Visualizzazione post con etichetta Geografia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Geografia. Mostra tutti i post
domenica 23 giugno 2013
Il ghiacciaio militarizzato di Siachen
Il ghiacciaio Siachen si trova nella catena est del Karakorum nelle montagne dell’Himalaya nello stato del Ladakh (India), al confine con il Pakistan.
È il ghiacciaio più esteso del Karakoram ed il secondo del mondo escluse le aree dei Poli.Le altezze del ghiacciaio variano da 5.723 m a 3.620 m.
Il ghiacciaio di Siachen si trova nel Karakoram ,vasto oceano di ghiaccio che separa la Cina dall’India e che viene chiamato il “Terzo Polo”. I 70 km di lunghezza del Ghiacciaio di Siachen si trovano tra la catena delle montagne Saltoro immediatamente ad ovest e la principale catena montuosa del Karakoram ad est.
La catena montuosa di Saltoro si origina a nord dal picco Sia Kangri sul confine cinese della catena montuosa di Karakoram. Le vette della catena montuosa di Saltoro variano da un’altitudine di 5.450 m a 7.720 m.
I maggiori passi sono, da nord a sud, il Sia La a 5.589 m, il Bilafond La a 5.450 m e il Gyong La a 5.689 m.
La media di precipitazioni nevose arriva fino a 10,5 m e le temperature possono arrivare a un minimo di -50 °C.
Scoperto dall'esploratore britannico Tom George Longstaff nel 1902, fece parte del principato di Kashmir e Jammu all'interno dell'India britannica, fino all'indipendenza di questa nel 1947.
Il ghiacciaio divenne motivo di forti attriti tra India e Pakistan, soprattutto dopo la conclusione della guerra indo-pakistana del 1947: i problemi nascevano dal fatto che la linea di cessate il fuoco stabilita alla fine del conflitto (divenuta nel 1972 l'attuale "linea di controllo") si fermava a sud della catena dei Saltoro, lasciando senza demarcazione precisa l'intera zona del Siachen; ciò era dovuto al fatto che la regione era fortemente inospitale e poco conosciuta, e quindi non era stato teatro di combattimenti nella guerra del 1947.
Tra i primi anni sessanta e la fine degli anni settanta, il Pakistan autorizzò l'accesso di spedizioni alpinistiche nella zona, comportandosi come se il ghiacciaio fosse sotto suo leggitimo controllo; nell'aprile del 1984 l'India rispose inviando contingenti militari sul Siachen, prendendo possesso del ghiacciaio e dei principali passi della catena dei Saltoro.
A partire dal 1984 si svolsero frequenti scontri armati tra le truppe indiane e pakistane dislocate sul ghiacciaio e nelle zone limitrofe, scontri che andarono a formare il cosiddetto "conflitto del Siachen"; nel novembre del 2003 fu stipulato un cessate il fuoco tra i due contendenti che lasciava il controllo del ghiacciaio all'India.
Attualmente il ghiacciaio è amministrato de facto dall'India come parte dello stato di Jammu e Kashmir, sebbene il Pakistan continui a rivendicare il possesso della regione; la nuova linea di demarcazione tra i due contendenti ("Actual Ground Position Line" o AGPL, che non è un vero e proprio confine ma semplicemente la vecchia linea del fronte) segue il percorso (da nord a sud) confine cinese - Indira Col - passo di Sia La - Saltoro Kangri I - passo di Bilafond La - K12 - passo di Gyong La - inizio della linea di controllo.
Truppe indiane e pakistane sono ancora dislocate in avamposti fortificati sui due lati della AGPL, sebbene il ghiacciaio sia stato riaperto alle spedizioni alpinistiche civili nel 2007.
mercoledì 1 maggio 2013
Fossa delle Marianne
Le profondità oceaniche, nonostante la pressione dell'acqua raggiunga valori estremi e non ci sia luce solare, sono anch'esse abitate da animali marini, altamente specializzati per la sopravvivenza in tali ambienti.

