mercoledì 20 novembre 2013

Philippe Petit, il funambolo che camminò tra le torri gemelle.

Il filo non è ciò che si immagina. Non è l'universo della leggerezza, dello spazio, del sorriso. È un mestiere 
Sobrio, rude, scoraggiante.
 E chi non vuole intraprendere una lotta accanita di sforzi inutili, pericoli profondi, trappole, chi non è pronto a dare tutto per sentirsi vivere, non ha bisogno di diventare funambolo. Soprattutto non lo potrebbe. 
(Philippe Petit)


Chi l'avrebbe mai detto che all'età di diciassette anni, mentre stava sfogliando una rivista nella sala d'aspetto di un dentista di Parigi, Philippe Petit avrebbe capito che sarebbe diventato un funambolo, o meglio..., sarebbe diventato il re dei funamboli? 
 Nella rivista, Philippe Petit aveva visto la pubblicità della costruzione delle Torri Gemelle di New York, e solo guardando lo schizzo dei due grattacieli ancora non finiti, aveva già intuito che un giorno avrebbe legato le due torri ad un filo..., ovvero avrebbe teso un cavo d'acciaio da una torre all'altra, ed avrebbe poi percorso il tragitto da un'estremità all'altra dello stesso cavo. 
Philippe Petit quindi, classe 1949, quel giorno, nella sala d'attesa del dentista, venne in pratica scelto dalle due torri gemelle, che divennero per lui una sorta di ossessione: divennero l'obiettivo di una vita.

 In realtà, il destino di Philippe Petit era già segnato da tempo, forse fin dalla sua nascita. Già a sei anni infatti aveva imparato, da autodidatta, l'arte dei giochi di prestigio, anche se i suoi interessi andavano oltre, al punto che, all'età di sedici anni aveva già studiato pittura, scultura e teatro, aveva praticato la scherma e l'equitazione e si era occupato di stampa e falegnameria. 
Fin da ragazzo Philippe Petit era anche molto vivace, tanto da essere espulso da cinque scuole diverse, per aver manipolato carte da gioco ed aver borseggiato gli insegnanti. All'età di diciotto anni poi, rifiutandosi di sottoporsi a prove ed esami per dimostrare qualcosa, decide di andar via di casa per fare l'artista di strada e vivere di espedienti. 
 Fu così che il giovane Philippe Petit, abile giocoliere, mimo e soprattutto funambolo, diviene un ribelle viaggiatore del mondo, alla continua ricerca di spazi di libertà. 
La sua passione più grande rimarrà comunque sempre quella per il filo, e per questo inizia a progettare i suoi speciali spettacoli dell'aria, che non sono mai stati preceduti da manifesti o pubblicità, né seguiti da conferenze o ricompense.


Per Philippe Petit la fama arriva dopo le sue prime clandestine traversate, durante le quali il cavo, teso a grandi altezze, correva da un'estremità all'altra dei luoghi più disparati.
 Nel 1971 il cavo d'acciaio unisce i due campanili di Notre Dame di Parigi: si tratta della prima impresa di Petit, che appena sceso viene subito messo in galera, perché accusato di aver turbato l'ordine pubblico. 
Nel 1973 invece il cavo collega le cime dei piloni nord dell'Harbour Bridge di Sidney, ma nel corso del tempo il cavo viene anche teso sulle Grandi Cascate di Peterson, sulle Cascate del Niagara, sul Superdome a New Orleans e tra le guglie della cattedrale di Laon. Indimenticabile è la passeggiata di 800 metri, che Philippe Petit ha compiuto su una corda tesa in diagonale ed in pendenza, fino al secondo piano della Tour Eiffel.


Puntualmente, dopo ogni singola “camminata”, Philippe Petit è stato sempre arrestato perché quasi nessuna delle sue imprese era permessa dalle autorità. 
Sembra che nel corso della sua carriera abbia accumulato circa cinquecento fermi, avvenuti quasi tutti al termine delle sue “passeggiate aeree”.


