lunedì 11 febbraio 2013

Il tunnel sotto la manica

L’ultima volta che Francia e Inghilterra erano state unite, letteralmente, era accaduto ottomila anni prima, durante l’ultima era glaciale.
 Lo erano state fino a quando, complice il cambiamento climatico, le correnti d’acqua che arrivavano dallo scioglimento progressivo dell’allora ghiacciato Mare del Nord si ricavarono prepotentemente un passaggio verso l’Atlantico, sommergendo quel territorio e separando la Gran Bretagna dal resto d’Europa.
 Nasceva il Canale della Manica. Le due terre sarebbero tornate a unirsi il 1 dicembre 1990, quando gli operai francesi e britannici si incontrarono nei sotterranei del tunnel della Manica (o Eurotunnel, Channel tunnel o Tunnel sous la Manche, a seconda che vi troviate in Inghilterra o in Francia). Quel giorno, gli operai Philippe Cozette (portabandiera francese) e Graham Fagg (per l’Inghilterra) furono i primi a solcare il tunnel della Manica, dopo che ebbero abbattuto l’ultimo pezzo di muro che ancora li separava.

In realtà l’idea di un canale sotterraneo, un cordone che unisse di nuovo il continente alle isole britanniche era un’idea vecchia quasi di due secoli. E come per il canale di Suez, anche qui ci fu lo zampino di Napoleone, o meglio di uno dei suoi ingegneri, Albert Mathieu-Favier. Suo infatti fu il primo progetto di una galleria, che nelle originali intenzioni avrebbe dovuto essere costruita su due livelli: uno per permettere il passaggio delle carrozze (i treni non si vedevano ancora), illuminato e areato da aperture che arrivavano fino in superficie, e l’altro invece per permettere il flusso di acqua nei sotterranei.

Nella metà dell’Ottocento un altro ingegnere francese, Aimé Thomé de Gamond, lavorò all’idea di un tunnel. Dei vari progetti che egli elaborò per la ferrovia che avrebbe aumentato il traffico di merci e persone tra l’Inghilterra e la Francia, quello sottomarino venne scelto come il più valido. Solo nel 1880 la Beaumont & English cominciò gli scavi su entrambi i fronti, ma dopo appena un chilometro tutto venne abbandonato.
 La mancanza di finanziamenti, la paura diffusa che quel ponte con il continente rendesse la Gran Bretagna un facile bersaglio per invasioni straniere e le difficoltà tecniche congelarono i lavori fino alla metà del secolo successivo.
 Il progetto del più lungo tunnel sottomarino, più simile a come è oggi, cioè con tre canali - due per il tragitto dei treni, ciascuno in una sola direzione, e uno al centro per le macchine addette alla manutenzione con collegamenti regolari agli altri due- risale agli anni Sessanta. Ma i lavori vennero inaugurati solo a ridosso degli anni Novanta. Pochi anni dopo sarebbe finalmente nato il tunnel sottomarino più lungo del mondo, che corre per 38 dei 50 km di lunghezza totali sott’acqua, collegando Folkestone (UK) e Coquelles (Francia).

