lunedì 27 aprile 2015

Lo champagne invecchiato 170 anni


Nel 2010, a 50 metri di profondità al largo delle isole Åland (Finlandia), fu individuato un relitto affondato nel Mar Baltico intorno al 1840: portava con sé un carico di decine di bottiglie champagne ritrovate intatte. 
A distanza di anni, un team di ricercatori ci rivela che anche il contenuto alcolico risulta ancora in ottimo stato, sebbene il gusto sia un po' diverso da quello che siamo abituati a stappare oggi nelle occasioni importanti.

 I risultati della singolare "degustazione" sono stati pubblicati su PNAS, permettendo anche di ricostruire alcune pratiche enologiche del passato.
 Il tesoretto scoperto sul fondo del mare includeva 168 bottiglie di tre storiche case produttrici di champagne, Veuve Clicquot Ponsardin (VCP), Heidsieck (oggi Piper-Heidsieck) e Juglar (quest'ultima assorbita da Jacquesson & Fils nel 1829). 

Oltre a questi i cimeli, i sommozzatori riportarono alla luce anche della birra, finita anch'essa sotto la lente di ingrandimento di una seconda equipe di ricercatori.






Uno stock di 11 vini fu anche messo all'asta nel 2012, raccogliendo offerte per più di 150mila dollari.
 Gli esperti sommelier descrissero il nettare biondo come "piccante", forse perché, nonostante i tappi fossero rimasti al loro posto, il riposo ultracentenario aveva causato la perdita di gran parte dell'anidride carbonica: al posto delle note bollicine si poteva quindi solo percepire un lieve formicolio sulla lingua.


Per condurre la propria ricerca gli scienziati (prevalentemente francesi) non si sono ovviamente affidati alle sole papille gustative, ma hanno puntato su una serie di tecniche di laboratorio che hanno consentito di confrontare lo "champagne baltico" con quello prodotto attualmente da Veuve Clicquot Ponsardin. 
Il responso è stato che lo spumante ottocentesco contiene elevate concentrazioni di ferro e rame, ha una minore gradazione alcolica rispetto alle versioni odierne (circa 9,5% invece che 12,3%) e ha un sapore molto dolce.
 Se le prime due caratteristiche dipendono da alcune differenze tecniche nella pratica di vinificazione (ad esempio la bassa gradazione deriva probabilmente dall'uso di lieviti meno selezionati rispetto a quelli moderni), per quanto riguarda l'alto contenuto zuccherino si tratterebbe invece di una scelta ben ponderata, che rispecchia i gusti dell'epoca.
 Nei campioni è stata registrata una concentrazione di zucchero di oltre 140 grammi per litro: per avere un metro di paragone, oggi negli spumanti dolci più comuni il valore si aggira sugli 80 grammi per litro. 

 Secondo le ricostruzioni storiche, il carico ultracentenario era destinato alle ricche famiglie della Germania, dove questo tipo di gusto era particolarmente apprezzato. 
 Lo stato di conservazione delle bottiglie è stato favorito dal buio e dalla temperatura costantemente fresca delle acque del Mar Baltico. 

Le condizioni ideali hanno incuriosito Veuve Clicquot Ponsardin, che lo scorso anno ha inviato alcuni dei suoi vini spumanti proprio in fondo al mare, vicino a dove è stato ritrovato il relitto.
 Con questo esperimento, l'azienda ha intenzione di verificare se il ritrovamento dello champagne ottocentesco non abbia involontariamente aperto le porte a un nuovo e inusuale metodo di invecchiamento. 

 Fonte: focus.it

Furore (Sa): ecco perché visitare il paese che non c'è almeno una volta nella vita


Nell'Italia del Sud, tra le perle della Costiera amalfitana, c'è un posto lontano dalla vista dei più. 
Furore, un borgo di neanche mille abitanti, si staglia verso il basso, giù in direzione del mare, e solo il viaggiatore più attento può scorgerne l'originalità, distante dalla classica strada panoramica. 

Non ci sono piazze principali, ma solo sentieri e scale che un tempo portavano al villaggio dei pescatori, mai visibile dalla costa, in modo che Furore è rimasta praticamente nascosta agli occhi del viandante di passaggio. 
Perché, allora, vale la pena visitare un "paese che non c'è"? Perché si possono fare escursioni a contatto con la natura, perché c'è un Ecomuseo che ne racconta la storia, perché c'è un Fiordo e altri valloni che vale la pena ammirare per tutte le caratteristiche messe insieme, perché si mangia bene e c'è un ottimo vino.


