sabato 17 novembre 2012

Vita in Antartide

Antartide: collisione iceberg rivela nuove specie marine Spugne multicolori, pesci e stelle marine grandi quanto borchie di auto
SYDNEY - La collisione fra due massicci iceberg nell'Antartide orientale lo scorso anno ha portato alla luce una gran varieta' di specie marine finora sconosciute, ora documentate da oceanografi australiani.
L'iceberg lungo 78 km si era separato dal ghiacciaio di Mertz dopo essere stato speronato da un altro gigantesco iceberg e ha esposto una sezione dell'oceano meridionale prima coperta da centinaia di metri di ghiaccio, offrendo agli scienziati la possibilita' di condurre esperimenti che aiuteranno a comprendere i fenomeni del cambiamento climatico.
In questa estate australe circa 40 scienziati australiani e internazionali, coordinati dalla Divisione antartica australiana, hanno visitato la regione e hanno potuto azionare telecamere sottomarine, dove si trovava la lingua del ghiacciaio.
E hanno scoperto nuove specie, fra cui spugne multicolori e pesci, oltre a stelle marine grandi quanto borchie di auto.
E' stata anche osservata una riduzione della salinita' dell'oceano attorno al ghiacciaio, e gli scienziati contano di poter studiare gli effetti di questo evento naturale sulle correnti, e di usare le informazioni per formulare previsioni sul cambiamento climatico. ''Improvvisamente la geometria dell'Antartide e' cambiata'', ha detto alla radio australiana Abc l'oceanografo Steve Rintoul che ha guidato il progetto.
''E' stata una specie di esperimento naturale, in cui il distacco della lingua del ghiacciaio non e' stato causato dal cambiamento climatico''.
Fra i risultati biologici non previsti, vi e' stato il rilascio di 10 mila metri quadrati di ghiaccio nell'oceano, quando ha navigato alla deriva in acque piu' calde.
La successiva liquefazione ha ridotto la salinita' delle acque facendo scattare un'intensa fioritura di fitoplancton, che per crescere ha bisogno di luce e di sostanze nutrienti oltre a una piccola quantita' di ferro, che solitamente discende con la polvere dall'atmosfera.
''L'antico ghiaccio aveva accumulato decenni di polvere di ferro, e quando si e' distaccato e si e' disciolto, ha rifornito in una sola stagione il fitoplancton di una dose fra 20 e 40 anni di ferro'', ha spiegato Rintoul.

Tratto da Ansa.it

Valida questa teoria se spazio e tempo non esistono

Namastè Tiziano Terzani

Il suo pensiero nasce da una vita di 66 anni spesa girando il mondo per 30 anni, cercando un sistema di vita diverso. Una simpatica intervista a Tiziano Terzani del 2002.
Colpisce la naturalezza e la semplicità di questo straordinario uomo, il suo grande amore per la vita e la natura.
Le sue parole sono come carezze che toccano l'animo e incoraggiano a guardare la vita con più umiltà.
Meravigliosa la sua visione degli opposti " l'armonia degli opposti" : la perenne contraddizione serve a sviluppare un pensiero critico scevro di utopie.
Punto focale è la tolleranza e la convivenza pacifica forse impossibili ma sempre auspicabili.
Tutte le rivoluzioni sono un fallimento(la storia lo insegna)la sola rivoluzione possibile è quella dentro di noi".
Cominciando da li ognuno di noi può dare la goccia che rivoluzionerà l'oceano della pace nel mondo.

la guerra un aberrazione solo umana

QUESTO SUCCEDE IN AMERICA!!!!
  QUANDO ANCHE DA NOI????

Villa Torlonia

Villa Torlonia è il risultato di una serie di trasformazioni della tenuta sulla Via Nomentana appartenuta ai Pamphilj, poi ai Colonna e passata nel 1797 ai Torlonia, giunti dalla Francia intorno al 1750, e divenuti marchesi. La Villa venne acquistata da Giovanni Torlonia (1754-1829) che ne affidò la sistemazione all'architetto Giuseppe Valadier; questi modificò e ampliò l'edificio padronale, edificò le Scuderie, rimaneggiò il Casino Abbati (l'attuale Casino dei Principi), inserì diverse fontane e diede all'ingresso un maestoso portale, poi demolito con l'ampliamento della via Nomentana. Valadier intervenne anche nel giardino, organizzato in viali simmetrici convergenti in direzione degli edifici. Sia la Villa che le altre proprietà della famiglia vennero arredate con opere d'arte provenienti da scavi o dall'acquisto di importanti collezioni.
Alla morte del principe Giovanni l'eredità venne divisa fra i tre figli maschi, Marino, Carlo e Alessandro. Nel 1832 Alessandro diede l'avvio a un ambizioso rinnovamento della Villa, sotto la direzione del novarese Giovan Battista Caretti (1808-1878), che progettò l'ampliamento del Casino Nobile, la trasformazione del Casino Abbati nel paludato Casino dei Principi e delle scuderie valaderiane nelle scuderie neogotiche. Secondo il gusto eclettico del tempo, inoltre, vennero edificate alcune piccole fabbriche a decoro del parco: l'Anfiteatro, il Caffehaus e la Cappella di S. Alessandro (oggi non più esistenti), i Falsi Ruderi, il Tempio di Saturno e la Tribuna con Fontana. Per quasi dieci anni Caretti diresse il lavoro di una foltissima schiera di pittori, scultori, architetti, fonditori, decoratori, scalpellini, nelle varie fabbriche della Villa, eseguendo personalmente buona parte degli ornati. Nel 1840 però, per motivi non chiari, la fiducia di Alessandro Torlonia verso di lui venne meno e al suo posto furono chiamati due nuovi architetti.

