sabato 22 settembre 2012

9 settimane e mezzo

Amicizia

Non chi cerca sempre l'assistenza degli amici dev'essere considerato un amico, né chi non se ne approfitta mai. L'uno fa mercato del bene per averne il contraccambio, l'altro recide la speranza del bene per l'avvenire. Non è da stimare né chi s'abbandona con facilità all'amicizia né chi vi esita. È necessario correre rischi per amore dell'amicizia. Ogni amicizia è per se stessa desiderabile, ma il suo motivo principale deriva dai vantaggi che l'amicizia porta con sé.

Il dolore fortifica


Chi non conosce il dolore, non conosce la vita... Le cose più belle, più vere sono nate nel pianto... Una lacrima esce da sola anche se cerchi di trattenerla... perché non esce dagli occhi...ma dal cuore Il vento continua a catturare un sorriso vuoto tutti i bei ricordi.. si porta via.. Non vedo luce nei tuoi i occhi.. vedo soltanto quella tristezza dove il tempo si affanna nel suo scorrere lento.. Cerca quel spiraglio di luce esiste anche per te

Il nostro muro


Muro quello che nel vissuto ciascuno di noi si deve costruire per non Essere abbattuto. Muro distribuito nel proteggersi senza alcun spiraglio. Muro alle volte costruito in modo tale da non riconoscere neanche vicino o lontano, il proprio amore e dolore. Cosi alto e ben definito da non trovare più la strada per poterlo scalare, E man mano che si va avanti,ci si rende conto di una vita spesa, solo per sé stessi Nel trasformarsi da salvaguardia in una arma letale . Illusione e giustificazione prendono il sopravvento ancora veri e unici invasori all'interno del tuo MURO.

Aforismi e citazioni del Budda




Nessuna cosa vivente deve essere uccisa, non il più piccolo animale o insetto, perché ogni vita è sacra.

Il calunniatore è simile all'uomo che getta polvere contro un altro quando il vento è contrario; la polvere non fa che ricadere addosso a colui che l'ha gettata. L'uomo virtuoso non può essere leso e il dolore che l'altro vorrebbe infliggere, ricade su lui stesso.

Non date fede ai vecchi manoscritti, non credete una cosa perché il vostro popolo ci crede o perché ve l'hanno fatto credere dalla vostra infanzia.
Ad ogni cosa applicate la vostra ragione; quando l'avrete analizzata, se pensate che sia buona per tutti e per ciascuno, allora credetela, vivetela, e aiutate il vostro prossimo a viverla a sua volta.

È più importante impedire a un animale di soffrire, piuttosto che restare seduti a contemplare i mali dell'Universo pregando in compagnia dei sacerdoti.

Questo cammino ariano ad otto vie, cioè: giusta visione, giusto scopo, giusto eloquio, giusta azione, giusta vita, giusto sforzo, giusta attenzione, giusta contemplazione.

Vinci pure mille volte mille uomini in battaglia: solo chi vince se stesso è il guerriero più grande.






SAN PIETRO IN VINCOLI -Roma


SAN PIETRO IN VINCOLI -Roma crolli sulla facciata La rovina dei beni culturali aggiunge un altro nome alla sua lunga lista: la basilica romana di san Pietro in Vincoli. L’edificio, in parte oggi sede della facoltà di Ingegneria, è transennato. Una vistosa crepa si è aperta sulla sua facciata e ci sono state cadute di intonaco e mattoni. La chiesa ha antichissime origini, risale all’era imperiale. Fu fatta costruire da Eudossia, moglie dell’imperatore Valentiniano III, e per questo è detta anche Basilica Eudossiana. Fu consacrata nel 439 da papa Sisto III sul luogo di un più vecchio edificio già riservato al culto cristiano. A intervenire in maniera imponente sulla sua struttura fu il cardinale Giuliano Della Rovere, nipote di Sisto IV, che nel 1471 fece un importante restauro. La chiesa è famosissima perché in fondo alla navata laterale destra è collocato il Mausoleo di Giulio II, opera del 1513 di Michelangelo, adorno di ben quaranta statue e di numerosissimi rilievi, con al centro la figura seduta di Mosè, uno dei capolavori dell’artista. La leggenda, inoltre, vuole che sotto l’altare siano ancora custodite le catene con le quali venne legato san Pietro. Fra le tombe di personaggi illustri, qui è custodita quella di Antonio di Jacopo Benci, detto “il Pollaiolo”.
 Curiosità :
Dopo aver terminato il Mosè, pare che Michelangelo lo abbia osservato dicendogli: “Perchè mi guardi e non parli?“ dandogli una martellata sul ginocchio.

