sabato 29 marzo 2014

La storia dell’ora legale


Nella notte tra sabato 29 e domenica 30 marzo, alle 2:00 in punto, si tornano a spostare in avanti le lancette di un’ora, per quello che in molti probabilmente considerano uno tra gli appuntamenti più amari dell’anno: l’arrivo dell’ora legale
Avremo un ora di sonno in meno, è vero, ma cercate di ricordarvi che lo facciamo per una buona causa: risparmiare energia, e quindi inquinare meno
Sapere che aiuterete la natura basta a consolarvi? Ecco allora un po’ di storia, e qualche curiosità, che forse vi aiuteranno ad apprezzare un po’ di più l’ora legale.

Come nasce l’ora legale

Per la maggior parte della sua storia, l’uomo ha semplicemente seguito il ritmo del sole: sveglia all’alba, e a letto poco dopo il tramonto.
 È solo con la nascita della società industriale, e la diffusione degli orologi, che le nostre attività giornaliere hanno smesso di seguire il ciclo mutevole delle stagioni, fissandosi su un orario condiviso e convenzionale
Per la prima volta, l’uomo si trovava a sprecare ore di luce dormendo la mattina, per poi sprecare energia (o meglio candele) per illuminare la notte, in attesa di prendere sonno.
 Per comprendere l’inefficienza di queste nuove abitudini ci volle una delle più grandi menti del diciottesimo secolo: Benjamin Franklin, l’inventore del parafulmine e delle lenti bifocali, ma anche autore (non a caso probabilmente) del famoso adagio inglese: “Early to bed and early to rise, makes a man healthy wealthy and wise (Presto a letto e presto alzato, fan l’uomo sano, ricco e fortunato).
 Elaborata una soluzione, Franklin la pubblicò nel 1784 sul Journal de Paris, incitando la popolazione di Parigi ad adottarla: bastava spostare in avanti le lancette dell’orologio con l’arrivo dell’estate, così da svegliarsi un’ora prima, approfittare delle giornate più lunghe e risparmiare candele.
 Come capita a molte grandi idee però, all’epoca rimase inascoltata.

Perché la proposta di Franklin trovasse finalmente il successo che meritava ci volle più di un secolo, e l’aiuto di uno dei più grandi incubatori di idee della storia umana: la guerra.
 Nel 1907 infatti l’ora legale venne ripescata dal costruttore inglese William Willet, trovando in breve tempo terreno fertile grazie alle esigenze di risparmio energetico dettate dallo scoppio della Grande guerra.
 Nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera all’adozione del British Summer Time, imitata in breve tempo da molti altri paesi d’Europa.
 Tra i paesi che seguirono l’esempio inglese c’era anche l’Italia, dove il nuovo orario estivo rimase in vigore fino al 1920, per poi essere riproposto nuovamente durante la Seconda guerra mondiale, più precisamente dal 1940 al ’42, ed entrare poi definitivamente in vigore a partire dal 1966.
 Dal 1996, l’ora legale venne adottata con un calendario comune in tutta Europa.

Fonte: http://www.wired.it/









Viaggio all'interno del cervello - Le straordinarie immagini del funzionamento di un cervello umano



Vedere il cervello è davvero difficile. Intendo: non limitarsi a vedere un blocco di tessuto di un chilo e mezzo circa, ma osservarlo in modo da poter avere maggiori informazioni su come funziona. Non è certo una sorpresa, visto che il cervello umano è composto da circa 80 miliardi di neuroni, ciascuno dei quali, attraverso i suoi filamenti, forma milioni di connessioni con altri neuroni.
Uno schema di quelle connessioni finirebbe per somigliare soltanto a un groviglio inestricabile. Come ho scritto nel mio articolo pubblicato a febbraio su National Geographic, diverse équipe di scienziati stanno esplorando il cervello con strumenti impensabili fino a pochi anni fa.
Dalle loro ricerche sta emergendo un nuovo modo di guardare il cervello: chiamiamolo "sguardo a volo d'uccello".
È una rappresentazione che è diventata possibile solo da quando gli scienziati hanno cominciato a tracciare mappe su larga scala dei neuroni di cervelli effettivamente esistenti.
Una volta ottenute le coordinate nello spazio tridimensionale, sono riusciti a programmare i computer in modo da ottenere una rappresentazione realistica dell'attività cerebrale.



