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venerdì 27 novembre 2015

L'antico ginko biloba perde le foglie e trasforma il prato in un manto dorato


Vanta tantissimi primati perché oltre a essere di una straordinaria bellezza, questo ginko biloba è uno dei più antichi al mondo, esiste infatti da 1400 anni.

 Proprio in questi giorni, questo ginko che cresce all’interno delle mura del tempio buddista di Gu Guanyin, nelle montagne Zhongnan Shan in Cina, ha attirato migliaia di turisti da tutto il mondo, curiosi di vedere uno spettacolo davvero sorprendente: perdendo le sue foglie colorate di giallo intenso, la pianta ha creato un prato dorato.

 A giudicare da queste immagini sembra proprio una perfetta rappresentazione dell’autunno.






Dominella Trunfio

mercoledì 23 settembre 2015

Esfoliazione naturale - fa bene a noi e all'ambiente



Microgranuli, microsfere, microbeads: tutti nomi ormai familiari ai più che vogliono dire una sola cosa, rinnovamento della pelle.
Ma questi tanto amati alleati della nostra bellezza contenuti in saponi, dentifrici e creme, sono in realtà un cancro per l’ambiente e per noi stessi.
Panico? No, ecco che allora, complici le coscienze etiche di più o meno interessati imprenditori e di semplici consumatori, spuntano come funghi le soluzioni green, amiche sia della nostra salute che degli ecosistemi terrestri e marini. Il marketing, si sa, riesce a fare miracoli, anche far sembrare innocue e indispensabili delle microsferette colorate che altro non sono che plastica, pura e semplice. E quindi, la vanità femminile, unita alla voglia di praticità, ha creato un’autostrada all’immissione sul mercato di centinaia di prodotti che stanno ammalando l’ambiente e gli ecosistemi. E di fatto cosa c’è di più semplice del massaggiare sul corpo un bagnoschiuma “esfoliante” e sciacquare via schiuma, cellule morte e granuli giù per lo scolo
E quindi giù nel mare, nei fiumi e laghi di conseguenza  nelle nostre terre.
Il problema dell’inquinamento da microgranuli di plastica è ormai allarmante e sotto gli occhi di tutti, financo i pigrissimi (almeno riguardo le questioni ambientali e di salute), gli USA hanno preso dei provvedimenti contro i prodotti cosiddetti esfolianti, non naturali. Ma se sono così pessime, queste microsfere, perché si usano?
E’ molto semplice, perché la plastica convive all’interno di qualunque formulazione senza deteriorarsi; mi spiego meglio, sale e zucchero per esempio (prodotti esfolianti per eccellenza) mantengono la loro struttura solo in un composto grasso, in un bagnoschiuma o in un dentifricio si scioglierebbero quindi, le microsfere sono invece “addizionabili” in qualunque prodotto senza che ne sia modificata la struttura, sono poi indeteriorabili, riproducibili e pronte all’uso nella filiera produttiva. La verità è che come sempre le microsfere sono il volto di una falsa innovazione. L’esfoliazione esiste nella cultura dei popoli del mediterraneo da secoli e si è sempre praticata con metodi meccanici e naturali, le sferette di plastica non hanno fatto altro che creare un finto bisogno con una finta soluzione innovativa. Non abbiamo bisogno di bagnoschiuma esfolianti, ma solo di un bagnoschiuma organico e di una spugna di luffa, e neanche di dentifrici al morbillo blu, ma di un pizzico di bicarbonato sullo spazzolino.
Vediamo allora, una per una, alcune soluzioni amiche dell’ambiente e della nostra salute. La luffa è una zucca fortemente fibrosa che, essiccata e privata dei semi, si trasforma in una spugna cilindrica dura come la carta vetrata; una volta inumidita si ammorbidisce tanto da diventare un delicato ammasso di cordicelle dal potere esfoliante. Se si rompe, o volete cambiarla, non dovete fare altro che gettarla nell’umido o nel compost: dalla natura alla natura insomma. Zucchero e sale, come già detto, sono granuli esfolianti per eccellenza: basta massaggiarli con un po’ di olio d’oliva o di mandorla su tutta la pelle e poi procedere alla doccia. L’argilla, mescolata a un po’ di acqua, sapone oppure olio, non solo aiuta il ricambio cellulare, ma rigenera la pelle purificandola e nutrendola. Il caffè, la posa ovviamente, come l’argilla può essere usato un po’ con qualunque preparato perché non perde consistenza; in più, ha un effetto tonico.
Il bicarbonato è utilissimo per i denti e le gengive, così come il bastoncino di siwak: entrambi oltre che pulenti sono anche disinfettanti. Al di là di questi esempi poi c’è la nostra fantasia, tutto ciò che pensate abbia un effetto scrub ed è naturale può fare al caso nostro: strisce di lino grezzo, paglia bagnata, financo le spezie, come i semi di cumino, sono grandi alleate della nostra bellezza. Se infine avete la fortuna di avere una spiaggia a “portata di gambe” non dimenticate il rimedio più economico e semplice del mondo: la sabbia, da strofinare delicatamente sul corpo mentre siete a mollo nel mare.