Il punto più profondo mai registrato è la Fossa delle Marianne, nell'Oceano Pacifico vicino alle Filippine, che arriva fino a 10 994 ± 40 m metri di profondità. Nonostante le condizioni estreme la spedizione del batiscafo Trieste, nel 1960, trovò alcuni esemplari di Soleidae e di gamberi. Altre fosse oceaniche degne di nota sono il Monterey Canyon, nell'Oceano Pacifico, profondo fino a 3 600 m, la Fossa di Tonga (che si spinge fino a 10 882 m), la Fossa delle Filippine (10 497 m), la Fossa di Porto Rico (8 380 m), la Fossa di Java (7 450 m), la Fossa delle Sandwich Australi (8 428 m). In generale il mare profondo viene considerato tale a partire dalla zona afotica, cioè da dove la luce solare non riesce più a penetrare; in tale zona l'unico tipo di luminosità è quella biologica. Molte delle creature che vivono a tali profondità infatti hanno la capacità di emettere luce, sia per attirare le prede che per nutrirsi.
La maggior parte della vita nelle profondità oceaniche si accumula in prossimità delle dorsali oceaniche, spesso in corrispondenza delle fumarole nere (o black smoker), delle bocche idrotermali che come oasi attirano la vita supportando biomi unici: gli Archaea, ad esempio, per sopravvivere devono convertire il calore estremo (oltre 250 °C, talvolta oltre 400 °C) e le esalazioni di metano e zolfo in energia, tramite un processo di chemiosintesi.
Altri organismi a loro volta si nutriranno di loro in modo da creare una catena alimentare che possa fornire sostentamento anche a grandissime profondità.
Alcuni tipici adattamenti a queste profondità solo la colorazione pressoché uniforme (grigia o nera e rossa negli invertebrati, che tende a mimetizzare l'animale) e la presenza di occhi di dimensioni molto grandi, che permettano la visione anche in condizioni di luce pressoché assente. Va detto però che oltre i 2000 metri di profondità questo adattamento, in quanto la luce è assente, viene sostituito dall'atrofia o dall'assenza di questi organi.

Il punto più profondo mai registrato è la Fossa delle Marianne, nell'Oceano Pacifico vicino alle Filippine, che arriva fino a 10 994 ± 40 m metri di profondità. Nonostante le condizioni estreme la spedizione del batiscafo Trieste, nel 1960, trovò alcuni esemplari di Soleidae e di gamberi. Altre fosse oceaniche degne di nota sono il Monterey Canyon, nell'Oceano Pacifico, profondo fino a 3 600 m, la Fossa di Tonga (che si spinge fino a 10 882 m), la Fossa delle Filippine (10 497 m), la Fossa di Porto Rico (8 380 m), la Fossa di Java (7 450 m), la Fossa delle Sandwich Australi (8 428 m). In generale il mare profondo viene considerato tale a partire dalla zona afotica, cioè da dove la luce solare non riesce più a penetrare; in tale zona l'unico tipo di luminosità è quella biologica. Molte delle creature che vivono a tali profondità infatti hanno la capacità di emettere luce, sia per attirare le prede che per nutrirsi.
Altri organismi a loro volta si nutriranno di loro in modo da creare una catena alimentare che possa fornire sostentamento anche a grandissime profondità.
Alcuni tipici adattamenti a queste profondità solo la colorazione pressoché uniforme (grigia o nera e rossa negli invertebrati, che tende a mimetizzare l'animale) e la presenza di occhi di dimensioni molto grandi, che permettano la visione anche in condizioni di luce pressoché assente. Va detto però che oltre i 2000 metri di profondità questo adattamento, in quanto la luce è assente, viene sostituito dall'atrofia o dall'assenza di questi organi.
domenica 28 aprile 2013
Alcune nazioni piccolissime quasi sconosciute

1. Nagorno-Karabakh è una repubblica indipendente situata tra l'Armenia e l'Azerbaigian. Nagorno Karabakh è una delle regioni più minate dell'ex Unione Sovietica a causa della guerra del 1991-1994 Nagorno-Karabakh non è ancora riconosciuti da nessuno stato, tra cui l'Armenia. Il 95% della popolazione è armena, e il resto sono greci e curdi. Il loro turismo è fondamentalmente indirizzato ad armeni che vivono nei paesi occidentali.

