mercoledì 7 agosto 2019

La breve vita di Napoleone II: il bellissimo “Aiglon” dell’Imperatore e Maria Luisa d’Austria


Il 1° aprile del 1810, nel Castello di Saint Cloud, l’imperatore Napoleone Bonaparte e la figlia dell’imperatore d’Austria Maria Luisa convolano a nozze.
 Meno di un anno dopo, il 21 marzo 1811, la diciannovenne neo-imperatrice da alla luce uno splendido bambino dai riccioli biondi: l’Aiglon, l’aquilotto dell’impero


Il popolo di Francia è in giubilo: 101 colpi di cannone festeggiano la nascita del Re di Roma, l’Angelo della Pace, così come lo chiameranno Victor Hugo e Chateaubriand. 

 Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte è l’erede della più antica monarchia d’Europa per parte di madre (gli Asburgo) e del più grande impero conquistato della storia moderna per parte di padre, l’impero di Napoleone.

 Di lui dirà Napoleone stesso: "Io sono stato Filippo, lui sarà Alessandro"  

Ma la guerra incombe e l’inaspettato tradimento anche: Francesco I, colui che, sconfitto anni addietro da Napoleone, gli ha dato in matrimonio la figlia, ora è pronto a riprendersi quel che ha finto di dargli, e Napoleone compie quello che alcuni storici ritengono il suo errore più grande: nel 1812 parte per la campagna di Russia.
 La sera prima della partenza, saluta la giovane sposa e il figlioletto: non li rivedrà mai più.


Durante la disastrosa campagna di Russia, come Tolstoj racconta in Guerra e Pace, Napoleone mostra con orgoglio il ritratto del figlio, che il romanziere russo descrive: “ricciuto e molto bello, con lo sguardo simile a quello del Cristo della Madonna Sistina”. 
Ma quell’angelo protettore non impedirà la terribile sconfitta della Grand Armeé. 

 Alla notizia che i soldati russi marciano su Parigi, Maria Luisa fugge da Parigi, trovando riparo a Vienna: lei ancora non lo sa, ma la natia corte paterna diverrà per il piccolo l’unica prigione dorata che egli mai potrà conoscere, e gli sarà fatale.


 Dopo quello che era parso il tramonto di Napoleone, con la sconfitta di Lipsia nel 1813 e il suo esilio all’Elba, ecco ritornare, nei cuori dei bonapartisti, una fulgida scintilla di speranza: Napoleone, fuggito dall’isola, torna a Parigi, per quel volo dell’Aquila che passerà alla storia come I Cento Giorni.

 Sia durante l’esilio all’Elba sia durante i Cento Giorni di Parigi, Napoleone invoca la sua sposa affinché la riveda e porti suo figlio, ma Francesco I tiene la figlia segregata, minacciandola. 

La ragazza che è stata imperatrice dei Francesi e regina d’Italia dovrà capire ora che niente sarà più nelle sue mani.


Waterloo sancisce definitivamente la fine dell’Egida europea napoleonica.
 Napoleone è sconfitto, esiliato questa volta a Sant’Elena, nell’Atlantico.

 Ha abdicato, in nome del bambino, che per pochissimo tempo è imperatore di Francia col nome di Napoleone II. 
Ma gli Asburgo stessi, nonostante egli sia, per parte di madre, un loro frutto, gli negano il trono; sono fautori del ritorno dei Borbone su tutti i troni d’Europa, anche quelli di Francia.

 Maria Luisa ottiene il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, che governerà encomiabilmente, risollevandolo dalla povertà estrema e riportandolo agli antichi fasti, aggiungendone di maggiori a quelli farnesiani. 
Ma la clausola per partire per l’Italia è altissima: deve lasciare suo figlio a Vienna.  

Il ducato le è stato assegnato in vitalizio, quindi significa che alla morte non le succederà il figlio.

 Il piccolo, in quanto figlio di Napoleone, è estromesso da ogni carica, e suo nonno, l’imperatore d’Austria, ne è perfettamente consapevole.
 Napoleone II diviene così Francesco, come suo nonno, con cui cresce. 
Diviene un bellissimo giovane, che fa sospirare le fanciulle e commuovere i bonapartisti. 

Un poeta, Auguste Barthélemy, lo vede a teatro e così lo invoca: “Nipote di un Cesare e figlio di un imperatore/ Erede del mondo nascendo Re di Roma / tu non sei oggi più niente se non il figlio dell’Uomo”.
 La censura austriaca impedirà la diffusione dell’opera, Il figlio dell’Uomo.


 Nel 1821 muore Napoleone a Sant’Elena e l’Austria nega l’eredità che egli lascia al figlio.
 Così, tra visite sporadiche della madre, che nel frattempo è divenuta una donna adulta, e che si è rifatta una vita a Parma, il giovane Francesco cresce, ma non vivrà a lungo.

 Nel 1831 viene a sapere che a Parma i moti carbonari stanno mettendo a ferro e fuoco la città della madre.
 Egli sa bene che per un precedente trattato sarebbe legittimamente Principe di Parma, se non Re di Roma, e quindi d’Italia. Così, con l’ardore dei suoi 20 anni, parte per riprendersi ciò che gli spetta. 

Metternich, il crudo cancelliere di stato di Francesco I, gli sbarra le porte di Vienna


 Un anno dopo, a soli 21 anni, debolissimo, è a letto, morente. Maria Luisa accorre al suo capezzale, in lacrime, incredula, poiché probabilmente le condizioni di salute del figlio le sono state nascoste sino all’ultimo. 
C’è addirittura chi ipotizzerà un avvelenamento ad opera degli austriaci.

 Il figlio dell’Impero, l’aquila della pace, non è più: si spegne nel palazzo di Schornbrunn il 22 luglio del 1832 

 Inumato nella tomba dei Cappuccini, sarà raggiunto da sua madre, morta 56enne, quindici anni dopo.

 Nel 1940 Hitler lo preleverà da Vienna per farlo giacere accanto a suo padre, nel Pantheon di Parigi.



Fonte: vanillamagazine
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