13 anni di galera.
Ogni parte del corpo del felino viene sfruttata.
Con le ossa si fanno dei souvenir, mentre artigli, teschi e canini sono regali molto ambiti, al prezzo di 2.000 euro al chilo.
Le feci sono usate per curare le emorroidi, mentre il pene diventa un ingrediente di deliziose minestre, le quali ovviamente aumentano la potenza sessuale.
A Ruili due anni fa vi era anche la dottoressa Rebecca Wong, che oggi insegna alla City University of Hong Kong, dove si occupa del traffico illegale di specie protette. «Dopo il mio soggiorno a Ruili - mi racconta oggi - ho proseguito per la capitale del Tibet, Lhasa, dove i grandi felini arrivano dall’India, attraverso la città di Ladakh». Una volta entrati in Tibet, i bracconieri vendono la merce ai trafficanti che operano nella città tibetana di Shiquanje, non lontano dal confine, e questi a loro volta la portano a Lhasa. La piazza di Barkhor è il cuore della più famosa città tibetana, meta di ogni turista, con centinaia di bancarelle che offrono tappeti, costumi tradizionali e testi buddhisti.
La presenza delle forze dell’ordine è ingente, non solo ad altezza d’uomo: sulla terrazza di un palazzo all’ingresso della piazza si può notare una postazione di militari che osserva la folla.
Questo è anche il luogo dove la compravendita di tigri procede indisturbata.
Vi sono due tipi di clienti a Lhasa. I tibetani che acquistano le pelli per decorare il loro costume tradizionale (il chupas), e i compratori che vengono dalla Cina, da Hong Kong, da Taiwan e dall’Occidente.
Dopo il Messico, la Repubblica Popolare è la fonte principale di specie protette per il mercato americano.
In città vi sono due reti di venditori, una di etnia musulmana (gli Hui) e una di etnia tibetana, ovviamente in feroce competizione tra loro.
Sembra che i tibetani siano leggermente discriminati: hanno meno merce e i prezzi sono più alti. Inoltre tendono ad avere come clienti membri dello stesso gruppo etnico.
Sia tibetani che musulmani fanno riferimento a un fornitore unico ciascuno, il quale a sua volta tiene i rapporti con i bracconieri. Il numero di persone coinvolte nei due network non supera la cinquantina, e tutti vendono anche altri prodotti.
Le transazioni avvengono quasi alla luce del sole: per attirare i clienti, i venditori mettono su una rastrelliera pelli di volpi o di pecora fuori da negozi la cui insegna è spesso tradotta in un inglese improbabile (ad esempio, Public Useful Carpet Shop).
Il compratore straniero entra e fissa un appuntamento per visionare la mercanzia nel magazzino del fornitore, che si trova non lontano dalla piazza.
«Io stessa sono andata in uno di questi magazzini - racconta Wong -. Alle pareti erano scritti centinaia di numeri telefonici.
Il fornitore era molto orgoglioso del suo lavoro e si vantava di non aver mai raggirato nessuno.
“Una buona reputazione è la moneta più importante nel commercio”, ha ripetuto più volte.
Infatti sono più di vent’anni che fa questo mestiere.
Attorno a noi erano accatastate pelli di leopardo, di antilope e di tigre. Ognuna del valore di circa 900 euro».
Il magazzino si trova in un appartamento proprio di fronte a una caserma e molti ufficiali sono clienti fissi.
Il fornitore non ha alcun timore di essere scoperto. La sua preoccupazione maggiore è che una cicca mandi in fumo le pelli accatastate nelle tre stanze.
Una volta fatta la propria scelta, il cliente può mettersi la merce in valigia.
Oppure, per pochi soldi, il negozio si incarica di spedire il pacco per posta. Sembra che il servizio postale cinese sia altamente affidabile. Secondo Wong, il numero di bracconieri e trafficanti arrestati è ancora irrisorio e le pene non sono sufficienti a scoraggiare i colpevoli.
Inoltre, la frontiera tra India e Tibet è troppo poco sorvegliata.