2. Isole Pitcairn, ufficialmente chiamate , isole Henderson, Ducie e Oeno Pitcairn , sono un gruppo di quattro isole vulcaniche ex colonia britannica, l'ultimo rimasto nel Pacifico. Lingua della popolazione è un mix di inglese e di Tahiti. Negli ultimi anni la chiesa è stata chiusa perché solo 8 isolani l'hanno visitata regolarmente. C'è solo un bar caffetteria sull'isola, e il negozio di governo è la vendita di alcol e sigarette. Hanno leggi severe morali che vietavano la danza, il fumo e la consumazione di alcol.

3. Isole Cook, sono una democrazia parlamentare autonoma. Con oltre 90 000 turisti all'anno, il turismo è la loro migliore industria e l' elemento trainante dell'economia dell'isola, molto più avanti di offshore banking, marino, le perle e le esportazioni di frutta. Isole Cook ebbero il nome dal navigatore inglese James Cook quando arrivò sulle isole nel 1773.

4. Tokelau, è un territorio non autonomo della Nuova Zelanda che si compone di tre isole. Il nome Tokelau è una parola polinesiana che significa "vento del nord". L'isola ha la più piccola economia di ogni paese del mondo che li rende quasi completamente dipendenti dai sussidi provenienti dalla Nuova Zelanda. 96% della popolazione è cristiano e il 57% di questi sono donne.

5. Isola di Man, noto anche come Mann, è autogoverno a dipendenza della Corona britannica, con una posizione nel Mare d'Irlanda tra le isole di Gran Bretagna e Irlanda. Essi non sono una parte del l'Unione europea . Isola di Man l'economia si basa su banche offshore e turismo.
L'isola è stata abitata fin prima di 65oo a C. AA

7. Comore nazione africana è un isola nell'Oceano Indiano fra il Mozambico e il Madagascar. L'isola è una vecchia colonia francese, e oggi ci sono circa 300 000 abitanti delle Comore che vivono in Francia. 98% della popolazione è islamica.

8. Tuvalu, è una monarchia costituzionale con la Regina Elisabetta come capo di stato. Non hanno forze militari regolari,
Tuvalu è il 4 ° paese più piccolo del mondo. I primi abitanti del paese erano polinesiani.

9. Nauru, un ex impero colonia tedesca è conosciuta anche come piacevole isola del Sud Pacifico. Il popolo di Nauru stanno raccogliendo l'acqua piovana durante le piogge monsoniche tra novembre e febbraio,l'acqua fresca naturale è molto limitata . Lo sport più popolare in questo paese è football australiano , e hanno Football League con sette squadre.
martedì 26 febbraio 2013
Mauritia, il continente ritrovato
Nel 2013 le scoperte archeologiche riescono ancora a lasciare stupefatti, meravigliati, spingendosi anche dove si pensava che ormai fosse tutto alla luce del sole: Mauritia il continente perduto scoperto in fondo all'Oceano Indiano, sotto le isole Reunion e Mauritius.La spiaggia di sabbia di Mauritius sono i resti erosi di rocce vulcaniche create da eruzioni 9000000 anni fa. E' stato scoperto da un gruppo di ricerca internazionale coordinato dal norvegese Trond Torsvik, dell'università di Oslo, che lo descrive sulla rivista Nature Geoscience.
Si tratta di un micro-continente nascosto sotto enormi masse di lava ed è un frammento staccato dalle placche continentali di Madagascar e India quando queste si sono separate, circa 60 milioni di anni fa.I ricercatori suggeriscono che le catene vulcaniche al centro delle placche tettoniche, come le isole Hawaii, sono causate da colonne giganti di roccia fusa a caldo noti come pennacchi del mantello.
