martedì 8 marzo 2016

Il Cervo: un animale dai mille significati simbolici


Il cervo è un animale ricco di simbologie, legato sia alla forza istintiva del corpo e dello spirito che al potere della sessualità, alla calma e alla fecondità. 
Quest’ultima caratteristica si deve in particolare alle sue corna, che esprimono il rinnovo continuo della vita, il processo di morte e rinascita.
 Le corna infatti si rinnovano annualmente, cadendo e rinascendo in primavera con una ramificazione in più, che simboleggia l’aumento della forza e dell’età. 
Nonostante lo si percepisca istintivamente come un animale tranquillo e pacifico, rimane pur sempre selvaggio e in quanto tale primitivo e difficile da domare.
 Ecco perché, quando ci appare in sogno, rimanda a pulsioni istintive. 
Pur avanzando col suo passo silenzioso, in solitudine, non si tira indietro di fronte alla lotta, specialmente quando si tratta di conquistare una femmina. In quel momento sfodera le sue maestose corna, simili a rami, scontrandosi con i rivali dello stesso sesso per conquistare il primato.

 Le corna sono senza dubbio la parte più affascinante del cervo, attirano l’attenzione contribuendo a renderlo speciale. Simili a rami, utili peraltro alla mimetizzazione nella foresta, esprimono potenza radiosa, tant’è vero che l’animale è associato al sole. Ma anche all’albero della vita, simboleggiato per l’appunto dalle corna che si innalzano verso il cielo, facendo da tramite fra il mondo terreno e quello spirituale.
 E in tale ottica il cervo assurge anche a figura di unione (e passaggio) fra i due mondi, contribuendo all’unione degli opposti, avanzando fra il qui e il non qui.
 Raffigurato persino accanto al Buddha, che si dice si fosse reincarnato in una vita precedente in un cervo dorato, questo animale leggiadro ed elegante è collegato anche al Mercurio alchemico, sostanza psichica che fa da intermediario, da ponte tra conscio e inconscio, fornendoci la straordinaria possibilità di illuminare l’interiorità e permettere al Sé profondo di manifestarsi.


In sogno il cervo simboleggia gli aspetti istintivi citati e il probabile bisogno di una forza vitale e spirituale in grado di sostenerci nelle scelte intraprese, vivendole a dispetto delle paure limitanti.
 La cerva a sua volta apporta queste qualità ma ne possiede anche altre, a partire dalla grazia femminile: nell’uomo la cerva che appare in sogno suggerisce di integrare le parti femminili/yin, quelle legate all’intuito e all’emotività, mentre invita la donna a tenere sotto controllo un femminile istintivo troppo fagocitante, portandolo all’equilibrio con le parti maschili/yang, ovvero l’animus junghiano.
 Se il cervo compare in sogno sotto forma di cucciolo, apporta invece tenerezza e dolcezza a un sognatore che evidentemente reprime queste qualità nella vita di tutti i giorni.


Il cervo torna spesso nella Bibbia, divenendo ben presto simbolo dell’iconografia cristiana, molto frequente, per esempio, sui fonti battesimali.
 Il suo significato in questo caso rimanda all’anima del fedele che beve dall’unica sorgente di vita autentica.
 La perdita dei palchi che si rigenerano miracolosamente in primavera è stata invece associata alla resurrezione di Cristo. Ragion per cui il cervo viene considerato colui che risorge dalle sue ceneri dopo aver dato la vita attraverso la morte. 
Ma oltre all’associazione con Cristo, l’animale è spesso attribuito a diversi santi, a partire da San Patrizio, che si trasforma in cervo per sfuggire al re Loegaire.


I Celti ritenevano il cervo un animale soprannaturale appartenente alla Dea Madre, associato al culto della fertilità, e numerose figure mitologiche celtiche avevano a che fare con questo animale: da Flidais a Oisin fino a Sadbh.
 In particolare Cernunnos, dio degli animali della foresta, era raffigurato con in testa il palco di cervo, che simboleggiava la luce celeste pronta a irradiarsi ovunque.
 Questa divinità aveva il compito di radunare le anime dei morti per portarle nell’aldilà insieme alla dea della caccia Flidass, alla guida anch’essa di un carro trainato da cervi.
 In tale ottica il cervo è associato a Samhain, momento di passaggio tra i due mondi.
 A quanto pare Cernunnos era una divinità preceltica di origine sciamanica, adorato in tutto il continente indoeuropeo. 
Nelle raffigurazioni che lo vedono protagonista, si dice sia spesso circondato da numerosi animali tanto da farlo soprannominare “Signore degli animali”. Ma è in particolare uno strano serpente con le corna di ariete ad appartenergli.
 Cernunnos si contraddistingue inoltre per la presenza delle corna, simbolo di rinascita/rigenerazione, speranza e abbondanza, e per il torque che tiene in mano, un chiaro simbolo di regalità. 
In effetti il cervo maschio era anche considerato simbolo di vigore, forza combattente, capo branco solitario che in caso di necessità sapeva combattere e condurre.