In Philippe Petit sono sempre vive la paura ed il senso del pericolo, che però vengono puntualmente sconfitti dalla creatività e dalla passione che spingono Philippe alla ricerca del gesto perfetto. Philippe Petit è un libero e ribelle viaggiatore dell'aria che, cercando sempre più di avvicinarsi al cielo e all'inverosimile, non si è mai accontentato di fare il semplice funambolo da circo che tutti noi possiamo vedere camminare su una fune, ma con la rete di sicurezza distesa sotto: Philippe Petit si è voluto specializzare in imprese estreme e spettacolari e sicuramente, tra le sue conquiste, la più famosa rimarrà senza dubbio la “traversata” della Twin Towers.
 Era esattamente il 7 agosto del 1974 quando, dopo aver dettagliatamente pianificato, studiato e preparato l'impresa, quasi come fosse un colpo in banca, Philippe Petit inizia a trasportare in cima al World Trade Centre tutta la complessa attrezzatura tecnica (pesante oltre una tonnellata), assumendo di volta in volta mentite spoglie e spacciandosi quindi per architetto, cineasta ed operaio, sfruttando anche il fatto che in cima ai due grattacieli si stavano ultimando i lavori di costruzione. 
 Tenendo in considerazione che i due edifici erano stati progettati per oscillare, e quindi potevano dar origine alla variazione di tensione del cavo (che comunque viene appositamente costruito per ogni impresa considerando altitudine, forza dei venti e pendenza), e pur senza avere il consenso dei proprietari, il funambolo francese, tramite un filo guida scagliato con arco e freccia, riesce a tendere il cavo d'acciaio fra i due edifici, a 415 metri di altezza dal suolo, ed ancora tutt'oggi è rimasto l'unico equilibrista ad aver compiuto l'impresa di camminare otto volte, per quarantacinque minuti, da una torre all'altra senza nessuna rete di sicurezza e senza nessuna possibilità di sbagliare.


Fu così che proprio il 7 agosto 1974, i cittadini di New York si ritrovarono tutti con il naso all'insu e col fiato sospeso, per una ragione ben diversa da quella per cui, purtroppo, si ritroveranno ad alzare gli sguardi l'11 settembre 2001.
 Dopo l'impresa Philippe Petit viene puntualmente arrestato, viene simbolicamente condannato a pagare un centesimo per ogni piano della torre (che era costituita da centodieci piani), e viene infine costretto ad esibirsi per i bambini al Central Park.
 Si trattava però di altri tempi, in cui vi erano altre libertà ed altre tolleranze: Philippe Petit riceve addirittura una tessera d'accesso a vita, che gli permetteva di accedere in qualsiasi momento al livello panoramico delle due torri.
 Ora le torri del World Trade Centre non ci sono più, e forse è anche per questo che l'impresa di Philippe Petit è ancora più significativa e memorabile.


Il funambolismo di Petit si discosta dall'arte di qualunque altro equilibrista ed è qualcosa che va oltre il numero da circo e supera qualsiasi virtuosismo: siamo fuori dal controllo dei confini e dei canoni comuni, ma siamo difronte ad un realizzatore di sogni che vive in mezzo alle nuvole, che incanta gli altri ed anche se stesso e che, camminando sul filo, allo stesso tempo con rigore e poesia, costruisce la propria vita come un'opera d'arte. 
 Solo ora quindi, dopo aver conosciuto le sue imprese, è possibile rivolgerci a Philippe Petit, dicendo quello che lui stesso si è spesso sentito dire dopo ogni sua passeggiata: 
“Philippe..., ci hai ispirati... . Philippe..., adesso crediamo all'impossibile...”
.

Pitture rupestri di Kakadu Park - Australia

Il
Kakadu Park si trova nel nord dell’Australia ed è costituito da una vasta superficie ricca di zone acquatiche, cascate, savane erbose e scarpate rocciose.