Secondo gli esperti micro-continenti sepolti negli oceani, come Mauritia, potrebbero essere più numerosi di quanto si immagini. Il frammento si sarebbe staccato da Madagascar e India a causa dei pennacchi di magma attualmente situati al di sotto delle isole Marion e Reunion, che con la loro attività hanno fatto nascere il bacino che ospita l'Oceano Indiano. I pennacchi sono gigantesche bolle di roccia fusa, ossia magma, che salgono dal mantello situato in profondità e ammorbidiscono le placche tettoniche dal basso, fino a provocarne la rottura.
Nell'area in cui è stato individuato il continente sommerso, la zona di rottura si trova ai limiti delle masse continentali di Madagascar e India. Un altro frammento, ma emerso, che si è staccato durante la separazione di queste due masse, è costituito dalle isole Seychelles.
I ricercatori hanno scoperto il micro-continente Mauritia analizzando la composizione della sabbia della spiaggia dell'isola di Mauritius, nell'Oceano Indiano occidentale. Fra questi grani sono stati scoperti minuscoli zirconi, pietre semi-preziose che hanno una età compresa tra 660 e 1.970 milioni di anni. Secondo gli autori della ricerca gli zirconi sono piccolissime 'briciole' del continente perduto perché si sono formati nei processi geologici della crosta continentale che ha quell'età e che è sepolta sotto strati di lava. Sarebbero stati trasportati in superficie dall'attività vulcanica recente, quando il magma ha premuto sotto la crosta continentale.
Questi dati sono stati integrati con un modello della tettonica a zolle, che spiega esattamente come e dove i frammenti sono finiti nell'Oceano Indiano, durante la separazione di Madagascar e India. ''Da un lato, il modello mostra la posizione delle placche rispetto ai due punti caldi al momento della rottura'' osserva Bernhard Steinberger, del Centro di ricerca tedesco per le Geoscienze (Gfz). ''D'altra parte – aggiunge - siamo stati in grado di dimostrare che i frammenti del continente hanno continuato a vagare quasi esattamente sopra il pennacchio di Reunion e ciò spiega perché successivamente sono stati coperti dalla roccia vulcanica''.
venerdì 18 gennaio 2013
Ai confini del mondo conosciuto
Uno dei primi,grandi viaggiatori dell’antichità fu un uomo originario di Marsiglia,mercante e geografo,vissuto a cavallo fra il 380 e il 310 Avanti Cristo.
Il suo nome era Pitea.
Un uomo che ebbe dalla sua,oltre ad una insaziabile voglia di conoscere,la fortuna di aver ricevuto un’educazione che gli aveva permesso di imparare le lingue,cosa che aveva messo a profitto viaggiando e conoscendo genti e culture.
Se è vero che non abbiamo dati diretti sulla sua vita,ne conosciamo per fortuna le gesta e soprattutto i viaggi che fece,che descrisse in un’opera purtroppo perduta,l’Oceano,una summa fondamentale di cognizioni geografiche e d esplorazioni,anche se,e va detto per dovere di cronaca,i grandi dell’antichità come Polibio e Stradone,altro grande navigatore,dubitarono dell’effettivo svolgimento dei suoi viaggi.
Che oggi la critica storica considera avvenuti realmente,visto che Pitea raccontò,con molti particolari,il sole di mezzanotte,l’uso della stella polare per determinare la latitudine e soprattutto una descrizione molto fedele della circumnavigazione della Gran Bretagna,da lui stimata al 2% in meno della sua effettiva superficie.
Probabilmente il viaggio più importante,quello che lo portò fino ai confini del mondo conosciuto,avvenne sotto il patrocinio di Alessandro il Macedone,un altro uomo dalla fame insaziabile di voglia di avventura e conoscienza.
