domenica 23 marzo 2014

Chamallow, il gatto re delle evasioni



Meglio del mago Houdini. 
Più intraprendente di qualunque detenuto.
 Non sembra davvero esserci serratura capace di tenere Chamallow dentro una gabbia.
 Lui è un gattone bianco, muso dolcissimo e innocente, ma di una furbizia senza eguali. 
Almeno così si è fatto conoscere in una clinica veterinaria di Marsiglia (Francia) dove vive.
 Questo felino non è un randagio o alla ricerca di una famiglia, anche perché è stato praticamente adottato dai volontari della struttura che ormai lo considerano la loro mascotte.
 Non è ben chiaro come abbia imparato o sviluppato questa sua particolare abilità nello spostare il chiavistello della gabbietta, ma i veterinari hanno voluto filmare il tutto con una telecamera nascosta e pubblicare il video sul web
. In una settimana il video ha superato oltre il milione di visualizzazioni ed è diventato virale.
 Con una precisazione che gli stessi volontari di Marsiglia hanno voluto fare: il filmato mostra Chamallow dietro le sbarre, ma è stato fatto solo per quel minuto o poco più.
 Lui normalmente è libero, e ben felice, di circolare in piena autonomia.

Edward Murrow sulla televisione (Good Night, and Good Luck)



Edward R. "Ed" Murrow (Greensboro, 25 aprile 1908 – Pawling, 27 aprile 1965) è stato un giornalista statunitense.
È diventato noto per la sua serie di notiziari durante la Seconda guerra mondiale, che venne seguita da milioni di ascoltatori negli Stati Uniti ed in Canada.
È considerato una della maggiori figure del giornalismo mondiale. Murrow arruolò una serie di corrispondenti di guerra, e fu noto per la sua onestà ed integrità nel diffondere le notizie.
Fu anche un pioniere dei notiziari diffusi attraverso la televisione. La sua serie di servizi televisivi porterà alla censura del senatore Joseph McCarthy.
Da una sua celebre frase (good night and good luck!), pronunciata durante il corso della seconda guerra mondiale, è nato il titolo della canzone London Calling, dei Clash.
Nel 1964 Murrow è stato insignito della Medaglia Presidenziale della Libertà e nel 1965 morì nella sua fattoria a New York.
Forse più di ogni giornalista prima o dopo, Murrow ha catturato la fiducia e la fede di una nazione che tornò a credere con fiducia, nell'onestà e nel coraggio.
La sua fede nel giornalismo come parte attiva del processo politico e uno strumento necessario, dentro la democrazia, egli ha alterato per sempre la politica e la vita quotidiana del popolo americano.

Sandro Pertini, il mio Presidente


L'8 luglio del 1978, con la più larga maggioranza mai registrata in una votazione, al 16° scrutinio con 832 voti su 995, viene eletto settimo Presidente della Repubblica Italiana. 

 Alessandro Pertini, noto come Sandro, (San Giovanni di Stella, 25 settembre 1896 - Roma, 24 febbraio 1990) fu un giornalista, partigiano e Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 9 luglio 1978 fino al 23 giugno 1985.
 Viene ricordato come il presidente simpatico con una sua salda fede nei principi di libertà, democrazia e rispetto delle persone che lo hanno portato in gioventù a essere un oppositore del regime di Benito Mussolini.
 L'opposizione che lo porta a diversi anni di prigionia nonché di numerosi pestaggi, e dell'esilio in Francia nel 1928.