Il "Fiordo" o vallone di Furore è più che altro una netta e profonda spaccatura nella roccia, che si è formata dal lavoro di un torrente quasi sempre secco, lo Schiato, che scende a picco dal bordo dell'altopiano di Agerola. 
Qui le rocce a strapiombo e la vegetazione che vive lungo le pareti, le case ricavate nel suolo e i murales colorati che affrescano la case stesse e gli edifici pubblici, la fanno da padroni. E non è difficile rimanerne estasiati.


Nel fiordo si trovano poi lo Stenditoio, un tempo usato per asciugare i fogli di carta estratti dalle fibre di stoffa, e la Calcara, adibita alla lavorazione delle pietre per l'edilizia locale.
 In più, il fiordo è scavalcato dalla strada statale attraverso un ponte sospeso alto 30 metri, dal quale, ogni estate, si svolge una tappa del Campionato Mondiale di Tuffi dalle Grandi Altezze. 
Chi ha tanta energia e il gusto di stare a contatto con la natura, può approfittare di una delle tante escursioni che si possono fare tra canali, chiuse, grotte preistoriche e vigne.
 Chi, invece, ama conoscere il bello più comodamente, deve fare tappa all'Ecomuseo, con Mulini e Cartiere trasformate in musei, un erbario con l'esposizione delle essenze vegetali più preziose dell'area, un piccolo osservatorio astronomico e molto altro.






La visita a questo originale luogo della provincia di Salerno vale il tempo di una giornata. 
La durata giusta per portarselo nel cuore per parecchio tempo. 

 Germana Carillo

Il glicine, il fiore dell'amore


Una pianta di origini orientali che approdò in Inghilterra nel 1816 grazie al capitano Robert Welbank, che la portò attraverso il mondo su di un carico mercantile della flotta della compagnia delle indie orientali. 
Arrivò negli Stati Uniti dopo il 1830, dove era già stata catalogata dal Dott. Caspar Wistar (1761-1818), professore di anatomia all’Università di Pennsylvania [da qui il nome Wisteria].


Uno dei primi esemplari importati da Welbank è ancora vivo , si trova al Kew Gardens di Londra ed è anche uno dei glicini più grandi e spettacolari del mondo.
 Anche se il glicine che detiene il record mondiale per la sua straordinaria fioritura cresce a Sierra Madre, in California: al culmine della fioritura raggiunge il milione e mezzo di fiori con un peso totale di 250 tonnellate.
 Questa pianta straordinaria è una delle sette meraviglie vegetali e ogni anno, dal 1918, migliaia di persone si riuniscono per festeggiarla con il Festival del Glicine. 
Ha fiori profumatissimi che vanno dal violetto al viola acceso raggruppati in grappoli, la sua crescita è caratterizzata da un costante movimento a spirale in senso orario o antiorario, e questa sua caratteristica viene associata alla coscienza umana che da un fulcro vitale interiore si espande verso l’esterno per influenzare il mondo intorno a lui.


Ai grappoli fioriti che pendono verso il basso viene spesso attribuito il significato di umiltà, sincero rispetto, supplica garbata e riflessione religiosa ed esiste una leggenda italiana che ne narra l’origine.

 La tradizione piemontese vuole che Glicine, una fanciulla che si disperava per il suo aspetto, non bello come quello delle altre giovani del suo paesino, un giorno iniziò a piangere, da sola in mezzo ad un prato, quando ad un certo punto le sue lacrime diedero vita ad una meravigliosa pianta dalla fioritura stupenda e dall’inebriante profumo, il glicine.
 Il dolce profumo che la circondava fece sentire la ragazza orgogliosa e fiera di se stessa, per esser riuscita a creare quella pianta meravigliosa. 

Nella letteratura giapponese esiste una storia narrata per la prima volta nel 1826 attraverso un balletto classico intitolato ‘Fuji Musume’ (‘La Nubile Glicine’) del teatro Kabuki.


Nella città di Otsu, affacciata sul Lago Biwa, vicino a Kyoto, un passante si sofferma a osservare uno degli innumerevoli dipinti esposti chiamati ‘Otsu-e’ e venduti come souvenir.
 Su questo quadro è dipinta una ragazza, che rappresenta l’essenza del Glicine: è abbigliata alla moda, con uno stravagante kimono (‘Nagasode’) con le maniche lunghe e con la fascia (‘Obi’) che riprende l’immagine del fiore, secondo la tradizione diffusa da secoli in Giappone.
 La ragazza raffigurata diventa infatuata a tal punto dell’uomo che la guarda attentamente da prendere vita ed uscire fuori dalla tela. Scrive lettere d’amore, ma non ottiene risposta e, danzando sotto un glicine frondoso, con un ramo in mano, esprime i sentimenti profondi che prova per l’amore non corrisposto, accompagnata dalla musica ‘Nagauta’ (‘canto a lungo’). 
Triste e disperata, rientra affranta dentro al dipinto, sotto al glicine, alla fine del balletto. 
Il pianto della ragazza esprime il dolore che prova, così il glicine diventa il fiore dell’amore perduto, ma rappresenta anche la straordinaria resistenza come vitigno, in grado di vivere e di prosperare anche in condizioni difficili, così come il cuore ha la capacità di resistere nonostante sia spezzato da un sentimento a senso unico.