Alessandra De Sio

mercoledì 6 maggio 2015

Musee Claude Monet e il Giardino di Giverny


La casa del grande Claude Monet è un vero e proprio luogo di pellegrinaggio per gli amanti dell’Impressionismo; pertanto è d’obbligo una visita a Giverny, nell’Alta Normandia, un’oasi poco distante da Parigi. 
E’ qui che si trova la splendida villa di color rosa, ora Musee Claude Monet, dove il pittore visse dal 1883 al 1926. 
Proprio all’interno della casa, ristrutturata grazie ai fondi raccolti da un gruppo di sponsor internazionali che, collaborando con l’Accademia delle Belle Arti, riuscirono a salvarla dalla distruzione e dall’abbattimento, ha sede la fondazione a lui intitolata.

Nelle sue lettere Monet scriveva di essere stato consapevole di avere tanto amato dipingere quanto coltivare piante, riconoscendosi solo due talenti: quello di pittore e quello di giardiniere. 

Fu proprio il celebre pittore ad inventare un giardino unico, tenendo conto delle prospettive, delle simmetrie e dei colori, come se componesse uno dei suoi quadri, giocando con le altezze delle diverse specie di piante per creare volumi ed accostando stupende piante fiorite.
 Acquistando un terreno al di là della strada che delimitava la sua proprietà, decise di realizzare un giardino ispirato alle stampe giapponesi che adorava collezionare.


Un luogo unico, quello del giardino di Giverny, in cui scorre il Ru, un piccolo corso d’acqua utilizzato, poi, per creare un piccolo bacino che venne, nel corso del tempo, ingrandito. 

Glicini rampicanti, boschetto di bambou, ginkgo bilba, peonie giapponesi, salici piangenti e le tanto dipinte ninfee, offrono ai visitatori la sensazione di entrare in una bolla dove il tempo si è fermato, facendo rivivere, ogni anno, la stessa colorata magia da aprile a novembre.








C. Monet, Il giardino di Monet a Giverny (1900)


Ninfee, Realizzato tra il 1914 ed il 1918. 
Esposto presso il Musée de l’Orangerie a Parigi 

 Amore per la pittura e per il giardinaggio assemblati in un pittore unico e meticoloso; tanto che, per festeggiare la nascita della sua nipotina, trascorse ore a selezionare la rosa con la giusta sfumatura rosata, diffidando dal bianco. 

Con 700.000 visitatori all’anno, è tra le maggiori mete turistiche di Francia ed una meta assolutamente da visitare una volta nella vita per provare un profondo senso di libertà, annusando fragranze mutevoli ed ammirando la bellezza di colori a volte cupi e sbiaditi; altre volte saturi e brillanti, a seconda dell’umore del tempo e delle stagioni. 
Un ottimo modo per entrare in sintonia con la natura, imparando ad ascoltarne il respiro ed apprendendole naturalmente il ritmo.