Questo video mostra l'attività cerebrale di una donna a cui è stato chiesto di aprire e chiudere gli occhi e una mano.
È stato realizzato grazie a un metodo nuovissimo, che non esisteva ancora all'epoca in cui lavoravo al mio articolo.
In pratica, Adam Gazzaley della University of California at San Francisco e i suoi colleghi sono riusciti a mostrare "a volo d'uccello" l'interno di un cervello umano nell'atto di pensare.
Ecco come è stato realizzato il video, chiamato Glass Brain.
Prima di tutto, gli scienziati hanno sottoposto i volontari a una risonanza magnetica ad alta risoluzione, in modo da ottenere un'immagine molto dettagliata del loro cervello.
La risonanza non permette di vedere i singoli neuroni, ma traccia linee molto particolareggiate delle strutture fondamentali del cervello.
Poi, gli studiosi hanno aggiunto altri particolari anatomici con un metodo chiamato Imaging con tensore di diffusione, o DTI dall'acronimo inglese. Gli scanner per la risonanza magnetica vengono riprogrammati in modo da misurare gli spostamenti delle molecole d'acqua all'interno del cervello.
Molti dei neuroni cerebrali sono posti negli strati esterni del cervello; da essi si protendono lunghe fibre che attraversano le regioni interne e si connettono con gli strati esterni opposti.
Molte di queste fibre sono organizzate in circuiti, e lungo questi circuiti le molecole d'acqua si spostano avanti e indietro.
Mappando il loro movimento si può ricostruire la forma di quei circuiti.
Unendo insieme risonanza magnetica e DTI, Gazzaley e i suoi colleghi hanno ricostruito sia le strutture del cervello sia i circuiti che le collegano, tutti allineati nello stesso spazio tridimensionale. Era l'ora di aggiungere un terzo ingrediente: una registrazione dell'attività cerebrale.
Gazzaley ha usato l'elettroencefalogramma (EEG), in cui il paziente indossa un casco di elettrodi che serve a misurare i segnali dell'attività elettrica che raggiungono la cute attraverso il cranio. L'EEG è molto veloce: misura i cambiamenti dell'attività cerebrale con una risoluzione di un decimo di secondo o anche meno.
Però è come cercare di origliare una conversazione attraverso un muro: molti dettagli si perdono o si sfumano all'allontanarsi del segnale dalla fonte.
Per ricostruire la "conversazione interiore" del cervello, l'équipe di Gazzaley ha programmato un computer in modo da inferire, attraverso una serie di equazioni matematiche, da dove venissero i segnali cerebrali registrati sulla cute.
Il programma misurava anche il grado di sincronizzazione tra segnali provenienti da regioni diverse del cervello.
Combinando queste informazioni con la mappa dei circuiti cerebrali, gli scienziati sono riusciti a ricostruire i movimenti dei segnali attraverso il cervello.
Ma l'importanza di questo video non sta soltanto nelle immagini spettacolari. Il computer di Gazzaley non ha impiegato settimane a elaborare tutti i dati dell'esperimento, calcolare le fonti dell'EEG e tracciarne la mappa nel cervello.
Il sistema è in grado di creare video come questi in tempo reale. Immaginate di indossare un casco per l'elettroencefalogramma e guardare uno schermo che mostra quello che succede al vostro cervello mentre lo guardate.
Con questo sistema dovrebbe essere presto possibile. Gazzaley e la sua équipe hanno lavorato un anno per costruire il sistema e validarlo, vale a dire assicurarsi che il video riflettesse tutte le caratteristiche del cervello già accertate da altre tecnologie di imaging cerebrale.
Ora lo studioso spera di cominciare a usarlo per registrare dati durante gli esperimenti e per mettere alla prova alcune idee promettenti sul modo in cui il cervello elabora le informazioni.
La tecnica potrebbe avere anche altri utilizzi, al di fuori della pura ricerca scientifica.
Di recente Gazzaley e colleghi hanno messo a punto un video game che ha aiutato le capacità cognitive dei pazienti anziani.
Anche questa sua nuova visualizzazione del cervello potrebbe essere inserita in un gioco: i partecipanti potrebbero cercare di alterare la propria attività cerebrale in una sorta di "neuro-feedback". 
Gazzaley ha avuto un'altra idea. Ha messo a un collega un casco per l'EEG e poi ha collegato il suo sistema a un paio di occhiali Oculus Rift per la realtà virtuale
 Gazzaley li ha indossati e, con l'aiuto di un joystick per Xbox, si è messo a navigare nel cervello del collega, che vedeva intorno a sé in tre dimensioni. "Non avevo mai visto un cervello dall'interno", racconta lo studioso. "Dopo averlo fatto non sono riuscito a tornare al lavoro. Mi sono dovuto stendere sull'erba per un po'"

di Carl Zimmer, dal blog Phenomena -
The Loom Tratto da National Geographic Italia