 Pertini nacque in una famiglia benestante, il padre era un proprietario terriero. Aveva quattro fratelli: Luigi, Mario, Giuseppe e Eugenio, quest'ultimo si spegne il 25 aprile 1954 nel carcere di Flossenburg. 
Dopo aver frequentato il collegio dei Salesiani a Varazze, frequenta il liceo "Chiabrera" di Savona, e diviene collaboratore di "Critica Sociale" di Filippo Turati, cosa che sicuramente contribuisce l'avvicinamento all'ambiente e all'ideologia socialista.
 Si laurea in giurisprudenza all'università di Genova e nel 1924 in scienze politiche a Firenze. 
Il 1924, è anche l'anno in cui entra in contatto con gli ambienti legati a Gaetano Salvemini e dell'interventismo democratico e socialista. 
 - Nel 1917, viene richiamato e inviato sul fronte dell'Isonzo e sulla Bainsizza; il suo ruolo è di sottotenente di complemento. Si distingue per un'azione particolarmente coraggiosa durante l'assalto al monte Jelenik e viene proposto per la medaglia d'argento al valore militare.
- Nel 1918, si espone in politica iscrivendosi al PSI. 
- Nel 1922, dopo la marcia su Roma, il giovane avvocato diventa presto il bersaglio delle violenze squadriste, ma è l'assassinio di Matteotti che lo fa scendere in campo in modo caparbio e determinato: saranno anni duri di condanne, pestaggi ed esilio.
 Il 22 maggio 1925 Sandro Pertini viene arrestato, e il 3 giugno viene condannato, a 8 mesi di carcere e al pagamento di un'ammenda, per diversi reati tra i quali quello di stampa clandestina. Infatti, aveva distribuito il foglio clandestino "Sotto il barbaro dominio fascista" nel quale rivendica la paternità di alcuni scritti antifascisti e sottolinea la responsabilità della monarchia per l'esistenza del regime fascista.
 Nel 1926, subisce la violenza più pesante finendo ricoverato all'ospedale, ferito in modo grave. 
Nel dicembre dello stesso anno, viene condannato a 5 anni di carcere per la proclamazione delle leggi eccezionali anti-fasciste.
 Fu l'inizio del contatto di Pertini con altri personaggi che sono stati protagonisti della storia d'Italia di quegli anni: Filippo Turati e Antonio Gramsci, Giuseppe Saragat, Leo Valiani e Luigi Longo, con questi ultimi due organizzerà nell'aprile del 1945, l'insurrezione di Milano. 
Ormai nella clandestinità, si dedica ad organizzare la fuga di Filippo Turati, leader del socialismo riformista, accompagnandolo in Corsica, mentre gli altri protagonisti dell'impresa Ferruccio Parri e Carlo Rosselli, vengono catturati e processati a Savona il 14 settembre 1927, infine condannati a 10 mesi di reclusione.
 Anche Turati e Pertini sono condannati, però in contumacia.
 - Nel 1928, tra le azioni importanti di Sandro Pertini in esilio, ricordiamo la costituzione di una trasmittente radio vicino a Nizza, con la quale svolge la sua azione di propaganda contro il fascismo.


Organizza ben presto il suo rientro in Italia che gli riesce con un passaporto falso: viene però catturato il 14 aprile 1929, dopo solo 20 giorni dal rientro in patria.
 Il 30 settembre del 1929, lo stesso anno, viene condannato a 10 anni e 9 mesi di reclusione, inizia per lui il carcere dove si ammala. - Nel 1930 viene trasferito nella casa di malati cronici di Turi dove incontra un altro leader dell'antifascismo: Antonio Gramsci. 
 - Nel 1932, due anni dopo, viene trasferito nel sanatorio giudiziario di Pianosa e le sue gravi condizioni di salute portano la madre a chiedere la grazia per lui. Sandro Pertini respinge la richiesta rispondendole in toni durissimi. Tra i due si verifica una frattura. Pertini rientra in libertà solo nell'agosto del 1943, dopo 14 anni. 
Gli anni del secondo conflitto mondiale vedono Sandro Pertini sempre attivo sulla scena politica, data la sua partecipazione alla costituzione del partito socialista, nel quale opera fino all'ottobre del 1943, quando di nuovo viene arrestato dai nazi-fascisti insieme a Giuseppe Saragat. 
Questa volta, viene condannato a morte ma, il 24 gennaio 1944, pochi mesi dopo, viene liberato grazie a un'azione dei partigiani. 
Tra i partigiani che incontra c'era anche la sua futura moglie Carla Voltolina, che allora operava come staffetta partigiana.
 Fece ritorno a Roma nel luglio 1944, dopo la liberazione della capitale da parte degli alleati. 
- Nel 1945, divenne il segretario del partito socialista. 
- Nel 1945 e 1946, fu il direttore dell'"Avanti!". 
 - Nel 1968, viene eletto presidente della Camera dei Deputati e diviene presidente della Repubblica nel 1978.


Fu un uomo autorevole e intransigente, nessun capo di Stato o uomo politico italiano ha conosciuto all'estero la sua popolarità, grazie anche ad atteggiamenti di apertura ed eccezionale schiettezza nei suoi incontri diplomatici. 
Sandro Pertini riesce a riaccendere negli italiani la fiducia nelle istituzioni e a mettere in atto un' aperta denuncia della criminalità organizzata e del terrorismo.
 Definì l'attività della Mafia come "la nefasta attività contro l'umanità". 