Guerre nel mondo

Nel silenzio totale nel mondo ci sono: 60 stati  e362 milizie-guerriglieri e gruppi separatisti coinvolti nelle guerre
 AFRICA:   Algeria Angola Ciad Costa d'Avorio Eritrea Etiopia Kenia Gibuti Mali Mauritania Nigeria Repubblica nord africana Repubblica democratica del Congo Ruanda Sahara occidentale Senegal Somalia Somaliland Puntland Sudan Darfur Uganda 24 stati da anni in guerra con migliaia di morti 
 ASIA:  Afganistan Corea del nord Corea del sud Filippine Indonesia Kazakistan Pakistan Nepal Sri Lanka Birmania-Myanmar Beluchistan Uzbekistan Kyrgyzstan Tajikistan 
 EUROPA:  Cecenia Daghestan Georgia Nagorno-Karabakh
 AMERICHE:  (5 Stati e 24 tra cartelli della droga, milizie-guerrigliere, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti) Punti Caldi: Colombia Messico Ecuador Cile Ecuador Peru
 MEDIO ORIENTE:   Iraq Israele Siria Turchia Yemen Libano Arabia Saudita

Lavavetri acrobati


Se costruire il Burj Khalifa di Dubai (Emirati Arabi), il grattacielo più alto del mondo, è stata un'impresa da Guiness dei primati, mantenerlo lucido e splendente non è da meno.
L'edificio, 162 pianti per 828 metri di altezza, ospita infatti ben 24.000 finestre per una superficie complessiva di 120.000 metri quadri di vetro
La pulizia di questa immensa area, grande come 4 campi da calcio, è affidata a una squadra di 36 operai acrobati, che armati di imbragatura e straccio si calano quotidianamente lungo le pareti dell'edificio. Il lavaggio completo delle pareti esterne del Burj Khalifa richiede al team di pulitori ben 4 mesi di lavoro.

Onestà emotiva

Un gatto ha un’assoluta onestà emotiva: gli esseri umani, per una ragione o per l’altra, possono celare i loro sentimenti, un gatto no.

Relatività

"Non c'è animale più stupido della marmotta", disse l'etologo; sta ferma ore e ore a contemplare il sole"
"Non c'è animale più stupido dell'etologo", disse la marmotta "sta fermo ore e ore a contemplare me".

Back to life

Temple of the King - Ritchie Blackmore's Rainbow Live 1995

Penso...


Penso a tutte le persone che stanno insieme senza amore , per paura della solitudine.
E a quelle che si amano senza stare insieme per paura di sacrificare la libertà. Due scelte in apparenza opposte, ma che conducono entrambe al fallimento perchè generate dal medesimo impulso di vigliaccheria.

Coco Chanel


Nata a Saumur, Francia, il 19 agosto 1883, Gabrielle Chanel, chiamata "Coco", ebbe una infanzia molto umile e triste, trascorsa in gran parte in un orfanotrofio, per poi diventare una delle più acclamate creatrici di moda del secolo scorso. Con lo stile lanciato da lei ha rappresentato il nuovo modello femminile del '900, ossia un tipo di donna dedita al lavoro, a una vita dinamica, sportiva, priva di etichette e dotata di autoironia, fornendo a questo modello il modo più idoneo di vestire. Inizia la sua carriera disegnando cappelli, prima a Parigi nel 1908 e poi a Deauville. In queste città, nel '14, apre i suoi primi negozi, seguiti nel '16 da un salone di alta moda a Biarritz. Lo strepitoso successo la colse negli anni venti, quando arriva ad aprire i battenti di una delle sue sedi in rue de Cambon n.31 a Parigi e quando, da lì a poco, verrà considerata un vero e proprio simbolo di quella generazione. Tuttavia, a detta dei critici e degli intenditori di moda, l'apice della sua creatività è da attribuire ai più fulgidi anni trenta, quando, pur dopo aver inventato i suoi celeberrimi e rivoluzionari "tailleur" (costituiti da giacca maschile e gonna diritta o con pantaloni, appartenuti fino a quel momento all'uomo), impose uno stile sobrio ed elegante dal timbro inconfondibile. In buona sostanza, si può dire che Chanel rimpiazzò il vestiario poco pratico della belle èpoque con una moda larga e comoda. Nel 1916, ad esempio, Chanel estese l'uso del jersey (un materiale a maglia molto flessibile), dal suo uso esclusivo per i sottabiti a una grande varietà di tipi di vestiario, inclusi i vestiti semplici in grigio e blu scuro. Questa innovazione fu di così grande successo che "Coco" iniziò ad elaborare le sue celebri fantasie per i tessuti jersey .