Fonte: meteoweb.eu

venerdì 10 aprile 2015

Anche a Roma i sakura sono in fiore: l'Hanami e lo spettacolo dei ciliegi giapponesi all'Eur


Si rinnova al laghetto dell'Eur il rito giapponese dell'Hanami, la contemplazione dei fiori che avviene quando fiorisce il sakura (Prunus serrulata), il fiore del ciliegio e uno dei simboli più importanti della cultura giapponese.

 Daiichi Sankyo arricchisce con dei nuovi esemplari di ciliegio Yoshino la Passeggiata del Giappone nel Parco EUR, con l'obiettivo di rinnovare l'impegno nella promozione di tutte le forme di tutela ambientale.
 "Abbiamo accolto con viva gratitudine l'iniziativa di Daiichi Sankyo di contribuire alla ripopolazione della Passeggiata del Giappone, all'interno del Parco Centrale del Lago. 
Le nuove alberature sono un modo per riaffermare il rapporto di stima e amicizia che lega i nostri due Paesi e si inseriscono nel più ampio progetto di valorizzazione del patrimonio paesaggistico affidato alla tutela di EUR SpA, che quotidianamente ne cura la bellezza, il rigoglio e gli arredi urbani, permettendone la fruizione ai tanti turisti e cittadini che scelgono questo luogo anche per festeggiare l'inizio della primavera con la celebrazione dell'Hanami", commenta Pierluigi Borghini, Presidente EUR SpA




Questa suggestiva area del parco tra marzo e aprile è frequentata dai tanti giapponesi residenti a Roma e dagli amanti della cultura giapponese che non rinunciano a festeggiare in kimono la loro Hanami, in Giappone una tradizione millenaria che consiste nel godere dello spettacolo della fioritura dei ciliegi che per circa due settimane tinge di rosa il Paese del Sol Levante, partendo dal sud del Kyushu alla fine di marzo, per poi toccare Tokyo i primi di aprile e giungere infine verso metà maggio a colorare l'Hokkaido settentrionale.


Durante la notte, l'Hanami continua trasformandosi in Yozakura, "La notte del Ciliegio", nell'ancor più suggestiva atmosfera creata dal bagliore lunare e dalle lanterne di carta accese.

 Fonte: greenme.it

giovedì 12 febbraio 2015

Luoghi di surreale bellezza


Una delle grotte scavate dall'acqua nei ghiacciai della riserva naturale delle Tre Sorelle, in Oregon. 
Il nome deriva dai tre principali edifici vulcanici che formano questo vasto complesso, particolarmente amato da geologi e scalatori.


I brillanti colori del Fly Geyser, nel Deserto delle Rocce Nere, in Nevada: una sorta di "fontana" naturale di acque termali che sgorga da un gruppo di rocce di forma conica. 
L'acqua che fuoriesce ad altissime temperature (200 °C circa) ha favorito, anche grazie alla sua composizione, la colonizzazione di particolari specie batteriche, che conferiscono alle rocce la loro colorazione.


Le cascate di Goðafoss, tra i più spettacolari salti d'acqua islandesi. Il loro nome significa "cascate degli dei": si pensa che anticamente i tre getti principali rappresentassero la sacra triade del pantheon islandese: Odino, Thor e Freyr.
 Alte 12 metri, si estendono per circa 30 metri di larghezza.


Le montagne Danxia, nella pronvincia cinese del Gansu, sono anche conosciute come "montagne rosate", o "montagne arcobaleno": le loro caratteristiche sfumature sono causate dal rosso intenso dell'arenaria e di depositi minerali di varia natura.
 Le onde sinuose del paesaggio sono il risultato di un processo erosivo durato 24 milioni di anni.


L'imponenza del ghiacciaio Mendenhall, in Alaska.
 Il colore azzurro chiaro, particolarmente fotogenico, indica purtroppo il recente sgretolamento di un blocco di ghiaccio.
 Il ghiacciaio lungo 19 chilometri sta visibilmente arretrando a causa del riscaldamento globale.


