sabato 6 ottobre 2012

Foto bellissima

Lo sapevi che...

Lo sapevi che la caffeina fu isolata per la prima volta nel 1820 e che non si trova solo nei chicchi di caffè, ma in ben 60 piante, tra cui guaranà, piante di cola e foglie di tè? E che i suoi effetti sull’organismo durano circa tre ore? O che anche i prodotti decaffeinati ne contengono una dose, seppure minima? Sono tutte informazioni ricavate da un’infografica che svela anche gli effetti positivi e negativi della 1,3,7-trimetilxantina(il nome chimico della caffeina, ndr).

La caffeina agisce sul nostro umore, incrementando i livelli di dopamina e bloccando i recettori dell’adenosina (quando i livelli di adenosina nel cervello raggiungono certi valori, il corpo tende al sonno, ndr). Migliora temporaneamente memoria, attenzione e comprensione, chiarezza della visione e riflessi. E’ scientificamente provato che incrementa le performance degli sportivi e questo spiega perché il Comitato Olimpico Internazionale ne vieta l’uso prima delle gare.
Tra gli effetti collaterali della caffeina, i più noti sono insonnia, frequenti minzioni e diarrea. Inoltre può provocare dipendenza fisica ed essere letale, sebbene il limite di assunzione perché diventi un veleno mortale è alto: bisogna assumere 100 tazze di caffè in un intervallo di tempo di 4 ore.

Le pietre che camminano

Il mistero delle pietre che camminano: Da decenni, le rocce mobili della Valle della Morte sconcertano gli scienziati. Ma oggi una ricerca della NASA potrebbe aver risolto l'enigma.
Una delle misteriose pietre che "camminano” nel Death Valley National Park (la Valle della Morte tra California e Nevada) lascia dietro di sé la scia del proprio passaggio. Le pietre si trovano nel Racetrack ("pista da corsa”), il letto di un lago asciutto nella Valle della Morte, e rappresentano un fenomeno che sconcerta gli studiosi fin dagli anni Quaranta del Novecento. Benché si ritenga che le pietre si muovano alla stessa velocità di un uomo in cammino, nessuno le ha mai viste in movimento. Gli studi condotti in passato hanno escluso che la gravità o i terremoti possano essere annoverate fra le cause degli spostamenti. Ora però uno studio condotto dal Goddard Space Flight Center della NASA sembra avvalorare l'ipotesi che, durante l'inverno, le pietre possano scivolare su piccoli "collari” di ghiaccio. Secondo Cynthia Cheung, primo ricercatore del progetto, questi si formerebbero attorno alle rocce quando l'acqua scende dalle colline circostanti e si ghiaccia sul letto del lago. Più acqua che scorre potrebbe consentire alle pietre di "galleggiare”. Una squadra composta da laureandi e dottorandi si occupa di studiare i dati prodotti da minuscoli sensori posti sotto la superficie del suolo per monitorare i flussi dell'acqua. È stato così scoperto che i sensori registrano temperature di congelamento in marzo, le quali fornirebbero le circostanze adatte alla formazione dei collari di ghiaccio. Cionostante, la teoria dei collari di ghiaccio è tutt'altro che consolidata, sottolinea Cheung: "Le difficili condizioni dei vari microclimi del deserto comportano che ogni roccia possa essere mossa da una forza diversa, e potrebbe esserci più di un'ipotesi che spiega gli spostamenti".
A volte le pietre si spostano in coppie (come in quest'immagine scattata nell'estate 2010), forse, ipotizza Cheung, grazie a un unico "tappeto” di ghiaccio in comune.

Monza, il tesoro di Teodolinda

La Corona Ferrea o Corona del Ferro è un'antica e preziosa corona che venne usata dall'Alto Medioevo fino al XIX secolo per l'incoronazione dei Re d'Italia. Per lungo tempo, gli imperatori del Sacro Romano Impero ricevettero questa incoronazione. All'interno della corona vi è una lamina circolare di metallo: la tradizione vuole che essa sia stata forgiata con il ferro di uno dei chiodi che servirono alla crocifissione di Gesù. Per questo motivo la corona è venerata anche come reliquia, ed è custodita nel duomo di Monza nella Cappella di Teodolinda.