Una delle sue immagini più note e ricordate è quella di quando, sorridente ed esultante, dalla tribuna gioisce per la vittoria della nazionale di calcio italiana ai mondiali di Spagna del 1982.


Sandro Pertini si spegne il 24 febbraio del 1990 all'età di 94 anni. 

 David Zahedi

Alcune idee per presentare in tavola la frutta riscuotendo un successo

Composizione uva e mirtilli
Ananas coreografico 
Spiedini di frutta
Frutta in coni 
Monoporzione frutta 
Se preparate del cioccolato fuso in ciotoline  ogni commensale potrà intingere la frutta




Volendo la frutta piccola si può brinare
Occorrente:
Bianco d'uovo
Zucchero semolato grosso
Un pennellino per alimenti
Lavare bene la frutta lasciarla asciugare, spennellare il bianco d'uovo e rotolare nello zucchero
lasciare asciugare bene
si può fare anche con le foglie



Il pangolino è la principale vittima del traffico di animali


C’è una buffa creatura dagli occhi teneri, dalla lingua lunga e che quando è spaventata si “trasforma” in una palla.
 Sembra un piccolo formichiere ed è ricoperto da un’armatura squamosa. 
È il pangolino.
 La maggior parte delle persone ignora la sua esistenza, non lo ignorano purtroppo i bracconieri.
 I pangolini sono infatti i mammiferi più comuni nel commercio internazionale. 
Secondo un rapporto dell’ente per la protezione della fauna selvatica cinese in collaborazione con un team di ricercatori inglesi, ogni anno oltre 10mila esemplari vengono introdotti illegalmente in Cina dal sudest asiatico. 
Il contrabbando di pangolini non è che l’ultimo esempio della crescente domanda cinese di fauna selvatica illegale. Un giro d’affari mondiale che vale 19 miliardi di dollari l’anno. 
 Quella che in natura è la forza del pangolino, la sua corazza composta da grosse squame cornee, dure e mobili che lo protegge dai predatori, può essere la sua condanna. 
Le squame sono infatti un ingrediente pregiato nella medicina tradizionale cinese. Il loro prezzo è cresciuto vertiginosamente, nel 1990 un chilo costava 14 dollari, oggi è ne costa ben 600.


Il valore di questo piccolo formichiere squamoso, però, non risiede solo nelle sue squame. 
Viene impiegato anche come alimento nei ristoranti, soprattutto in Cina.
 La carcassa di pangolino può costare fino a 1.000 dollari, i feti in particolare sono considerati una prelibatezza. 
 La medicina tradizionale rimane comunque il maggior nemico dei pangolini sebbene sia stata dimostrata la loro utilità in campo medico.
 Nonostante ciò il governo cinese tutela ospedali e compagnie farmaceutiche che ricorrono a questi metodi di cura, rendendosi complice dello sterminio dei pangolini.
 Rimane tuttavia poco chiaro come queste strutture possano acquistare parti di pangolino quando il commercio è di per sé illegale.
Il pangolino, di cui si contano otto specie, rischia l’estinzione, anche a causa del suo scarso impatto mediatico. 
Tra gli animali minacciati riscuotono sicuramente più clamore specie più iconiche e “carismatiche” come tigri, elefanti e rinoceronti. 

Anche le specie più piccole e con meno appeal meritano di essere protette, inoltre sono “irresistibilmente carini”, dice Rhishja Cota-Larson, fondatrice e direttrice del Project Pangolin.

Il Bulldog inglese


Senza ombra di dubbio, l'origine del Bulldog e la sua selezione sono strettamente legate ai combattimenti fra cani e tori.
 Secondo la tradizione molto antica, lo scopo primario di tali combattimenti era quello di migliorare la qualità della carne, essendosi accorti i macellai che quest'ultima era più tenera e più saporita se si faceva correre il toro prima di ucciderlo.
 Inizialmente questo rito veniva fatto dai macellai che impiegavano dei forti mastini, cani abbastanza coraggiosi per opporsi alla foga taurina (in Gran Bretagna questo ruolo fu assegnato agli antenati dei Mastiff). 
Ben presto, però, il pubblico si interessò e divenne vantaggioso che pagasse per vedere i cani aizzati contro il toro.