La Laguna Hutt è un lago salato australiano che deve il suo colore alla presenza di una microscopica alga, la Dunaliella salina, fonte di beta-carotene e di suggestive sfumature rosate.
 La colorazione spicca particolarmente nelle foto aeree, mentre è meno intensa vista da terra.


Questo lago "a macchie" si trova in Canada, nella British Columbia, vicino alla città di Osoyoos.
 La sua particolare conformazione è dovuta alla presenza, al suo interno, a depositi di solfato di magnesio, calcio e solfati di sodio. D'estate l'acqua evapora quasi del tutto, lasciando dietro di sé una serie di tracce di diverso colore, in base alla composizione.

 © GUNTER MARX PHOTOGRAPHY/CORBIS


Un altro lago a bolle canadese, questa volta nella provincia di Alberta.
 Lo specchio d'acqua che ha origine dal fiume North Saskatchewa ospita, sul suo fondale, piante che rilasciano metano: il gas prova a salire in superficie, ma rimane intrappolato negli strati di ghiaccio superiore.
 Da qui la formazione dei curiosi elementi tondeggianti.


The Wave, una formazione di arenaria fatta a U, visibile nella riserva di Paria Canyon-Vermilion Cliffs, in Arizona.
 190 milioni di anni fa, qui dovevano esserci semplici dune di sabbia, che nel corso dei secoli si sarebbero indurite e compattate fino a formare una suggestiva distesa di "onde" dall'aspetto stratificato. 
Pioggia e vento hanno poi completato l'opera.

 Fonte: focus.it

lunedì 27 ottobre 2014

Sabbia al microscopio


La sabbia : quanto l’abbiamo apprezzata da bambini, quando in riva al mare creavamo formine e castelli, scavavamo buche, creavamo percorsi per giocare con le biglie, incuranti di ‘impanarci’ come una cotoletta.
 Già allora sapevamo quanto fosse bella oltre che divertente, benché ad occhio nudo si mostrasse solo una enorme distesa di colori caldi, dal dorato al marrone. Ma oggi possiamo avere un’idea della sua incredibile meraviglia, osservandola al microscopio.

 Le sue immagini parlano da sole e ci lasciano quasi senza parole.


Il dottor Gary Greenberg, scienziato, biologo e fotografo, da anni immortala la struttura della sabbia vista al microscopio, regalandoci queste spettacolari fotografie. 
La sua passione per la scienza e la fotografia lo ha portato, nel corso degli anni, a creare da sé uno strumento in grado di dare una spettacolare profondità di campo alle immagini, fino ad arrivare ad una definizione in 3D.


Greenberg ha scoperto le meraviglie della composizione della sabbia quasi per caso, cercando di sviluppare un microscopio sempre più avanzato.
 Cominciò ad esaminare la sabbia delle Hawaii che gli spedì il fratello come souvenir da Maui e rimase sbalordito nello scoprire le sue forme.


Sfogliare le sue foto è come guardare il catalogo di una collezione di perle e monili.
 Le particelle hanno delle forme incredibilmente belle ed ognuna di esse è il risultato di un processo di trasformazione lungo migliaia, milioni di anni.


Oggi Greenberg afferma di avere circa un centinaio di ampolle di sabbia stipate nel suo laboratorio e provenienti quasi da ogni spiaggia del mondo: dalle Bermuda alle Hawaii, dall’Asia agli Stati Uniti.
 La composizione dei granelli è la più variegata: scaglie minerali, granelli di lava, frammenti di resti biologici (coralli, ecc.), che rispecchiano l’ecosistema biologico e geologico dell’area in cui la sabbia è stata prelevata.


Il lavoro che sta portando avanti questo scienziato ci offre uno spunto di riflessione apparentemente banale, ma effettivamente trascurato da ciascuno di noi: dobbiamo sempre osservare con attenzione anche le cose più semplici che abbiamo attorno, è attraverso quelle che è possibile vedere l’universo che vi si cela all’interno.