Ma non si può parlare di glicine ed arte senza menzionare i sette pannelli di vetro dipinto a mano realizzati su telaio di piombo dall’artista e designer statunitense Louis Comfort Tiffany (1848-1933). 
I pannelli erano appesi per schermare, con un fregio continuo, le finestre della sala da pranzo nella sua straordinaria tenuta di campagna a Laurleton Hall, nel villaggio di Laurel Hollow, vicino a Long Island, sulla Oyster Bay, a New York, nella quale decorò superbamente le 84 stanze, e che completò nel 1905. 

Fonte: eticamente.net

Newgrange: una profusione di simboli preistorici


Accanto al fiume Boyne, in Irlanda, nel punto in cui le acque compiono un'ampia curva, un cimitero preistorico accoglie più di venticinque tombe a corridoio. 
 Nota come 'Bend of the Boyne' (Ansa del Boyne), la necropoli dà l'impressione di essere stata costruita sulla collina in modo che le tre sepolture più belle - Newgrange, Knowth e Dowth - possano dominare la fertile vallata sottostante.
 La tomba a corridoio di Newgrange è il più interessante sito preistorico irlandese: è, infatti, decorata da rilievi rocciosi d’insigne fattura. Si pone però una domanda: Newgrange era solo un sepolcro o aveva qualche altra funzione?


La tomba, saccheggiata e in rovina, fu riscoperta nel 1699, e l'antiquario gallese Edward Lhuyd (1660-1708) fu uno dei primi ad entrarvi. 
Egli scrisse:
 ’In un primo momento fummo costretti ad avanzare carponi, ma via via che proseguivamo i pilastri ai due lati diventavano sempre più alti, ed accedendo alla sala sotterranea scoprimmo che era alta una ventina di piedi. Nella sala, a destra e a sinistra, vi erano due celle o camere, e una terza si estendeva in direzione dell'entrata'. 

 Il corridoio attraverso cui Lhuyd passò è lungo più di 18 m e termina in tre stanzette contenenti tre vasche in pietra massiccia.
 Le pietre (un centinaio) che compongono l'alto tetto a modiglioni sono perfettamente bilanciate e ben salde pur in assenza di malta. In 5000 anni solo due di esse si sono rotte. 
 Una simile perfezione progettuale ed esecutiva dimostra come i costruttori di Newgrange, vissuti verso il 3250 a.C., possedessero una straordinaria perizia.

Lo sguardo del visitatore attento è attratto a Newgrange da una profusione di belle incisioni nella roccia. L'entrata è sorvegliata da una pietra percorsa da spirali e nel corridoio più di una dozzina di massi eretti sono decorati. 
Anche molti lastroni e modiglioni del tetto presentano sculture, talvolta sul lato superiore nascosto. 
All'interno, nella parte bassa di uno dei montanti, scopriamo l'incisione più bella, una tripla spirale.


All'esterno, molte delle pietre di confine sono ornate, qualche volta sulle superfici interne nascoste alla vista.
 Oltre alle spirali, altri motivi molto comuni ricorrenti a Newgrange sono le losanghe, le linee a zigzag e i cerchi. Ma, stranamente, essi non coincidono con i simboli più usati in altre tombe a corridoio irlandesi. 
 Qual è allora il loro significato?
 I primi antiquari non si curarono troppo di queste decorazioni. Thomas Molyneux, un professore di fisica del XVIII secolo che insegnava al Trinity College di Dublino, le definì 'incisioni di tipo barbaro', e molti dopo di lui le credettero semplici ornamenti.

 Più di recente, sono stati compiuti seri sforzi per scoprire il significato che si cela dietro gli effetti decorativi.
 Un ricercatore di spicco nel settore è Martin Brennan, il cui libro La visione della valle del Boyne è un'analisi delle oltre 700 pietre scolpite del luogo. 
A conclusione del suo studio, l'autore afferma che la maggioranza dei disegni registrano osservazioni astronomiche e cosmologiche e che Newgrange fu, oltre il resto, il più grande e antico orologio solare del mondo. 
'Per la popolazione della valle del Boyne', scrive Brennan, 'lo studio dei movimenti del sole era importantissimo. Essi erano i più esperti lettori di meridiana del Neolitico'.