Sempre i celti consideravano i cervi “tori delle fate” ed erano soliti creare talismani in corno di cervo così come utilizzare le sue corna e la sua pelle a scopi decorativi.
 La femmina del cervo è invece legata alla leggerezza, al fiuto, alla capacità di cambiare forma ed è colei che conduce i cacciatori nelle foreste misteriose alla ricerca di luoghi fatati altrimenti invisibili. Particolare il cervo bianco, creatura sacra molto rara, associata al dio Lugh, dio del sole, della luce e del cielo, simbolo di chi è iniziato ai misteri della vita e della morte, dopo aver superato le prove di metamorfosi e rinnovamento della personalità.
 Lugh simboleggia l’unione fra le forze caotiche dell’ombra e le forze luminose dell’ordine e il cervo bianco, in tale ottica, è un messaggero divino.


L'astrologia dei nativi americani, a differenza della nostra, si basa sul mondo naturale, partendo dalla convinzione che ogni persona abbia un animale guida assegnatole dalla nascita. 
L’anno astrologico ha inizio con la prima luna invernale e le 12 lune nel complesso disegnano un animale che simboleggia lo spirito della stagione. 
A ogni segno zodiacale comunemente inteso corrisponde quindi un animale. 
Il cervo è legato al segno dei gemelli, si riferisce ai nati tra il 21 maggio e il 20 giugno, e rappresenta la curiosità, l’intelligenza, la dinamicità, il bisogno di aria, movimento, spazio aperto. 
Il profumo di tiglio è il più adatto al cervo/gemelli.

 Fonte: eticamente.net

L’appartamento di Madame De Florian a Parigi, chiuso dal 1942


Questa storia suona quasi come una fiaba o l’inizio di un film di Hollywood.

 Siamo nel 2010, un appartamento parigino sulla riva destra, vicino all’Opéra Garnier, rimasto inutilizzato dal 1942 è stato scoperto e ci ha portato indietro di 70 anni, come in una macchina del tempo… Era di proprietà di Madame de Florian , attrice socialista che fuggì verso il sud della Francia durante la seconda guerra mondiale, lasciando tutto intatto, con la speranza di ritornare.
 Non ritornò mai più a Parigi, ma continuò a pagare l’affitto fino al giorno in cui morì all’età di 91 anni . 
 Gli esperti ebbero il compito di redigere un inventario dei suoi beni, entrando nelle fitte ragnatele nel 9 ° arrondissement di Parigi, entrando ebbero la sensazione di muoversi nel castello della Bella Addormentata , dove il tempo si era fermato al 1900.
 Tra arredi, pitture, arazzi, tappeti è stato trovato anche il preziosissima sorpresa.








“C’era un odore di vecchio, di polvere“, ha detto Olivier Choppin – Janvry, colui che ha fatto la scoperta, “camminavamo sotto alti soffitti in legno, andando in cucina notammo un vecchio forno a legna e un lavandino in pietra, uno struzzo impagliato e poi un pupazzo di Mickey Mouse di prima della guerra, un comò squisito …ma il cuore ebbe un sussulto quando ci trovammo davanti una splendida tela raffigurante una donna in abito di seta rosa”.

 Il dipinto era di Boldini e il soggetto un bella francese che si è rivelata essere l’ex musa dell’artista e la nipote era colei che aveva lasciato l’appartamento disabitato per più di mezzo secolo.
 La musa era Marthe de Florian , un’attrice con una lunga lista di ammiratori tra cui il primo ministro della Francia, George Clemenceau e lo stesso Boldini .
 Gli esperti hanno avuto difficoltà a trovare tracce del dipinto; nessun riferimento faceva pensare a Boldini non essendo mai stato esposto pubblicamente. 
La fortuna fu il ritrovamento di un biglietto da visita con una frase d’amore scritta dal pittore che ha confermato la paternità del quadro.
 Le notizie avute successivamente furono che il quadro fu dipinto del 1898 quando la signorina de Florian aveva 24 anni.


Il prezzo di partenza del dipinto fu di 300.000 euro, ma l’asta si è conclusa con il record mondiale per l’artista di 2.100.000 euro!

 Fonte : explicark.wordpress.com
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