Il parere dei cinofili sulle origini antiche del Mastiff è contrastante: alcuni di loro, in effetti, pensano che i Fenici e i Romani l'avrebbero condotto in Gran Bretagna al tempo delle loro peregrinazioni nell'Europa del Nord.
 Se questa ipotesi può sembrare, a prima vista, interessante, è giocoforza ammettere che si oppone alle affermazioni dello stesso Cesare, particolarmente nei suoi "Commentari", a proposito della conquista della Bretagna (cioè della Gran Bretagna), dove egli precisa che Molossi celti erano stati lanciati all'assalto delle legioni romane e avevano assai largamente contribuito a disseminare il panico nei loro ranghi. 

 E', dunque, più probabile che tali Molossi esistessero già in Gran Bretagna (dal tempo dell'espansione celtica) e che i Romani li importassero per farli combattere nei circhi, piuttosto che far conoscere alle popolazioni delle isole britanniche i loro battaglieri d'Epiro.
 Questa spiegazione è tanto più plausibile, perché il cronista romano Gratius Faliscus indicava, nell'anno 8 a.C., che questi ultimi erano stati condotti appositamente in Gran Bretagna per essere confrontati con i Molossi della Cornovaglia (Cornouailles), i quali risultarono sempre vittoriosi. 

Occorre sapere, inoltre, che le tribù dei Celti che devastarono le città greche e romane, erano aiutate da cani dalla sagoma imponente. Al museo di Copenaghen d'altra parte, sono esposti alcuni bellissimi pezzi di arte celtica, specialmente dei paioli, sui quali sono rappresentati dei Molossi dall'aspetto mostruoso. Comunque sia i combattimenti tra tori e cani (chiamati bull baitings), si trasformarono nel Medio Evo in un divertimento tra i più eccitanti, e per questo motivo, furono elevati a rango di prove sportive. 
Tuttavia, in quest'epoca, la nobiltà doveva riservarsi l'esclusiva dell'impiego del Mastiff, mediante le "Leggi della foresta" pubblicate nel 1272, che prevedevano persino l'amputazione di 3 dita delle zampe anteriori a tutti i mastini di grande possanza appartenenti ai villani.
 Da allora, tutti quelli che non avevano l'onore di appartenere alle classi elevate britanniche, non ebbero altra soluzione, per continuare a organizzare i bull baitings, che impiegare dei cani di taglia più piccola, ma non per questo meno combattivi: da tale iniziativa ebbe origine il Bulldog!


Fu Edoardo di Langley (1344 - 1412), ufficiale del re Enrico IV e incaricato "dei tori e dei Mastiff", a segnalare per primo nel Mayster of Game, un "Mastiff di seconda categoria" chiazzato, dalle orecchie cadenti e dagli occhi piccoli, che aveva la reputazione di non lasciare mai la bestia da lui affrontata: un animale che annunciava di fatto il Bulldog.

 Dall'inizio del XVI secolo, si menzionarono le prodezze del Bold-Dog, cane pieno di audacia, mentre nel 1586 Willy Harrison disse del Band-Dog che era "un cane dal corpo potente, dalla figura sanguinaria e spaventosa, dal carattere bizzarro, ostinato, e che 4 di questi cani erano sufficienti per liquidare un orso" (citato da Dhers e Rufer). 
Quali che siano le denominazioni dell'epoca, l'esistenza del Bulldog nel XVI secolo non desta più dubbi: è un cane il cui ruolo essenziale è quello di combattere gli animali più diversi.

 Solo nel 1632, tuttavia, comparve per la prima volta il termine Bulldog. 
Un certo Preston Eaton, stabilitosi a San Sebastiàn, in Spagna, chiese tramite un corriere a un suo amico di Londra, George Willighan, di farli pervenire "un Mastiff e 2 grossi Bulldog", al fine di confrontare i risultati dei cani inglesi con quelli dei famosi Doghi di Burgos, anch'essi valorosi combattenti di tori.
 I combattenti fra animali divennero una autentica istituzione sotto il regno di Elisabetta I (1558 - 1603).
 La sovrana aveva consacrato il martedì a queste festività e non perdeva occasione di andare a incoraggiare, ogni settimana, i suoi Mastiff alle prese con i tori, gli orsi, i leoni e altre belve.