L'inserimento della maglia lavorata a mano e poi confezionata industrialmente, infatti, rimane una delle novità più sensazionali proposte da Chanel. Inoltre, le bigiotterie in perle, le lunghe catene dorate, l'assemblaggio di pietre vere con gemme false, i cristalli che hanno l'apparenza di diamanti sono accessori indispensabili dell'abbigliamento Chanel e segni riconoscibili della sua griffe. Esperti come quelli del sito Creativitalia.it, sostengono: "Troppo spesso si è parlato del suo celebre Tailleur quasi fosse stata una sua invenzione; in realtà Chanel produceva un vestiario di tipo tradizionale che spesso prendeva spunto dal vestiario maschile e che non diventava fuori moda con il cambiare di ogni nuova stagione. I colori più comuni di Chanel erano il blu scuro, il grigio, e il beige. L'importanza data ai dettagli e l'uso estensivo di bigiotteria, con combinazioni rivoluzionarie di pietre vere e false, agglomerati di cristalli, e perle sono molti indicativi dello stile di Chanel. All'età di 71 anni, Chanel introdusse nuovamente il "tailleur di Chanel" che consisteva di vari pezzi: un giacca di stile cardigan, con inclusa la sua tipica catenella cucita all'interno, una gonna semplice e comoda, con una camicetta il cui tessuto era coordinato con il tessuto all'interno del tailleur. Questa volta, le gonne erano tagliate più corte e i tailleur erano fatti da un tessuto cardigan ben lavorato. Chanel é singolare nel suo rivoluzionare l'industria della moda e nell'aiutare il percorso delle donne verso l'emancipazione". Lo scoppio della seconda guerra mondiale impose però un'improvvisa battuta di arresto. Coco è costretta a chiudere la sede di rue de Cambon, lasciando aperto soltanto il negozio per la vendita dei profumi. Nel '54, quando torna nel mondo della moda, Chanel ha 71 anni.


La stilista aveva lavorato dal 1921 al 1970 in stretta collaborazione con i cosiddetti compositori dei profumi, Ernest Beaux e Henri Robert. Il celeberrimo Chanel N°5 venne creato nel 1921 da Ernest Beaux, e secondo le indicazioni di Coco doveva incarnare un concetto di femminilità senza tempo, unica e affascinante. Il N°5 non fu innovativo soltanto per la struttura della fragranza, ma per la novità del nome e l'essenzialità del flacone. Chanel trovava ridicoli i nomi altisonanti dei profumi dell'epoca, tanto che decise di chiamare la sua fragranza con un numero, perché corrispondeva alla quinta proposta olfattiva che le aveva fatto Ernest. Indimenticabile poi, la famosa affermazione di Marylin che, sollecitata a confessare come e con quale abbigliamento andasse a letto, confessò: "Con due sole gocce di Chanel N.5", proiettando in questo modo, ulteriormente, il nome della stilista e del suo profumo nella storia del costume. Il flacone poi, assolutamente all'avanguardia, è divenuto famoso per la sua struttura essenziale e il tappo tagliato come uno smeraldo. Questo "profilo" ebbe un tale successo che, dal 1959, il flacone è esposto al Museo di Arte Moderna di New York. Al mitico N.5 ne seguirono molti altri, come ad esempio il N.22 nel 1922, "Gardénia" nel '25, "Bois des iles" nel '26, "Cuir de Russie" nel '27, "Sycomore", "Une idée" nel '30, "Jasmin" nel '32 e "Pour Monsieur" nel '55. L'altro grande numero di Chanel è il N°19, creato nel 1970 da Henri Robert, per ricordare la data di nascita di Coco (il 19 agosto, appunto). In sintesi, l'impronta stilistica di Chanel si fonda sulla apparente ripetitività dei modelli base. Le varianti sono costituite dal disegno dei tessuti e dai dettagli, a conferma del credo fatto proprio dalla stilista in una sua celebre battuta che "la moda passa, lo stile resta". Alla scomparsa di questa grande creatrice di moda del '900, avvenuta il 10 gennaio '71, la Maison venne mandata avanti dai suoi assistenti, Gaston Berthelot e Ramon Esparza, e dalle loro collaboratrici, Yvonne Dudel e Jean Cazaubon, nel tentativo di onorarne il nome e di mantenerne il prestigio.