Il parco di Kakadu possiede una delle maggiori concentrazioni di siti di arte aborigena del mondo, che testimoniano la presenza dell’uomo in queste terre già 20.000 anni fa.
Le pitture per la maggior parte sono riproduzioni di animali: pesci, tartarughe, anguille, canguri, emù, coccodrilli….e sono riprodotti con un strano metodo detto “ a raggi x”, perché i disegni sembrano vere e proprie radiografie.
Oltre alla sagoma dell’animale, sono ben visibili il suo scheletro e gli organi interni, completi di viscere e relativo pasto.



Alcune pitture rupestri ricoprono soffitti talmente alti che sarebbe impossibile raggiungerli dal basso: gli aborigeni sono convinti che sono opera degli spiriti dell’aria, i Mimi, personaggi filiformi

Accanto a queste strane creature, gli aborigeni hanno disegnato i Grandi Antenati, spiriti che secondo le loro credenze hanno creato il mondo. Tra questi spicca la figura di Namarrgon, l’uomo fulmine, con asce di pietra fissate alle spalle e ai gomiti.
Lui è il responsabile dei terribili temporali che scoppiano durante la stagione delle piogge, perché crea lampi e tuoni abbattendo con violenza le asce sulle nuvole. Tra i loro dei vi erano anche gli uomini e le donne formica usciti dalle spaccature terrestri dopo un fortissimo terremoto, secondo le leggende fornirono i loro geni vitali agli uomini poi sparirono di nuovo nelle viscere della terra

 

Questo sito è stato dichiarato Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, dal 1981

Finanziamento ai partiti in Italia e in alcuni paesi europei...parallelismi

L'italia




DATI POLITICHE 2008
A questi vanno naturalmente aggiunti sovvenzioni ai vari giornali politici ecc. ecc.

Per quanto riguarda i diversi Paesi europei:
I partiti francesi hanno un finanziamento pubblico in due tranche. La prima è proporzionale ai risultati del partito alle precedenti elezioni politiche.
Il finanziamento viene attribuito ad ogni partito che abbia presentato dei candidati che abbiano ottenuto almeno l’1% dei voti. La seconda tranche è proporzionale al numero di parlamentari iscritti a ciascun partito.
Nel 2010 l’ammontare di tali contributi in totale è stata di circa 74,8 milioni di euro.
Le donazioni private non possono eccedere la cifra di 7.500 euro all’anno a uno stesso partito.

In Germania il finanziamento pubblico ai partiti è fissato ogni anno con un tetto complessivo, che per il 2013 sarà il più alto della storia della Repubblica federale, pari a oltre 154 milioni totali.
A ogni partito vanno 0,85 euro per ogni voto valido fino a 4 milioni di voti, e 0,70 euro per ogni voto ulteriore.
A questi si aggiungono 38 centesimi per ogni euro ricevuto come donazione da iscritti, eletti o sostenitori, ma con un tetto di 3.300 euro per persona fisica.
Ogni partito non può ricevere dallo Stato più di quanto abbia raccolto con i propri mezzi.
I privati che finanziano i partiti godono di agevolazioni fiscali.

In Gran Bretagna, il finanziamento ai partiti arriva per la maggior parte da donazioni private (26,3 milioni di sterline durante la campagna elettorale del 2010).
C’è comunque un contributo pubblico, che nel 2012 è stato di 8,8 milioni di sterline (11,3 milioni di euro).
I conferimenti in denaro sono riservati però ai partiti di opposizione (sulla base del loro “peso” politico) nel presupposto che ciò valga a compensare i vantaggi che il partito di maggioranza trae dall’avere la disponibilità dell’apparato di governo.
Sono previste agevolazioni per i candidati alle elezioni politiche (spazi televisivi e radiofonici).