 Il tempio di Saturno
Quintiliano Raimondi (1794-1848), già artefice della Villa Carolina di Castelgandolfo per il fratello di Alessandro, Carlo, progettò un Teatro e una Aranciera (oggi chiamata "Limonaia") mentre a Giuseppe Jappelli, già ideatore di splendidi giardini all'inglese nel Veneto, venne affidata la sistemazione dell'area a sud della Villa che, tra viali serpentinati, montagnole, laghetti e piante esotiche, si arricchì di edifici e di arredi di gusto fantastico come la Capanna Svizzera, la Serra e la Torre Moresca, la Grotta e il Campo da Tornei. Il grandioso programma autocelebrativo di Alessandro culminò, nel 1842, con l'erezione di due Obelischi in granito rosa, fatti scolpire e trasportare da Baveno e dedicati alla memoria dei genitori.
Nonostante le premesse, Villa Torlonia fu solo in pochissimi casi quel ritrovo mondano e fastoso per la nobiltà romana e straniera che Alessandro avrebbe voluto: l'infermità della moglie Teresa Colonna, sposata nel 1840, la morte di una delle due figlie, quella dell'amato fratello Carlo e la mancanza di un erede maschio, indussero il Principe a una vita sempre più ritirata e dedita ad opere pubbliche. Con il matrimonio, nel 1872, dell'unica erede, Anna Maria, con Giulio Borghese (che assunse il cognome Torlonia per assicurare continuità dinastica), vi fu una ripresa di interesse per la Villa e la costruzione del Teatro venne finalmente conclusa. Alla morte di Alessandro la figlia si limitò a mantenere l'immenso patrimonio, dedicandosi quasi esclusivamente a opere di beneficenza. Quando, nel 1901, Giovanni jr (1873-1939) cumulò sia l'eredità materna che quella diretta del nonno Alessandro, avviò una diversa gestione, impostando una politica di rilancio del nome di famiglia; alternò l'attività politica alla conduzione su modelli all'avanguardia delle sue aziende, ma si dedicò anche alle residenze, in particolare alla Villa sulla via Nomentana. All'interno del nuovo muro di cinta (1910) fece costruire il Villino Medioevale (1906), il Villino Rosso e il Villino del Portiere (1920) e trasformare la Capanna Svizzera nella Casina delle Civette (E. Gennari – V. Fasolo 1908, 1913, 1916-19). I nuovi edifici furono per lo più destinati ad abitazione: il principe risiedette quasi sempre nella Casina delle Civette, suo padre Giulio Borghese abitò fino alla morte (1915) nel Villino Medievale e il personale di servizio occupò i manufatti minori. 

 casina delle civette














           villino medioevale
Ma, al fervore giovanile di grandiose iniziative subentrò una maturità sempre più scontrosa e solitaria, popolata di ossessioni come quella delle civette. Nel 1919 fu scoperto un grande cimitero ebraico sotterraneo, nell'area nord–ovest della Villa. Nel 1925 la Villa venne offerta come residenza a Mussolini che vi restò anche dopo la morte del principe (1939), fino al 1943. La presenza di Mussolini non comportò sostanziali modifiche; il Duce alloggiava nel Palazzo, utilizzando il Villino Medievale e la Limonia per la proiezione di filmati, feste e incontri culturali e il Campo da Tornei come campo da tennis. Anche il Parco non subì particolari interventi, tranne gli orti di guerra voluti dalla moglie del Duce.

Nel giugno del 1944 tutto il complesso fu occupato dalle truppe del comando anglo - americano che vi rimase fino al 1947, causando considerevoli danni; quando i Torlonia ne tornarono in possesso provvidero solo in pochi casi a interventi di recupero. Nel 1977 la Villa è stata espropriata dal Comune di Roma e dal 1978 è aperta al pubblico. 

Ora, grazie ai numerosi restauri eseguiti, è tornata ai suoi antichi splendori

LA MANO DELLA SPERANZA,

Ecco l'immagine che dal 2002 sta facendo il giro del mondo e che personalmente credo non smetterà mai di girare...
LA MANO DELLA SPERANZA, ecco il nome dato alla foto, testimonianza di un intervento di schiena bifida su un feto di appena 21 settimane.
La mano che afferra il dito del chirurgo che lo sta operando è quella di Samuel Alexander Armas nato il 28 dicembre del 1999.
Michael Clancy, il fotografo autore di questo scatto, stava documentando l’operazione realizzata all’università Vanderbilt di Nashville in Tennessee, ad un certo punto, in maniera del tutto inaspettata, la mano di Samuel uscì dall’utero della madre ed afferrò il dito del chirurgo, il dottor Joseph Bruner... Un'emozione simile credo sia indimenticabile.