I funghi porcini





L’autunno è la stagione ideale per la raccolta dei funghi, pioggia e sole permettendo, naturalmente, visto che questi due elementi sono fondamentali per la caduta della muffa e la successiva nascita del fungo stesso. Ed ecco allora i boschi del Belpaese popolarsi di appassionati di micologia, alla ricerca delle specie più pregiate, prima fra tutte il porcino.
Per dovere di cronaca, ricordiamo che ogni regione ha le proprie norme in materia di raccolta dei funghi ed è bene informarsi in proposito, prima di avventurarsi in un bosco. E’ bene avvertire anche sulla pericolosità di alcune specie di funghi (alcuni addirittura mortali), e dissuadere dunque quanti vogliano mettersi alla ricerca senza avere le giuste nozioni in materia.

Detto questo, torniamo ai nostri cari porcini, mostrati come un trofeo da ogni appassionato che si rispetti. Li avete trovati, li avete raccolti, magari li avete anche fotografati, ma sapete come pulirli?
Eh sì, perché il fungo porcino non si pulisce come un qualunque altro fungo, ma ha bisogno di un procedimento particolare, affinché il suo sapore rimanga intatto. Evitate dunque di lavarlo sotto l’acqua corrente o di metterlo in ammollo, ma seguite le seguenti indicazioni:
  • con un coltello eliminate la terra dal gambo, raschiando in superficie, se necessario;
  • bagnate un panno di cotone e passatelo sul gambo, in modo da eliminare eventuali residui di terra;
  • staccate la testa dal gambo, agendo con molta delicatezza e ruotando leggermente le due parti in direzione opposta;
  • raschiate ora la testa del gambo (sia la parte esterna che quella interna), sempre operando con delicatezza, per eliminare terra o eventuali tracce di foglie rimaste attaccate;
  • con il panno di cotone umido strofinate con cura la testa del porcino, evitando di inzupparla.
Ora il vostro fungo porcino è pronto per essere tagliato a pezzetti (nel caso lo vogliate utilizzare per condire un risotto, ad esempio) o per essere cotto in padella con olio, sale, aglio e prezzemolo. Buona raccolta e… buon appetito!

Pozzuoli

A tutti i folli

A tutti i folli.
I solitari.
I ribelli.
Quelli che non si adattano.
Quelli che non ci stanno.
Quelli che sembrano sempre fuori luogo.
Quelli che vedono le cose in modo differente.
Quelli che non si adattano alle regole. E non hanno rispetto per lo status quo.
Potete essere d’accordo con loro o non essere d’accordo.
Li potete glorificare o diffamare.
L’unica cosa che non potete fare è ignorarli.
Perché cambiano le cose.
Spingono la razza umana in avanti.
E mentre qualcuno li considera dei folli, noi li consideriamo dei geni.
Perché le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero.