Pitea si spinse molto lontano dalla Gran Bretagna,affrontando un mare denso di insidie e di pericoli;siamo nel 350 circa Avanti Cristo,la navigazione avviene con imbarcazioni non di certo strutturate per affrontare l’oceano e le sue insidie.
Avventuratosi in una zona assolutamente sconosciuta.
Pitea descrisse il mare ghiacciato,la terra quasi completamente avvolta dalle nebbie,con il sole visibile per non più di tre-quattro ore al giorno;descrisse gli usi e costumi dei popoli che vivevano in quelle zone ,abili nel produrre grano e miele.
Chiamò quella terra Thule (forse le Faroer,forse l’Islanda o le Shetland) . L’importanza dei suoi viaggi è capitale,anche se,come ripeto,ne abbiamo un resoconto purtroppo di seconda mano;difatti il suo manoscritto originale,Oceano,andò perduto come la stragrande maggioranza delle conoscenze dell’umanità,nell’incendio che devastò la biblioteca di Alessandria.
Influenzarono quasi tutti i grandi storiografi del passato,oltre ai viaggiatori dei secoli successivi.
Stradone,per esempio,pur non credendo alla veridicità dei fatti,spesso citò il grande navigatore e le sue scoperte,ammettendone implicitamente la rilevanza.
Un altro grande del passato,Eratostene,astronomo fra i più validi,consultò e usò i suoi libri proprio presso la Biblioteca di Alessandria,ricavandone dati a sufficienza per misurare,con buona approssimazione,la circonferenza della terra.
Pitea grazie ai babilonesi,imparò ad usare lo gnomone e a consultare le stelle per orientarsi;e quando osservò lo spettacolare fenomeno del sole a mezzanotte,dimostrò,senza ombra di dubbio,che i suoi viaggi erano stati reali,non di certo un parto della fantasia.Plinio e Diodoro Siculo,osservatori del passato,lasciarono scritto che senza Pitea non avrebbero mai conosciuto una parte di mondo che molti antichi descrivevano solo con la fantasia,popolati di mostri e pericoli spaventosi.Un grande viaggiatore e un grande osservatore,che spalancò una porta sull’ignoto.
sabato 1 dicembre 2012
Fiumelatte (Lecco): le sorgenti del mistero
È conosciuto praticamente da sempre.
Tra i primi visitatori e studiosi spicca perfino il nome di Leonardo da Vinci che lo ricordò nel «Codice Atlantico»,col nome di “Fiumelacio”.
Sgorga dall’ingresso inferiore di una grotta con le sue acque bianchicce, e questa caratteristica gli ha dato il nome di Fiumelatte, ma la maggior particolarità dipende dal fatto che appare particolarmente impetuoso, improvvisamente il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione della Vergine e poi scompare altrettanto improvvisamente il 7ottobre, festa della Madonna del Rosario ed è per questo che viene chiamato anche il fiume delle 2 Madonne e si asciuga non lasciando alcuna traccia del suo passaggio.
Se poi l’estate è particolarmente calda, perde un po’ della sua forza, ma a settembre, rinvigorisce anche se non ci sono piogge… nel mese di maggio poi, capita che se si susseguono temporali di particolare violenza le sue acque si colorino di rosso.
Ha anche un altro primato: è il fiume più corto d’Italia e persino – dicono – del mondo.
Naturalmente questo ha fatto sorgere numerose leggende, ma vi narrerò solo le due principalì.
Una stupenda fanciulla, corteggiata da tre giovanotti e non sapendo decidere fra loro, decise di affidarsi al Fiumelatte come al mezzo più efficace per scegliere l’uomo della sua vita. E i tre si inoltrarono nella grotta. Passò un giorno, due, tre, dieci… e i pretendenti non tornavano. La ragazza,convinta che i tre fossero ormai morti, si disperò. Ma dopo un periodo di tempo i giovani comparvero all’imbocco della grotta, invecchiati,e inebetiti,balbettando le più incredibili avventure.