Per quanto riguarda la Spagna, il sistema di finanziamento è misto: tramite rimborso elettorale, in base ai seggi (almeno uno) e ai voti conquistati, e con finanziamenti privati. Nel 2011 il totale di quello pubblico è stato di 131 milioni (2,84 euro per abitante): 86,5 milioni di contributo e 44,5 come rimborso elettorale. Per il 2012 è previsto un taglio del 20% dei finanziamenti pubblici.
Ammesse le donazioni private con alcuni limiti come il divieto di ricevere da una medesima persona donazioni superiori a 100 mila euro annuali.
Vediamo prima come funziona in generale il sistema dei rimborsi elettorali per comprendere al meglio il confronto successivo.In Italia esiste il sistema dei " rimborsi elettorali ", vuol dire che lo Stato finanzia i partiti con i soldi pubblici, ma non in base alle spese sostenute ma in base ai seggi conquistati
I pagamenti sono suddivisi tra rimborsi per : Parlamento, Senato, Regione, Parlamento Europeo.Per qualsiasi elezioni, un partito, una volta superata la soglia dell'1% di voti, riceve un particolare rimborso elettorale, anche se magari quel determinato partito non è entrato in Parlamento perché avrebbe dovuto superare la soglia di sbarramento del 5%.In Italia non c'è un limite al finanziamento, in teoria c'è, ma è formato dal numero degli iscritti alle liste elettorali, milioni e milioni, e dalle circoscrizioni in cui si presenta il partito. Rimborsi elettorali ai partiti :
Il CONFRONTO
Chi riceve il rimborso
-In Italia : Un partito con almeno l'1% dei voti riceve il rimborso
-In Francia : Un partito per ricevere i fondi deve aver avuto almeno l'1% di voti, per i candidati il 5%
-In Inghilterra : Solo i partiti d'opposizione che sono in Parlamento prendono il finanziamento pubblico
-In Germania : I rimborsi sono proporzionati ai consensi, necessariamente un partito deve ricevere l'1% di voti nel Lander e lo 0,5% nel Bundestag.

Su cosa è basato il rimborso In Italia : Il rimborso è basato sui seggi conquistati
In Spagna : Il rimborso è basato sui seggi conquistati e sui voti conquistati

A quanto ammonta il rimborso In Italia :
I partiti possono prendere fino a 4 Euro per ogni iscritto alle liste elettorali.
In Germania : I partiti prendono massimo 0,85 Centesimi di Euro a iscritto nelle liste elettorali

Limiti al finanziamento In Italia : Non c'è un limite numerico per il rimborso ai partiti
In Germania : C'è un limite al rimborso pubblico che si attesta sui 133 milioni annui , comprensivi di autofinanziamento dei partiti
Chi sgarra rischia il carcere dai 3 ai 5 anni.
In Spagna : Il tetto massimo mai raggiunto per i finanziamenti ai partiti è pari a 82 milioni di Euro contro i 6 miliardi Italiani.
In Francia : Il limite massimo per i finanziamenti è di 80 milioni di Euro

Chi controlla il bilancio di un partito In Italia :
Il bilancio di un partito è convalidato dal partito stesso
In Germania : Il bilancio di un partita è soggetto a doppia contabilità, con controllo della Corte Federale dei Conti.
In Spagna : La Corte dei Conti può pronunciarsi sul bilancio dei partiti e decidere di  togliere ad un determinato partito il diritto ad essere finanziato in caso di mancato rendiconto ingiustificato.
In Francia : Il bilancio del partito deve essere ogni anno depositato presso una commissione particolare dopo aver superato due rigidi controlli
Esistono sanzioni per chi viole queste norme.
In Inghilterra : Il bilancio di ogni partito è disponibile e consultabile su Internet

Finanziamenti privati e percentuali In Italia :
I finanziamenti privati anonimi possono arrivare massimo a 50.000 Euro senza obblighi contabili, il 90% dei soldi incassati dai partiti è denaro pubblico.
In Germania : I finanziamenti privati ai partiti hanno un tetto massimo di 1000 Euro e i finanziamenti esteri sono vietati
Il 70% dei soldi incassati dai partiti sono soldi pubblici.
In Inghilterra : I finanziamenti pubblici ai partiti sono circa il 20% di quello che i partiti ricevono, il resto 80% è incassato attraverso donazioni, raccolte fondi, e organizzazioni.