Steve Jobs 

Le grotte oracolari

Gli antri oracolari
Per le popolazioni antiche, le grotte erano spesso misteriose sedi oracolari, nelle quali officiavano donne, dotate di facoltà profetiche. Generalmente il responso veniva dispensato in versi ai consultanti. Alcune di queste grotte erano dedicate ad un qualche eroe che, assurto allo stato di entità divina, parlava mediante il sogno direttamente agli interroganti. Nel primo caso,abbiamo l’esempio dei rinomati oracoli di Delfi e di Cuma e altri ancora, nei quali agivano le leggendarie Sibille. Secondo Strabone, quello di Delfi consisteva in una caverna profonda, alla quale si entrava per un passaggio angusto. Da questa fuoriuscivano esalazioni, mediante le quali si determinava una esaltazione che derivava da qualcosa di sovrumano. Sulla bocca di un secondo crepaccio era posto un alto tripode, sul quale prendeva posto la sacerdotessa di turno e da lì essa inalava il vapore portentoso che le infondeva l’afflato profetico. Ben più drammatica,è la descrizione che ci fa Virgilio di quanto avveniva nell’antro di Cuma: Enea viaggia di profezia in profezia fino a che, giunto a Cuma, si trova ad assistere alla sconvolgente manifestazione del furore sacro della Sibilla Cumana. Gli oracoli sembrano essere in stretta connessione con l’anima della Terra. mediante lo ”Stomas Ge” (letteralmente, la “bocca della terra”) che si apriva immediatamente sotto il Sacro Tripode. In una simile situazione, persino Apollo, Dio della luce, appare nella sua collocazione tellurica, nel suo aspetto di entità tenebrosa, che trasmette l’afflato profetico, attingendo alle profondità della terra. Tuttavia, anche a Delfi il Dio, uccidendo il serpente, figlio della Madre Terra, ne acquisisce la voce divinatoria; si trasforma, diviene lui stesso l’incontrastato Signore degli antri oracolari e dell’arte della divinazione. Perchè il Grande Serpente, nato dalla terra, è il simbolo del mistero della facoltà oracolare. In questo caso si tratta di oracoli del tipo estatico, dove le profetesse designate erano colte da stupore e poi da furore, quindi, dopo essere cadute in possesso del Dio, dalle loro labbra, in versi poetici, fluiva il vaticinio. A differenza degli antri delle Sibille,vi erano grotte d'altro tipo, e talvolta con caratteristiche ancora più oscure, erano le grotte oracolari del tipo “incubatorio”, come, ad esempio, quella di Trofonio, nella Beozia nord occidentale. il consultante si metteva in contatto diretto con il Nume di quelle sotterraneità oracolari, che erano in realtà dei sepolcri. Si trattava,quindi di una sorta di cenotafi, dedicati ad un qualche eroe che durante la vita si era distinto per delle gesta straordinarie. Trofonio era stato un grande architetto che come merito specifico aveva quello di avere ideato il tempio di Delfi. Terminata l’opera, gli accadde però di essere inghiottito dalla terra. Essendo poi stata la Beozia colpita da una preoccupante siccità, gli abitanti si recarono a consultare l’oracolo di Delfi. Il responso fu che la siccità sarebbe cessata, solamente se avessero consacrato a Trofonio un antro che si trovava nella foresta di Lebadeia. Questo era il luogo dove il leggendario architetto era scomparso ingoiato dalla terra. Da allora esso cominciò ad emettere vaticini, divenendo così una delle caverne oracolari più celebri di tutta l’Ellade. Perchè l’autore del tempio di Delfi era diventato parte di quell’universo sotterraneo, da cui agli uomini provengono i vaticini. “Sotterraneità” vuole però anche dire invisibilità, vale a dire un “luogo senza tempo” che in quanto tale, possiede in sé sia il passato che il futuro. Si disse anche che Trofonio fosse un figlio di Apollo Delfico, quindi un’ ipostasi del Dio medesimo. Ma la grotta oracolare di Lebadeia era celebre, oltre che per i suoi responsi, anche per il modo in cui li si otteneva. Chi vi entrava si trovava subito immerso in una profonda oscurità. Dopodichè, levata al nume una preghiera, restava per un po’ in uno stato di dormiveglia. Quindi percepiva un tocco leggero che gli sfiorava il capo, a cui seguiva la sensazione che le ossa del cranio si dissolvessero, dando così modo all’anima di uscire dal corpo liberamente. Si aveva poi l’impressione che l’anima liberata dal corpo fosse divenuta simile ad una vela gonfiata dal vento. A questo, seguiva la visione della danza delle sfere, accompagnata dalla loro armonia inenarrabile. Il movimento delle sfere è descritto come il muoversi di una spirale cosmica, al disotto della quale si scorgeva un abisso tormentoso e perennemente privo di pace, dal quale giungevano urla disperate e gemiti di animali sofferenti. A parte il baratro terrificante, dal punto in cui il consultante si trovava era possibile scorgere una parte del regno della potente Persefone. Da lì si aveva la visione dello Stige, le cui acque separano il mondo delle tenebre da quello della luce. Nel racconto che ci fa Plutarco, a un dato momento interveniva una enigmatica guida che, tuttavia, restava al consultante invisibile. Da questa egli avrebbe appreso che quattro sono i principi di tutto ciò che “ è ”: quello della vita, quello del movimento, quello della generazione e quello della dissoluzione. Nel regno dell’“Invisibile” l’Unità unisce la vita al movimento, l’Intelletto unisce il Movimento alla Generazione e questa, nel regno della Natura, si unisce alla Dissoluzione. Come possiamo rilevare, nei due generi di antri oracolari l’uno induce nel sacerdote, ma più di frequente in una sacerdotessa, uno stato di possessione, l’altro, quello di tipo incubatorio, una sorta di traslazione dell’anima mediante la quale, si giunge a conoscere una dimensione ulteriore e ad acquisire una vera e propria iniziazione. Perché, in certi casi, entrare in queste grotte era come scendere agli inferi e conoscere ciò che è oltre il tempo e che appartiene all’Invisibile.