Disse il primo che una sirena lo prese per mano subito dopo il suo ingresso e lo condusse in una sala sfarzosa, gli offerse da bere, gli sembrò di essere in paradiso, ma quando la coppa fu vuota la magia svanì ed egli si ritrovò nel fondo tenebroso d’una voragine senza uscita.
Anche il secondo parlò di luoghi meravigliosi, di melodie celestiali, ma si trovò poi nelle tenebre di uno stretto cunicolo, popolato di rospi orribili e pipistrelli. Il terzo giovane? Era talmente spaventato che non riusciva a parlare, nessuno riuscì mai a sapere cosa avesse visto di tanto orribile da sconvolgere la sua mente in quel modo. Cercarono tutti di far dimenticare loro l’orribile esperienza ma fu tutto inutile dopo tre giorni dalla loro riapparizione, i tre giovani vaneggiando morirono. Nessuno, da allora, ebbe mai più l’ardire di ridiscendere nella terribile grotta
Un giorno , dice l’altra leggenda , giunsero a Fiumelatte, mentre il torrente era asciutto, muniti di compassi, incartamenti e strumenti vari, tre frati che ,decisi a chiarire la origine del fiume, si portarono alla grotta della sorgente e, nonostante gli scongiuri degli abitanti, vi entrarono con tutta sicurezza scomparendo nell’ oscurità. Tutti gli astanti fremettero al rischio corso dai monaci. Che avrebbero potuto fare, si dicevano l’un l’altro quei tre fraticelli, umili servi di Dio, contro i satanassi, i demoni e le streghe che certamente li attendevano al varco negli antri del fiume? In tutti si radicò la certezza che non li avrebbero più visti ritornare vivi. Infatti cosi fu. Dopo tre giorni di angoscia, mentre le campane di Varenna suonavano l’Angelus di mezzogiorno, il fiume, improvvisamente arrivato poco prima, restituì fra l’ orrore di chi ancora attendeva e sperava, i corpi esamini dei tre animosi.
mercoledì 28 novembre 2012
Cascata di fuoco
The Fall Of Fire "El Capitan Moraine"
Questo spettacolo, molto raro è visibile qualche volta solo intorno alla fine di febbraio Parco Nazionale dello Yosemite, California, Stati Uniti. , è molto difficile ottenere immagini di questo, perché molti fattori devono essere presenti. Il parco stato dichiarato "Parco Nazionale", nel 1890. ha una superficie di 1200 chilometri quadrati e il fuoco caduta chiamato El Capitan. Questa è una scena spettacolare. Questa visione spettacolare della cascata è stato creato dal riflesso della luce del sole che incontrano lo scivolo ad un angolo specifico.
Molti fattori devono coincidere.
Abbastanza neve che si scioglie diventando cascata.
Un preciso angolo del sole che con la sua luce al tramonto colpisca l'acqua. Una giornata serena senza nuvole.
E altri fattori che coincidendo danno vita a questo meraviglioso fenomeno.
Eccezionale il fotografo che nonostante molte difficoltà è riuscito ad ottenere queste strepitose immagini. E anche molto fortunato.
Questo spettacolo, molto raro è visibile qualche volta solo intorno alla fine di febbraio Parco Nazionale dello Yosemite, California, Stati Uniti. , è molto difficile ottenere immagini di questo, perché molti fattori devono essere presenti. Il parco stato dichiarato "Parco Nazionale", nel 1890. ha una superficie di 1200 chilometri quadrati e il fuoco caduta chiamato El Capitan. Questa è una scena spettacolare. Questa visione spettacolare della cascata è stato creato dal riflesso della luce del sole che incontrano lo scivolo ad un angolo specifico.
Molti fattori devono coincidere.
Abbastanza neve che si scioglie diventando cascata.
Un preciso angolo del sole che con la sua luce al tramonto colpisca l'acqua. Una giornata serena senza nuvole.