La nostra spazzatura uccide

Uccisi dalla plastica i capodogli spiaggiati in Puglia
Buste di plastica, pezzi di corda, scatole e contenitori di vari materiali sono stati trovati nello stomaco di quattro dei sette capodogli piaggiati in località Foce Varano, nel comune di Peschici, sul Gargano, in Puglia. La scoperta è stata compiuta dal professore Giuseppe Nascetti, pro-rettore dell'università della Tuscia, ritenuto uno massimi esperiti mondiali di parassitologia ed ecologia marina, chiamato come esperto a valutare le cause dello spiaggiamento e della successiva morte dei cetacei. Secondo Nascetti, i capodogli potrebbero aver scambiato gli oggetti trovati nei loro stomaci per calamari, unico cibo di cui si nutrono. "Quello che sembrava il capobranco - spiega l'esperto - ne aveva lo stomaco colmo. Un pò meno gli altri tre. Ma la morte di tutti e sette gli esemplari è riconducibile al fatto che i tre capodogli che non avevano ingerito oggetti di plastica abbiano seguito il capobranco andando come lui a morire sulla spiaggia. Un comportamento legato allo spirito gregario ai gruppi di giovani maschi". Nei prossimi giorni Nascetti invierà una dettagliata relazione sui risultati dei suoi rilievi sulle carcasse dei capodogli alle autorità pugliesi e al ministero dell'Ambiente. Nascetti ha ipotizzato anche le ragioni che potrebbero aver "ingannato" i capodogli, facendo loro scambiare le buste di plastica e gli altri oggetti trovati nei loro stomaci per calamari. "Ritengo - spiega - che siano stati disturbati dall'intenso traffico delle navi nell'Adriatico. E non solo quelle militari con i loro sonar. Alcune grandi imbarcazioni eseguono ricerche di idrocarburi al di sotto dei fondali marini emettendo forti ed improvvisi rumori che interferiscono con i sistemi di ricerca di cibo dei capidogli disorientandoli". Per Nascetti tutti gli spiaggiamenti di cetacei che avvengono sono riconducibili all'inquinamento materiale e acustico che, dopo la terraferma, sta invadendo anche i mari.

Myanmar - Birmania

Myanmar - Birmania Affascinante Paese ricco di tradizioni con una cultura millenaria, il Myanmar chiamato anche “Il Paese delle Mille Pagode” o “la Terra dorata”, offre l’opportunità di immergersi totalmente nell’essenza della cultura e della filosofia buddhista. Il Myanmar è probabilmente il Paese che in Oriente ha il maggior numero di templi buddhisti antichi e moderni; alcuni di essi come la Shwedagon Pagoda di Yangon, l’Ananda Pahto, il Shwegugyi Pahto e la Shwezigon Pagoda di Bagan, la Shwemawdaw Pagoda di Bago sono imponenti capolavori architettonici costruiti tra l’800 e il 1.100 DC con grande uso di materiali pregiati come l’oro e le pietre preziose. L’atmosfera che regna all’interno di questi templi è magica; monaci e fedeli si incontrano quotidianamente per pregare, fare offerte al Buddha e ai numerosi spiriti (NAT) importanti nella vita di ogni uomo o donna birmana. I templi sono anche luoghi per riposare, per parlare, incontrarsi, meditare; sono il fulcro, l’essenza della filosofia di vita in Myanmar.

Centrali nucleari funzionanti in Europa

Ci sono 195 centrali nucleari. In Europa
La cosa incredibile è che in Italia non ce n'è nemmeno una...però siamo sicuri che se succedesse qualcosa nei paesi confinanti, la nube nucleare si fermerebbe al confine ?

Tartaruga al Faraana Reef di Sharm el Sheikh in Egitto

La tartaruga di questa specie, Eretmochelys imbricata, è la più frequente in Mar Rosso dove si riproduce lungo tutte le coste. Il periodo riproduttivo si estende da Febbraio a Luglio. Il maschio si riconosce dalla coda allungata. La tartaruga embricata si ciba in prevalenza di spugne, coralli molli della barriera ed altri invertebrati bentonici. Il carapace è uno scudo convesso a forma di cuore con quattro paia di scudi laterali. Le piastre cornee sono caratteristicamente sovrapposte tra loro da ciò il nome della specie. E' una tartaruga che può raggiungere il metro di lunghezza e superare i 130 chili di peso. E' sottoposta ad una caccia spietata per via delle bellissime piastre cornee del suo carapace.

Myxomiceti

Myxomiceti dal greco “myxa”= muco, mucillagine e “myketes”= funghi, esemplare di Fuligo septicada cui il nome popolare di funghi mucillaginosi
Se ne ritrovano descrizioni scientifiche fin dal 1600, dove vengono classificati come “funghi”; nel 1800 vengono posti in un gruppo a sé stante, i “Myxomycetes”, anche se sempre all'interno del regno dei funghi (Fungi). Per alcuni studiosi, trattandosi di esseri che in alcuni stadi della vita assumono caratteristiche animali mentre in altri quelle di funghi, meriterebbero di essere collocati in un regno a sé stante, i Mycetozoa. Attualmente sono collocati, sempre con il nome di Mycetozoa, come sottogruppo all'interno del phylum degli Amoebozoa. Ma non è ancora detta l'ultima parola... Gli “slime molds” nascono infatti da una spora, come i funghi; da questa spora si sviluppa una cellula ameboide, dotata di flagelli per la deambulazione; quando due di queste amebe si fondono si forma una cellula che può arrivare ad avere anche migliaia di nuclei, detta plasmodio, che forma una massa gelatinosa in grado di muoversi in cerca di cibo. Se le condizioni ambientali sono adatte tale massa produce dei corpi fruttiferi nei quali maturano le spore.
questo slime è il diffuso Physarum polycephalum Il plasmodio può formare un'unica massa anche di 50 metri quadrati, e il suo movimento può raggiungere diversi centimetri all'ora, a seconda della disponibilità di cibo. Si cibano di vegetazione marcescente, batteri, funghi e altri slime. Vivono in luoghi umidi, nei boschi e nelle foreste, su letti di foglie, nel sottobosco, su tronchi caduti. Incredibile ma vero vi sono studi, come quello riportato nell'articolo “Intelligence: Maze-Solving by an Amoeboid Organism,” di Toshiyuki Nakagaki, Hiroyasu Yamada e Ágota Tóth, pubblicato su Nature, vol. 407, settembre 2000, p. 470, in cui uno “slime”, il comune Physarum polycephalum, riesce ad orientarsi in un labirinto, facendo così concorrenza ai topi da laboratorio.