Questi combattimenti non trovarono, tuttavia, uguale accoglienza. Se per Cromwell si trattava di "una dolce e confortevole ricreazione destinata al divertimento del popolo pacifico", per Samuel Pepys, redattore dal 1660 al 1669 di un giornale sulla vita londinese, era "un piacere brutale e disgustoso".
 Sebbene, a poco a poco, cominciasse a suscitare la fierezza di alcuni, come il poeta Christopher Smart, secondo il quale "di tutti i cani....è il migliore", il Bulldog fu sempre più vituperato dalla popolazione britannica.
 Un giornalista del British Field Sport arrivò addirittura a scrivere nel 1818 che questo cane "è consacrato unicamente ai fini più barbari e più detestabili, che è la vergogna della sua specie, e che non si può invocare la sua utilità, la sua umanità, nemmeno il semplice buon senso, in una parola, che occorre augurarsi la scomparsa della razza". 
 Nel 1835 il Parlamento britannico vietò, quindi, il bull baiting e, anche se questo sport non scomparve totalmente dalle contee più distanti da Londra prima della fine del XIX secolo, l'allevamento del Bulldog fu a poco a poco abbandonato.

 Alcuni esemplari furono riconvertiti ai combattimenti fra cani, anch'essi vietati, ma che potevano più facilmente svolgersi nei cortili posteriori dei pub, nei granai e nelle cantine private.
 Ma si mostrarono poco adatti a questo genere di sport: senza chiamare in causa la loro aggressività o il loro coraggio, gli si rimproverava di non essere abbastanza spettacolari e si preferirono loro i Bull-Terrier derivati dai Bulldog e dai Terrier.

 A metà del XIX secolo il Bulldog era in via di estinzione e, nel 1859, la razza era assente alla prima esposizione canina. Solo nell'esposizione di Birmingham, l'anno successivo, e poi in quelle di Sheffield e di Londra, furono presentati per la prima volta alcuni esemplari.
 Questa fu una grandissima vittoria, che spinse alcuni allevatori e amatori del Bulldog a fondare un club nel 1864. Sotto lo pseudonimo di "Philo Kuon" (Amico del Cane), queste persone redassero uno standard che fu pubblicato l'anno seguente dal tesoriere del Club, Sam Wickens.
 Anche se questo standard descriveva evidentemente un Bulldog di quell'epoca, vale a dire un animale largo e compatto assai prossimo al Boxer, è del tutto sicuro che i redattori avevano come ideale un animale piuttosto differente. Per avere un'idea di quel che era il Bulldog nel 1865 basta leggere il preambolo del primo standard del precitato Club "Philo Kuon" e che recita così: 
"Il Bulldog inglese è un animale maestoso e antico, molto raro, assai calunniato e, in genere, assai poco compreso. Se è trattato con bontà, se ci si occupa molto di lui e se è spesso in compagnia del suo padrone, è un cane docile e calmo. Ma, quando è attaccato o trascurato, diviene meno socievole e meno docile e, se lo si provoca o gli si fa perdere la pazienza, diviene un animale tra i più pericolosi. Eccellente guardiano, cane da acqua straordinario, è il più temerario e risoluto degli animali. Non rifiuta mai di combattere: sempre pronto e impassibile, con un incomparabile coraggio, si arrende solo quando muore. Questo nobile animale degenera all'estero; in verità è un animale nazionale che si identifica perfettamente con la vecchia Inghilterra, ed è un cane di cui gli inglesi vanno fieri".

 Da allora gli allevatori, che non avevano conosciuto gli antichi cani da combattimento e che seguivano alla lettera lo standard, dovevano orientarsi verso un altro tipo di cane, più basso sulle zampe, ancora più compatto, più corto, con la testa più massiccia e un muso modesto. Questa trasformazione fu al centro di un lungo dibattito che non è, d'altra parte, ancora chiuso. Così nel 1893, nella sua opera che determinava i "Non-Sporting Dogs", Rawdon Lee scriveva: "Il tempo può maltrattare terribilmente i monumenti storici, ma non aveva mai avvilito qualcosa in un modo così burlesco come il nostro simbolo nazionale: il Bulldog britannico. Selezionati con uno scopo preciso, gli esemplari attuali sono il risultato di una selezione che ha portato cose che non troviamo in nessun altro cane.
 Niente corrobora l'affermazione secondo la quale sono allevati oggi come si presentavano 60 anni fa". 