E altri fattori che coincidendo danno vita a questo meraviglioso fenomeno.
Eccezionale il fotografo che nonostante molte difficoltà è riuscito ad ottenere queste strepitose immagini. E anche molto fortunato.
lunedì 19 novembre 2012
Il deserto bianco
Candido. Come nessuno immagina il Sahara.
Il suo fascino sta tutto qui. Nell'apparire all'improvviso, dopo infiniti banchi di sabbia color ocra e nere rocce vulcaniche. Un miracolo geologico fatto di pilastri calcarei e monoliti gessosi che, grazie al lavorìo del vento, prende forme di uomini, animali, funghi, fiori. Difficile descrivere il Deserto Bianco, immensa fetta di Sahara egiziano che si estende tra le oasi di Bahariya e Farafra, fino a lambire Siwa a nord e il territorio libico a ovest, collegando le brulle lande del Deserto Occidentale con il Grande Mare di Sabbia. Le sue dune sono interrotte da placche bianchissime formatesi dopo il ritiro di laghi e di paludi che, fino a 5mila anni fa, bagnavano questa regione. Sì perché qui c'era la savana, si cacciavano le gazzelle e vivevano i leoni. Oggi la sabbia copre una civiltà primordiale scivolata nell'oblio attraverso i secoli. E nelle valli, in passato letto di enormi fiumi, il terreno è disseminato ora da miliardi di pietre scavate dal vento e da conchiglie fossili.
Ma il Deserto Bianco nasconde molte altre storie. Come non ricordare l'epopea delle spedizioni del passato: le fatiche di esploratori come Gerhard Rohlfs, salvato nel 1874 da due giorni di pioggia mentre cercava di raggiungere Siwa, e del conte ungherese László Ede Almásy, il Paziente inglesecinematografico che, dal 1929 al 1941, scorrazzò tra queste dune. Entrambi alla ricerca, sempre vana, dell'oasi scomparsa di Zarzora. Da qui ha preso le mosse la civiltà egizia, fiorita poi lungo le rive del Nilo. E da qui è passato Alessandro il Grande, dopo aver conquistato l'Egitto (331 a.C.) e fondato Alessandria. La sua meta era Siwa, dove consultò l'oracolo di Amon, il Dio della Vita: gli disse che egli era figlio di Zeus e che avrebbe dominato il mondo. Dopo di lui arrivò la regina Cleopatra. Forse veniva da Tebe, e chissà se il suo Antonio la aspettava proprio a Siwa, quando l'oasi era ricca e potente. Già inclusa nel regno di Ramesse III (1184-1153 a.C.) fu per secoli capoluogo del deserto, un'ultima frontiera faraonica.
martedì 6 novembre 2012
La Repubblica del Sudafrica
La Repubblica del Sudafrica (af. Republiek van Suid-Afrika, ingl. Republic of South Africa), o Sudafrica, è uno Stato indipendente dell'Africa australe. È situato nella punta meridionale del continente africano e confina a nord con la Namibia, il Botswana e lo Zimbabwe, a nord-est con il Mozambico e lo Swaziland; comprende nei suoi confini il Lesotho. Si affaccia inoltre sull'oceano Atlantico e su quello Indiano. Capo Agulhas, il punto più meridionale del continente africano, delimita il confine fra i due oceani.
Dalla fine del regime di apartheid – vigente fino ai primi anni novanta – il Paese ha acquisito la denominazione informale di Rainbow Nation ("nazione arcobaleno", ovvero "abitato da persone di diversi colori").
Il Sudafrica è inoltre l'unico Paese al mondo con tre capitali: Pretoria, sede del Governo, Città del Capo, dove si trova il Parlamento, e Bloemfontein, sede del potere giudiziario. Ai fini internazionali, tuttavia, è Pretoria a essere identificata come capitale in quanto sede della Presidenza.