Qualche buona notizia arriva dall’India. Il numero di tigri in quel Paese è cresciuto di cinquecento esemplari negli ultimi tre anni. Questo aumento è dovuto alla creazione di riserve dove l’habitat degli animali viene protetto da una nuova forza di polizia specializzata contro i bracconieri.
La Cina dovrebbe seguire lo stesso esempio. E soprattutto dovrebbe dar inizio a una rivoluzione cultuale pacifica, per convincere i cittadini di quel Paese che il modo migliore per dimostrare di essere uomini è lasciare in pace gli animali.
Federico Varese
lunedì 12 gennaio 2015
Russia: baby orango venduti sul web come giocattoli
I piccoli di orangotango vengono allevati in Russia come animali esotici da compagnia. Messi in vendita come giocattoli per i super ricchi su internet, dove si trovano annunci pubblicitari. Al prezzo di 24.000 sterline, oltre 30.600 euro.
Lo rivela un'indagine del "MailOnline".
Le creature in pericolo non solo vengono allevate in Russia, ma anche importate in spregio alle norme internazionali.
Con poche regole e una miriade di cavilli legali, si è sviluppato - secondo il giornale inglese - un commercio fiorente di animali, cresciuto con una selezione impressionante di animali - dai macachi ai falchi - offerti su internet a prezzi da capogiro.
In un "vivaio" chiamato Exotic Zoo, nel villaggio di Desna, fuori Mosca, al "MailOnline" è stato offerto un orango per due milioni di rubli, quasi trentamila euro.
Le grandi scimmie - va ricordato - sono nella "Red List", un elenco riconosciuto a livello internazionale delle specie in via di estinzione stilato dall'Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn).
I rivenditori affermano di avere "tutta la documentazione" e vantano le bestiole considerandole animali domestici ideali, perché imitano i loro proprietari, "non mordono", possono indossare pannolini e abiti.
L'orangutan maschio offerto al "MailOnline" era di circa un anno e sembrava in buone condizioni, stando a quanto riferito.
Il venditore, che non ha dato il suo nome, ma era sulla quarantina, ha detto al giornalista inglese, che fingeva di essere rappresentante di un ricco, potenziale acquirente: "Eccolo qui, si prega di tenerlo. Non abbiate paura, è come un bambino".
E ancora: "Non morde, è curioso di voi. Lasciategli tenere i vestiti con le mani e le gambe. E' di circa un anno, l'età ideale per trovargli una nuova casa. Si tratta di un bell'animale domestico. E' possibile comunicare con lui, spesso come un membro della famiglia.
Questi animali non sono mai aggressivi se sono nati e allevati da persone".
Un commerciante spiega poi ai potenziali clienti che i baby orango "sono nati nel vivaio sotto la supervisione di esperti professionisti" e che tutti gli animali vengono regolarmente controllati dai veterinari.
Fonte: nelcuore.org
venerdì 31 ottobre 2014
Cani Panda: l'ultima insana mania della Cina
Il chow chow panda non esiste.
È solo un cane tinto per assomigliare al mammifero in via di estinzione, emblema nazionale della Cina.
Eppure il fatto che si tratti di un "trucco" non demoralizza le migliaia di acquirenti, che impazziscono ugualmente per i "cani-panda".
Lo racconta il proprietario di un negozio per animali domestici di Chengdu, capitale della provincia del Sichuan, Hsin Ch'en, che ha raccontato di non riuscire a tenere il passo con la domanda di cani Chow chow tinti come i panda.
"Ho perfezionato la tecnica e ora si sta diffondendo in tutto il paese, racconta.
Con un po' di cura e colore è facile trasformare un chow in un cane panda, in circa due ore.
Il trattamento rimarrà per circa sei settimane, poi i proprietari dovranno tornare per alcuni ritocchi".
Un make-up, assicura il negoziante, senza sostanze chimiche né maltrattamenti (ci fidiamo?) è piuttosto costoso, anche se agli acquirenti "non dispiace pagare un extra, a loro piace il fatto che la gente si giri per strada e possano dire ai loro amici: "Ho un cane panda"', continua Chen.
Prima di dire "che carini", fermatevi a riflettere sulla necessità di applicare questa non meglio definita tecnica solo per il nostro gusto estetico. Anche perchè i Chow Chow son stupendi di loro.