Pogonofori

Pogonofori
Considerati affini agli Anellidi, i pogonofori sono gli unici animali non parassiti privi di tubo digerente. Il loro corpo è protetto da un tubo chitinoso lungo da qualche centimetro a due metri, conficcato sul fondo marino. Sono dotati di uno o più tentacoli cavi che possono ritirarsi dentro al tubo. Il cibo, catturato mediante i tentacoli, viene digerito in una cavità formata temporaneamente dai tentacoli stessi, i quali provvedono anche ad assorbire i nutrienti. I tentacoli espletano anche attività respiratoria. Sono animali sessuati, la cui biologia è tuttora pressoché sconosciuta e la cui collocazione sistematica è tuttora incerta. La loro velocità di crescita, dipendente dalle risorse, va da 1-2 centimetri all'anno fino all'incredibile ritmo di 80 centimetri all'anno.

Ne sono stati reperiti esemplari anche a 9000 metri di profondità, in varie aree del pianeta. Alcune specie di Pogonofori vivono in simbiosi con batteri che metabolizzano l'acido solfidrico delle sorgenti termali sottomarine, riuscendo così a sopravvivere in habitat caratterizzati da condizioni di vita infernale in quanto a pressione, temperatura e scarsità di cibo “normale”, ambienti tra l'altro privi completamente di luce e poveri di ossigeno, tanto che i Pogonofori e le altre specie che abitano queste particolari nicchie ecologiche risultano di grande interesse per gli studiosi di esobiologia, ovvero la disciplina che studia le possibilità di vita su altri pianeti. Particolarmente interessante e aggiornato al riguardo è il volume di Cesare Guaita, “Alla ricerca della vita nel sistema solare”, che prima di farci viaggiare nelle stelle ci porta appunto a visitare gli abissi oceanici, in particolare il formidabile sito denominato “Rose Garden”, scoperto negli anni '70 dal batiscafo Alvin presso le isole Galapagos. Il nome “Rose Garden” è dovuto all'incredibile rigoglio della fauna del luogo, che fino a pochi anni fa sarebbe stato giudicato inadatto alla vita, mentre è un brulicare di bivalvi, granchi e una vera e propria foresta di pogonofori, come il Riftia pachyptila.

Viaggio dentro la cellula

Viaggio dentro la cellula 
Tutti gli esseri viventi possiedono dei geni che si trovano dentro le loro cellule Tutti gli organismi, qualunque sia la loro forma, sono costituiti da cellule. Gli organismi più semplici sono formati da una sola cellula, e per questo vengono denominati "organismi unicellulari". Per esempio tutti i batteri sono degli organismi unicellulari. Invece le piante, gli animali e l’uomo, che sono formati da molte cellule, sono denominati "organismi pluricellulari". Il tuo corpo, per esempio, contiene circa 100 mila miliardi di cellule (100'000'000'000'000 di cellule!). In principio, tutte le cellule del tuo corpo sono costruite secondo lo stesso modello. Esse sono circondate da un involucro (la membrana cellulare) e possiedono all’interno (nel citoplasma) numerosi altri componenti (organelli cellulari), tra i quali un nucleo cellulare che contiene i geni. I globuli rossi del sangue sono le uniche cellule che non hanno il nucleo. Le cellule degli animali sono fatte in modo simile a quelle umane. Le cellule vegetali, invece, hanno intorno alla membrana cellulare un involucro più spesso (parete cellulare). Inoltre esse hanno, tra gli organelli, i cloroplasti. A differenza delle cellule umane, animali e vegetali, i batteri sono privi di nucleo cellulare.
Le cellule eucariotiche, che rappresentano le cellule del nostro organismo, sono caratterizzate da un complesso sistema di membrane che, oltre a separare l’ambiente cellulare dal mezzo esterno, concorre a definire morfologicamente la regione nucleare e suddivide il citoplasma in compartimenti distinti detti organelli. Come per le cellule procariotiche, anche nelle cellule eucariotiche la membrana plasmatica (o plasmalemma) è implicata nell’importante funzione di trasporto, svolta da proteine che formano canali nella membrana stessa. Il plasmalemma alloggia un gran numero di proteine a funzione recettoriale che sono connesse a sistemi biochimici interni che vengono attivati non appena il recettore, sulla superficie cellulare, lega lo specifico ligando. Altre proteine presenti sulla membrana plasmatica possono riconoscere e aderire a specifiche molecole presenti sulla superficie di altre cellule; questa capacità è cruciale nello sviluppo e mantenimento dei tessuti e degli organi. A differenza dei procarioti, la membrana cellulare degli eucarioti non contiene molecole implicate nel metabolismo energetico che, invece, sono localizzate a livello degli organelli interni.

Quali integratori funzionano?