 CLAUDIA RAGANÀ

mercoledì 1 ottobre 2014

Ponte Banpo in Corea del Sud: una fontana di luci e colori


Il ponte Banpo in Corea del sud è un luogo magico, perché caratterizzato da una fontana che ne percorre i due lati che di notte si trasforma in un arcobaleno di luci e colori.
 La struttura è un importante ponte nel centro di Seoul sul fiume Han, che collega la Seocho e i quartieri Yongsan.
 Si tratta della fontana più lunga che esista, dato che raggiunge i 1140 metri di estensione.
 La fontana è programmata per mandare in scena spettacoli a base di acqua, luci e colori durante la notte, mentre durante il giorno genera dei rami e delle foglie di salice.
 Quando il sole cala, 200 luci illuminano la fontana in modo che sembri una danza, ed i colori caratterizzano i getti d’acqua che si muovono in sincronia con la musica.


Con circa 10.000 ugelli a LED che corrono lungo entrambi i lati, tutto lo spettacolo spara circa 190 tonnellate di acqua al minuto. L’installazione della particolare struttura scenografica risale al settembre del 2009 ed il sindaco di Seoul ne ha elogiato le caratteristiche perché il ponte abbellisce la città e costituisce una vetrina per l’eco-compatibilità di Seoul, in quanto l’acqua viene pompata direttamente dal fiume stesso e continuamente riciclata.
 Il ponte dispone di 38 pompe per l’acqua e 380 ugelli su entrambi i lati, che succhiano 190 tonnellate di acqua al minuto dal fiume che si trova 20 metri sotto il ponte, e la proiettano sino a 43 metri in orizzontale.

giovedì 25 settembre 2014

La magia dell'autunno nelle foto di Alex Greenshpun


"Nelle mie fotografie cerco qualcosa di unico, che possa raccontare una storia.
 Ogni immagine che vedete ha qualcosa da raccontare, ogni scatto è una favola sull'autunno".

Alex Greenshpun




















venerdì 10 gennaio 2014

Le escort nella storia





Acca Larenzia


Pare che la mamma di tutte le 'lucciole' sia una leggenda: Acca Larenzia, madre adottiva di Romolo e Remo.
Si racconta che i gemelli abbandonati in una cesta sul fiume, furono allattati da una lupa e trovati dal pastore Faustolo, che li portò alla moglie Acca Larenzia.
Ma il termine lupa era anche la parola che i romani usavano per indicare una prostituta.
Il legame tra Acca Larenzia e la prostituzione viene anche da un'altra leggenda; si dice che una bella prostituta del VII sec. a.C ebbe rapporti con Ercole, una divinità che la fece sposare con un uomo ricchissimo.
Diventata successivamente vedova e ricca lasciò i suoi beni al popolo romano: in suo onore si istituì una festa chiamata Larentalia.

Licoride
La ex schiava ed attrice Licoride, a Roma, divenne la 'concorrente' addirittura di Cleopatra: fu amata da Marco Antonio.

Influì sull'arte, in modo indiretto però, perchè abbandonò Gaio Cornelio Gallo, il prefetto d'Egitto che per lei compose poesie struggenti e fu considerato l'iniziatore dell'elegia latina, una forma poetica che a Roma prese la forma di un canto di amore e passione. 

Taide  
Viene ricordata perchè convinse Alessandro Magno a incendiare il palazzo reale di Persepoli.
In quello stesso periodo altre due ètere ateniesi,

Pizionice e Glicera.
Fecero perdere la testa ad Arpalo, il tesoriere di Alessandro Magno:alla prima fu dedicato un mausoleo in Grecia e un santuario in Babilonia e alla seconda una statua di bronzo.
Purtroppo questi onori costarono la faccia al loro protettore!