Joe Bonamassa Blues Deluxe

Dobri Dobrev: la storia del povero che donò tutto in beneficenza


Viviamo in una società in cui il dio denaro si è sostituito a qualsiasi altro valore.
 Orgoglio, superbia, sete di successo e (vana) gloria sembrano essere le uniche motivazioni che spingono gli uomini ad agire. 
Dobri Dobrev, un vecchietto che nei prossimi mesi compirà 100 anni, è la prova del contrario. 
 Vive in Bulgaria, in un villaggio distante pochi chilometri da Sofia. Riesce a tirare avanti con una piccola pensione mensile equivalente a 80 Euro.
 Non ha grosse spese: i vestiti se li cuce da sé e non utilizza neppure i mezzi di trasporto.


Ogni giorno, quando non piove, si reca a Sofia, a piedi. 25 chilometri per andare a chiedere l’elemosina.
 I passanti che gli lasciano degli spicci però, non immaginano certo l’utilizzo che Dobri farà con quei soldi: negli ultimi anni il povero vecchietto ha raccolto la bellezza di 40mila Euro.
 Non si è tenuto un solo centesimo per se stesso: ha devoluto tutto in beneficenza, per il pagamento delle bollette di acqua e elettricità di un orfanotrofio.


Dobri Dobrev vive grazie alla sua pensione statale mensile di 80 euro e alla gentilezza di altre persone. E non vi è dubbio che il povero uomo è conosciuto per la sua gentilezza e generosità incondizionata.

Non è facile trovare storie tanto emozionanti. 
Per questo motivo, quando capita, è bello condividerle con gli altri.

Uova di Pasqua e ovetti fai da te

Svuotare le uova praticando due fori in cima più grande in fondo più piccolo.
Soffiare nel buco più piccolo per fare uscire il contenuto
Lavare bene e capovolgere per fare asciugare.
Sciogliere il cioccolato con un poco di burro a bagno maria
Con un sacco a poche riempite i gusci fare uscire il superfluo e mettete in frigo per almeno 2ore 
Rompete il guscio esteno e avrete l'ovetto
Ora potete o riempirlo a vostro piacere con cremina o riccioli di cioccolato o lasciarlo così
Si può fare anche col cioccolato bianco o mischiare i due cioccolati
Coprirlo con carta dorata o veline colorate metteli in un bel cestino e il gioco è fatto


Ricetta uovo di pasqua 



Come preparare un uovo di pasqua fatto in casa: ricetta semplice e veloce 
Ingredienti: 500g di cioccolato (a scelta) 2 stampi a forma di mezzo uovo
Procedimento:
Spezzettare la barretta di cioccolato, in modo che possa sciogliersi più facilmente e uniformemente. Sciogliere il cioccolato lentamente, a bagnomaria,
A questo punto, riempire lo stampo (precedentemente ben pulito) a forma di mezzo uovo con circa un quarto di cioccolato, poi inclinare e roteare lo stampo finché il cioccolato non copre tutto.



Il cioccolato in eccesso lasciarlo scorrere nella ciotola.
Ripetere il procedimento con l’altra metà.
Pulire intorno ai bordi, per facilitare poi il congiungimento con l’altra metà.
Una volta asciugato il primo strato di cioccolato all’interno dello stampo, versare un altro mestolo e proseguire con movimenti roteanti per coprire l’intera sezione.
Questo procedimento va ripetuto per almeno 3 o 4 volte, fintanto che il guscio dell’uovo non sarà abbastanza spesso.
Attenzione a non formare eccessi di cioccolata.
Ora adagiare in frigo le due metà d’uovo.
Dopo un’ora o due, togliere i gusci di cioccolata delicatamente dagli stampi.
Trovate un regalino da mettere dentro avvolto da carta velina
E’ il momento di dar vita all’uovo vero e proprio!
Munirsi di un pennello da cucina con il quale dipingere i bordi delle due metà con cioccolato fuso.
Incollare insieme e tenere fermo per qualche minuto (non a mani nude! Ma con guanti in lattice!).
Rimettere l’uovo intero in frigo per 10 min.