Non tutti gli integratori sono uguali. Alcuni, come il tè verde, possono vantare un buon numero di ricerche scientifiche che ne testimoniano l’efficacia, altri invece, per ora, sono fermi alle promesse. Riconoscerli non è sempre facile. Ma sul web, un po’ di tempo fa, è spuntata un’infografica che ha lo scopo di aiutarci a capire quali integratori funzionano e quali no.

Nella parte alta dell’infografica, in blu, troviamo gli integratori che possono vantare numerose evidenze scientifiche, in basso quelli che non ne hanno affatto (almeno per ora). Tra i primi ci sono il tè verde, l’acido folico, l’olio di pesce, la vitamina D e gli omega 3. In mezzo, con meno evidenze scientifiche ad attestarne l’efficacia, troviamo arginina, echinacea e vitamina C. Mentre goji, ginseng, 5htp e licopene hanno sia studi a favore che contro. Gli integratori che invece, secondo l’infografica, non vanno oltre la promesse, sarebbero la vitamina A, il ginkgo biloba e il betacarotene. Risultato: prima di acquistare un integratore e credere alle lusinghe della pubblicità, è meglio cercare su internet se ci sono studi scientifici che confermano… quanto promesso.

 Di Eugenio Spagnuolo Pubblicato 5 ottobre 2012

Dendera

I misteri del tempio di Dendera Al complesso templare di Dendera sono legate due querelle tra archeologia ufficiale e fautori dell'archeologia alternativa: lo zodiaco e le lampade di Dendera.
lo zodiaco 
Il rilievo rappresenta, in modo diverso dai criteri odierni, il cielo come era conosciuto dagli antichi egizi. Le controversie vertono, soprattutto, sulla datazione della rappresentazione. Joseph Fourier, che esaminò lo zodiaco nel 1800, lo datò al 2500 a.C. basandosi sulla situazione astronomica rappresentata. Jean-François Champollion decifrò nel rilievo i nomi degli imperatori romani Tiberio, Nerone, Claudio e Domiziano attribuendo così la data di erezione del tempio all'ultimo periodo della storia dell'antico Egitto. La, già citata, iscrizione sulle date di erezione dell'attuale tempio conferma l'ipotesi di Champollion. Recenti studi hanno rilevato come la datazione di Fourier fosse esatta per quanto riguarda la concezione del cielo: lo zodiaco di Dendera riproduce abbastanza fedelmente zodiaci mesopotamici risalenti appunto al III millennio a.C. Alcuni fautori delle teorie misteriche riguardo alla civiltà egizia affermano che analizzando attraverso sistemi computerizzati i dati ricavabili dallo zodiaco di Dendera questo dovrebbe risalire almeno al 4500 a.C., ossia prima della nascita della civiltà egizia.

I misteri del "Progetto ISIS" del KGB

Il progetto sovietico "ISIS" è nato negli anni '60 in seguito al ritrovamento nella piana delle piramidi di Giza, di una tomba risalente al 10500 Avanti Cristo, con all'interno il corpo di un presunto extraterrestre, il "Dio Osiris", il primo Faraone dell'Egitto. Nel 1959 il 43% degli "aiuti" che l'URSS dava alle nazioni in via di sviluppo erano destinati all'Egitto, inoltre nello stesso anno risultavano presenti in territorio egiziano circa 20000 soldati sovietici. Il 24 Luglio 1960 il KGB si interessò ad un racconto fatto da due beduini ricoverati in stato confusionale all'ospedale del Cairo, questi continuavano a ripetere di aver trovato la "Tomba del Visitatore".

Palazzo Chigi di Ariccia

The Doors - Riders on the storm

Le misteriose gallerie e il Colle Giove

Le misteriose gallerie e il Colle Giove
Santarcangelo di Romagna, tranquilla cittadina ubicata sul Colle Giove, nasconde una seconda città sotterranea costituita da un labirinto di corridoi, stanze e nicchie, la cui origine è tutt’oggi misteriosa. Perché, quando e da chi è stata creata? All’interno del Colle si diramano 153 ipogei artificiali ricavati nell’arenaria e nell’argilla, distribuiti su 3 livelli collegati tra loro tramite pozzi, aperture e scale, ai quali si accede dalle stesse case private e non dall’esterno (tranne in qualche raro caso), impedendo così l’entrata a qualsiasi passante.
Tramite le scale si passa da un livello inferiore ad un atro superiore Il Colle Giove presenta, fin dalla preistoria, una struttura “a gradoni” in prossimità delle cui zone pianeggianti sarebbero situate le entrate delle grotte. Sono state censite due tipologie differenti , la prima consiste in corridoi di 1,20 metri di larghezza e 2 metri di altezza, con nicchie laterali a “pettine” distribuite in sequenze regolari; la seconda comprende stanze a pianta rettangolare o circolare con colonne e coperture a cupola o a volta.
Le ipotesi sul loro utilizzo sono innumerevoli e spaziano dall’uso a deposito, fino alla frequentazione rituale dei monaci Basiliani o da popolazioni pagane devote al Dio Mitra che richiedeva la frequentazione di templi sotterranei .
tutt’oggi utilizzate, ossia il loro impiego a cantina per la conservazione di vini ed alimenti. Esistono però diverse prove, sempre secondo Pedretti, che lo escluderebbero, troppo complesse e perfette perché siano state create solo come magazzini.