Il nostro consiglio?
Lasciate perdere trattamenti di colorazione delle pellicce degli animali: se siete alla ricerca di un compagno a quattro zampe e sicuri di assumervi questa responsabilità, date un'occhiata nei nostri canili e troverete esemplari stupendi anche senza trucco.
Roberta Ragni
giovedì 25 settembre 2014
5000 anni di storia umana saranno presto cancellati dai terroristi islamici
Bassorilievo presso il Museo Nazionale iracheno a Baghdad. Photo credit: AP / Hadi Mizban.
Per più di 5.000 anni, numerose civiltà hanno lasciato il segno nella parte superiore della Mesopotamia, dagli Assiri ed Accadi, ai Babilonesi e Romani.
Le loro antiche città sepolte, palazzi e templi ricchi di arte monumentale, sono sparsi in tutto quello che oggi è l'Iraq settentrionale e la Siria orientale.
Ora gran parte di quella ricchezza archeologica è sotto il controllo degli estremisti del gruppo dello Stato Islamico.
I militanti hanno demolito alcuni manufatti sotto la spinta del loro fanatismo, il tutto per sradicare ciò che vedono come eretico, ma queste azioni hanno anche la mira di trarre profitto dai reperti, rubando le reliquie o scavando le tombe per vendere gli oggetti sul mercato nero internazionale.
Secondo Qais Hussein Rashid, capo del Dipartimento Statale dei Musei Iracheni, i commercianti del mercato nero di antichità sono presenti nelle aree controllate dal gruppo dell'Isis, o in regioni sicure vicine, per potersi accaparrare gli oggetti d'arte.
Un toro alato fatto di pietra calcarea esposto al Museo nazionale iracheno di Baghdad.Ora gran parte di quella ricchezza archeologica è sotto il controllo degli estremisti dello Stato islamico. Photo credit: AP / Hadi Mizban
I siti storici più a rischio sono quelli delle città di Ninive, Kalhu, Dur Sharrukin e Ashur, che sono state in tempi diversi le capitali del potente impero assiro.
Il danno più pesante confermato finora ha avuto luogo nel Grand Palace a Kalhu, dove regnava nel 9° secolo A.C. il Re assiro Assurnasirpal II.
Le pareti del palazzo sono rivestite con rilievi che descrivono le campagne e le conquiste militari del re o raffiguranti lo caccia ai leoni o l'usanza di fare sacrifici agli dei. "Stanno tagliando questi rilievi in piccole parti per venderli", ha continuato Rasheed. "Non hanno bisogno di scavare. Hanno solo bisogno di una motosega per tagliare la testa del re o le gambe, se vogliono."
Una statua di pietra esposta al Museo nazionale iracheno di Baghdad. Photo credit: AP / Hadi Mizban
Recentemente è stato trafugato un basso-rilievo raffigurante un demone alato che tiene una pianta sacra e venduto all'estero, che ormai "è al di là delle frontiere."
Le autorità temono che altri siti possano presto essere teatro della stessa distruzione, tra cui il museo di Mosul, che presenta rare collezioni di reperti assiri, e la città di Hatra, un complesso ben conservato dei templi più a sud che risale a 2300 anni fa
In entrambe le situazioni i militanti hanno cacciato i funzionari che proteggevano e si occupavano dei reperti antichi, castigandoli per aver protetto "idoli blasfemi".
da : blueplanetheart.
Fonte originale : www.messagetoeagle.com
martedì 22 aprile 2014
lunedì 3 marzo 2014
sabato 15 febbraio 2014
venerdì 14 febbraio 2014
mercoledì 5 febbraio 2014
Stiamo andando verso l'autodistruzione ......la natura ci ripagherà con la stessa moneta

Quello che stiamo facendo alle foreste nel mondo è solo un riflesso di ciò che stiamo facendo a noi stessi e agli altri
- GANDHI
lunedì 27 gennaio 2014
sabato 25 gennaio 2014
domenica 19 gennaio 2014
Emanano testosterone da tutti i pori hahahahahaha
martedì 14 gennaio 2014
giovedì 9 gennaio 2014
ONESTA, TRASPARENZA......... IL NUOVO AVANZA. A me basta e avanza non so a voi
"Striscia la notizia è entrata alle primarie pd con la telecamera nascosta.
