martedì 4 ottobre 2016

Il calendario gregoriano e i 10 giorni persi


Il 4 ottobre 1582 la gente si coricò la sera di giovedì 4 ottobre e si risvegliò… venerdì 15 ottobre.
 Di colpo vennero cancellati 10 giorni.
 Persi non letteralmente, ma saltati con l'introduzione del calendario gregoriano, voluto da Papa Gregorio XIII, per aggiustare il calendario giuliano (promulgato da Giulio Cesare nel 46 a. C.) che nel corso dei secoli aveva accumulato un ritardo di 10 giorni sull’anno solare.
 Dato che un anno effettivo dura 365 giorni + 5 ore e 48 minuti, nei secoli questo scarto aveva fatto cadere l’equinozio primaverile l’11 marzo, con un anticipo di 10 giorni.
 Per andare in pari fu presa questa misura drastica.


I contadini pensavano che fosse un imbroglio dei signori per infinocchiare la povera gente.
 Accettarono il cambiamento quando i preti li convinsero che i santi avrebbero fatto miracoli secondo le date del nuovo calendario.
 Il calendario gregoriano è molto simile a quello giuliano (365 giorni all'anno con un anno bisestile ogni 4) che aveva sostituito. Ma per raffinare la durata media dell’anno, nel calendario gregoriano furono soppressi i bisestili degli anni centenari non multipli di 400 (il 2000 è stato bisestile, ma il 2100, il 2200 e il 2300 no).
 La riforma venne promulgata a febbraio del 1582 con la bolla Inter gravissimas dopo un lavoro di 4 anni del medico Luigi Lilio e dell'astronomo Cristoforo Clavio.


Tutti i calendari sono nati per misurare il tempo in base ai fenomeni astronomici che hanno cicli periodici: l’alternanza dei giorno e della notte, le fasi della Luna (il mese) e il susseguirsi delle stagioni (l’anno). Ma hanno un problema: non sono precisi (un anno solare dura esattamente 365 giorni + 5 ore e 48 minuti) e con il passare del tempo devono essere aggiustati. 

Nel 46 a. C. Cesare rimise in pari le date rispetto alle stagioni (l’equinozio primaverile cadeva all’inizio dell’inverno).
 Nacque il calendario giuliano (365 giorni con un anno bisestile ogni 4 anni). Ma per sistemare le date si stabilì che il 46 a. C. avesse 445 giorni.

 Anche il calendario gregoriano, non è preciso: lascia ancora sussistere un errore di circa 6 giorni ogni 10.000 anni. Ma è pur sempre il più preciso tra tutti quelli che abbiamo avuto.
 Oggi il calendario gregoriano è diffuso quasi ovunque, ma la sua accoglienza - soprattutto nei Paesi non cattolici - fu molto lenta. Spagna, Portogallo e Italia l'adottarono subito. Germania e Olanda nel 1700, l'Inghilterra soltanto nel 1752 e la Cina nel 1912.

 Oggi soltanto Etiopia, Nepal, Iran e Afghanistan hanno un calendario diverso; altri Paesi come India, Bangladesh, Israele, Pakistan e Burna accostano un calendario locale a quello gregoriano. 

L'Arabia Saudita (culla del wahabismo, l'interpretazione più rigorosa dell'Islam sunnita) ha deciso di abbandonare il tradizionale calendario musulmano Hijri, basato sui mesi lunari, ed in vigore fin dalla fondazione del regno nel 1932. 
Il 1 ottobre 2016 è passata al calendario gregoriano (solare) solo per quanto riguarda il pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici, che perderanno così 11 giorni di paga.

 Il calendario lunare Hijri si basa su 12 mesi di volta in volta di 29 o 30 giorni e dura al massimo 354 giorni.

 Storicamente la differenza tra calendario gregoriano e giuliano è visibile soprattutto nella “rivoluzione d’ottobre” del 1917, che nel calendario gregoriano avvenne in realtà a novembre. 
La Rivoluzione d’ottobre ebbe inizio, in effetti, la sera del 6 novembre 1917. Però, all’epoca, in Russia era ancora in vigore il calendario giuliano per il quale tale data corrispondeva al 24 ottobre.
 Il calendario giuliano fu infine abbandonato in Russia soltanto nel 1940.

 La Chiesa ortodossa ha sempre rifiutato il calendario gregoriano, opera di un papa cattolico, e tuttora segue quello giuliano. 
Questa discrepanza è visibile nelle feste religiose come il Natale, che nella Chiesa ortodossa è festeggiato il 7 gennaio, 13 giorni dopo il Natale cattolico.
 A tanto, infatti, è arrivato lo sfasamento tra i due calendari.


Per opporsi al calendario “papale”, nel 1793 i rivoluzionari francesi crearono un nuovo calendario nel quale i mesi si chiamavano Vendemmiaio, Nevoso, Pratile… 
Il calendario rivoluzionario durò fino al 1805, quando venne abolito da Napoleone. 

In Italia, con l'avvento del Fascismo venne introdotto l'effimero calendario fascista. 
Tutto rimase uguale, ma gli anni venivano contati anche a partire dal 28 ottobre 1928, data della Marcia su Roma.


Poiché non esiste nell’orbita terrestre nessun particolare punto che permetta di stabilire esattamente l’inizio e la fine di un anno, la scelta di una data precisa è in fondo arbitraria ed è mutata più e più volte. 
Anticamente l’inizio del nuovo anno veniva festeggiato in occasione dell’equinozio di primavera.
 In seguito mancò a lungo una data accettata da tutti: qualcuno faceva incominciare l’anno nuovo dal primo gennaio, qualcuno da Natale o da Pasqua.
 Naturalmente questo creava problemi.
 Soltanto nel 1564 l’allora tredicenne Carlo IX, re di Francia, rese obbligatoria la data del primo gennaio come primo giorno dell’anno.
 Questa scelta venne via via accettata anche dagli altri Paesi. 
Per esempio, in Gran Bretagna si continuò quindi a festeggiare l’inizio dell’anno il 25 marzo fino al 1751, lo stesso anno in cui venne accettato il calendario gregoriano.

 Da : focus.it
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