I feromoni

Una passione travolgente o un combattimento all'ultimo sangue tra due maschi rivali in amore.
Entrambe non sono altro che risposte a particolari sostanze chimiche presenti nei fluidi corporei (come l'urina o il sudore), i feromoni.
Queste sostanze, negli animali, agiscono attivando un particolare organo sensoriale, chiamato vomeronasale (Vno), solitamente situato in una nicchia nel naso.
A permettere la risposta dei neuroni sensoriali del Vno sono i canali ionici: proteine che permettono il passaggio di specifici ioni attraverso la membrana cellulare. Soprattutto, come mostra uno studio dello Stowers Institute for Medical Research di Kansas City (Missouri, Usa), sono due canali in grado di far passare ioni potassio.
Come spiegano i ricercatori su Nature Neuroscience, trovare canali per il potassio è stata una vera sorpresa: "Solitamente questo tipo di canali non ha un ruolo diretto nell'attivazione dei neuroni sensoriali", rivela Ron Yu, coautore dello studio e impegnato da oltre 10 anni nello studio di questo particolare organo.
Presente e funzionante in molti vertebrati terrestri, come i topi dello studio statunitense, nell'essere umano l'organo vomeronasale è decisamente ridotto, quasi un residuo vestigiale.
Del resto la stessa esistenza di feromoni umani è ancora fortemente in dubbio (un'eccezione potrebbe essere fatta per l’androstadienone, molecola derivata dal testosterone che ha un effetto rilassante sulle donne).
Tuttavia anche l'essere umano risponde alle sostanze chimiche presenti nell'odore dei suoi simili con comportamenti istintivi.
Gli scienziati statunitensi sperano quindi che capire come il Vno funziona nei topi e negli altri mammiferi possa portare alla comprensione di come questi comportamenti siano attivati negli esseri umani.
I neuroni del Vno, con le loro ramificazioni, i dendriti, sono disseminati di recettori specializzati che, quando si attivano al contatto con i feromoni, aprono o chiudono i canali ionici presenti sulla superficie permettendo agli ioni di fluire all'interno o all'esterno di un neurone e creare un picco di tensione. Questa corrente elettrica attiva i neuroni dell'organo vomeronasale portando alla generazione di segnali nel cervello in grado di innescare uno specifico comportamento.
Quando i ricercatori hanno provato a studiare, in alcuni topi, la funzione dei canali potassio nell'organo vomeronasale hanno individuato due canali potassio, SK3 e GIRK, responsabili per più della metà del flusso di ioni positivi all'interno dei neuroni.
Inoltre, gli studiosi hanno trovato un'alta concentrazione di ioni potassio all'esterno del Vno, intorno ai dendriti. Questa nuova scoperta, unita alle altre effettuate da Yu e dal suo team negli scorsi 10 anni (nel 2002 aveva scoperto canali per il calcio in grado di attivare i recettori dell'organo vomeronasale, mentre lo scorso novembre, in uno studio pubblicato su Nature Communication, gli stessi ricercatori dello Stower avevano trovato alcune prove a favore del ruolo di ioni cloro) ha portato i ricercatori a formulare alcune ipotesi: "Secondo noi il Vno si è evoluto in modo da avere alte concentrazioni di ioni e diversi tipi di canali ionici in modo da poter rispondere a vari tipi di ioni", conclude Ron Yu.
"Grazie alla presenza di diversi meccanismi di segnalazione sensoriale questo organo è infatti ancora più forte nell'attivazione di risposte istintive".
Tratto da wired.it

L’ornitorinco – un animale davvero “curioso” ed unico nel suo genere


Il termine scientifico ” Ornithorhynchus anatinus” è composto da due parole greche: ornis-ornithos, che significa “uccello”, e rynchos, che significa “muso”. Mentre il secondo termine del nome scientifico di tale specie deriva dal termine latino: anas-atis, ovvero anatra. L’ornitorinco è un piccolo mammifero semi-acquatico endemico della parte orientale dell’Australia. È una delle sei specie, ancora non estinte, che compongono l’ordine dei monotremi. L’ornitorinco è un animale notturno e semi-acquatico, abita in piccoli corsi d’acqua e fiumi.
 Per quanto riguarda il suo habitat questo mammifero e’ presente nelle fredde regioni montuose della Tasmania e delle Alpi australiane, nelle foreste pluviali tropicali delle coste del Queensland a nord, fino ad arrivare alla base della penisola di Capo York. Pare che si sia estinto nel sud dell’Australia (tranne che sull’isola dei Canguri) e che non si trovi più nella parte principale del bacino del Murray-Darling, forse a causa dell’esteso disboscamento che ha provocato un declino della qualità dell’acqua.