Ogni abitazione ne possiede una, ogni ipogeo fa parte della quotidianità degli abitanti del paese ed è usuale vederle rientrare in una vendita catastale. Ma esse hanno un’origine ben più antica e per diversi motivi la loro funzione non può limitarsi a quello di semplice “cantina”. Il fatto di essere così complesse nella loro forma strutturale, con nicchie scavate in modo regolare ed identico, con stanze circolari perfette, con la presenza di colonne non per forza “portanti” e di pozzi che garantivano un ricambio d’aria adeguato per una certa abitabilità, ci obbliga ad interrogarci ulteriormente sulla loro autentica funzione. Sicuramente questa perfezione esecutiva porta alla teoria sul loro utilizzo a luogo di culto.
Luigi Pedretti era riuscito quasi a risalire ad una pergamena del 300 d.C. scritta in latino, greco ed egiziano in cui venivano citati gli ipogei di Sant’Arcangelo, ma risulta scomparsa dall’Istituto Pergamene di Roma. Anche l’archivio Vaticano nega di possedere alcun documento in cui vengono descritti gli ipogei.Esistono altri documenti nel 1516 e nel 1607, ma è solo dal 1701 in poi che vi è una vera e propria cascata di 134 documenti che le catalogano come depositi vinari. Tutti questi documenti anzichè trattare di una loro costruzione, riportano un valore di mercato, dunque erano già presenti nel passato?
Impossibile trovare una collocazione nel tempo se non quella che percepiamo percorrendo questi oscuri corridoi. Un’eredità dal passato che parla di un mondo parallelo, quello sotterraneo. Coloro che le hanno costruite conoscevano l’uomo, colui che ancora per noi risulta un mistero. Ancora una volta i nostri antenati ci comprendevano meglio di quanto noi gente del futuro, conosciamo loro, misteriosi popoli del passato.

L'acconciatura femminile nell'antica Roma

Nelle acconciature -come più in generale nella moda- dell'antica Roma è necessario analizzare separatamente l'età repubblicana e quella imperiale. Mentre la prima è caratterizzata ancora dalla severità della tradizione romana arcaica, la seconda, ricca degli agi e delle raffinatezze giunte dalla civiltà egizia, ellenica ed orientale, risulta più frivola, più sensibile alle mode e più rapida nei cambiamenti di costume.
L'influenza dei costumi ellenistici si fece sentire anche sulle pettinature femminili, come dimostra il successo della cosiddetta pettinatura a melone, assai diffusa nel mondo greco e riproposta a Roma con molteplici varianti, come è possibile notare attraverso i diversi ritratti femminili romani databili intorno al I secolo a.C.
Un'altra pettinatura femminile tradizionale di età repubblicana che le matrone romane portarono per lungo tempo anche nell'età imperiale è la pettinatura all'Ottavia, così chiamata per via di un ritratto rinvenuto a Velletri forse proprio di Ottavia, sorella di Augusto e moglie in seconde nozze di Marco Antonio. L'acconciatura si richiama ai severi modelli di età repubblicana
Anche Livia, moglie di Augusto, adotterà l'acconciatura all'Ottavia, caratterizzata dai capelli ondulati sulle tempie e dal nodus sulla fronte. Le acconciature delle donne della famiglia imperiale, attraverso la monetazione, i busti esposti nei luoghi pubblici e la ritrattistica, giunsero a dettar moda in ogni angolo dell'impero. Un'ulteriore evoluzione dell'acconciatura femminile è dato dalle ampie cornici di riccioli che iniziano a prendere posto nelle acconciature dell'elite a partire dall'età di Nerone (54-68 d.C.) per furoreggiare poi durante l'età flavia (69-96 d.C.). In epoca neroniana si ripropone la pettinatura all'Ottavia in numerose varianti, per esempio con due trecce laterali che si uniscono sulla nuca, legate da un'altra treccia più piccola, mentre sulla fronte e sui lati scendono i riccioli ad incorniciare il viso. Il busto qui sotto raffigurato, presumibilmente di Poppea Sabina, una delle mogli di Nerone, presenta diverse fasce di riccioli piatti di diverse dimensioni, due lunghi boccoli laterali ed un nodo di capelli sulla nuca. Le corone di riccioli richiedevano spesso l'utilizzo di toupet posti su più file che durante il regno di Domiziano (81-96 d.C.) divennero veri e propri diademi di boccoli di notevole altezza. La pettinatura caratterizzata da questi alti cuscini di riccioli venne chiamata alla Giulia di Tito.

