martedì 28 aprile 2015

Come i lupi divennero cani


La storia che ci lega al migliore amico dell'uomo è ancora ricca di misteri da sciogliere. 
Quando si parla di domesticazione dei cani, la comunità scientifica si divide su dove questo processo possa essere avvenuto per la prima volta, e quando sia iniziato. 
Su un punto, però, si sta ora facendo chiarezza: ossia su come l'uomo e il cane divennero amici.
 Un articolo pubblicato sul sito di Science riassume le ultime scoperte in materia. 
Per molti decenni si credette che i primi cani entrarono nella storia dell'uomo quando i nostri antenati decisero di portare cuccioli di lupo nei loro accampamenti, nutrendoli e allevandoli. 
 L'ipotesi, formulata nel 1907 dallo scienziato britannico Francis Galton, non teneva tuttavia conto del fatto che la domesticazione è un processo che richiede centinaia, se non migliaia di anni. Nonostante le cure, quei cuccioli di lupo crescendo si sarebbero inevitabilmente riaffermati nella loro natura.

 Come nacque allora il legame speciale tra uomo e cane?
 Gli esperti sembrano oggi prevalere per l'ipotesi dell'auto-domesticazione. 
I primi uomini lasciavano pile di carcasse di ossa animali al limitare dei loro insediamenti: un bottino che doveva certo far gola ai lupi più audaci, capaci di avvicinarsi all'uomo senza timore. Questi esemplari, ben nutriti, vissero più a lungo e generarono più cuccioli.


Di generazione in generazione, il coraggio divenne un tratto evolutivo di successo, che spinse alcuni lupi ad arrivare a mangiare dalla mano dell'uomo. 
Fu a quel punto che iniziammo una fase più attiva della domesticazione: i lupi più conosciuti vennero integrati negli insediamenti umani e usati come guardiani, compagni di caccia, pastori. 
 Uno studio dell'Università di Aberdeen (Scozia) condotto in collaborazione con musei, università e collezioni private di tutto il mondo ha permesso di comparare centinaia di antichi scheletri di lupi e cani, rivelando nelle ossa canine alcuni indizi della avvenuta domesticazione.
 Per esempio, l'appiattimento delle punte delle vertebre dorsali dei cani, che suggerisce che gli animali portassero carichi sul loro dorso. O ancora, la mancanza di coppie di molari nella mascella inferiore, forse legata all'uso di briglie con cani-lupo con compiti di traino.
 Questa forma di aiuto risultò cruciale per la sopravvivenza dei nostri antenati. E il legame con i cani non fece che rafforzarsi ulteriormente. 
Uno studio giapponese pubblicato proprio in questi giorni su Science rivela l'arma definitiva che i cani utilizzarono per fare breccia nei cuori umani: l'ossitocina.


Eterna amicizia: scheletri umano e canino ritrovati in una casa di 12 mila anni fa, in Israele.

 Secondo Takefumi Kikusui, etologo dell'Università di Azabu a Sagamihara, Giappone, i cani sarebbero riusciti a fare proprio un meccanismo tipico del legame tra madri e figli: quello per cui, fissandosi negli occhi, si stimola la reciproca produzione di ossitocina, un ormone che rafforza la reciproca fiducia ed empatia e aiuta a capirsi anche in assenza di una comunicazione verbale. Questa capacità avrebbe aiutato i cani a legare con gli esseri umani, e sarebbe uno dei motivi che ci spinge a definirli ancora oggi parte integrante della famiglia. 
 E la storia della domesticazione dei cani, concludono gli scienziati, rivela molto più della semplice origine di questi animali: narra il quadro più complesso dell'origine della civiltà umana e dell'intelligenza sociale. 

 Fonte: focus.it

Buddha gigante di Leshan: un bellissimo esempio della millenaria storia della Cina


Buddha gigante di Leshan (乐山大佛, Lèshān Dàfó) , alto ben 71 metri e con le spalle larghe 28 metri, è il più grande del mondo. 

Venne scolpito sul lato di una scogliera a picco sulla confluenza dei fiumi Minjiang, Dadu e Qingyi durante la dinastia Tang e sin dal 1996 è protetto dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità. 

La costruzione del Buddha gigante iniziò nel 713 d.C, frutto dell’idea di un monaco cinese di nome Hai Tong, che sperava che la statua avrebbe fatto calmare le turbolente acque che tormentavano le navi da trasporto che viaggiavano lungo i fiumi.
 Si narra che quando il governo ridusse i finanziamenti del progetto, il monaco si cavò gli occhi per mostrare la sua sincerità… ma la costruzione dell’opera fu continuata dai suoi discepoli e completata dal governatore locale nell’803.






Pare che la massa rocciosa rimossa per la costruzione del Buddha e depositatasi nel letto dei fiumi, abbia effettivamente alterato il corso delle acque, rendendo la navigazione più sicura. 

Conosciuta anche come Dafo, la statua raffigura un Buddha Maitreya, predicatore del dharma, seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia, mentre sorveglia i fiumi. 
Tanto per rendere l’idea delle sue dimensioni: le orecchie misurano 7 metri di lunghezza, i capelli sono un insieme di un migliaio di panini ed ogni piede è lungo 11 metri.
 Di fronte all’imponente statua si ha la sensazione di avere davanti a sé uno dei pezzi fondamentali che compongono l’immenso puzzle che è la millenaria storia della Cina. 
Raggiungerla è impervio: il percorso che porta al monumento costeggia la montagna e può essere fatto solo con autobus. Tuttavia, i turisti meno avventurosi, potranno ammirare il Buddha dal fiume visto che di certo, data la sua mole, è visibile a notevole distanza. 
Immersa in un’atmosfera rilassante, a tratti mistica, la statua è assolutamente imperdibile! 


 Fonte: meteoweb.eu
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