Veronica Franco
 L'ambasciatore francese Monsignor de la Morett definì 'Merze (merce) senza eguali nel mondo' le cortigiane veneziane che avevano deliziato i suoi soggiorni nella Serenissima: ma attenzione,quelle merci erano nel caso di cortigiane oneste, prostitute d'alto bordo, donne che erano state educate alla musica, al canto, alla poesia, alle conversazioni brillanti, insomma erano donne colte. Una di queste, una poetessa veneziana Veronica Franco nata nel 1546 e morta nel 1591, era riuscita a pubblicare i suoi versi in un libro, il Terze Rime arrivando a duellare poeticamente con un nobile che l'aveva offesa, tale Maffio Venier... La Franco concesse i suoi favori a personaggi illustri, che divennero i suoi amanti-protettori come Enrico di Valois, futuro re di Francia con il nome di Enrico III; la Serenissima arrivò a festeggiare Veronica con 11 giorni di bagordi per cementare il rapporto tra la Repubblica e la corte di Francia e anche per strappare qualche segreto al Re. La visita doveva essere privata ma la corte ne parlò per mesi e mesi. Fu ritratta anche dal Tintoretto. E pensare che la 'tariffa' di Veronica, come declamava il libro 'Catalogo di tutte le principali e più honorate cortigiane di Venetia' a metà tra la satira e la guida turistica, ne indicata una cifra molto bassa, due scudi...come guadagnava sua madre.

Messalina 
Una donna con la peggior fama della storia delle cortigiane, fu Valeria Messalina che a 14 anni andò in sposa a Claudio eh ne aveva ben 48 ed era claudicante e balbuziente! Due anni dopo il matrimonio l'imperatore Caligola che l'aveva data in sposa, fu ammazzato e Claudio divenne imperatore: automaticamente Messalina divenne la 'first lady'. Plinio il vecchio scrisse che riuscì' ad arrivare a 25 rapporti consecutivi in una notte, e non si faceva scrupolo di frequentare i bordelli più malfamati. Ad una festa 'sposò' uno dei suoi amanti: lo fece più per lo scandalo, visto che era talmente annoiata dei suoi facili adulteri che cercava nuovi piaceri. Ma l'imperatore a quel punto ne ordinò la morte. Per una romana l'adulterio era considerato un reato gravissimo. Per aggirare questo problema le meretrici si iscrivevano ad un albo, quello degli edili, a cui dovevano registrarsi le prostitute, perchè loro non potevano sposarsi e dunque il crimine di adulterio non esisteva per chi era iscritto all'albo. Tullia d'Aragona Un potere prezioso lo conquistò una cortigiana rinascimentale, la romana Tullia d'Aragona (1510-1556) amante di Bernardo Tasso, padre di Torquato: questa donna animava i salotti letterari con la sua vivida intelligenza e le sue doti poetiche e per questo era denominata 'cortegiana de li accademici'. La d'Aragona apparteneva a quella cerchia di meretrices honestae come la definì Johann Burchard, un maestro di cerimonie alla corte pontificia, inserendola nella lista di 50 cortigiane che avevano partecipato ad una festa con Papa Alessandro VI, sua figlia Lucrezia e il figlio Cesare Borgia, con altri convitati. Il termine 'oneste' stava ad indicare il grado di cultura di queste donne e il loro status superiore a quello delle comuni prostitute (ed erano talmente tante che nel '500, Pio IV istituì il quartiere romano di Borgo Pio con tanto di tasse per le meretrici). A Roma le cortigiane vivevano nel lusso della corte papale, e spesso potevano, a differenza delle donne 'normali', sviluppare ulteriormente le loro arti nella musica, nella poesia e scrivendo anche diari di 'memorie'.

Frine 

  La bellissima Frine, un'ètera greca, divenne l'amante del retore Iperide, del pittore Apelle e dello scultore Prassitele di cui fu modella: divenne ricchissima. Divenne celebre per il suo processo, perchè il tribunale di Atene l'accusò di empietà per aver posato nuda nei panni della dea Afrodite, in alcuni riti. Fu assolta grazie al suo amante, Iperide che, denudandola davanti ai giudici, chiese come si poteva offendere una dea con una simile bellezza.

