giovedì 18 luglio 2019

Chambord, il castello della Valle della Loira compie 500 anni


Compie 500 anni nello stesso anno che si celebra l’anniversario di morte di uno dei suoi creatori.
 Chambord e Leonardo da Vinci uniti insieme dalle date, dall’architettura e dalla Storia.
 Entrambi simbolo del Rinascimento, del Cinquecento che ha lasciato grandi tracce dietro di sé.

 Nel settembre 1519 il castello della Valle della Loira vedeva la luce e per festeggiare degnamente il compleanno sono tante le iniziative importanti in questo 2019.
 Come la mostra “Chambord, 1519-2019: l’utopia all’opera”, visitabile dal 26 maggio al 1 settembre 2019 e allestita al secondo piano del castello.


Il percorso della visita affronta la costruzione del monumento inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1981 e offre l’occasione per interrogarsi sull’architettura e la costruzione del castello di Chambord nel contesto intellettuale, politico e artistico del Rinascimento.
 Nei 2.000 mq di mostra, i visitatori possono ammirare circa 150 opere, provenienti in prestito da 34 prestigiose istituzioni internazionali.
 Tra questi tesori, manoscritti miniati datati dal IX al XVI secolo, libri rari, disegni, quadri, plastici e oggetti d’arte, di cui tre fogli originali del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci.


Inoltre, tra le altre iniziative importanti per l’anniversario ci sono progetti di restauro e di conservazione, un orto appositamente creato, le illuminazioni del castello, una mostra dedicata ai laboratori di architettura delle più grandi università del mondo che presentano 18 progetti prospettici per un Chambord reinventato. 


Una splendida occasione per visitare o rivisitare questo castello simbolo del Rinascimento francese, ma inserito nella contemporaneità come con l’utilizzo di nuovi dispositivi di mediazioni digitali (touch screen, video, plastici digitali, ecc.): ogni visitatore potrà esplorare nel dettaglio i segreti del Quattrocento attraverso l’opera di Leonardo da Vinci o scoprire i misteri del castello di Chambord, come quello della famosa scala a doppia elica.




E’ proprio l’opera progettata dal genio italiano, si dice su insistenza del re Francesco I, il centro delle visite guidate al castello.

 Costruita dalla sovrapposizione di due scale a vite che evolvono attorno al nucleo cavo centrale, esattamente al di sotto e come supporto della lanterna in cima al castello con il giglio di Francia, fu un’autentica rivoluzione: due persone che utilizzano ognuna una rampa di scale possono intravedersi attraverso le apertura praticate nel centro, ma non si incontreranno






Ad ogni piano, intorno alla scala si spiegano quattro hall che formano una croce e le sale che costituivano gli appartamenti della corte.
 Purtroppo Leonardo, se fosse stato davvero lui ad ispirare questa scala (pare che furono trovati alcuni bozzetti tra le sue carte), non la vide in funzione: morì, a Clos Lucè, prima che Chambord fu iniziato nel 1519, esattamente cinquecento anni fa.

 Chambord, più di tutti gli altri castelli della Valle della Loira, viene identificato con Francesco I Valois, il re che proprio qualche anno fa venne festeggiato qui alla grande per i cinquecento anni della sua salita al trono.
 Il suo simbolo, la salamandra, è ovunque, a capolino tra i muri, sul cammino, sul soffitto, quasi a testimoniare a chi sia legato il palazzo.


Voluto come residenza di campagna e come riserva di caccia, è, per la sua architettura, il castello degli eccessi: 156 metri di lunghezza, 56 metri di altezza, 77 scale, 282 camini e 426 stanze. 
Eppure, nonostante le dimensioni eccezionali, seduce con la grazia e l’equilibrio.
 Qui il tufo calcareo si fa materiale malleabile ai decori e alle rifiniture, lasciando un’immagine di leggiadria.
 Sarà stato fiero del risultato il giovane sovrano, che amava questi luoghi sulla Loira.


Anche se in 32 anni di regno, Francesco è rimasto a Chambord solo 72 giorni e non lo vede completato del tutto. 

All’epoca, la corte di 4000 persone era itinerante, il re si spostava di castello in maniero sia per farsi vedere dal suo popolo che per conoscere i francesi: così, tutto doveva essere improntato alla praticità. 
 Come i mobili, tavoli, letti e sedie, che erano smontabili, facilmente trasportabili e assemblabili.
 Per questo, pochi sono arrivati intatti a noi e le stanze del castello appaiono vuote: le cassapanche e il resto dell’arredamento sono originali del Rinascimento, ma non di Chambord.

 Poco importa a chi viene qui a scoprire le bellezze volute da Francesco e rimane incantato davanti ai soffitti decorati con la F, monogramma del re, e dalla salamandra, animale mitico che vive nelle fiamme, capace di estinguere il fuoco nemico.


Si viene colti da sorpresa anche sulla terrazza panoramica, dove si ammirano da vicino i decori del tufo, le torrette, le cupole, la lanterna del giglio, e dove lo sguardo si perde tra il fiume lontano e l’enorme parco.




Chambord è al centro di una foresta di oltre 5000 ettari, circondata da mura lunghe 32 chilometri, quasi quanto la superficie di Parigi, riserva nazionale di caccia con cinghiali e cervi. 
 Gli stessi che amava cacciare il re, che quando è vissuto qui abitava nell’appartamento nell’ala est, oggi visitabile e composto da una camera da letto, alcune piccole stanze private e un oratorio. Il castello custodisce oggetti preziosi come arazzi, dipinti e arredi, oltre a curiosità di vario genere.

 Ad esempio, il palazzo di oggi è il risultato dei lavori fatti da Enrico II, figlio di Francesco, e poi da Luigi XIV, entrambi appassionati di caccia e fruitori di queste stanze. 
Anzi, il Re Sole fece cambiare l’alloggio a nord quasi a somiglianza di Versailles: sala delle guardia, doppia anticamera e camere private. 
Mentre quello che oggi è chiamato l’appartamento della regina fu abitato proprio dalla moglie di Luigi XIV, Maria Teresa d’Austria, e dalla favorita del sovrano, Madame de Maintenon. 

 Ma nonostante il passare dei secoli, il palazzo rimane un esempio del Rinascimento ed è consacrato a Francesco, protagonista di quel periodo storico.
 Oggi che il castello compie cinquecento anni, anche grazie alla mostra e ai festeggiamenti, la meraviglia di Chambord è messa ancora più in evidenza. 

 Fonte: latitudinex.com
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