Altra caratteristica particolare dell’ornitorinco riguarda la sua fisiologia che è unica. 
Il ritmo del metabolismo è molto basso rispetto agli altri mammiferi, con una temperatura corporea media di 32 °C al posto dei 38 °C tipici dei mammiferi placentati. Il suo corpo e la larga coda piatta sono coperti da una pelliccia di colore marrone. Ha inoltre piedi palmati e un largo muso (duro come la gomma) e queste particolarità ricordano più un’anatra di qualsiasi altro mammifero conosciuto.
 L’ornitorinco può pesare da meno di un chilo a più di due chili e raggiunge una lunghezza che va da 30 a 40 centimetri, mentre la coda può misurare da 10 a 15 cm. Vi è una notevole variazione nelle dimensioni medie da una regione all’altra, ma ancora non si conoscono le ragioni di tale variazione che non sembra seguire nessuna regola climatica.
 Questo animale si muove come un rettile, con zampe poste ai lati del corpo anziché sotto di esso. E’ un ottimo nuotatore e trascorre molto tempo in acqua. E’ un mammifero carnivoro, si ciba di vermi, larve di insetti e gamberi d’acqua dolce che riesce a trovare scavando nel letto del fiume con il muso oppure che cattura nuotando, e a volte, quando capita, anche piccoli mammiferi. Tenendo gli occhi chiusi quando nuota, il becco molto sensibile gli permette di cacciare il cibo senza dover usare la vista.
 Altra particolarità che lo contraddistingue riguarda il fatto che possiede un senso di elettrolocazione ossia attraverso tale senso riesce a localizzare la sua preda, in parte rilevando la sua elettricità corporea. La sua elettrolocazione è la più sensibile tra i mammiferi. 

Il maschio dell’ornitorinco presenta uno sperone cavo, su ognuna delle zampe posteriori, che viene utilizzato per iniettare un veleno come “arma” di difesa contro i predatori o nei combattimenti per il territorio. Sembra che il veleno possa avere effetti che non siano mortali ma che tuttavia possano menomare gravemente la vittima. Ed inoltre pare che non sia ancora stato scoperto un antidoto per questo tipo di veleno. Nell’uomo il veleno dell’ornitorinco non è letale ,ma potrebbe esserlo per i cani e i piccoli animali domestici. Tale veleno causa negli uomini un dolore forte ed immediato e dopo essere stati colpiti, attorno alla ferita, si sviluppa un edema. 
Sono state raccolte diverse informazioni circa gli effetti, da anamnesi e aneddoti, secondo i quali il veleno causerebbe un dolore che si sviluppa in una perdurante iperalgesia che dura giorni o anche mesi.

 Gli aborigeni australiani raccontano la leggenda secondo la quale l’ornitorinco sarebbe il “frutto” di un singolare incrocio, avvenuto molto tempo fa, tra un’anatra solitaria e un topo d’acqua che la rapì. La leggenda spiega che, dopo la violenza subita, l’anatra partorì due cuccioli palmati ma con quattro zampe, con il becco e la pelliccia.

Queen - 'Don't Stop Me Now'

Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo




Per diritti umani si intendono e sono definiti i diritti soggettivi che pongono ogni persona sullo stesso piano. In un’accezione più stretta nel concetto di diritti umani si intendono anche i diritti civili, ovvero i diritti fondamentali che valgono per tutte le persone, indipendentemente dalla loro nazionalità.
Il concetto di diritto umano deriva dal fatto che tutte le persone hanno i medesimi diritti fondamentali, che si esplicano sul piano politico e dell’eguaglianza sociale che sono inalienabili e irrinunciabili, e quindi hanno valore universale. L’idea dei diritti umani sta in stretta connessione con l’epoca dell’umanesimo e con lo sviluppo delle idee del diritto naturale (ogni persona è per sua natura dotata diritti inalienabili, indipendentemente dal sesso, età, nazionalità, o del periodo e della forma di governo sotto la quale vive: vi appartengono il diritto alla vita, all’integrità corporale, ed il diritto alla libertà personale). Attraverso la fissazione e la formulazione dei diritti fondamentali in testi costituzionali ed in accordi e convezioni internazionali i diritti umani sono divenuti finalmente tutelabili dal punti di vista giuridico. I diritti umani sono oggi l’unico sistema di valori che si può porre nel mondo giuridico con valenza universale. 
Nella storia si è sempre riscontrata la presenza di grandi centri di potere aggressivi, che hanno dettato le loro regole imponendole come valori attraverso l’uso della forza. A fianco stavano sistemi di valori, filosofie ed ideologie devastanti per l’umanità. I momenti più significativi di questi gravi attacchi ai valori dell’umanità furono la prima e la seconda guerra mondiale al termine delle quali la comunità degli Stati ha deciso di unirsi in un sistema universale di valori riconosciuti, attraverso il quale tutti gli uomini possano vivere un’esistenza in pace ed ad un livello minimo di libertà personale. Questa fu la reazione immediata alla seconda guerra mondiale ed alla violazione ed il mancato riconoscimento dei diritti umani e così il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita nel palazzo de Chaillot di Parigi pronunciò la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” (tutti gli uomini sono liberi ed uguali ed hanno i medesimi diritti). Da quel momento il 10 di dicembre si celebra la giornata mondiale dei diritto umani. Il fine della Dichiarazione Universale è espressamente quello di proteggere i diritti umani attraverso la forza giuridica, affinché l’uomo non venga più costretto ad essere sottomesso da dittature e tirannie.
Nel 1966 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha concluso alcune convenzioni vincolanti dal punto di vista del diritto internazionale:
la “Convenzione internazionale per i diritti civile e politici” e la “Convenzione internazionale per i diritti economici sociali e culturali”. Entrambe entrarono in vigore nel 1976 ed hanno carattere vincolante. Seguirono ulteriori accordi internazionali come la “Convenzione contro le discriminazioni razziali” (1965); la “Convenzione contro la discriminazione delle donne” (1979); la “Convenzione contro la tortura” (1984); la “Convenzione per i diritti del fanciullo” (1989), e numerose altre. L’insieme di queste convenzioni e dichiarazioni garantisce una protezione minima con diritti e regole di procedura, che vale per tutte le persone della terra ed anche per i governi, le forze di polizie, le forze armate, peer i singoli, per le imprese, per le organizzazioni.
I diritti principali riconosciuti in questi accodi sono i seguenti:
  • Il diritto alla libertà (di pensiero, professione, religione, riunione, associazione)
  • Il diritto di uguaglianza (uguaglianza di fronte alla legge, nei confronti di discriminazioni sulla base del sesso, della razza, del coloro della pelle, dell’appartenenza religiosa, etnica o dell’origine sociale ecc.)·    I diritti politici (diritti elettorali, diritto di accessibilità agli uffici pubblici, libertà di partito, diritto di petizione ecc.)
  • Il diritto alla libertà economica (proprietà, insediamento, prestazioni di servizi ed attività ecc.)
  • I diritti collettivi (diritto all’autodeterminazione dei popoli, la protezione delle minoranze e dei popoli indigeni, il diritto allo sviluppo)
  • Il diritto ad un equo processo (in particolar modo nel processo penale)
  • Numerosi diritti “speciali” (i diritti del fanciullo, dell’anziano, del malato, del disabile, dello straniero, del richiedente asilo politico e di altre persone svantaggiate)
In estrema sintesi si può affermare che i diritti umani sono tutti quei diritti della persona che permettono all’uomo di sviluppare la propria esistenza in libertà e secondo i principi dell’uguaglianza.

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FINALMENTE un briciolo di giustizia