Ed ecco completata la squisita opera!
Ora ci si può sbizzarrire per le decorazioni finali, con cioccolata fusa (per le scritte), carte e fiocchi pasquali!
Esistono in commercio pennarelli alimentari 
Se volete attaccare decorazioni basta usare cioccolato fuso o colla alimentare

Il tesoro di Alarico


Nell'anno 410, dopo alcuni tentativi andati a vuoto, i Visigoti di Alarico riescono a invadere la città di Roma e a saccheggiarla. L'occupazione dura solo tre giorni, ed è la prima volta che la capitale dell'impero subisce questa offesa: a questa prima spoliazione, infatti, ne seguiranno molte altre.
Ma la prima incursione, anche se breve, è sicuramente quella più fruttuosa. I Goti si limitano a portare via le cose più preziose e trasportabili, e per garantirsi da brutte sorprese, prendono degli ostaggi (il più importante di questi era Galla Placidia figlia dell'imperatore Teodosio.
 Poi i barbari se ne vanno. 
Non tornano verso Nord, ma si dirigono a Sud, devastano la Campania e attraversano la Calabria. Il loro obiettivo adesso è il Nord Africa.
 In quei tempi difficili, nei quali tutto l'impero e l'Italia stessa erano continuamente esposti a devastazioni e saccheggi, quella dell'Africa rimaneva l'unica provincia in condizioni di relativa normalità e prosperità. Ma proprio per questo in Nord Africa era il loro obiettivo.
 L'intenzione dei Visigoti era di attraversare lo stretto di Messina, portarsi in Sicilia, e da lì passare in Africa.
 Ma il primo tentativo di attraversare lo stretto si era risolto in un mezzo disastro. 
Alcune imbarcazioni si erano rovesciate con la perdita di uomini, e l'impresa era stata rimandata ad una stagione più propizia (la costa dell'Africa sarà raggiunta vent'anni dopo dai Vandali, che devastarono la regione in maniera così profonda, da far scomparire ogni parvenza di società organizzata fino alla conquista araba). 
Così i Goti risalirono la Calabria, ma quando si trovavano dalle parti di Cosenza, il loro condottiero morì.
 E' a questo punto che i barbari devono porsi il problema di dare al loro re una degna sepoltura.
 Alarico non poteva non essere adeguatamente onorato, sia per la storica impresa della conquista della città eterna, sia per il ricco bottino costituito da 70 tonnellate d'oro e 150 d'argento. 
Era stata proprio la prospettiva di mettere le mani su una tale profusione di tesori che aveva spinto i barbari a tentare più volte l'impresa.
 Secondo lo storico Giordane, che afferma di averlo letto su un libro dello storico ufficiale dei Goti Cassiodoro di Squillace, venne deviato il corso del fiume Busento per scavarvi una tomba nella quale venne sepolto il re insieme al suo cavallo.