Alluvione in Sardegna, un dramma previsto e prevedibile

Una domanda sorge spontanea a chi è dotato di cervello (anche poco poco): 
Cosa costano gli interventi d'emergenza come questi?
Non sarebbe meglio utilizzare quei soldi per mettere in sicurezza i territori italiani prima che queste cose accadano?.
Credo che si spenderebbe meno, si produrrebbe lavoro, la spesa sarebbe diluita nel tempo, si eviterebbe di pagare i danni subiti dai cittadini, sopratutto........SI EVITEREBBERO PREZIOSE VITE UMANE.
Possibile che questo ragionamento lo faccio io  "normodotata" e non i "cervelloni superdotati" pagati saporitamente da noi per pensare e  SOPRATUTTO PER AGIRE?

In Sardegna, sono 306 i comuni a rischio di dissesto idrogeologico, vale a dire che rischiano veri e propri disastri sul proprio territorio legati a frane, smottamenti e altri fenomeni di questi tipo
Inoltre 6000 scuole non sono sicure



Ciò corrisponde all’81% dei centri abitati dell’isola.
Intanto in Corsica, attraversata dalla stessa violenta perturbazione, non è successo nulla.
Nella home page del principale quotidiano cors, Corse Matin, la notizia del giorno (19/11) è l'alluvione in Sardegna.
È quanto scaturisce da un studio ormai non più recentissimo del Consiglio dell’Ordine dei Geologi della Sardegna, in particolare con una dichiarazione del suo presidente, il nuorese Davide Boneddu. Diceva il comunicato ” l’attuazione di scrupolose politiche di difesa del suolo e delle opere di mitigazione, deve divenire prioritaria e supportata da risorse economiche certe, sulle quali basare una adeguata pianificazione e programmazione”.
Insomma, un vero e proprio appello, quello di Boneddu, perché “in una fase di profonda crisi” come quella attuale gli interventi di prevenzione e monitoraggio sul territorio prevalalgano su quelli d’emergenza, visto che potrebbero generare “un enorme volano per la ripresa economica, oltre che una valida politica di riconversione del nostro tessuto industriale”.
Centinaia di frane possono scivolare sugli abitati Il presidente dei Geologi sardi ricorda anche che nell’isola come altrove “talvolta i fenomeni di dissesto sono conseguenza, o comunque vengono intensificati, dalla mancata manutenzione dei corsi d’acqua, delle cunette stradali; dall’assenza di monitoraggio dello stato delle opere di difesa del suolo già realizzate sui versanti o più semplicemente dalla verifica di ispezione dei canali tombati all’interno dell’edificato”.
48% la percentuale di comuni italiani a rischio alluvione.
In Sardegna sono l’81%.
I geologi vogliono essere “un costante riferimento per Società civile, Amministrazioni ed Enti Locali al fine di produrre un fattivo e costruttivo supporto nell’affrontare le tematiche inerenti la prevenzione dei rischi, anche in supporto alla Protezione Civile Regionale, la sicurezza dei cittadini e la tutela dell’ambiente”.
In effetti se si va a consultare l’Iffi (Inventario dei fenomeni franosi in Italia), vero e proprio censimento di questa tipologia di dissesto, elaborato nel corso degli anni dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), si scopre che in Sardegna sono state censite 1.523 frane, di cui 409 nella provincia di Cagliari, 631 nella provincia di Nuoro, 70 nell’oristanese e 413 nell’area intorno a Sassari.
Di queste, il 34,51% consiste di frane attive, il 45,90% sono in stato di quiescenza, cioè “a riposo” ma possono potenzialmente tornare a creare problemi, le altre sono stabilizzate”.
I danni segnalati sono soprattutto a strade, in 454 casi, terreni agricoli in 115 occasioni, centri abitati per 98 volte, beni culturali in 47 casi e ferrovie in 37 circostanze.
L’area totale in frana è pari, nell’isola, a 187,67 chilometri quadrati.
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