Il territorio sudafricano è in gran parte formato da altopiani, il cosiddetto Alto Veld, che in generale si innalza verso ovest, raggiungendo quote comprese fra i 900 e i 1.800 m s.l.m. Verso le coste l'altopiano presenta un orlo rialzato, detto Grande Scarpata, che si articola in diverse catene montuose separate da aree livellate dall'erosione (il principale agente modellatore del territorio, che non fu più interessato da ingressioni marine importanti dopo il Paleozoico). La Scarpata include a sud-ovest massicci isolati, come Table Mountain (1.914 m), un massiccio di arenaria che incombe su Città del Capo; a est e a nord si sviluppa invece in catene montuose importanti; le principali sono i monti Drakensberg (Monti dei Draghi), caratterizzati da effusioni basaltiche e cime che toccano altezze superiori ai 3000 m (la più alta è il Njesuthi, 3.408 m), da cui si dipartono catene minori (Stormberg, Nieuwveld e Sneeuwberg). Sempre nella zona nordorientale si trovano anche i sistemi montuosi Swartberg e Langeberg. Al di là della Scarpata si estende la pianura alluvionale costiera detta Basso Veld, salvo nella zona della Penisola del Capo, dove le formazioni rocciose giungono direttamente all'Oceano in una successione di promontori con coste a falesia. Il centro del paese è in gran parte occupato dai bacini semi-desertici del Grande e Piccolo Karoo, che sfumano a nord-ovest nel deserto del Kalahari, condiviso da Sudafrica e Namibia. Da un punto di vista geologico, il territorio del Paese poggia su uno zoccolo di rocce cristalline del Precambriano, venate da importanti filoni auriferi e uraniferi (concentrati nella regione del Witwatersrand, in Transvaal). Il Karoo ricopre questo zoccolo con sedimenti di età paleozoica e mesozoica in alcuni punti fino a 7.000 m di profondità; anche questi sedimenti hanno un'importanza economica, essendo non raramente ricchi di carbone e di petrolio.
Il territorio sudafricano è in gran parte formato da altopiani, il cosiddetto Alto Veld, che in generale si innalza verso ovest, raggiungendo quote comprese fra i 900 e i 1.800 m s.l.m. Verso le coste l'altopiano presenta un orlo rialzato, detto Grande Scarpata, che si articola in diverse catene montuose separate da aree livellate dall'erosione (il principale agente modellatore del territorio, che non fu più interessato da ingressioni marine importanti dopo il Paleozoico). La Scarpata include a sud-ovest massicci isolati, come Table Mountain (1.914 m), un massiccio di arenaria che incombe su Città del Capo; a est e a nord si sviluppa invece in catene montuose importanti; le principali sono i monti Drakensberg (Monti dei Draghi), caratterizzati da effusioni basaltiche e cime che toccano altezze superiori ai 3000 m (la più alta è il Njesuthi, 3.408 m), da cui si dipartono catene minori (Stormberg, Nieuwveld e Sneeuwberg). Sempre nella zona nordorientale si trovano anche i sistemi montuosi Swartberg e Langeberg. Al di là della Scarpata si estende la pianura alluvionale costiera detta Basso Veld, salvo nella zona della Penisola del Capo, dove le formazioni rocciose giungono direttamente all'Oceano in una successione di promontori con coste a falesia. Il centro del paese è in gran parte occupato dai bacini semi-desertici del Grande e Piccolo Karoo, che sfumano a nord-ovest nel deserto del Kalahari, condiviso da Sudafrica e Namibia. Da un punto di vista geologico, il territorio del Paese poggia su uno zoccolo di rocce cristalline del Precambriano, venate da importanti filoni auriferi e uraniferi (concentrati nella regione del Witwatersrand, in Transvaal). Il Karoo ricopre questo zoccolo con sedimenti di età paleozoica e mesozoica in alcuni punti fino a 7.000 m di profondità; anche questi sedimenti hanno un'importanza economica, essendo non raramente ricchi di carbone e di petrolio.
Iscriviti a:
Post (Atom)