Grazie all'evolversi delle mode e all'influsso ellenistico, pettinarsi divenne man mano un compito sempre più complesso, al punto da richiedere l'aiuto dell'ornatrix, un'acconciatrice formatasi nella professione all'interno della familia (e quindi una schiava) o presso la bottega di un maestro, dalla quale si recava presso la signora su appuntamento. I rapporti tra la signora e la sua acconciatrice spesso non erano dei più felici Le donne romane usavano per la bellezza dei propri capelli molti accorgimenti attuali ancora oggi. Chi lo desiderava poteva tingersi i capelli: le possibilità cromatiche erano molte. Dall'Egitto e dall'oriente giungeva l'henné rosso: foglie tritate di Lawsonia Inermis che donavano alla capigliatura un colore rosso variabile a seconda della base naturale dei capelli su cui veniva applicato. Tra i tanti metodi utilizzati nel corso dei secoli dalle donne per prendersi cura della propria chioma e ravvivarne il colore, l'henné rimane il più famoso e forse il più antico. Anche le donne egiziane lo utilizzavano per donare alla pelle, alle unghie e ai capelli un colorito rosso che, richiamando il fuoco, costituiva un raffinato strumento di seduzione. era inoltre una pianta apprezzata per le sue qualità antisettiche. Il colore belga, batavo o germanico (un biondo più o meno rossiccio) era molto richiesto dalle donne romane e spingeva le signore ad imitare le miscele bretoni e batave per modificare il colore della propria chioma. Per ottenere capelli color nero corvino si mescolava grasso di pecora e antimonio, per averli biondi si ricorreva alla pila mattiaca, chiamata così in quanto proveniva dalla città di Mattium, al sapo e alla spuma batava L'uso sconsiderato di queste sostanze tintorie provocava spesso una copiosa caduta di capelli cui era necessario ovviare attraverso l'utilizzo di parrucche. Esse erano fatte per lo più di capelli naturali, soprattutto di donne germaniche. Oltre che alle parrucche le donne romane ricorrevano anche a ciocche posticce che avevano il compito di completare l'acconciatura che veniva poi fermata con l'aiuto di retine, nastri e spilloni d'oro, d'argento, d'avorio, di osso...
A caratterizzare l'iconografia femminile del III secolo è l'acconciatura ad elmo, sfoggiata inizialmente da Plautilla, moglie di Caracalla (211-217 d-C-) e venuta definitivamente di moda dal 240 d.C L'acconciatura ad elmo sarà di moda, con numerose varianti, fino all'età di Costantino (306-337 d.C.) ma ad essa si affiancheranno, proprio come accade al giorno d'oggi, numerosi ritorni alle mode precedenti
In conclusione, qualsiasi fosse nella Roma antica lo status sociale della donna, la cura della propria bellezza, che includeva ovviamente anche la cura dei propri capelli ed il ricorso ad acconciature più o meno ricercate, era un'occupazione di notevole importanza. Le chiome, oltre ad essere acconciate, venivano anche profumate con essenze come nardo, mirto e spezie. Raramente si poteva vedere una "donna perbene" con i capelli sciolti. A questo proposito scrive sempre Ovidio: finché ti adorni, schiva sguardi indiscreti. O mostra al più le chiome ancora sciolte, se lucenti t'inondano le spalle (Ovidio, Ars Amatoria III, 361-364) e continua poi affermando l'importanza dei capelli come elemento imprescindibile della bellezza femminile: brutto a vedersi è un caprone scornato, brutto è un campo spogliato, senza fronde brutta una pianta: similmente è orribile una testa di donna priva di capelli 

Le persone dolci


Le persone dolci non sono ingenue, né stupide, né indifese. Anzi, sono così forti da potersi permettere di non indossare alcuna maschera. Libere di essere vulnerabili, di provare emozioni, di correre il rischio di essere felici.

Il pensiero è vibrazione

Quello che vedo è uno specchio che mi rimanda quello che credo. Tutto ciò che accade nella mia vita è un riflesso di qualche opinione che ho di me stesso" ~ Paul Ferrini

I destini dell'uomo sono come i fiumi


I destini dell’uomo sono come i fiumi, alcuni scorrono veloci, senza incertezze, lungo facili percorsi. Altri passano attraverso mille difficoltà, ma arrivano ugualmente al mare. La meta finale è uguale per tutti. 

ROMANO BATTAGLIA

Avremmo bisogno di tre vite




Avremmo bisogno di tre vite:
una per sbagliare,
una per correggere gli errori,
una per riassaporare il tutto.
Alberto Jess

RATTI, CANCRO E POLITICHE TRANSGENICHE

RATTI, CANCRO E POLITICHE TRANSGENICHE Nuove prove scientifiche di ricercatori in Francia dimostrano che il mais geneticamente modificato provoca il cancro nei ratti, mentre il glifosato, l'erbicida più usato nelle coltivazioni transgeniche, provoca malformazioni nei feti, secondo gli studi realizzati dal Dr. Andrés Carrasco ed altri scienziati in Argentina. Sebbene le relazioni sul glifosato e gli studi precedenti sui transgenici, hanno mostrato evidenza di gravi problemi per la salute e per l'ambiente, il governo messicano ha autorizzato nel 2012 più di 1.800 ettari di piantagioni a campo aperto, di mais geneticamente modificato, la maggior parte con lo stesso gene della Monsanto (603) che ha causato il cancro nei ratti negli esperimenti francesi. Nello studio realizzato dal CRIIGEN (Comitato di ricerca e di informazione indipendente sulla genetica), Università di Caen, in Francia, sono stati alimentati 200 ratti per due anni, suddivisi in 10 gruppi, con razioni diverse. Alcuni con mais geneticamente modificato NK603, resistente al glifosato, ma senza essere utilizzato, altri con lo stesso mais GM con glifosato, ed altri con glifosato disciolto nell'acqua che bevevano, oltre a un gruppo di controllo che non ha ricevuto nessuno degli elementi sopra citati. I ratti alimentati con mais GM sono morti prematuramente ed avevano un'incidenza di tumori del 60-70 per cento contro il 20-30 per cento del gruppo di controllo.