Spirali magnificamente incise ornano l'enorme masso, lungo 3,2 m e alto 1,6, situato davanti all'ingresso della tomba a corridoio.
 Le spirali rappresentano forse il viaggio labirintico dell'anima verso il regno dei morti.
 L'apertura praticata nel vano del tetto sovrastante l'entrata consente il passaggio della luce del sole solo nella mattina dei giorni vicini al solstizio d'inverno.
 La sete di sapere non era l'unica motivazione degli uomini che costruirono le strutture di Newgrange e Stonehenge, dove venivano pure compiute osservazioni astronomiche.
 Forse essi miravano anche ad apprendere nuove nozioni sull'universo e a stabilire collegamenti diretti e significativi fra esso e le loro vite.
 Newgrange non è soltanto un orologio solare o un osservatorio, ma sembra essere un simbolo della stessa forza vitale. 
 Nella sua forma originaria, il tumulo che copriva la tomba a corridoio era ovale, e in quest'uovo portatore di vita penetrava un lungo corridoio terminante in una camera a caverna, che simboleggiava forse il ventre materno.
 All'interno sorge un alto pilastro a forma di fallo, ed è possibile che le due palle di gesso ritrovate a Newgrange fossero simboli sessuali maschili. 

 Newgrange fu costruita per trarre beneficio dall'elemento dispensatore di vita per eccellenza: il sole.
 Sopra l'entrata, che in origine era sigillata da una lastra di pietra, si trova una piccola cavità il cui tetto reca incisioni a doppie spirali e losanghe. 
Il vano era provvisto di porte di pietra che potevano essere aperte e chiuse. 
 La struttura è orientata in modo che all'alba del solstizio d'inverno il sole, sorgendo, illumini la tomba attraverso questo vano che veniva, in quel giorno, appositamente aperto.
 Il raggio di sole penetra lungo il corridoio, fino a raggiungere il centro della camera.
 Michael O'Kelly, professore di archeologia presso la Cork University, ha compiuto di recente degli scavi a Newgrange e il 21 dicembre 1969 all'alba, si trovava nella tomba pronto ad assistere a quanto sarebbe successo.
 'Esattamente alle 9 e 54 dell'ora legale britannica', scrisse, 'il margine superiore della sfera solare apparve sull'orizzonte locale, e alle 9 e 58 il primo raggio di sole diretto brillò attraverso il vano del tetto e lungo il corridoio per giungere a sfiorare, toccando il pavimento della camera tombale, il bordo frontale della vasca di pietra dell'ultima stanza. Man mano che la sottile riga di luce si allargava, fino a diventare una fascia larga 17 cm. che spazzava il pavimento della camera, la tomba fu investita da un violento fiotto luminoso e la luce riflessa dal pavimento fece chiaramente risaltare vari particolari delle camere laterali, di quella terminale e del tetto a modiglioni. Alle 10 e 04 la fascia cominciò di nuovo a restringersi e alle 10 e 15 in punto il raggio diretto lasciò la tomba'.

Il solstizio d'inverno è il giorno più breve dell'anno, il momento in cui la forza vitale ricomincia a infondere vita alla terra addormentata.
 Forse, fra tutte le incisioni, è la tripla spirale della camera a rappresentare ciò che i costruttori di Newgrange si sforzavano di raggiungere con quella che impropriamente viene chiamata 'tomba': è possibile che la spirale entrante simboleggiasse il viaggio intrapreso dal defunto e l'uscente ne illustrasse la rinascita.
 Può darsi che, a Newgrange, avesse luogo la fecondazione simbolica dell'uovo cosmico capace di assicurare la continuazione del ciclo eterno della morte e della rinascita.
 Probabilmente i sacerdoti depositavano i resti cremati di alcuni antenati nelle vasche di pietra delle camere, dove essi potevano essere toccati dalla luce del sole a metà inverno, ottenendo così una conferma simbolica della prosecuzione della stirpe.




Newgrange è solo un elemento del complesso di Bend of the Boyne, anche se artisticamente è il più compiuto. 
Forse le tombe principali costituiscono nel loro insieme delle registrazioni scientifiche che solo ora, 5000 anni dopo, cominciano a essere decifrate.

 I reperti dimostrano un'altra volta che l'uomo preistorico non era né semplice né barbaro, bensì in possesso di conoscenze e capacità che superano notevolmente la nostra immaginazione.


Fonte: tanogabo.it
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