Poi il fiume venne fatto rifluire nel suo letto. 
Questi imponenti lavori sarebbero stati eseguiti da prigionieri rastrellati nei dintorni, che alla fine sarebbero stati uccisi perché non rivelassero il segreto. 
 Questo è ciò che risulta dalle fonti storiche.
 Ma la domanda che ci poniamo oggi è: quante probabilità ci sono che questo racconto sia veritiero? Certamente il sacco di Roma non è fantasia. Ugualmente non si può dubitare del fatto che Alarico sia morto nel Sud dell'Italia pochi mesi dopo.
 Ma esiste davvero la sua tomba? Ed è nascosta sotto il letto di un fiume?
 E ancora: quali tesori potrebbe contenere? 
 Dato che i Goti, dopo avere devastato queste regioni, non intendevano rimanere nel Sud dell'Italia, una normale tomba in qualsiasi modo costruita, sarebbe stata ben presto saccheggiata e distrutta, se non altro per vendetta, non appena se ne fossero andati.
 C'era quindi effettivamente l'esigenza di costruire una tomba segreta e irraggiungibile, e una tomba scavata sotto il letto di un fiume avrebbe risposto perfettamente a questa necessità. 
 Ma oltre a questa considerazione ci sono dei motivi più specifici che fanno pensare che il racconto degli storici corrisponda alla realtà.
 C'è un'intera categoria di oggetti importanti che sono scomparsi dalla storia, e il motivo potrebbe proprio essere che sono finiti nella tomba di Alarico.
 Non cose di poco conto: stiamo parlando dei grandi cammei, cioè degli oggetti in assoluto più raffinati e preziosi che l'antichità abbia prodotto.
 Per le gemme più importanti venivano usate agate con stratificazioni di diversi colori, colori che venivano sfruttati abilmente per far risaltare le figure sullo sfondo e per colorare le vesti o i capelli.
 Le agate sono pietre molto dure, compatte e resistenti – le più usate erano la sardonica indiana e la sardonica araba -, e sono quindi adatte per sculture in miniatura e di grande precisione come i cammei e i sigilli. Il lavoro richiedeva una grandissima abilità e tanta pazienza, e veniva svolto con piccoli trapani ad arco, le cui punte erano state ricoperte con un miscuglio di olio, smeriglio e polvere di diamante. 
Un'arte, quella dell'incisione, che nell'antichità era diffusissima, come dimostrano le numerose gemme di dimensioni minori che arricchiscono i più importanti musei del mondo. E un'arte che aveva raggiunto un livello altissimo e per i cammei più grandi, che avevano bisogno di anni di lavoro e di molta più esperienza, un livello mai più toccato in seguito e raramente emulato. 
Quindi una grande scuola, diffusa in tutto l'Oriente, dalla Grecia all'Asia minore, dalla Siria all'Egitto, e infine a Roma, e che è stata attiva per secoli. Ma una grande scuola non produce capolavori isolati, mentre invece i cammei di grandi dimensioni che ci sono pervenuti sono pochissimi.
 Si possono citare solo pochi pezzi importanti di epoca pre-romana, come la Tazza Farnese che si può ammirare al Museo archeologico di Napoli, e il Cammeo Gonzaga alto 16 cm, conservato all'Ermitage di San Pietroburgo.


Poi all'inizio dell'impero, in seguito al divieto di eseguire ritratti a dimensione di moneta, privilegio riservato alla famiglia imperiale, l'arte dell'incisione ha conosciuto un rapido declino; ma i primi imperatori a partire da Augusto potevano ancora contare su abilissimi artigiani che hanno prodotto per loro altri capolavori. 
C'è un'altra importante categoria di oggetti prodotti nell'antichità che ha subito la stessa sorte: le grandi statue di bronzo della Grecia classica.
 Anche qui c'è una grande tradizione e una grandissima scuola, anche qui ci sono oggetti di qualità così elevata che non sono stati mai più eguagliati.
 Di queste statue ce n'erano diverse centinaia, come risulta dalle fonti storiche, e anche di queste pochissime si sono conservate, nella maggior parte dei casi perché erano finite in fondo al mare come i bronzi di Riace.
 Ma in questo caso la spiegazione c'è: erano oggetti di bronzo, e il bronzo è un metallo costoso, il cui valore può essere recuperato semplicemente fondendo la statua. 
Quasi tutti questi capolavori sono scomparsi perché sono stati fusi per recuperarne il metallo.

 Però questa spiegazione non vale per i grandi cammei. 
Dopo molti passaggi di mano la maggior parte di essi avrebbero dovuto arrivare fino all'epoca moderna. 
Quindi è inspiegabile che se ne siano conservati così pochi.
 Una spiegazione è che siano finiti quasi tutti nella tomba di Alarico. Proprio perché erano gli oggetti più preziosi prodotti dalla civiltà antica, erano anche i più ambiti, e dato il loro enorme valore, solo i più potenti sovrani se li potevano permettere, e in caso di guerra diventavano degli importanti trofei. 
In seguito alle loro conquiste in Oriente, prima Pompeo e poi Giulio Cesare, dedicarono numerose raccolte di gemme al Campidoglio e al tempio di Venere genitrice. E quando Augusto qualche anno dopo ridusse l'Egitto a provincia, ne riportò a Roma un'altra grande raccolta, che dedicò ancora al Campidoglio. E se poi qualche gemma importante fosse sfuggita ai conquistatori, non sarà certo sfuggita ai rapaci governatori delle province.
 I trofei di guerra, e anche la maggior parte dei tesori dei privati, venivano custoditi nei templi, che nell'antichità fungevano anche da banche o da cassette di sicurezza, dato che erano i luoghi più sicuri e vigilati.