 Che cosa si rimproverava con tanta veemenza ai primi allevatori paragonati a dei vandali burleschi? Semplicemente di fare di questo cane diverso dagli altri il contrario di tutti i cani.
 E' vero che il pericolo di farne un infermo, volendolo sempre più tipicizzato, incombe sempre su questo cane. Curiosamente lo standard del Bulldog è rimasto globalmente lo stesso; sono state apportate solamente alcune modifiche: nel 1950 il peso è stato portato da 22,7 a 25 kg; nel 1987 sono stati aggiunti alcuni aggettivi e certi avverbi con l'intenzione di mettere un freno alle interpretazioni eccessive. 
 Peraltro, il Bulldog del 1875 assomiglia poco a quello degli anni '20, lui stesso, a sua volta, giudicato dagli allevatori attuali troppo alto sulle zampe, non abbastanza largo e con una testa troppo piccola.
 La fama di questo cane crebbe diventando una delle razze più popolari in Gran Bretagna e negli Stati Uniti (anche Churchill aveva adottato un simile cane), mentre negli altri paesi è un po' meno stimato. 
Malgrado tutte le riserve che si sono potute esprimere riguardo alle qualità sportive del Bulldog, numerosi esemplari si sono dimostrati agili e atletici. 


Con la sua aria seriosa, eternamente corrucciata, il cucciolo di Bulldog è in effetti un vero clown pieno di vitalità, che sgambetta, saltella, poi, senza una ragione apparente, si stende sulla pancia e si addormenta beato.
 In età adulta, nonostante la sua maschera severa e brontolona, resta lo stesso cane felice di vivere. 
Il Bulldog è in realtà attento di tutto quello che succede attorno a lui ed è molto sensibile: se viene rimproverato ingiustamente, ne resterà turbato per tutto il resto della giornata.
 Lui, antico cane da combattimento, non sopporta la brutalità; cerca prima di tutto l'affetto dell'uomo e teme la solitudine più di ogni altra cosa. 
Bisogna, dunque, circondarlo di tenerezza e cercare, fin dalla più tenera età, di far emergere il suo eccellente carattere, educandolo con dolcezza.
 Con i bambini è fra i cani più compiacenti e pazienti. 
Questo peso massimo sa dosare perfettamente la sua potenza; conviene, comunque, fare attenzione al fatto che i giochi non arrivino a esaurirlo. 
Il Bulldog sa fare il pagliaccio senza ritegno alcuno nell'intimità familiare, ma sa anche essere serio e dignitoso, se le circostanze lo richiedono: quando arriva un estraneo, per esempio, diventerà immediatamente determinato e vigile (senza comunque essere aggressivo); se, però, questo estraneo viene ben accolto dal suo padrone, allora non mancherà di esprimergli amicizia, a suo modo, cioè con un brontolio e un aggrottare di sopracciglia.


Il Bulldog è, dunque, un animale paziente, gentile e pacifico, ma in nessun caso servile e ossequioso.
 Fa parte di quei cani ai quali si attribuisce un certo senso dello humour; sa, inoltre, essere calmo e non è mai rumoroso; è un cane che abbaia poco, ma sempre con una buona ragione. 
 Con i suoi consimili si mostra tollerante, sempre che non venga aggredito.
 I suoi sostenitori fanno notare sia il fisico sorprendente, sia il temperamento, secondo i casi, bonario o vigile.
 In occasione dell'Esposizione del Club Francese, è previsto un test del carattere, che permette di verificare l'equilibrio del cane e che consiste nel far aggredire il suo padrone da uno sconosciuto: senza dimostrare nessuna paura, l'animale deve al contrario dar prova di autorità.
 Infine, il Bulldog è dotato di un temperamento che ispira simpatia e, non fosse che per questo, merita tutto il nostro rispetto.
 E' stato molto denigrato, quasi sempre a torto, ma per questa stessa ragione suscita le passioni.
 Il proprietario di un Bulldog, che deve conoscere le particolarità della razza, provvederà a fargli fare dell'esercizio, senza forzature ed eccessi, rispettando il suo ritmo, in modo da sviluppare la sua muscolatura e da permettergli di aumentare la sua capacità respiratoria. 
Bisogna evitare che si ecciti esageratamente e, soprattutto, che si esponga al calore, suo nemico principale, contro il quale è assolutamente disarmato.

Bon Jovi





Swami Kriyananda
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