TEST CLANDESTINI: VETERINARIA MULTATA
Giovedì, 07 Febbraio 2013
Due mesi di reclusione, convertiti in una multa di 15 mila euro, senza sospensione condizionale della pena.
E non solo: stabilito anche il risarcimento delle spese legali alle associazioni che si erano costituite parti civili, tra cui la Lav che ha presentato denuncia. Questa la condanna inflitta questa mattina dal Tribunale di Modena a carico del medico veterinario incaricato delle sperimentazioni su animali all'interno del laboratorio abusivo scoperto a Mirandola (Modena) nel 2011
"Il caso, il primo in Italia, fu smascherato - scrive la Lav - a seguito dell'intervento della guardia di finanza coadiuvata delle guardie zoofile della Lega anti vivisezione e ha già portato alla recente sentenza di condanna a carico del titolare del laboratorio abusivo di sperimentazione del modenese, denunciato per maltrattamento e uccisione di animali".
Nella nota si legge ancora:
"Una vicenda eclatante di sperimentazione illegale che ha già visto colpevole il titolare, R.C., dopo che per anni sotto la sua responsabilità sono stati eseguiti migliaia di test al di fuori di ogni legge e norma igienico-sanitaria. Sperimentazioni invasive su animali anche non anestetizzati, da iniezioni a inserimenti sottocute di materiali a test di tossicità che portavano a morte; inoltre, gli animali erano tenuti in condizioni pessime, praticamente immobili e in mezzo alla sporcizia".
La Lega anti vivisezione poi scrive: "Una situazione inaccettabile che ha portato a necrosi ed evidenti segni di sofferenza sulla schiena.
Nel laboratorio clandestino sarebbero state effettuate più di 1.300 sperimentazioni di biocompatibilità e testati 566 tipologie di prodotti medicali".
"Un reato gravissimo quello che ha portato alle due condanne, lo scorso ottobre a carico del titolare R.C. e oggi a carico della veterinaria, le prime in Italia per un caso di sperimentazione illegale.
Anche questa sentenza conferma come tutti gli animali siano oggi oggetto della normativa penale sul maltrattamento (legge 189 del 2004), senza distinzione alcuna, anche se oggetto di attività speciale, come in questo caso la sperimentazione animale", insiste la Lav.
"Una nuova sentenza importante in un contesto intoccabile come la sperimentazione animale: le responsabilità a carico della veterinaria sono evidenti e gravi, tanto da suggerire la richiesta di radiazione dall'Albo - afferma Michela Kuan, biologa, responsabile LAV settore Vivisezione - Purtroppo né la legge nazionale né quella europea pongono, ad oggi, (l'Italia deve ancora recepire il nuovo testo comunitario) reali vincoli nel ricorso all'animale e mancano totalmente i controlli.
Questo caso è unico perché ha permesso di aprire un varco in questo muro silenzioso, sottolineando come le poche volte in cui sono entrate le telecamere negli stabulari, abbiano trovato situazioni illegali.
Speriamo che questo grave caso faccia capire l'inutilità della sperimentazione animale, infatti negli anni di abusivismo nei quali ha operato la struttura, sono stati messi in commercio presidi medici basati di fatto, sulla sola sperimentazione clinica".
di Roberto Pino Covelli

Sante parole

Abbiamo fretta ......... e il mercato c'inganna


Percorriamo le corsie dei supermercati attratti e distratti dalla miriade di prodotti, di prezzi, di offerte, di novità, di marche a cui siamo fedeli per la tradizionale raccolta punti, di sfiziosità per riempire i vuoti della vita e non dello stomaco.
Mangiamo per abitudine senza più gustare i cibi, senza soffermarci a sentirne il profumo, senza guardarne il colore, senza apprezzarne la consistenza, senza godere dei momenti conviviali che il cibo ci offre.
Eppure abbiamo coniato finanche i pranzi e le cene di lavoro, oggi fa più moda parlare di colazione di lavoro invece che di pranzo, o di lunch, per i più trasversali meglio parlare di brunch.
Quanta fantasia e impegno nel conio del nulla.
Se una briciola di cotanto impegno la si applicasse alla scelta e alla preparazione dei pasti saremmo in grado di preservare la nostra salute senza ricorrere ad interventi di altro tipo, farmaci compresi.
Ma ciò non è! Il tempo che dedichiamo alla nostra salute è sempre meno, al supermercato veniamo attratti da una confezione di cappelletti al prosciutto crudo e la mettiamo nel carrello senza accorgerci che il prodotto contiene carne di suino cotta, pangrattato, mortadella (carne di suino, grasso di suino, cuori di suino, trippini di suino) e solo il 9,5% di prosciutto crudo.
Tutto in regola, ovviamente.
Certo, se sulla busta fosse scritto in grande cappelletti al grasso e cuore di suino davanti allo scaffale non ci sarebbe la fila.
Nel tacchino arrosto c'è il destrosio, glucosio di sintesi.
Zucchero anche nelle lasagne al pesto e mozzarella.
Nella cotoletta, "saporita e croccante", ci sono sia saccarosio che destrosio. Ma chi ha tempo di leggere? E dove leggere? È ormai ora di cena.
Il pensiero è rivolto al frigo di casa, per ricordare cosa manca.
Gli occhi servono solo per guardare i prezzi, per non spendere più di quanto c'è nel portafogli.
"Mi lascia passare? Ho solo tre pezzi. I figli aspettano".
E i produttori hanno un solo obiettivo: VENDERE!
Pubblicato da Domenico Tiso

La musica della natura

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