 I Goti di Alarico impiegarono tre giorni per saccheggiare la città di Roma, e in un tempo così breve possono solo avere assaltato i templi e le residenze principali.
 Possono quindi avere trafugato solo gli oggetti più preziosi e trasportabili. 
Tra questi non potevano mancare i grandi cammei.
 Pochi mesi dopo Alarico morì, e sicuramente nella sua tomba non si troveranno 70 tonnellate d'ora e 150 d'argento, perchè questo bottino era proprio lo scopo dei ripetuti assalti alla città eterna. Ma un re che aveva compiuto una così gloriosa impresa doveva avere una tomba all'altezza della sua fama.
 E cosa poteva esserci di meglio, per arricchirla, di tutti quegli oggetti di grande valore simbolico? 
Trofei di guerra innumerevoli, scettri e corone, armature di capi sconfitti, simboli dell'identità, della religione e del potere della città di Roma. 
Tutte cose che i Goti avevano trafugato per aggiungere la gloria al ricco bottino. Però adesso questi cimeli non aveva più senso trascinarseli dietro.
 La loro destinazione migliore era proprio quella di affidarli per l'eternità al loro eroico condottiero. 
Anche i cammei più grandi, insieme ad innumerevoli altri esemplari più piccoli, devono avere avuto questa destinazione, anche perché, per quanto preziosi e importanti, non si trovava più nessuno in quell'epoca che fosse disposto a scambiarli con un mucchietto d'oro. 
Questa quindi è la spiegazione migliore che si possa trovare per la scomparsa di questa importante categoria di oggetti, e nello stesso tempo questa stessa scomparsa è anche la migliore prova che questa tomba deve esistere davvero, e che non è mai stata scoperta. Infatti, se fosse stata trovata, alla fine, in un modo o nell'altro, i grandi cammei sarebbero ricomparsi. 
E l'ipotesi obbligata è che la tomba sia nascosta alla vista dalla corrente di un fiume. 
Per fare un'ipotesi diversa, bisognerebbe riuscire ad immaginare in quale altro modo si potrebbe nascondere una tomba che dovrebbe anche avere proporzioni grandiose. Inoltre sembra poco probabile che uno storico abbia potuto “inventarsi” una simile soluzione, che non ha alcun precedente. 
Ma se le cose stanno così, questa tomba non è destinata a rimanere per sempre nascosta, così come è avvenuto finora? 
 Fino a pochi anni fa questa sarebbe stata solo una domanda retorica, con una inevitabile risposta affermativa.
 Oggi però, con l'aiuto di alcune sofisticate tecnologie, si possono eseguire indagini strumentali atte a verificare il racconto tramandato dagli storici. 


Tra i tanti cimeli storici che si potrebbero trovare nella tomba di Alarico, ce n'è uno più importante degli altri. Questo trofeo è il simbolo di una guerra condotta dai Romani in maniera particolarmente spietata, per far sapere a tutti qual'era la punizione per chi si ribellava al loro potere. 
Un trofeo prelevato a Gerusalemme nel tempio di Salomone prima che fosse distrutto.
 Il candelabro a sette bracci d'oro massiccio divenne il simbolo di questa campagna militare, ed è stato per questo rappresentato nell'arco di Tito.
 Quasi certamente, a causa del suo particolare valore simbolico, era ancora conservato a Roma nell'anno 410. 
E se è così, è probabile che sia stato trafugato dai Goti insieme agli altri tesori. E forse anche per questi barbari, già ampiamente romanizzati, il suo valore superava quello pur notevole dell'oro di cui era fatto, e potrebbe quindi essere finito anch'esso nella tomba. Naturalmente questa è solo un'ipotesi, della quale non si può nemmeno stimare la probabilità.
 Ma se c'è una pur lontana possibilità di trovare il grande candelabro a sette bracci, questa è legata al nome di Alarico.

Confronto Grillo -Stampa estera



Non è mio intento con questo video fare pubblicità al movimento 5 Stelle
Ma semplicemente farvi ascoltare le risposte a domande della stampa estera su argomenti che a tutti noi stanno a cuore e di cui la nostra stampa e i nostri politici non parlano quasi mai
E' un po lungo ma credo sia interessante ed esaustivo
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