Credo che sia una delle immagini più belle apparse su FB Sopratutto perchè è vera. 

Namastè a questa meravigliosa creatura allo staff di chirurghi e un grazie al fotografo che ha voluto condividere questo meraviglioso evento

Il codice a barre

Se hai più di 65 anni e sei malato di cancro (e sei povero)MUORI

"Il farmaco anticancro costa troppo". Niente cura salvavita per le over 65 I tagli alla sanità si fanno sempre più stringenti. Al punto da creare vere e proprie discriminazioni. Così è successo in Veneto, dove un farmaco antitumorale è stato negato alle pazienti sopra i 65 anni per motivi economici. La 'sentenza' è contenuta nel decreto 196 del 3 ottobre 2012, che avalla la decisione della Commissione tecnica - che sceglie i farmaci da inserire nel prontuario regionale - di imporre il limite d'età per l'Abraxane: una terapia "indicata nel trattamento del tumore metastatico della mammella in pazienti adulte che hanno fallito il trattamento di prima linea e per le quali la terapia standard non è indicata". Come racconta il Corriere del Veneto, per le over 65 col cancro al seno degenerato in metastasi, la commissione suggerisce un medicinale generico, che costa molto meno, ma -secondo gli esperti- è più tossico e meno efficace. Sei cicli di trattamento con Abraxane costano in totale 8.733 euro, mentre col generico costano 2.208 euro. Ecco poi la differenza di spesa totale per le 243 malate colpite in Veneto dalla patologia in questione: 2.043.562 euro contro 516.672. Un milione e mezzo di risparmio. "Una discriminazione insopportabile e incostituzionale, il diritto alla salute non può essere limitato per esigenze di cassa. E' un pericoloso precedente". Questo il commento di Federanziani, che ha inviato una lettera al governatore Luca Zaia per chiedere l'immediata cancellazione del limite d'età, caso unico in Italia. In alternativa, è pronto un esposto al presidente della Repubblica e alla Corte europea per i diritti dell'uomo.

omnes oblivione eris,( tutto andrà nel dimenticatoio)

Degli episodi di violenza tra manifestanti e polizia, avvenuti due giorni fa durante il corteo di studenti che ha sfilato per le vie della capitale, si continua a parlare.
La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta per accertare la corretta gestione dell'ordine pubblico.
A gettare ulteriore benzina sul fuoco dopo le polemiche delle scorse ore, c'è un video amatoriale pubblicato su Repubblica.
Un sequel di immagini che hanno fatto scalpore: il corteo di studenti che corrono in via Arenula e una 'pioggia' di gas lacrimogeni (che sembrano?) provenire dalle finestre del Ministero della Giustizia.
Il questore della capitale, Fulvio Della Rocca, ha dato una sua personale ricostruzione di quanto accaduto rivendicando una possibile appartenenza delle capsule alle sue forze dell'ordine: "L'ipotesi più probabile è che siano gas della polizia, quello che si vede nel video è un effetto di rimbalzo". In altre parole i lacrimogeni sarebbero stati lanciati, con usuale traiettoria 'a parabola', dai poliziotti e avrebbero colpito l'edificio tornando indietro.“ 

„IPOTESI E INDAGINI - Il ministro della giustizia, Paola Severino, ha disposto un'indagine interna per fare chiarezza su quanto accaduto. "Non posso escludere nessuna ipotesi" ha dichiarato. "Le verifiche proseguiranno con il massimo impegno.
L'indagine sarà lunga ma rigorosa". Il ministro, incontrando il generale Enrico Cataldi, comandante del Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche, ha poi dato disposizione che il video sia sottoposto all'esame del Racis per una verifica puntuale sulla traiettoria dei lacrimogeni.
Al video si aggiunge la capsula di un lacrimogeno, trovata mercoledì scorso dopo gli scontri, nel cortile interno del ministero.
Oggetto a cui in un primo tempo non si è dato peso, ma che ora alla luce di quanto emerso, è certamente da analizzare.“

Chiunque sia provvisto di occhi può constatare che le scie partono dall'alto non dal basso per un eventuale impatto (E' EVIDENTE A TUTTI)chi può fare affermazioni simili non si è dato la minima pena di guardare quel video.
Certo che le indagini saranno lunghe (non avevamo dubbi in proposito) E'la prassi COSTANTE il tempo è un grande alleato in certi casi (e si salva così capra e cavoli)

Lacrimogeni sparati dal Ministero: - Video - Corriere TV

Lacrimogeni sparati dal Ministero: - Video - Corriere TV
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