Quello che è successo al seggio è un delirio. Guarda il video.
L'inviato di Striscia ha denunciato:
"Ho votato 5 volte" e documentato varie irregolarità alle primarie del Partito democratico, come già aveva fatto alle precedenti primarie e alla raccolta firme di Forza Italia contro il governo Prodi. Il Tg satirico di Antonio Ricci ha mostrato come sia stato possibile eludere i controlli in cinque grandi città (Roma, Milano, Napoli, Palermo, Bari), dove gli inviati sono riusciti a votare in diverse sezioni. In particolare, sono risultati irregolari: a Roma 1 seggio su 14 visitati, a Milano 13 seggi su 17 visitati, in Campania 14 seggi su 33 visitati, a Palermo 1 seggio su 25 visitati, a Bari 4 seggi su 8 visitati."
segnalazione da tzetze
Quello che è successo al seggio è un delirio. Guarda il video.
L'inviato di Striscia ha denunciato:
"Ho votato 5 volte" e documentato varie irregolarità alle primarie del Partito democratico, come già aveva fatto alle precedenti primarie e alla raccolta firme di Forza Italia contro il governo Prodi. Il Tg satirico di Antonio Ricci ha mostrato come sia stato possibile eludere i controlli in cinque grandi città (Roma, Milano, Napoli, Palermo, Bari), dove gli inviati sono riusciti a votare in diverse sezioni. In particolare, sono risultati irregolari: a Roma 1 seggio su 14 visitati, a Milano 13 seggi su 17 visitati, in Campania 14 seggi su 33 visitati, a Palermo 1 seggio su 25 visitati, a Bari 4 seggi su 8 visitati."
segnalazione da tzetze
Shanty Town: il resort per ricchi che imita le baraccopoli africane
Viviamo in un mondo pieno di contraddizioni, soprattutto per quanto riguarda l'eccessiva ricchezza e l'estrema miseria. Ecco che allora non ci stupisce la nascita di un residence per le vacanze che imita le baraccopoli africane, dove i ricchi possono provare a vivere come i più poveri del mondo.
Si tratta di pura teoria, però, poiché a Shanty Town, presso il resort di lusso Emoya Estate, non mancano alcune delle comodità che di certo non sono disponibili in un villaggio africano.
Ecco che allora i ricchi che frequentano Emoya Estate - collocato in Sudafrica nella località di Bloemfontein - abbandonano il comfort e le proprie abitudini solo in parte.
Presso il resort, infatti, non mancano acqua corrente, elettricità e persino la connessione Wi-Fi.
Gli alloggi imitano le baracche delle zone più povere dell'Africa, soprattutto per quanto riguarda gli esterni.
Si tratterebbe di un vero e proprio schiaffo alla povertà - quella vera - e alla miseria, riguardo a cui non mancano forti critiche, di certo condivisibili. Ma pare proprio che i turisti più ricchi proseguano ad essere attirati dalla possibilità di imitare lo "stile di vita" delle popolazioni africane che vivono negli slum.
Purtroppo però, gli alloggi imitano le baracche soltanto all'esterno e sono pur sempre parte di un resort a 5 stelle. Trascorrere una notte all'Emoya Estate costa 80 dollari, poco meno del salario medio mensile di un lavoratore sudafricano fortunato, che sarebbe pari a 98 dollari.
A differenza delle baracche, i residence sono dotati di riscaldamento a pavimento, mobili comodi, decorazioni e altre amenità. Non mancano, ad esempio, bagni con doccia e letti confortevoli, spazi per accendere un falò, barbecue e sale per le feste
.
Insomma, nulla a che vedere con le abitazioni di fortuna in cui le popolazioni più povere del mondo sono costrette a vivere. E le lampade ricavate da bottiglie di plastica che illuminano l'interno delle stanze del resort toccano l'apice del cattivo gusto, completando il quadro offensivo delle proposte di soggiorno per ricchi che vorrebbero soltanto fingere di vivere in povertà.
Una scelta e una proposta davvero inaccettabile, considerando il dramma africano.
Marta Albè
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