Il cervello le emozioni e il tempo

Emozioni e conseguente percezione del tempo
 E' capitato a tutti di accorgersi che durante una forte emozione, il tempo scorre in maniera diversa. Quando si ha un emozione forte un minuto è interminabile Quando invece si è felici e appagati quello stesso minuto vola E' possibile che le nostre emozioni riescano a influenzare il tempo? Sicuramente, un minuto dura 60 secondi, ragion per cui, non è il tempo a cambiare, ma le nostre condizioni psicologiche della percezione del tempo. Le emozioni sono una componente importantissima della fisiologia relazionale umana. A tutt'oggi si fanno studi sugli stati emozionali della persona,tralasciando però in genere la percezione temporale in stati emotivamente forti. Che cos'è l’emozione? Come nasce? Fisiologicamente è l’elaborazione da parte dei neuroni di uno stimolo, il nostro sistema nervoso dà una risposta,secernendo varie sostanze, citochine ed ormoni. Si può affermare quindi, che un’emozione può essere un’alterazione dell’omeostasi psichica, provocata da un ricordo passato.

C'era l'elettricità nella Grecia antica ?

ROBOT ED ENERGIA ELETTRICA NELL’ANTICA GRECIA Il palazzo di Alcinoo è illuminato da una luce di origine ignota: “C’era uno splendore come di sole o di luna per la casa dall’alto tetto del magnanimo Alcinoo. E pareti di bronzo si stendevano”. Di guardia ci sono due cani, d’argento ma semimoventi: “E d’oro e d’argento da un lato e dall’altro erano i cani che Efesto aveva forgiato con genialità di artista per far la guardia alla casa di Alcinoo. Erano immortali e immuni da vecchiaia per sempre”. Sono cioè dei robot e sono opera del dio della tecnologia, Efesto appunto. Non è chiaro poi se i fanciulli d’oro che reggono fiaccole accese siano anch’essi dei robot o delle semplici statue: “Giovinetti d’oro stavano sui piedistalli ben costruiti, recando in mano fiaccole accese: facevano lume durante la notte ai convitati nella sala”. L’idea di descrivere creature meccaniche semimoventi non è rara nella tradizione antica. Era famosa, per esempio, un’altra creatura, di nome Talos, un gigante di bronzo, un robot, anch’esso opera di Efesto, realizzato per custodire il tesoro degli dei nell’isola di Lemno. Dall’antica Creta minoica, giunge fino a noi, superando cinquemila anni di storia, la leggenda di Talos, l’uomo di Bronzo. Si trattava di una sorta di “robot”, opera o di Efesto (un dio greco lavoratore dei metalli), che ne aveva fatto dono al leggendario re di Creta Minosse, o di Dedalo (considerato l’inventore della statuaria in Grecia). Callimaco fu uno scultore, pittore ed orefice greco del V secolo a.C. Discepolo di Fidia insieme ad Alcamene, le fonti gli attribuiscono l'invenzione del capitello corinzio. Sua era l'invenzione di una lampada d'oro che bruciava giorno e notte nell'Eretteo di Atene.
ll luogo dove regnava Alcinoo si chiamava Scheria, che secondo gli studi maggiormente accreditati doveva trattarsi di Corcira ora chiamata Corfù,[3] tale teoria troverebbe conferma grazie a Tucidide, storico dell'epoca, che collocava i Feaci in quell'isola. [4] Altre ipotesi prevedono invece che l'isola fosse l'odierna Ischia o l'Istria.

Barzelletta politica

Barzelletta 
 Un tizio arriva con la macchina, piuttosto scassata, davanti a Montecitorio, e posteggia proprio in mezzo alla strada. Un vigile gli si avvicina e gli dice: "Ma cosa fa? Non si può parcheggiare qui!" "Perchè?" "Come perchè?" "Perchè qui ci passano Ministri, Deputati, Senatori, ..." E il tizio: " non m'interessa  Tanto io ho l'antifurto!"
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