La coerenza e la correttezza di chi ci governa ..........

Lo SME, l'euro e la sinistra italiana 
di Fabrizio Tringali

Nei dibattiti sull'entusiastica adesione all'euro da parte della sinistra italiana si finisce spesso per ripercorre le tappe che hanno portato il nostro Paese dentro un sistema monetario europeo a cambi fissi

 E' ancora più importante farlo oggi, mentre la BCE probabilmente sta già scrivendo il durissimo memorandum che l'Italia dovrà rispettare per restare nell'euro, ultimo atto del percorso di commissariamento del nostro Paese.
Infatti, già durante la discussione sull'adesione dell'Italia allo SME emersero i rischi che l'Italia avrebbe corso legando il valore del cambio della lira a quello di monete di Paesi come la Germania:
Deflazione, spinta al ribasso dei diritti e dei salari dei ceti medi e popolari. Innalzamento della disoccupazione.
Politiche di rigore destinate a portare il paese ad avvitarsi in spirali recessive.
In molti ricordano che il PCI si oppose allo SME, mentre furono proprio i partiti suoi eredi (cioè quelli nati dal suo scioglimento), a portarci nell'attuale moneta unica europea.
E' utile ritornare al 1978 per capire meglio cosa successe allora.
Anche perché, come sempre, la comprensione di ciò che è accaduto nel passato, aiuta a mettere a fuoco le ragioni di quel che accade nel presente.
Dopo la fine del sistema di Bretton Woods, i paesi forti dell'Europa, come la Francia e soprattutto la Germania ovest, iniziano a spingere per la creazione di un sistema a cambi fissi tra i paesi del vecchio continente.
Il primo esperimento, il cosiddetto “serpente monetario” non ottiene grande successo.
Agli inizi del 1978 inizia ad essere progettato il Sistema Monetario Europeo.
A gestire i confronti fra i paesi europei, e l'eventuale ingresso dell'Italia nel nuovo sistema, è il governo Andreotti IV, un monocolore DC tenuto in vita dall'appoggio esterno del PCI.
In quella fase, il partito di Berlinguer è quindi un interlocutore importante per i ministri che partecipano alle fasi di preparazione dei vertici europei che porteranno alla nascita dello SME.
All'interno del PCI vi sono posizioni diverse, ma in sostanza il partito esprime fin da subito la propria netta adesione ad un sistema europeo che porti a cambi fissi tra le valute.
Lo stesso fa la CGIL di Lama , nonostante siano chiare le conseguenze per i lavoratori che tale scelta comporta.
Il PCI tenta di mitigare i prevedibilissimi effetti nefasti del “vincolo esterno” costituito dall'appartenenza allo SME, ponendo alcune condizioni, che inizialmente lo stesso governo democristiano assume come proprie.
Esse sono riassunte nel discorso tenuto alla Camera dal ministro Pandolfi il 10 ottobre 1978.
In sintesi la richiesta è quella di far anticipare l'instaurazione della fissità dei cambi da un periodo di transizione meno rigido, e poi accompagnare il regime a cambi bloccati con misure a favore delle economie meno prospere e, soprattutto, con regole capaci di “stabilire, nel caso di deviazione degli andamenti di cambio, una equilibrata distribuzione degli oneri di aggiustamento tra paesi in disavanzo esterno e paesi in avanzo” . Ma il vertice di Bruxelles del dicembre 1978 vede la sconfitta della posizione italiana.
Francia e Germania spingono per dar vita immediatamente al sistema a cambi fissi, e non accettano le proposte della delegazione italiana, limitandosi ad accordare al nostro paese una banda di oscillazione maggiore rispetto a quella prevista per gli altri (6% invece che 2,5%).
Poco dopo il suddetto vertice, nell'aula della Camera dei deputati si svolge la discussione sulla proposta di adesione immediata dell'Italia allo SME.
La linea che il PCI aveva tenuto era stata completamente sconfitta, le condizioni poste non erano state accolte, e il partito non può non trarne delle conseguenze. E' sbagliato, però, sostenere che il PCI votò contro lo SME.
Il comportamento del partito fu molto meno netto, e ciò rappresentò un chiaro messaggio ai ceti dirigenti.
Il gruppo comunista, infatti, chiese, ed ottenne, lo spezzettamento in tre parti della mozione in votazione, e votò contro solo sulla seconda parte (quella che conteneva l'impegno per l'adesione immediata dell'Italia allo SME).
Sulla prima e sulla terza parte il PCI si astenne.
Non solo: il PCI non aprì immediatamente una crisi di governo (anche se l'esecutivo cadde comunque il mese successivo).
Era chiaro che né il PCI, né la CGIL intendevano fare le barricate contro lo SME, così come iniziava ad apparire evidente che tentare di “mitigarne” gli effetti era impossibile:
i Paesi più forti non avevano nessuna intenzione di concedere meccanismi di riequilibrio fra gli Stati in surplus e quelli in disavanzo (esattamente come oggi), ed i ceti dirigenti dei Paesi più deboli non avevano nessuna intenzione di insistere (perché sapevano che la rigidità del sistema avrebbe aperto loro la possibilità di distruggere i diritti del lavoro, abbassare i salari, privatizzare ogni cosa, azzerando la forza contrattuale dei lavoratori).
Tutto fu ancora più chiaro nel periodo successivo: il PCI fu estromesso dall'area di governo, nel 1981 avvenne il “divorzio” fra Tesoro e Banca d'Italia (che privò il nostro Paese dell'effetto calmierante sui tassi di interesse sul debito costituito dall'acquisto dei titoli stessi da parte della Banca Centrale, con l'ovvio effetto di imbrigliare ancora di più la nostra economia e di obbligare il nostro Paese ad affidarsi totalmente al mercato per finanziarsi, costringendolo a seguire le scelte dei Paesi più forti dell'area SME, cosa che porterà alla crisi del 1992).
Infine venne attaccata, con successo, la “scala mobile” al fine di abbattere le barriere alla moderazione salariale.
Il risultato del referendum del 1985 sancì la totale sconfitta della linea del PCI e della maggiore confederazione sindacale: non era più possibile realizzare forme di opposizione “collaborativa” con i ceti dominanti, come quelle realizzate nel “trentennio dorato”, che temperassero le scelte del governo in modo da ottenere risultati positivi per i ceti subalterni.
I ceti dirigenti italiani ed europei si avviavano sulla strada dell'attacco totale ai lavoratori, ai diritti conquistati, allo stato sociale, al settore pubblico dell'economia. Il PCI e la CGIL si trovarono quindi di fronte ad un bivio storico:
difendere gli interessi dei ceti medi e popolari assumendo posizioni nettamente contrarie al processo di unificazione europeo (che vedeva proprio nello SME il suo fulcro), e avviando così uno scontro molto duro (e dagli esiti imprevedibili) con i ceti dominanti, oppure accettare supinamente le scelte dei ceti dominanti stessi, accantonando le condizioni poste al tempo della discussione sull'ingresso dell'Italia nello SME e proponendosi come forze di governo “responsabili” ed “europeiste”. Inutile dire quale strada scelsero... 
 P.s.: Regalo una chicca a coloro che hanno letto fin qui: sapete chi intervenne alla Camera per il PCI nel dibattito sullo SME? Sostenendo che il vertice di Bruxelles del dicembre 1978 aveva sancito (cito letteralmente): “la conferma di una sostanziale resistenza dei paesi a moneta più forte, della Repubblica federale di Germania, e in modo particolare della banca centrale tedesca, ad assumere impegni effettivi ed a sostenere oneri adeguati per un maggiore equilibrio tra gli andamenti delle monete e delle economie di paesi della Comunità. E così venuto alla luce un equivoco di fondo, di cui le enunciazioni del consiglio di Brema sembravano promettere lo scioglimento in senso positivo e di cui, invece, l’accordo di Bruxelles ha ribadito la gravità: se cioè il nuovo sistema monetario debba contribuire a garantire un più intenso sviluppo dei paesi più deboli della Comunità, delle economie europee e dell’economia mondiale, o debba servire a garantire il paese a moneta più forte, ferma restando la politica non espansiva della Germania federale e spingendosi un paese come l’Italia alla deflazione.” E sottolineando il rischio che: “le regole dello SME ci possano portare ad intaccare le nostre riserve e a perdere di competitività, ovvero a richiedere di frequente una modifica del cambio, una svalutazione ufficiale e brusca della lira fino a trovarci nella necessità di adottare drastiche politiche restrittive”? 
E' stato proprio colui che oggi, peggior presidente della Repubblica della storia d'Italia, è capace di affossare la Costituzione pur di difendere l'euro e i vincoli europei.
 P.s.2: La lettura dei dibattito dell'epoca mette in luce quanto fossero prevedibili gli effetti che l'introduzione della rigidità del cambio avrebbe determinato: deflazione, spinta al “rigore”, disoccupazione, depauperamento delle condizioni di vita dei ceti medi e popolari. Essi furono dettagliatamente descritti ben prima della realizzazione concreta dello SME.
I ceti dirigenti (dei partiti di maggioranza, di quelli di opposizione, dei sindacati) sapevano.
Ed hanno scelto deliberatamente di accettare tutto ciò. 

 P.s.3: Vi ho detto che per il PCI intervenne Napolitano. Ecco, tanto per avere l'idea del ceto politico che ci ritroviamo, sapete chi intervenne per il PSI? Fabrizio Cicchitto.

Orwel ce lo aveva descrittto così

In 1984, George Orwell descriveva un super Stato, Oceania, il cui linguaggio bellico trasformava le bugie che, introdotte nella storia, diventavano realtà. “Chi controlla il passato” diceva lo slogan del Partito, “controlla il futuro: e chi controlla il presente controlla il passato”.
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