giovedì 26 febbraio 2015

La sabbia del Sahara fertilizza l'Amazzonia


Sembrano appartenere a due mondi diversi e molto lontani, ma l'Amazzonia e il deserto del Sahara sono più vicini di quanto dica la geografia. 
Ogni anno, la sabbia del deserto caldo più grande del mondo viene trasportata dalle correnti atmosferiche in America Latina, dove fornisce terreno fertile per la foresta pluviale tropicale.

 Un team di scienziati ha ora approfondito il fenomeno con uno studio pubblicato su PhysOrg. «Viviamo in un mondo piccolo e tutto è connesso», afferma Hongbin Yu, ricercatore dell'Earth System Science Interdisciplinary Center (ESSIC) dell'Università del Maryland, che ha condotto la ricerca insieme a un pool di colleghi. 
La polvere minerale che partendo dall'Africa sorvola l'Oceano Atlantico contiene numerose sostanze nutrienti, tra cui azoto, fosforo e ferro.
 Gli scienziati sono riusciti per la prima volta a stimare quanto fosforo, elemento fertilizzante per eccellenza, giunge annualmente a destinazione: 22mila tonnellate, lo 0,08% dei 27,7 milioni di tonnellate di sabbia che precipitano nel Bacino dell'Amazzonia.


La depressione di Bodélé    

Di particolare interesse è il pulviscolo che parte dalla depressione di Bodélé, in Ciad, dove il letto di un lago scomparso viene inondato di acqua fangosa nella stagione delle piogge, per poi seccarsi e riempirsi di microrganismi morti carichi di fosforo. Questa biomassa rappresenta una straordinaria fonte di sostentamento per le foreste pluviali, dove i nutrienti essenziali vengono lavati via dalle piogge torrenziali.
 Gli scienziati dell'ESSIC hanno fatto le loro stime sulla base dei dati raccolti da un satellite della NASA, il Cloud-Aerosol Lidar and Infrared Pathfinder Satellite Observation (CALIPSO), dal 2007 al 2013. 
Il team si è concentrato sulla polvere sahariana che giunge in Sud America e nel mare caraibico dopo un viaggio ad alta quota di migliaia di chilometri. 
Per calcolare l'esatta quantità di fosforo hanno invece analizzato dei campioni provenienti dal Bodélé e dalle stazioni a terra di Miami e delle Bardabos.
 Anche se il periodo analizzato è troppo breve per trarre conclusioni sulle tendenze a lungo termine, le informazioni raccolte sono state sufficienti inquadrare meglio il fenomeno.


Di anno in anno il fenomeno mostra grande variabilità.
 Tra i picchi di polvere del 2007 e i minimi registrati nel 2011 c'è una forbice dell'86%. 
Il team guidato da Yu ritiene che queste differenze dipendano dalle condizioni del Sahel, una fascia di terra semi-arida nel versante sud del Sahara.
 Le osservazioni evidenziano che anni di elevata piovosità nel Sahel sono correlati a bassi carichi di sabbia.
 Il motivo della relazione non è chiaro, ma i ricercatori hanno formulato un paio di ipotesi.
 La prima è che le piogge favorirebbero il fiorire della vegetazione, che riduce l'erosione del vento sul Sahel. 
La seconda considera la variabilità della circolazione atmosferica e dei venti responsabili del trasporto della polvere. 

 Fonte: focus.it

La Tour Eiffel più green con l'integrazione di pale eoliche e illuminazione Led


Torre Eiffel, simbolo della Francia, produrrà energia pulita grazie anche a due turbine eoliche. 
Posizionati al di sopra del secondo livello per via delle migliori condizioni di vento, i due sistemi produrranno 10.000kWh di elettricità all'anno, abbastanza per alimentare i settori commerciali del primo piano della Torre parigina.
 Quest'ultima sta affrontando il più grande lifting degli ultimi 30 anni.
 Le due turbine eoliche ad asse verticale sono state appositamente pensate per adattarsi all'aspetto dell' iconica torre, aggiungendo una serie di migliorie in termini di efficienza. 
A realizzarle Urban Green Energy in collaborazione con Société d’Exploitation de la Tour Eiffel. 
 Un momento per rifarsi il look tutt'altro che casuale, visto che a dicembre di quest'anno Parigi ospiterà una delle più attese conferenze sul clima, la Cop21. 
E uno dei principali obiettivi del lifting è quello di ottenere una significativa riduzione dell'impronta ecologica.

 Silenziose e progettate per catturare il vento proveniente da qualsiasi direzione, le turbine si trovano a 120 metri dal livello del suolo.
 Non un'altezza casuale ma scelta perché qui i venti sono costanti e permetteranno di soddisfare parte del consumo energetico della Torre.


Il loro montaggio è stata una sfida tecnica, una vera e propria lotta contro la gravità. 
“La Torre Eiffel è senza dubbio l'icona architettonica più famosa al mondo e siamo orgogliosi che la nostra tecnologia avanzata sia stata scelta per fare in modo che la Torre Eiffel aumenti il proprio impegno verso un futuro più sostenibile”, ha detto Nick Blitterswyk, CEO di UGE. 
“Nel momento in cui i visitatori provenienti da tutto il mondo vedranno le turbine eoliche, otterremo un ulteriore passo avanti verso un mondo alimentato da energia rinnovabile pulita e affidabile.”

 Oltre all'energia eolica, la ristrutturazione comprende anche l'illuminazione a LED e i pannelli fotovoltaici sul tetto di uno dei padiglioni per i visitatori.
 In aggiunta, sono state installate anche pompe di calore ad alte prestazioni sui due padiglioni ristrutturati, insieme a un sistema di recupero delle acque piovane, riutilizzate per i servizi igienici. 

Fonte: greenme.it

I denti della patella sono il materiale più forte del mondo


La natura ha sempre ispirato la scienza e le invenzioni tecnologiche, soprattutto quelle sui materiali. 
Così nel 2015 veniamo a sapere che il più forte materiale naturale è quello dei denti della patella.
 Gli umili molluschi di mare che tappezzano gli scogli hanno dei denti che sono forti come acciaio e duri come un giubbotto antiproiettile. 
Questa ‘tecnologia naturale‘ sarebbe in grado di sopportare la stessa mole di pressione che serve per trasformare il carbonio in diamante.


Che le patelle siano un possente mollusco, bhè, questo lo sanno i pescatori ed i frequentatori di località balneari con scogli. 
Se ne stanno attaccate alla pietra e rimuoverle a mano nuda è impossibile, c’è bisogno di coltelli ed attrezzi specifici, nonché di molta forza.

 Lo studio pubblicato dai tipi dell’University of Portsmouth sul Journal of The Royal Society Interface ha evidenziato che le patelle detengono il più forte materiale biologico sulla Terra, scalzando l’attuale detentore del record, la tela tessuta dai ragni. 

 Le immagini ingrandite al microscopio elettronico mostrano di cosa stiamo parlando.
 I denti delle patelle contengono un materiale durissimo, conosciuto come goethite.

 Adesso si aprono nuove strade per le potenzialità meccaniche nelle applicazioni future su tessuti, carrozzerie di auto, scafi di barche e magari aerei.


Fonte: http://spazionews.net/
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