Ninon de Lenclos
iniziò il suo 'lavoro' inizialmente venduta dalla madre a 18 anni, e continuò facendosi mantenere da numerosi amanti-protettori: divenne l'animatrice dei salotti letterari e filosofici della Parigi del '600. Era una donna molto scaltra; divideva i suoi amanti tra 'favoriti' e 'martiri' di cui i secondi erano destinati a mantenerla facendole regali costosi ma non avevano il diritto di toccarla. La de Lenclos fu consigliera di Molière e anche del re Luigi XIV, il Re Sole, che la interpellava chiedendole consigli. Ironica e spiritosa come lei era anche Nell Gwyn (1650-1687) attrice e amante di Carlo d'Inghilterra II. Famoso l'aneddoto in cui mentre andava in carrozza, una folla di cattolici ne bloccò il mezzo perchè la volevano linciare: lei senza scomporsi si sporse dal finestrino ed esclamò: “Vi prego, brava gente, siate civili, io sono la puttana protestante”, riferendosi alla sua rivale, la duchessa di Portsmouth, che era cattolica. La folla, scoppiando a ridere, la fece passare. Anche lei iniziò la sua 'attività' da piccola, mescendo bevande nel bordello gestito dalla madre. La sua carriera si evolse quando iniziò a prostituirsi nei teatri, diventando poi attrice e conoscendo successivamente il re, che amava girare in incognito nei teatri. Era una donna che non dimenticò mai le sue umili origini, fu generosa con i poveri e la gente la ricordò sempre con affetto. Nell'Ottocento le cortigiane divennero più audaci. Le “grandes horizontales” grandi orizzontali, dettarono legge in fatto di moda, provocarono drammi e dilapidarono fortune ingenti, ma lasciarono tracce in tutte le arti: il poeta Baudelaire, suo amante, elesse a sua musa la cortigiana Apollonie Sabatier, nei suoi versi 'I fiori del male'. La figura della cortigiana fu identificata soprattutto sulle fattezze di Marie Duplessis, una ragazza dai capelli nerissimi, circondata da ammiratori, che condusse una vita brillante e costosa, finita a 22 anni per colpa della tisi che la portò alla morte.. Era nota la sua passione per le camelie di cui si circondava sempre: lo scrittore Alexandre Dumas figlio fu uno dei tanti amanti ed a lei si ispirò quando scrisse 'La signora delle camelie' mentre Giuseppe Verdi la rese immortale con l'opera 'La Traviata'.

La bella Otero
Altre donne furono però considerate fatali ai loro amanti guadagnandosi la fama di 'mangiatrici di uomini', come la Bella Otero, Carolina Augustina Otero Carasson, una spagnola, diva della Belle Epoque mantenuta da teste coronate e miliardari.
Fu famosa per il suo ingente patrimonio ma anche per aver condotto al suicidio sette uomini. Altra femme fatale, Lola Montez; il suo vero nome era Elizabeth Rosanna Gilbert di origine irlandese che si faceva passare per ballerina spagnola. Riuscì a far perdere la testa al re Ludwig I di Baviera, che la fece contessa e le donò un palazzo intero, permettendole anche di influire sugli affari del regno facendola diventare sua consigliera. La Montez cercò anche di promuovere qualche riforma, e si attirò in questo modo l'ira dei sudditi e all'ostilità della corte che istituirono moti contro di lei cercando anche di assediarla più volte. Costretta all'esilio, Lola non si arrese, e continuò a viaggiare cercando altri ammiratori che le dessero ricchezze e potere.

Un'altra donna famosa fu Margaretha Geertruida Zelle Mata Hari,, ballerina di successo ma spia meno fortunata: fu condannata in Francia come spia tedesca durante la prima guerra mondiale: durante il conflitto riuscì a sedurre 11 ufficiali di 4 nazioni portandoseli a letto. Donna molto orgogliosa si dice che urlò ai giudici: “Puttana? Si. Ma traditrice mai!”.
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